Comunicazione digitale: ecco i trend del 2020

trend2020_paolatoini

Comunicazione digitale: ecco i trend del 2020

Partiamo da un presupposto, perché ci riguarda? O meglio, ci riguarda? La risposta è: “SI, ci riguarda” e il motivo è che conoscere è il primo passo per sentirsi liberi di scegliere. Ne avevo parlato anche in questo articolo.
Sapere come si modificherà il mondo della Comunicazione Digitale ci permette di scegliere se modificare il nostro piano di comunicazione oppure continuare con le stesse modalità o, ancora, scegliere di fare dei piccoli esperimenti e di verificare, dati alla mano, quali sono state le reazioni da parte del nostro pubblico.
Le anticipazioni riguardano 4 grandi tematiche: sito web, l’ADV, social network e influence marketing.

Sito web

Il sito è la casa online e per questa ragione è al primo posto in termini di importanza; il sito web segue dei trend in senso estetico e di funzionalità senza subire troppo gli umori della società, al contrario di ciò che accade, per esempio, per ai social network di cui parleremo dopo.
Quindi, cosa accadrà ai siti web? I siti web avranno la necessità di essere estremamente divertenti oppure estremamente funzionali, il top sarà avere entrambe le caratteristiche anche se potrebbe essere un risultato complesso da raggiungere. Si registra la noia assoluta e l’appiattimento dell’interesse da parte dell’utente per i cosiddetti “siti vetrina” e anche la presenza di un blog (ormai una necessità) non basta più a preservare l’attenzione per i classici 3 secondi, bisogna interessare il visitatore e farlo immergere nel nostro mondo.
Il sito deve parlare di noi e solo di noi. Suggerimento banale? No. Tre professionisti geolocalizzati vicini che hanno lo stesso template, le stesse grafiche e lo stesso mood non sono più accettabili.
Quindi, scegliamo la via del gioco, del colore, dell’animazione, del design puro se vogliamo puntare su un’esperienza che resti negli occhi del visitatore (la famosa user experience) che, attraverso la creatività del nostro sito, sarà accompagnato esattamente dove vuole andare. Eh si, il “capo gita” è il visitatore e non il brand, dunque è bene avere ben presente dove vuole andare e fargli trovare tutto ciò che cerca.
La seconda via è quella dei siti denominati “One-page” ovvero quei siti composti da un’unica pagina che visivamente risulta lunga e che contiene tutte le informazioni principali insieme ad una proposta specifica. Questa modalità introduce una terza novità in campo di siti web: il futuro potrebbe essere la landing page. Un sito one-page di base con enne landing page che fanno da satellite e che contengono le diverse proposte. Qual è il vantaggio di questa scelta? La possibilità di fare ADV sulle singole landing page e di arrivare velocemente al risultato: la vendita.
Come raggiungere la perfezione? Sito one-page ultra creativo con almeno due landing page satelliti dedicate a offerte e/o servizi da spingere con le campagne di ADV.

SBAM! Hai detto ADV? Yes, passiamo al secondo argomento.

Campagne

Per l’ADV (advertising/campagne/sponsorizzate) il discorso è molto breve: sempre più necessarie anche se NON fanno miracoli. Da questo punto di vista mi sento di essere categorica perché, anche se sento dire questa cosa da anni, oggi è realtà: il mercato è saturo e per emergere serve intercettare il proprio target, anzi, meglio, la nostra buyer persona di riferimento in una o più fasi del Funnel di Vendita.
Laddove con Funnel di Vendita intendiamo il percorso intrapreso da un potenziale cliente per acquistare un nostro prodotto o servizio. E come possiamo ottenere questo risultato? Conoscendo molto bene il nostro cliente e avviando delle campagne di advertising che siano sulla piattaforma Google o sui social network.
Ebbene si, ho detto social network. Procediamo!

Social Network

Ho già parlato su Instagram di Pinterest e di TikTok perché è proprio lì che si stanno rivolgendo gli sguardi dei pionieri dei social newtork.
Ebbene si, potrebbero essere la nuova frontiera del social media marketing. Io ho già fatto qualche esperimento con Pinterest e ho ottenuto qualche buon risultato mentre su TikTok ho ancora qualche dubbio legato sopratutto alla mia reale capacità di creare contenuti adeguati alla piattaforma.
Intanto due info importanti che possono essere di aiuto:
Pinterest –> utile per attività che ruotano intorno a questi temi: food, travel, fashion, creatività, arte, arredamento, sport e, in generale, possiamo dire che c’è stato un incremento degli iscritti e del tempo di permanenza sulla piattaforma del 66% mica male eh?
TikTok –> sai perché non puoi più ignorare il social network cinese più famoso al mondo? Perché è SEMPLICE e sta rivoluzionando il concetto di visualizzazione random dei contenuti. Non puoi ignorarlo perché, proprio come Snapchat ha fatto con Instagram, sta modificando le abitudini degli utenti.
Vuoi un consiglio? Scaricalo e fai un giro qua e là, potresti incappare in qualche contenuto davvero rilevante anche per te. Come dici? “Roba per ragazzini…” guarda qui:
Bruno Barbieri
Will Smith 
Canzone di Natale
E Linkedin? E YouTube? E i Podcast?
Ci sono ancora e ancora sono importantissimi ma il tema di oggi sono le anticipazioni 😉

Abbiamo finito vero? No hai ragione, manca un aggiornamento fondamentale in materia di Comunicazione digitale… l’influence marketing.

Influence Marketing

L’influence marketing è nella fase successiva a quella del consolidamento. Gli utenti hanno iniziato a comprendere che, di fatto, gli influencer vivono in uno spot pubblicitario perenne (possiamo discutere sul fatto che alcuni sponsorizzano solo prodotti in cui credono veramente ma, stringi stringi, questo è: pubblicità) tant’è che tra settembre e ottobre gli influencer stessi sono messi in gioco portando avanti delle campagne di sensibilizzazione per far comprendere la differenza tra i vari hashtag #adv #giftedby #sponsored
In questo senso, gli influencer hanno risentito anche dell’entrata nel gioco degli artisti: cantanti, attori e Vip dello spettacolo che hanno iniziato ad essere ingaggiati per la stessa tipologia di lavoro e che, in qualche modo, hanno portato via una fetta di mercato agli storici content creator.
E loro come hanno reagito? Hanno iniziato a lanciare i loro prodotti e a crearsi delle carriere parallele, alcuni proprio nel mondo dello spettacolo. Insomma, una contaminazione dei due mondi che era inevitabile e prevedibile, forse.
E quindi? Su chi possiamo puntare? Il mio suggerimento è di ingaggiare i micro influencer (dipende dai brand, ovviamente), i cosiddetti local influencer ad esempio, che godono di stima da parte dei loro followers; non solo, tornano in questo senso ad avere una seconda (meritatissima a mio parere) vita i blogger!
Un blogger ha coltivato la sua community a suon di articoli ben scritti, ha alimentato la sua passione (il tema del suo blog) ed è diventato un esperto; gli esempi a cui penso sono Chiara Maci (nata come foodblogger) oppure Claudio Pelizzeni aka @triptherapy (travelblogger) e ancora Chiara Cecilia Santamaria aka @machedavvero. Persone che hanno fatto di un interesse il loro lavoro, che godono di rispetto da parte di chi le segue e sono quindi da considerare indispensabili tra le collaborazioni che ingaggiano target di qualità.
La previsione relativa all’influence marketing dunque ci parla di nuove forme di collaborazione e di massima attenzione quando si tratta di selezionare le persone a cui destinare parte del nostro budget.
In conclusione, se parliamo di Comunicazione e di Promozione di un business, è necessario avere le idee chiare sugli obiettivi e ancora prima è indispensabile essere in grado di fotografare la situazione attuale. Fare chiarezza su ciò che abbiamo ci aiuta a comprendere cosa vogliamo e cosa possiamo ottenere sviluppando una campagna display su Google, oppure con una collaborazione insieme ad un blogger. Solo attraverso un’analisi basata sui dati e sulle nostre sensazioni possiamo creare un piano di Comunicazione ideale e attuabile che sia per il 2020 o per gli anni successivi.

Credo nelle persone

Io credo nelle persone! Potrebbe sembrare un ritornello già cantato da Marco Mengoni ma non lo è.
Perché dico questo? Perché giovedì scorso, il 9 febbraio, ho avuto modo di incontrare una quarantina di persone che hanno scelto di dedicarmi due ore del loro tempo, per sentirmi parlare di strategie, di social media e anche di personal branding.
Anche io ho dedicato il mio tempo a loro e sono sicura di essere riuscita a trasmettere quello che era nelle mie intenzioni, ovvero, che partendo dal proprio valore aggiunto non si potrà mai sbagliare strada e/o strategia; che si stia parlando di marketing online oppure offline, deve essere chiaro a tutti che, ormai, la mediocrità non vale più.
Come giustamente ha osservato qualcuno in sala: se oggigiorno un’attività è ancora in piedi, è solo perché ha nelle sue origini qualcosa in più da offrire e da mettere sul mercato, che sia un servizio, una prestazione, il prezzo o una consulenza.

Ci tenevo che passasse questo messaggio, insieme all’importanza di essere in grado di mostrare e di descrivere (storytelling) online queste caratteristiche che rendono il nostro brand davvero unico e speciale; di fatto, se si punta ad essere presenti sui social con l’unico obiettivo di aumentare le vendite si sta andando in una direzione diversa da quella richiesta direttamente nei princìpi che sono alla base dei social. Come dicevo giovedì sera, la teoria del vendere-vendere-vendere non funziona più, è acqua passata e quindi ci si deve adattare e cercare la soluzione più affine a noi e alla nostra attività.
Credo di essere riuscita in questo, penso di aver passato il messaggio in modo esaustivo ed ora mi auguro di incontrare più persone possibile in aula il prossimo sabato (18 febbraio), quando ci sarà la prima delle due giornate dedicate alla Social Media Strategy; anche perché sono molto curiosa di sapere se le persone che erano presenti in sala avranno fatto i “compiti” che avevo assegnato, ovvero:
– Rispondete alle domande.
Qual’è il vostro valore aggiunto?
Cos’avete voi che gli altri non hanno?
Quale/i social è più adatto al vostro business?
Vedremo il risultato!

Nella testa ho un paio di idee che mi frullano e spero che sarà possibile realizzarle ancora con l’aiuto della NOE Formazione e di Spazio Cam.
Tornando alla frase con cui ho iniziato l’articolo, io voglio credere ancora nelle persone, quelle che ogni giorno portano avanti la loro attività con una propensione continua verso il miglioramento, quelle che vanno oltre, che non si fermano a ciò che hanno fatto fino ad ora, ma che scelgono di conoscere le nuove strade e di percorrerle; queste sono le persone che vorrei incontrare ai corsi e che mi auguro di riuscire a coinvolgere sempre più.

Fanpage vs Profilo privato

Spesso mi capita, ancora, di ricevere richieste di amicizia su Facebook da profili privati dietro ai quali si nascondono aziende o negozi e mi chiedo per quale motivo sia ancora possibile, nonostante sia vietato dal regolamento.
Ammetto che apparentemente il giochino di “chiedere l’amicizia” è decisamente più allettante della evidente fatica di cercare uno ad uno i fan e tenerli stretti a sé facendo networking; ma (c’è sempre un ma…) chi sceglie questa strada, purtroppo, sceglie la strada sbagliata, vediamo insieme i motivi.
1. È vietato. Creare un profilo privato per fare business è contro il regolamento. Basta cercare nelle policy di Facebook e si trova tutto (qui il link).
2. È una perdita di tempo. Se decidete di registrare la vostra attività con un profilo privato, dovete essere consapevoli che prima o dopo Facebook vi scoprirà e vi chiuderà il profilo, e poi sarà molto difficile recuperare tutti i contatti.
3. È limitante. Un profilo privato può avere al massimo 5000 amici, mentre una Fanpage può arrivare a 20.000.000 fans.
Avete ancora dubbi? Ecco altri due ottimi motivi per passare alla Fanpage e abbandonare il profilo provato.
4. È scomodo. Il profilo privato può essere utilizzato da una sola persona, mentre la Fanpage dà l’opportunità di assegnare ruoli diversi a diverse persone: Amministratore, Editor, Moderatore, Inserzionista e Analista. Questa possibilità rende il lavoro più semplice perché, ciascun componente dello Staff, può apportare il suo contributo alla Fanpage in modo mirato e adeguato al suo ruolo.
5. È poco professionale. Facebook mette a disposizione delle Fanpage una serie di strumenti che facilitano la condivisione, la programmazione e l’analisi dei contenuti e, di conseguenza, dell’andamento della pagina. Come possiamo rinunciare a tutto questo?
La Fanpage è uno strumento ottimo per fare branding e attuare alcune strategie di marketing; ecco perché un corretto utilizzo di questo strumento porta a risultati migliori rispetto al profilo privato.

Non si fa!

Avete presente quando la maestra abbassa gli occhiali, li appoggia sulla punta del naso e fa “non ci siamo” con il ditino? Ecco, io in alcune occasioni mi sento proprio così, per quanto riguarda le faccende “social” ovviamente…

Sono convinta che ci sia sempre da imparare e che, in definitiva, sia sempre necessario studiare per conoscere una materia al meglio e masticarla alla grande, ma, c’è una grande MA, ci sono alcuni errori sui quali non transigo ormai più e sto parlando di questione molta calda in tema di fanpage e followers.
La corsa al numero più alto di likers è un fenomeno contro il quale mi scontro sempre ai corsi e anche con i clienti perché è un elemento che viene ritenuto, erroneamente, un trofeo da mostrare, dimenticandosi che non è il dato più importante riguarda il coinvolgimento dei followers.
Chiunque (more or less) si occupi di un’attività e decida di presentarsi su Facebook ha compreso che è sbagliato aprire un profilo privato da gestire come se fosse una fanpage, eppure c’è chi ha trovato una strada alternativa che è pazzesca per quanto elaborata sia, al punto che se utilizzasse la stessa attenzione e dedizione nella gestione dalla fanpage, arriverebbe ad avere ottimi risultati.
Vi racconto un episodio, mi interesso di discipline olistiche, mi affascinano moltissimo e colgo tutte le possibilità per partecipare agli eventi che riguardano questo mondo; un mesetto fa tramite un amico che aveva segnato il “Mi interessa” vengo a sapere che nella mia città ci sarebbe stata una giornata formativa con un tema che mi appassiona e quindi segno che “Mi interessa” immediatamente.
Dopo qualche minuto mi arriva la richiesta di amicizia da parte dell’organizzatore dell’evento e subito inizio a chiedermi a quale scopo, quindi decido di accettare, per capire dove voleva andare a parare; sul momento non successe nulla, ma dopo un paio di ore, arrivò puntuale un messaggio su Messenger attraverso il quale il tipo mi ringraziava per l’interesse verso l’evento e mi chiedeva di mettere Mi Piace alla fanpage del suo centro olistico e (Udite! Udite!) mi chiedeva il mio indirizzo di posta elettronica per inserirmi nella sua mailing list… in cambio avrei ricevuto ogni settimana un’interessantissima newsletter.
Come mi sono comportata in seguito? Ho levato l’amicizia gestore del centro olistico e tolto il mio “Mi interessa” seduta stante perché mi sono sentita accerchiata e obbligata a compiere alcune azioni che non avevano nulla a che vedere la mia partecipazione ad un evento, ho subito immaginato che anche durante la giornata formativa, probabilmente, sarei stata chiamata a compilare qualche modulo per cedere un’informazione molto importante che mi riguarda, ovvero l’indirizzo di posta elettronica.
Noto che ultimamente l’escamotage per trovare nuovi followers è proprio l’interesse verso un evento, a cui seguono la richiesta di amicizia da parte di un organizzatore e, subito dopo, l’invito a mettere Mi Piace a qualche pagina; non si fa! Anzi, si ottiene l’effetto contrario, ovvero, si “regala” all’utente (che potenzialmente potrebbe anche essere nostro cliente) un sensazione di fastidio, di controllo, che lo farà certamente scappare.
Questa modalità di ricerca di clienti, a mio parere, denota scarsa autostima, mi chiedo: se un professionista si occupa in maniera professionale del suo lavoro, ha realmente bisogno di correre dietro ad ogni “Mi interessa” che recupera tramite un evento? Mi sento di rispondere che solo il lavoro, la dedizione e la passione verso quel che si fa possono far aumentare i nostri followers: se saremo puntuali nell’aggiornarli, nel divertirli e nel coinvolgerli con le nostre attività, allora essi stessi rimarranno collegati con noi e i nostri canali.
Trasparenza e dedizione, nulla di più… proprio come nel mondo reale, anche nel mondo virtuale, questi due elementi pagheranno più di qualsiasi espediente.
Da brava “maestrina con la penna rossa” quindi la mia risposta a questa strategia è “non si fa” 😉