Coerenza visiva e Brand Identity: sei davvero riconoscibile?

paola toini brand identity

Come possiamo giocare con la coerenza visiva per essere riconoscibili?

Questo articolo è dedicato alla coerenza visiva, un alleato prezioso che ci consente di definirci e di essere identificabili in mezzo allo tsunami di brand che popola l’internet. Per questa ragione la personalità di un brand deve venire fuori dal sito, deve predominare nella comunicazione sui social, insomma, deve essere il tratto distintivo che ci permette di raggiungere il nostro cliente ideale.
Una comunicazione incoerente, blanda e non curata può fare danni assai peggiori di una non-comunicazione. Per esempio, una comunicazione trascurata dal punto di vista della visual identity può farci sembrare il fornitore ideale di un cliente che non vogliamo e che non appartiene alla fetta di audience che vogliamo raggiungere.
E allora che si fa? Ci si affida ad un professionista che ci aiuterà a tirare fuori la nostra traccia stilistica e ad applicarla al momento giusto.
Definizione dal web
coerenza

/co·e·rèn·za/
sostantivo femminile
  1. Intima connessione e interdipendenza di parti; part., in botanica e fisica, coesione.
  2. Costanza logica o affettiva nel pensiero e nelle azioni.
Origine
Dal lat. cohaerentia, der. di cohaerēre ‘stare unito insieme’ •1585.

Ora applichiamo la definizione alla comunicazione e alla visual identity, praticare la coerenza visiva significa essere in grado di unirci con il nostro messaggio al punto di renderlo immagine, colore e grafiche.
Potrebbe sembrare un banale esercizio di stile e invece si rivela, e sempre di più si rivelerà, la forza vincente di un’attività che vuole evolversi e sfruttare al massimo le potenzialità della comunicazione (on e off line).
Quindi, a cosa serve curare l’identità visiva e porre attenzione a questo elemento? Applicare la coerenza visiva significa trovare la propria modalità di utilizzare uno strumento VISIVO per raggiungere il cliente IDEALE! Ricorda che un personal branding studiato e coerente ha il potere di attirare, coinvolgere e costringere il tuo cliente ideale verso di te. Se la visual identity è curata arriverai esattamente a chi sta cercando proprio il tuo brand come soluzione.
Che si tratti di un brand oppure di un consulente il valore della coerenza visiva è lo stesso e fa parte anche delle piccole cose, dei dettagli che possono sembrare, lo ripeto, esercizi di stile e che in realtà non lo sono.
Qualche esempio? L’immagine di profilo dei social è visual identity, la testata del profilo di LinkedIn è visual identity e anche le icone degli album in evidenza su Instagram vanno gestire con coerenza visiva.

Color psychology

Ultimamente si fa un gran parlare della psicologia del colore che in realtà viene studiata da anni, basti pensare alla storia del colore nella moda, ad esempio. Ora si tende a suddividere in stagioni anche le identità visive dei brand:

  • SUMMER è delicato, leggero, frizzante e calmo
  • AUTUMN ha molta personalità, è informale, sopra le righe, appassionato e rustico
  • WINTER è lusso, esperienza, tecnico, geometrico
  • SPRING è colore abbinato al bianco, è prodotto, è ispirazione

Attenzione a non farsi imbrigliare da queste definizioni, la coerenza visiva ci permette di essere più liberi e veloci nella gestione di alcune scelte e nessun brand è completamente Summer o Winter, un buon professionista saprà guidarci anche in queste scelte.
Un professionista riuscirà a tradurre in colore e in immagine la mission e la vision del nostro brand; in questo modo la nostra comunicazione e tutti i contenuti che andremo a produrre (anche in autonomia) saranno coerenti tra loro e contribuiranno a renderci riconoscibili.
E quali sono gli elementi della visual identity che vanno declinati a seconda della nostra coerenza visiva?

  • logo
  • palette colore
  • font
  • grafiche di base per i social
  • immagini/fotografie

Lo abbiamo capito, il focus è sulla riconoscibilità. Dobbiamo alimentare l’attitudine ad essere riconoscibili per fare in modo che il nostro contenuto spicchi in mezzo a tutti gli altri e magnetizzi l’attenzione del nostro cliente ideale. Un visual poco coerente e senza carattere attirerà cliente poco coerenti e senza carattere, avete presente il classico “poche idee e molto confuse”?
Per evitare che questo accada e per indirizzare tutti i nostri sforzi verso una comunicazione coerente ed efficace, quindi, abbiamo la necessità di dedicare attenzione alla identità visiva.
Vi lascio il link ad un’intervista che ho fatto a Laura Calascibetta, una graphic designer con la quale ho chiacchierato proprio di visual identity

Questo articolo vuole essere il punto di partenza per alcune riflessioni importanti da fare prima di pensare ad un rebranding o alla digitalizzazione di un’attività; è necessario riconoscere il valore di una visual identity curata e coerente sopratutto in termini di coinvolgimento del target ideale. Se vi restano dubbi o domande aspetto una mail a paola@paolatoini.it 
 

Visibilità, il risultato più ambito in termini di comunicazione e marketing

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La visibilità, questa bella ragazza che si diverte a giocare a nascondino e a renderci la vita sempre più difficile.

Partiamo dalla definizione
visibilità
/vi·ṣi·bi·li·tà/
sostantivo femminile
FIG.
Nella pubblicistica (calco sull’ingl. visibility), la capacità, per una personalità pubblica, per una forza politica o per un’iniziativa, di rendersi immediatamente riconoscibile.
Questa definizione ci rimanda al concetto di Personal Branding, vero? Mentre nell’accezione comune siamo portati a pensare alla visibilità come alla possibilità di “essere visti” capiamo dalla definizione che il concetto reale, importante, è “essere riconoscibili” come a dire che, all’interno di un gruppo, noi siamo distinguibili per una serie di caratteristiche che sono solo nostre.[/vc_column_text][vc_column_text]Ho iniziato a riflettere sul concetto di visibilità quando mi sono occupata del caso studio di Lush, che ha scelto di abbandonare i social con il suo account principale perché non vuole scendere a compromessi con la sua Community, perché non vuole pagare le ADS al gruppo Facebook e al caro Mark.
In questa scelta sono racchiusi tutti gli strumenti contemporanei che sono a nostra disposizione per essere visti (e NON visibili) da un numero incredibile di potenziali clienti. Vediamoli insieme.
1. ADS
Abbreviazione di advertising che significa pubblicità ed è un concetto legato al pagamento di una somma per comparire, in origine, sui quotidiani, successivamente nelle radio e in TV e, oggi, sul web.
Intorno alle ADS c’è un movimento “anti” che è mosso principalmente da due motivazioni: le ADS obbligano a scendere a compromessi (motivazione di Lush) con la propria community e abbassano la qualità della Comunicazione, oppure, le ADS ci studiano troppo e condizionano troppo le nostre scelte.
A proposito di questa seconda ipotesi, vi invito a guardare questo video tratto dall’intervento al TED di Vancouver, in cui la giornalista investigativa e scrittrice britannica Carole Cadwalladr, ci spiega come Facebook e le ADS abbiano influenzato la scelta di lasciare l’Unione Europea da parte del Regno Unito e il voto delle elezioni presidenziali americane del 2016.
Qui trovate il video intero http://bit.ly/2GQfr9t
e qui sotto vi lascio il video corto con i sottotitoli in inglese (molto comprensibili)[/vc_column_text][vc_video link=”https://www.youtube.com/embed/hPrzEPkYduI” el_width=”70″ align=”center” css=”.vc_custom_1556789917846{margin-top: 5px !important;margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;border-top-width: 5px !important;border-right-width: 5px !important;border-bottom-width: 5px !important;border-left-width: 5px !important;border-radius: 1px !important;}”][vc_column_text]La giornalista parla di eventi politici, perciò dobbiamo riuscire a ripulire ogni pensiero che riguardi questo. Comunque la si pensi, complottisti o no, è chiaro che utilizzare in maniera spropositata le ADS tolga una parte di anima alla Comunicazione.
Nelle mie strategie, le ADS sono fondamentali in due particolari momenti: la partenza di un business e il lancio di una promozione o di un evento. Sono convinta che il resto lo possa fare la buona comunicazione e che si debba fare un distinguo tra small business, PMI e le grandi Aziende.
2. Community
Anche questo strumento è stato menzionato nella strategia di Lush, infatti, il brand ha scelto di “lasciar parlare” il suo pubblico, i suoi creatori e i singoli account degli Store nel mondo, attraverso gli hashtag di riferimento e i contenuti spontaneamente creati. Ottima scelta!
Audre Lorde diceva “Without community, there is no liberation.” e si riferiva chiaramente al suo periodo storico e alle battaglie degli afroamericani.
Possiamo ritenere ancora valida questa affermazione? In parte si, le community portano avanti valori e pensieri comuni quindi alla lunga sostengono anche la libertà (di pensiero tipicamente).
Allo stesso tempo, dobbiamo stare attenti ad evitare il fenomeno “cricca” che è decisamente lontana dalla community e che vira tragicamente dal valore (positivo) all’espressione di una rabbia comune (decisamente negativo).
Tutti noi dovremmo puntare ad avere una community libera di scegliere, di frequentare il nostro blog e anche quello di un nostro competitor, io credo che la libertà sia possibilità di contaminarsi e di scegliere. Voi che ne pensate?[/vc_column_text][vc_single_image image=”5671494″ img_size=”large” add_caption=”yes” alignment=”center” onclick=”zoom” css=”.vc_custom_1556790850714{margin-top: 5px !important;margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;}”][vc_column_text]2.1 Hashtag
Già citati parlando di Community, ci permettono di identificare i nostri contenuti e di renderli visibili, nell’accezione di identificabili. Importanti su Twitter e su Instagram. Bisogna fare attenzione e scegliere gli hashtag in modo accurato. Inutile saltare sul carro di un hashtag trend topic se è troppo lontano dal nostro business.
3. Influencer
L’influence marketing è parte della Comunicazione contemporanea, ci permette di sfruttare la popolarità di un personaggio per raggiungere i suoi followers (e ottenere visibilità) che, ovviamente, devono essere allineati con i nostri.
Come possiamo essere visibili e quindi riconoscibili tramite una operazione di influence marketing? Serve una ricerca, serve studiare i contenuti e sopratutto il target dell’influencer. Anche in questo caso, pena la dispersione di budget.
A proposito di questo tema, ho fatto una personale riflessione durante il Coachella. Per lavoro (e anche per curiosità) seguo diversi influencer che hanno bazzicato intorno al mega Festival californiano. E spesso mi sono trovata a farmi la stessa domanda “Ok, bello l’outfit e anche il trucco, ma chi sta cantando? La musica che sento in sottofondo… di chi è?”
È stata l’ennesima conferma del fatto che, quando ingaggiamo un influencer, dobbiamo essere sicuri sul target: evidentemente io non sono il target di riferimento per i brand di moda che hanno scelto questi personaggi. Sono, invece, influenzabile dai brand (sopratutto americani) che hanno scelto di taggare (nelle insta story) l’artista sul palco in quel momento e di geolocalizzare sempre i contenuti pubblicati.
4. Storytelling
Si sono scritte pagine e pagine su questo strumento. È uno strumento? Sì. Richiede competenze? Sì, parecchie.
Trasformare un prodotto (o un servizio) in una storia è molto più difficile di quel che si possa pensare e il motivo è che spesso NON abbiamo chiaro il Perché, il motivo che ci spinge da dentro a fare un lavoro (se siamo freelance) oppure a creare un prodotto (se siamo azienda).
Il motore che muove lo Storytelling è il Perché, sono convinta al mille per mille di questo. Senza consapevolezza in questo senso, sarà difficilissimo creare una storia che regga una serie di contenuti da pubblicare o di azioni strategiche da attuare.
Io stessa ho bisogno di molta lucidità quando scelgo lo Storytelling come strumento per ottenere visibilità. Il motivo è che non tutto ciò che si produce ci piace, càpita di creare contenuti solo perché sembra il momento giusto e non perché siamo veramente allineati all’argomento.
Una tattica che ci può aiutare è lavorare sempre con estrema consapevolezza, chiedersi sempre “Mi interessa davvero? Leggerei questo articolo (o post, o commento…)?”.[/vc_column_text][vc_raw_html]JTNDZGl2JTIwY2xhc3MlM0QlMjJ0ZW5vci1naWYtZW1iZWQlMjIlMjBkYXRhLXBvc3RpZCUzRCUyMjEzOTc2Mjk3JTIyJTIwZGF0YS1zaGFyZS1tZXRob2QlM0QlMjJob3N0JTIyJTIwZGF0YS13aWR0aCUzRCUyMjYwJTI1JTIyJTIwZGF0YS1hc3BlY3QtcmF0aW8lM0QlMjIyLjAlMjIlM0UlM0NhJTIwaHJlZiUzRCUyMmh0dHBzJTNBJTJGJTJGdGVub3IuY29tJTJGdmlldyUyRmNoZWNrLXJlYWQtYm9zc3ktaXJyaXRhdGVkLWFuZ3J5LWdpZi0xMzk3NjI5NyUyMiUzRUNoZWNrJTIwUmVhZCUyMEdJRiUzQyUyRmElM0UlMjBmcm9tJTIwJTNDYSUyMGhyZWYlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnRlbm9yLmNvbSUyRnNlYXJjaCUyRmNoZWNrLWdpZnMlMjIlM0VDaGVjayUyMEdJRnMlM0MlMkZhJTNFJTNDJTJGZGl2JTNFJTNDc2NyaXB0JTIwdHlwZSUzRCUyMnRleHQlMkZqYXZhc2NyaXB0JTIyJTIwYXN5bmMlMjBzcmMlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnRlbm9yLmNvbSUyRmVtYmVkLmpzJTIyJTNFJTNDJTJGc2NyaXB0JTNF[/vc_raw_html][vc_column_text]5. IDEA
Senza idee è impossibile ottenere visibilità ed essere riconoscibili. Sembra una banalità, eppure, io continuo a vedere persone agitarsi per creare contenuti, per funzionare sui social e sul blog, senza avere un’Idea.
Questo è il male assoluto. È come continuare a muoversi senza spostarsi di un millimetro, vi succede?
Lush ha scelto di sparire (si fa per dire…) dai social perché ha un’idea grande da portare aventi: combattere l’algoritmo che ci vuole sempre più investitori. Da questa idea ha creato una campagna di comunicazione e marketing vincente.
Senza questa idea, la campagna sarebbe stata un flop, una rincorsa senza anima al tema caldo del momento (tecnica detta anche “Newsjacking”).
Durante il corso sul personal branding, una delle domande più complicate a cui i corsisti sono sottoposti è “Qual è l’idea? Qual è il valore che vuoi vedere realizzato nel mondo?” anche per me è difficile rispondere a queste domande in alcuni momenti, eppure sono sicura che il nocciolo di tutto stia proprio nell’idea, nella motivazione e nel cambiamento che vogliamo portare.
Nel momento in cui abbiamo forte dentro di noi una motivazione, siamo riconoscibili e quindi, otteniamo visibilità in maniera assolutamente organica e spontanea.
Seguire i trend, per paura di esporsi, oppure perché pensiamo che la nostra idea sia condivisa da pochi, crea frustrazione e paralizza la creatività. Dobbiamo (tutti, anche io) prendere consapevolezza della nostra unicità e fare tesoro di questo perché, sicuramente, nel mondo c’è qualcuno che ha la nostra stessa visione e che è disposto a seguirci e a diventare nostro cliente.
Marketing, Comunicazione e Idee fanno parte della promozione di se stessi e del proprio prodotto, tutti con la stessa potenza e con la stessa importanza.
Chiudo questo articolo, che mi frulla in testa da tempo, dicendo che la visibilità è un valore prezioso a cui si arriva guardandosi dentro e mai fuori. Copiare va bene (l’ho già detto) solo per confezionare e solo all’inizio, dopodiché ci si deve fare forza e si deve prendere con coraggio la propria missione, che può essere anche molto leggera (il marketing è pieno di esempi in questo senso) ovviamente.
Nessuno di noi è chiamato a salvare il Mondo in senso stretto, eppure tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, autenticamente.
Tutti questi temi sono trattati nel miei corsi, vi lascio qui il link alla pagina del calendario e attendo i vostri commenti.[/vc_column_text][vc_single_image image=”5671516″ img_size=”medium” onclick=”custom_link” img_link_target=”_blank” link=”https://www.pinterest.it/paolatoini/” css=”.vc_custom_1556791576449{margin-top: 10px !important;}”][/vc_column][/vc_row]

Priorità del business vs priorità della persona

Qual è il confine tra la persona e la professione, in tema di priorità sulla comunicazione?

La distrazione di massa è uno dei mali dei nostri tempi, lo sappiamo. Ci troviamo spesso fuori focus e trascinati da una corrente che non abbiamo scelto con consapevolezza. Questo fenomeno si presenta anche in comunicazione. Alcuni miei clienti si impongono priorità assurde, come la necessità di postare sui social tutti i giorni, ad esempio. Come ho già detto la chiave è: essere rilevanti più che presenti. Uno non esclude affatto l’altro ovviamente. A me ad esempio piace postare (in settimana) 2/3 immagini al giorno e, anche se non tutte piacciono all’algoritmo, trovo una coerenza visiva, e di contenuto, che mi soddisfa.
Lo stesso accade per gli account social che scegliamo di aprire e di animare con i nostri contenuti, dobbiamo rimanere focalizzati sulle nostre priorità e quelle del nostro business. Se, ad esempio, ci occupiamo di giornalismo, dobbiamo concentrarci su Twitter e su Linkedin.
Mica tutti dobbiamo stare su Instagram (per lavoro) sapete? Cercate la vostra priorità, superate le mode e i trend imposti dagli altri. Andate al cuore del vostro business, lì troverete le risposte.
Questo tema, priorità e scelta dei social, è fondamentale per me e per questo l’ho inserito nel mio corso sulla comunicazione digitale e social media (trovate qui tutte le info), dobbiamo trovare il coraggio di andare al nostro centro.

Vuoi lavorare sul target? Vai allo specchio.

Vuoi conoscere il tuo target? Fai un gesto semplicissimo… guardati allo specchio.

Ami i social? Il tuo target è lì.
Scrivi post ad alto tasso di ottimismo? Molto probabilmente ti contatteranno potenziali clienti che hanno una carica di ottimismo.
Instagram non ti piace? Bene, il tuo pubblico reale (e disposto a pagare per collaborare con te) non è su questa piattaforma, guarda altrove. ⠀


So che la vostra espressione potrebbe essere questa e sappiate che non siete soli. Ai miei corsi, come ad esempio quello sul Personal Branding (la prossima edizione qui sul calendario) facciamo tanti esercizi sul target perché è la base da cui partire per lavorare sulla Comunicazione (digitale e analogica). E spesso i corsisti, dopo aver fatto l’esercitazione, mi guardano con aria smarrita e mi dicono “Ma sono io!”
Eh si, vi do una notizia: il target ideale e i competitor reali ci assomigliano tantissimo!
Se siamo freelance, vogliamo lavorare con i freelance, e raccontiamo spesso, nei nostri post, di quanta fatica ci porta la P.IVA… secondo voi quali clienti cattureremo? Quelli frustrati e demotivati.
In sostanza, il detto “Chi si assomiglia si piglia” è valido in tutti i campi della nostra vita e ci sta anche che ci siano dei momenti diversi col passare del tempo, perché noi e la nostra visione del mondo cambiamo di continuo.
Questo discorso vale anche per il Community Manager, sapete? Se scegliamo un copy (per post e blog è indifferente) sboccato oppure molto informale, avremo in cambio esattamente quello. Anche nei Direct Message, su WhatsApp e su Messenger.
Dobbiamo tutti riflettere su questo aspetto, renderci conto che non tutte le piattaforme sono per tutti e farci pace. In questo modo lavoreremo meglio e saremo effettivamente più performanti. La consapevolezza, ancora una volta, è la parola chiave.

Guardare oltre Instagram

C’è una domanda che in queste settimane mi viene posta spesso, in merito ad Instagram, “Paola perché non stai pubblicando?”

L’intervento al quale mi sono sottoposta ad ottobre ci ha messo sicuramente del suo. Il tempo scorre più lento e, com’è come non è, io sono rallentata rispetto al solito. Anche se l’aspetto davvero interessante è che sto cercando di alimentare la mia fame di novità e di cambiamento, sto buttando lo sguardo oltre la montagna di Instagram che, per quanto io la adori, inizia a starmi troppo stretta.
La mia personalità mi impone di cambiare di continuo e la mia professione mi impone di essere tanto sul pezzo e, a chi mi chiede “Cosa ci sarà dopo Instagram?” inizio a voler dare una risposta che vada al di là delle mie supposizioni di esperta di comunicazione.
In più, mi permetto di dire che quando una piattaforma è satura, la qualità fatica ad emergere sulle parole urlate, sulle polemiche e sulle storie personali strappalacrime. E questo è uno dei motivi per cui, io, sento il bisogno di prendere un poco le distanze. Come quando ci si allontana per avere più elementi in una sola fotografia, giusto per avere una visione panoramica.
Sto facendo molta formazione, sto ripensando il mio lavoro in una chiave diversa e sto partendo dal sito che, ricordate, è la nostra casa online! Sto iniziando a vedermi come un’agenzia e tutta la brand identity deve essere modificata di conseguenza a questa nuova visione di me.
A proposito del sito web, come dico sempre ai corsi, i social network sono come le case-vacanza alle quali diamo importanza finché decidiamo di starci, mentre il sito web è la nostra Casa con la C maiuscola. Lì è dove abbiamo i mobili belli, ricercati, dove abbiamo tanto spazio e ci sentiamo (pensa un po’) a casa. Cosa dite? Davvero non sapevate che io tengo corsi? Potete rimediare subito, andando a vedere il mio calendario cliccando qui .
Ah si, poi sto anche lavorando parecchio, il che non guasta e poi vabbè… sto preparando la festa di Natale del Lab ✨ il 12 dicembre faremo una colazione più natalizia che mai, qui il link dell’evento con tutte le informazioni Festa di Natale e mini workshop sulla pianificazione del 2019.

Mentre mangiucchieremo, avremo il piacere di ascoltare il bel discorso di Paola Nosari sulla pianificazione. Adoro collaborare con lei e credo che fino ad ora sia affiorata solo una minima parte della sua potenza, ecco perché le ho chiesto di tenere questo intervento, la trovate a questo link www.paolanosari.it
Per concludere, come avrete compreso, ho tantissima carne al fuoco che verrà servita calda, con le patate al forno, durante il 2019! Ora torno al lavoro ✨

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2 parole sul Personal Branding di Madonna

paolatoini_personalbranding_madonna

Quali consigli possiamo ricavare, per il nostro Personal Branding, studiando la carriera di Madonna?

Premessa importante: nessuno prenderà in considerazione la sua musica, le sue scelte personali e quant’altro, analizzeremo solamente la sua carriera in tema di Personal Branding, come se fosse il CEO di una qualsiasi multinazionale di successo. Si, perché comunque la si pensi sui suoi prodotti, il suo resta un successo, dal 1983, con alti e bassi come ogni azienda e il suo brand è stato di ispirazione per molti.
Il 16 agosto Madonna (la cantante) ha compiuto sessant’anni e io, da fan sfegatata quale sono, ho iniziato a sfogliare i due quaderni interamente dedicati a lei che conservo e aggiorno da quando ho 9 anni. Mentre davo uno sguardo qua e là ho iniziato a pensare che in effetti ha molto da insegnare. La gestione del suo Personal Branding può fare scuola e si possono fare alcune considerazioni utili per qualsiasi professionista.
In particolare, ho evidenziato tre elementi fondamentali per il Personal Branding che sono presenti nella sua carriera, eccoli.
1. Visione.
Madonna si sentiva che avrebbe sfondato, sapeva esattamente dove voleva arrivare. Probabilmente non conosceva tutti i passi che avrebbe compiuto, eppure aveva la percezione di quello che sarebbe accaduto nel futuro. Non so se l’abbia fatto consciamente o inconsciamente, ma comunque ha utilizzato la tecnica (molto efficace) della visualizzazione. Di cui vi parlerò tra qualche settimana. Per un buon progetto di Personal Branding è fondamentale avere una visione, basta chiedersi “Come mi vedo tra dieci anni?” e pian piano i nostri passi si dirigeranno sulla strada esatta che porta a quel risultato.
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2. Competenze
Gli elementi che spingono alla nascita di un brand e, di conseguenza, allo studio del suo Personal Branding sono molteplici. Istinto, intuizioni, talenti… e tutto questo deve essere sempre supportato dallo studio e dalle competenze. Madonna si era preparata prima, aveva studiato danza e canto ed ha proseguito durante tutta la sua carriera a studiare gli strumenti e a lasciarsi incuriosire da quella che è la sua categoria di appartenenza, la musica. Studio, competenze e curiosità non devono mai mancare. Fare formazione continua aiuta anche a meglio dirigere il nostro business verso ciò che ci piace di più e a renderci conto delle nostre eventuali lacune.

 
3. Comunicazione Liquida
Il Personal Branding di Madonna insegna la necessità di essere liquidi, l’importanza di mantenere fede ai valori e alle motivazioni che portano avanti il nostro business, pur attraversando i trend e le mode. Di più, essere liquidi come Madonna, significa anche riuscire a dettare legge in termini di mode (pensate ad esempio all’espetto fashion del suo Personal Branding) rimanendo sempre sé stessi.
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La comunicazione liquida è un concetto relativamente nuovo, un’idea che è sempre stata nell’aria ma che si faticava a portare avanti perché le aziende erano, giustamente, molto legate al loro logo e anche ai colori aziendali. Oggi per alcuni tipi di business questo atteggiamento è tollerato e, anzi, è portato avanti con entusiasmo.
Questo terzo elemento ci aiuta a dare il giusto peso e la corretta importanza agli aspetti che ruotano intorno alla comunicazione di un’attività; anche a livello di tempistiche. Chiediamoci, quanto tempo debbo impiegare per pubblicare il mio sito? E il logo? Ciò non toglie importanza, attenzione. Significa solo prendere decisioni e fare scelte in un’ottica, io credo, decisamente più serena. Il Personal Branding di Madonna, da questo punto di vista è perfetto. Camaleontica e fedelissima a sé stessa nel medesimo tempo
Queste erano alcune considerazioni che riguardano il Personal Branding di un’artista che considiamo un’azienda tipo e dalla quale possiamo imparare molto. Spero vi possano essere utili e aspetto i vostri commenti e le vostre considerazioni.
A proposito di Personal Branding, a fine settembre ci sarà un’edizione di BeYounique, il corso che tengo insieme ad Elena Colombo (conoscetela qui) e che tratta di tutto ciò che ruota intorno a questo argomento; se volete saperne di più, trovate tutte le info a questo link.

Consapevolezza, la prima tappa verso un personal branding forte

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Oggi vi svelo un trucco e non si tratta della App del momento oppure di un planning fighissimo, volete sapere qual è? La consapevolezza.

La scorsa settimana mi sono trovata, per ragioni personali e di un paio di clienti, a riflettere su quanta consapevolezza ci voglia per portare avanti un progetto di freelancing (o di micro impresa) in un periodo come il nostro, nel quale la fuffa è davvero tanta.
Il primo sentore di questa verità l’ho avuto quando ho scritto un articolo che parlasse di me e del mio mestiere (lo trovate cliccando qui) perché avevo l’impressione che ci fosse molta confusione in merito. Fermarsi un attimo e chiedersi “Io cosa so fare? Qual è il mio mestiere?” non è mai cosa da poco perché crea uno stacco tra un prima e un dopo. E la differenza la fa proprio la consapevolezza.
Successivamente mi sono trovata a discutere con due miei clienti (e una potenziale) della loro delusione nei confronti dei professionisti a cui si erano rivolti prima di me. In prima battuta volevo rifiutarmi di lavorare con questa partenza, perché sono contraria allo sputtanamento (si può dire sputtanamento sul mio blog?) dei competitors, o di chiunque abbia collaborato prima di me con un cliente.
Poi ho compreso che poteva essere l’occasione giusta per mettere in evidenza un concetto fondamentale per la comunicazione di un freelance (o di una micro impresa). Ci vuole innanzitutto una dose massiccia di consapevolezza, dobbiamo sapere chi siamo, in che cosa siamo specializzati e, udite udite, dobbiamo conoscere il nostro target!
Sembrano banalità, eppure mi rendo conto che io stessa cado qualche volta nell’errore che mi porta a fidarmi troppo del bla-bla altrui e poco della mia consapevolezza. Qualunque professionista che si occupa di noi, per qualsiasi servizio, ha bisogno della nostra consapevolezza, di richieste chiare e, ahimè, non è mica sempre detto che rivolgersi alla crème de la crème significhi arrivare ad un risultato super.
Volete che vi faccia il solito esempio terra-terra didascalico vero?
È il mio forte, lo so.


Prendiamo ad esempio la parrucchiera, vi siete mai chiesti perché spesso noi usciamo dal salone con un risultato che non è proprio quello che speravamo? Siamo sicuri che sia sempre colpa della persona a cui ci siamo rivolti? Alcune valutazioni potrebbero riguardare la nostra spiegazione, oppure il nostro tipo di capello, chiediamoci… siamo consapevoli della reale possibilità di avere quel taglio/colore? Sappiamo per certo che la nostra parrucchiera sia in grado o meno di soddisfare la nostra richiesta?
Questo esempio, seppur banale, riesce a chiarire velocemente cosa intendo con consapevolezza, in modo particolare se siamo freelance o proprietari di una micro impresa. In questo caso dobbiamo avere le idee chiare in merito al nostro business perché, nella maggior parte dei casi, non saremo clienti standard per un’agenzia di comunicazione oppure per un consulente (come me).
Avremo bisogno di uno studio dettagliato del settore, del target, dei valori e delle unicità dei nostri servizi. Siamo noi a dover essere consapevoli di questi aspetti, non è un compito dei consulenti ai quali affidiamo la nostra Comunicazione; questo perché loro avranno già il compito arduo di accompagnarci lungo il percorso che porta, appunto, alla consapevolezza. Affidarsi ad un consulente ha costi più alti (ma mica sempre) perché, in primis, è necessario farsi forza di alcuni aspetti fondamentali dopodiché si può passare alle strategie e alle sponsorizzazioni a pagamento, per fare un esempio.
Essere freelance significa avere una consapevolezza estrema di se stessi.
Ci avete mai pensato? Io, ovviamente, sono qui anche per questo 😉

La soluzione c’è e si chiama Be YoUnique, un corso di una giornata, pensato e studiato gettare o consolidare le basi del nostro Personal Branding. Un tuffo leggero e praticissimo nella consapevolezza del proprio business, ed è anche in early book a 119€ fino al 12 aprile.
Sono sicura che a fine giornata saremo tutti (me compresa) più consapevoli e più pronti a raggiungere obiettivi coerenti e in linea con il nostro business.
Potete iscrivervi cliccando qui ????????
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Be YoUnique: giornata dedicata al tuo Personal Branding

BeYoUnique aprile 2018

Be YoUnique

Da tantissimo tempo ho questo format in testa (vi ricordate il mio post?) e mi mancava sempre un tassello per completare il puzzle, volevo renderlo completo e molto pratico, appiccicato alla realtà quotidiana. Volevo che potesse dare risposta ai mille dubbi che un freelance può avere in fatto di Personal Branding, Stile e tema grafico.
Un paio di mesi fa ho trovato l’elemento giusto: mettere insieme il Personal Branding, ovvero qualcosa che sa di business, con l’Immagine, il fashion… ed è nato così Be YoUnique, in collaborazione con Elena Colombo di www.ecimmagine.com
Cos’è il personal branding? Come posso avere uno stile grafico ed estetico che mi rappresenti? Quali metodi posso applicare per trasmettere la mia Vision sui social network?
Il 19 aprile risponderemo a tutte queste domande, lasciando una serie di trucchi e suggerimenti per diventare davvero unici; all’interno di una rete sempre più standardizzata verso modelli estetici che non possono essere validi per tutti, trovare il proprio stile diventa una chiave per differenziarsi e stare sempre meglio nei propri panni.
Questo corso è dedicato ai freelance e ai proprietari di attività appartenenti alla PMI.
Location: Le spezie Gentili
Trainer: Paola Toini  e Elena Colombo

Argomenti: Personal Branding, Comunicazione, Social Network (Instagram, Pinterest e Facebook), Immagine, Stile e Tema visivo/estetico
 
La mattinata sarà condotta da me. Parlerò della coerenza visiva nel Personal Branding e di come trasportare questo importante elemento nella Comunicazione e sui Social Network (il famoso tema di Instagram).
 
Dopo una pausa pranzo instagrammabile ???? Elena parlerà di stile, di abbigliamento e di Immagine come strumento di Personal Branding, ci guiderà alla scoperta dei diversi stili per meglio comprendere quale sia il nostro e come arricchirlo con autenticità.
 
In finale di giornata applicheremo tutti i consigli creando il primo post di Instagram in perfetto stile Be YoUnique.

Costo: early bird entro 12 aprile 119€ successivamente 129€
(due coffee break e un pranzo instagrammabili* inclusi)
*sarà tutto social e avrete la possibilità di mettere presto in pratica i consigli relativi al famoso tema di Instagram, cosa volete di più? ????
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Che lavoro faccio? Lavoro nella Comunicazione

paolatoini_comunicazione

Voi lo sapete definire il vostro lavoro? Io lavoro nella Comunicazione e mi capita di avere qualche perplessità a riguardo.

Vi spiego, oggi (3 aprile 2018) le notifiche sulle Fanpage non funzionavano, ho avuto problemi con le Storie (di Facebook) e, infine, sono spariti gli Highlights (ovvero i contenuti in evidenza di Instagram). Tutto ciò mi ha portato a farmi una domanda: e se ad un certo punto sparissero i social network e i siti web? Cosa farei? Chiringuito a Copacabana? ????
Questo dubbio è lecito per chi fa il mio lavoro (ecco, appunto, quale?) perché da un giorno all’altro tutto potrebbe risultare una fuffa abnorme, lo sappiamo questo? Siamo coscienti del fatto che la comunicazione digitale potrebbe non essere per sempre?
Sopratutto una domanda mi è arrivata dentro fortissima: io voglio essere associata solo ai social network? La risposta è un no molto chiaro. Io voglio che la mia figura professionale sia legata indissolubilmente alla Comunicazione. Voglio evitare di essere associata a delle piattaforme che subiscono cambiamenti continui e che forzano a vedere e rivedere di continuo le strategie. Le regole delle Comunicazione non cambiano, diffondere un’idea universale di buona Comunicazione, ecco la mia Mission.
Cosa intendo per “idea universale di buona Comunicazione” è presto spiegato; si tratta di accompagnare chi mi sceglie come consulente, verso una consapevolezza radicata nei confronti dei propri valori. Poi questo può (e deve) essere accompagnato da una serie di “strumenti accessori” tra cui anche i social network.
Il mio intervento più forte è a monte.
Vi faccio un esempio, è come se io fossi una insegnate di cucina che insegna a impastare la pasta della pizza, avete presente?

Io sono ben consapevole del fatto che esistano la planetaria, il Bimby, la macchina impastatrice da millemila euro, sono anche in grado di utilizzare questi strumenti in modo abbastanza professionale… e resto convinta del fatto che in primis si debbano conoscere le basi.
Per vendere bene il proprio brand, un prodotto e/o un servizio, fondamentalmente, c’è bisogno di saper comunicare e solo successivamente si possono fare strategie e piani di Comunicazione che includano anche investimenti in termini di denaro (penso ad esempio alle inserzioni a pagamento sui social network).
Al momento il trend va da tutt’altra parte, lo so. Vediamo influencer diventare colossi multinazionali e siamo portati a pensare che il futuro sia tutto lì. Ci sono persone che arrivano da me dicendo “Vabbè posso anche fare a meno del sito se ho una bella pagina Facebook con tanti followers” e io così:

Come potete evitare di avere un sito web? Si tratta della nostra casa online, naturalmente deve essere aggiornato (quelli che facevo io nel ’98 con le sezioni di Photoshop ormai sono sepolti) ma ci deve essere, non possiamo farne a meno.
Faccio un esempio, chi avrebbe previsto due anni fa il crollo della portata organica dei post di Facebook (parlando di Fanpage)? Io credo solo persone molto previdenti… In questo momento storico io, ad esempio, non mi sento più di far investire tempo e risorse solo su Facebook e spingo i miei clienti su social che stanno per emergere (tipo Pinterest) oppure sul sito web; poi naturalmente questo dipende dal settore, come sapete sono una sarta che cuce su misura le strategie (vedi articolo a questo link), ma il principio resta lo stesso. Differenziare per far passare il messaggio su più fronti.
Tornando all’esempio delle influencer che diventano brand, parliamo di Chiara Ferragni, cosa ha fatto? Ha trasferito la sua popolarità offline, ha creato una sua linea che vende certamente online senza dimenticarsi di aprire negozi fisici. Questo vi dice niente? Anche lei deve aver pensato “E se ad un certi punto finisse tutto?” siete d’accordo con me?
Concludo rimarcando un concetto che mi sta molto a cuore e che mi spinge a ringraziare le momentanee magagne social di oggi ????
La buona Comunicazione, coerente e autentica, deve rimanere la base di tutte le attività di divulgazione del nostro business. Solo così potremo superare le mode e rimanere fedeli ai valori che abbiamo scelto di portare avanti.
Se vi sentite allineati con questo mio pensiero e state cercando una consulente che si occupa di Comunicazione, eccomi qui!
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Photographer: Sarah Rosethorn (sarahrosethornphotography.tumblr.com)

Articoli per il blog e autenticità

Paola Toini coerenza

Scegliere l’autenticità come parola chiave del proprio mood, significa mostrare tutto di sé, anche gli aspetti meno positivi della propria personalità. Nello specifico, io e la programmazione viviamo agli antipodi, sopratutto se si tratta di scrivere qui sul blog.
La scorsa settimana ho creato un sondaggio nelle mie Instagram Story, per capire quale argomento avrebbe potuto interessare i miei followers; si trattava di un articolo di blog dedicato. Ecco qui la infografica ????????????
Sondaggio tema Instagram paola toini
In conseguenza al sondaggio, per la scorsa settimana avevo programmato due post sul blog: uno sul freelancing e uno sul tema di Instagram. Ebbene, devo essere sincera, non ce l’ho fatta. Il motivo è che, nonostante gli appunti presi e le idee chiare, non c’è stata la scintilla che mi ha spinta a scrivere. Io tengo molto al come vengono scritti gli articoli, voglio che siano leggibili, leggeri e chiari perché solo così posso rispettare l’autenticità che mi sono imposta, e ho scoperto che scrivendo in modo istintivo riesco ad ottenere risultati migliori di quando mi impongo di farlo.
La programmazione è una delle modalità, molto utile per alcuni aspetti, anche se non è l’unica possibilità. Se la scelta è tra un testo scritto forzatamente, senza anima, è uno scritto con un intento positivo… io scelgo la seconda ???? chiedo scusa se ho disatteso le aspettative di qualcuno e confermo che scegliere l’autenticità significa rispettare i propri tempi in primis.
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