Stai utilizzando bene i tuoi social?

Paola Toini parla di social network

Quattro consigli per essere sul social giusto al momento giusto.

Se mi segui su Instagram sai che questo articolo è stato ispirato da una domanda che mi è arrivata da un corsista di vecchia data che fece con me un corso nel 2013.

“Ciao Paola, mi permetto di scriverti perché come sai ti stimo molto sia come professionista sia come formatrice, vista la nostra lunga amicizia ti pongo un quesito che mi incuriosisce molto.
Ti seguo con interesse sui tuoi canali ma trovo contenuti molto diversi tra loro, mi sai spiegare perché ad esempio su Facebook ti mostri come una mamma e basta?
Mi spiego, qui su Instagram parli del tuo lavoro e dei progetti futuri in modo fruibile mentre di là hai un approccio da vita privata, c’è una ragione per questo?
Ora, prima di prendermi un cazziatone da te, copincollo e ti invierò una mail con un ringraziamento in anticipo.
A presto
xxx”

La domanda arriva da una persona che vende prodotto e che, quindi, può anche permettersi di pensare ad intermittenza alla questione “utilizzo dei social” perché una volta che la fotografia è ben rappresentativa del prodotto e che la didascalia è sufficientemente didascalica, il resto può venir meno, ma non sempre. Questo per dire che il dubbio può essere lecito in questo specifico caso.

Come ci dobbiamo comportare sulle varie piattaforme social?

Partiamo da un presupposto sul quale è importante tornare spesso, anche se potrebbe sembrare scontato: ogni social network ha usi e costumi propri, linguaggi e abitudini diverse dagli altri e noi ci dobbiamo adattare a questo fondamento e adeguare di conseguenza i nostri contenuti.
Anche se ultimamente la tendenza può sembrare quella di pubblicare contenuti dal mood amichevole e personale, la realtà è ben diversa. Dobbiamo saper distinguere un trend da un principio di base che mai cambierà.
A maggio ho partecipato ad una formazione con lo scopo di trovare conferme e mi ha colpito un sacco la definizione che, un professionista che stimo, ha dato di Facebook infatti, Alessandro Pozzetti, ha definito Facebook come un bar (contrapposto poi a Instagram che veniva paragonato alla perfezione). La mia mente in un nano secondo si è vista davanti il bar dei Centri Sportivi del mio paese nel quale ogni giorno i pensionati “parlano” e discutono di sport, o meglio, di calcio. Io che adoro i paragoni, gli esempi e le metafore mi sono chiesta “Se Facebook è il Bar Sport a cosa posso paragonare Instagram?” perché questo semplice paragone può essere utile anche per rispondere alla domanda del mio corsista.

Partiamo dai contenuti

Abbiamo detto che Facebook è il Bar Sport e che i contenuti sono i dialoghi accesi sul calcio, quindi, Instagram potrebbe essere paragonato alle trasmissioni di approfondimento post Partita che vedono nei loro commenti e nelle interviste i contenuti. Cosa cambia? Tutto! In primis il tono di voce che nel primo caso è acceso, informale e a volte anche volgare, nel secondo caso è più pacato, molto tecnico e raramente sopra le righe, eppure possiamo dire che su entrambe le “piattaforme” si parla dello stesso argomento. Questo significa che su due social diversi dobbiamo essere pronti a trattare lo stesso tema (oppure la stessa notizia) anche con parole e linguaggi differenti tra loro.

Proseguiamo nel paragone con i social

Il bar di cui stiamo parlando è un luogo dagli arredi spartani e dove l’outfit dei pensionati conta come il due di coppe quando è briscola bastoni, ovvero, zero. Se pensi ad Instagram cosa ti viene in mente? Un luogo curato nei dettagli, compresi gli outfit dei giornalisti e le scenografie della trasmissione. Eppure si parla sempre di calcio e le partite commentate sono le stesse, esattamente come i contenuti che andiamo a pubblicare sui social.

Cosa pubblicare e come scegliere?

Abbandoniamo il paragone con il bar e le trasmissioni TV per tornare alla domanda iniziale, perché su Facebook parlo quasi esclusivamente di questioni di vita privata? Perché Facebook è polemica, è ironia pungente, è dibattito e io non sempre mi sento preparata a questo. Non solo, nella mia esperienza ho visto molti brand e diversi professionisti che funzionano alla grande su Facebook e che perdono tutto il loro potenziale comunicativo su Instagram, ad esempio.
Per comunicare bene sui social dobbiamo andare all’essenza del brand (o personal brand) e valutare quale piattaforma è maggiormente nelle nostre corde. Non basta un piano editoriale dettagliatissimo e fitto, serve il cuore.
Un altro dettaglio da non trascurare è il tempo. Quand’anche io riuscissi a scrivere un post su Facebook con il corretto tono di voce, magari pungente, come potrei poi sostenere una serie infinita di commenti? Ci vorrebbe tempo che, ad oggi, non ho. Per questa ragione evito e rimango in un utilizzo ibrido di Facebook.

Conclusioni

Quando siamo in ambito professionale abbiamo la necessità di essere consapevoli e presenti a ciò che scegliamo di fare. Probabilmente mi privo da sola di qualche opportunità scegliendo di utilizzare Facebook per come le utilizzo, tuttavia so che è giusto così perché non sarei in grado di sostenere un calendario editoriale adeguato a questo social, quindi scelgo cosa pubblicare con attenzione e rimango, come ripeto, nell’utilizzo ibrido.

Quattro consigli per te

  1. Apri la tua agenda
    Quanto tempo hai realmente a disposizione per lo sviluppo di un calendario editoriale? Poco? Rimani dove sei e fai del tuo meglio. Tanto? Vai e conquista il mondo!
  2. Pianifica i tuoi obiettivi
    Lo abbiamo detto più volte, siamo qui per lavoro e quindi dobbiamo sapere quali sono gli obiettivi: vendita, popolarità, collaborazioni… a seconda degli obiettivi possiamo dedicare più o meno tempo ad un social piuttosto che ad un altro. Siamo noi i direttori d’orchestra. Cercheresti un collaboratore al bar?
  3. Fai Analisi
    Sempre. Non solo per verificare i dati relativi ai like o ai commenti, ma sopratutto per controllare quale piattaforma ti permette di fatturare di più. Quale social ti porta più clienti? Questi clienti corrispondono al tuo cliente ideale? A questo proposito ti ricordo che qui hai una risorsa gratuita dedicata sul mio sito.
  4.  Vai all’essenza
    Lo abbiamo visto nell’articolo, per comprendere quale sia la piattaforma su cui puntare è fondamentale essere presenti e consapevoli rispetto alla storia, ai valori e agli obiettivi del business. Tutto questo corrisponde all’andare all’essenza, senza farsi condizionare da niente e da nessuno.

Vuoi approfondire?

Se vuoi approfondire insieme a me questi temi hai almeno tre possibilità:

  1. inviami una mail a paola@paolatoini.it con tutti i tuoi dubbi, sarò felice di risponderti;
  2. partecipa al mio evento più bello, Brand Camp di novembre, durante il quale sviscererò questi ed altri argomenti insieme a professionisti riconosciuti;
  3. cerca il corso che fa per te nel mio Shop, tutti i corsi sono scontati del 25% fino al 6 settembre.

Che lavoro faccio? Lavoro nella Comunicazione

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Voi lo sapete definire il vostro lavoro? Io lavoro nella Comunicazione e mi capita di avere qualche perplessità a riguardo.

Vi spiego, oggi (3 aprile 2018) le notifiche sulle Fanpage non funzionavano, ho avuto problemi con le Storie (di Facebook) e, infine, sono spariti gli Highlights (ovvero i contenuti in evidenza di Instagram). Tutto ciò mi ha portato a farmi una domanda: e se ad un certo punto sparissero i social network e i siti web? Cosa farei? Chiringuito a Copacabana? ????
Questo dubbio è lecito per chi fa il mio lavoro (ecco, appunto, quale?) perché da un giorno all’altro tutto potrebbe risultare una fuffa abnorme, lo sappiamo questo? Siamo coscienti del fatto che la comunicazione digitale potrebbe non essere per sempre?
Sopratutto una domanda mi è arrivata dentro fortissima: io voglio essere associata solo ai social network? La risposta è un no molto chiaro. Io voglio che la mia figura professionale sia legata indissolubilmente alla Comunicazione. Voglio evitare di essere associata a delle piattaforme che subiscono cambiamenti continui e che forzano a vedere e rivedere di continuo le strategie. Le regole delle Comunicazione non cambiano, diffondere un’idea universale di buona Comunicazione, ecco la mia Mission.
Cosa intendo per “idea universale di buona Comunicazione” è presto spiegato; si tratta di accompagnare chi mi sceglie come consulente, verso una consapevolezza radicata nei confronti dei propri valori. Poi questo può (e deve) essere accompagnato da una serie di “strumenti accessori” tra cui anche i social network.
Il mio intervento più forte è a monte.
Vi faccio un esempio, è come se io fossi una insegnate di cucina che insegna a impastare la pasta della pizza, avete presente?

Io sono ben consapevole del fatto che esistano la planetaria, il Bimby, la macchina impastatrice da millemila euro, sono anche in grado di utilizzare questi strumenti in modo abbastanza professionale… e resto convinta del fatto che in primis si debbano conoscere le basi.
Per vendere bene il proprio brand, un prodotto e/o un servizio, fondamentalmente, c’è bisogno di saper comunicare e solo successivamente si possono fare strategie e piani di Comunicazione che includano anche investimenti in termini di denaro (penso ad esempio alle inserzioni a pagamento sui social network).
Al momento il trend va da tutt’altra parte, lo so. Vediamo influencer diventare colossi multinazionali e siamo portati a pensare che il futuro sia tutto lì. Ci sono persone che arrivano da me dicendo “Vabbè posso anche fare a meno del sito se ho una bella pagina Facebook con tanti followers” e io così:

Come potete evitare di avere un sito web? Si tratta della nostra casa online, naturalmente deve essere aggiornato (quelli che facevo io nel ’98 con le sezioni di Photoshop ormai sono sepolti) ma ci deve essere, non possiamo farne a meno.
Faccio un esempio, chi avrebbe previsto due anni fa il crollo della portata organica dei post di Facebook (parlando di Fanpage)? Io credo solo persone molto previdenti… In questo momento storico io, ad esempio, non mi sento più di far investire tempo e risorse solo su Facebook e spingo i miei clienti su social che stanno per emergere (tipo Pinterest) oppure sul sito web; poi naturalmente questo dipende dal settore, come sapete sono una sarta che cuce su misura le strategie (vedi articolo a questo link), ma il principio resta lo stesso. Differenziare per far passare il messaggio su più fronti.
Tornando all’esempio delle influencer che diventano brand, parliamo di Chiara Ferragni, cosa ha fatto? Ha trasferito la sua popolarità offline, ha creato una sua linea che vende certamente online senza dimenticarsi di aprire negozi fisici. Questo vi dice niente? Anche lei deve aver pensato “E se ad un certi punto finisse tutto?” siete d’accordo con me?
Concludo rimarcando un concetto che mi sta molto a cuore e che mi spinge a ringraziare le momentanee magagne social di oggi ????
La buona Comunicazione, coerente e autentica, deve rimanere la base di tutte le attività di divulgazione del nostro business. Solo così potremo superare le mode e rimanere fedeli ai valori che abbiamo scelto di portare avanti.
Se vi sentite allineati con questo mio pensiero e state cercando una consulente che si occupa di Comunicazione, eccomi qui!
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Visitate il mio profilo Pinterest: https://it.pinterest.com/paolatoini/
Photographer: Sarah Rosethorn (sarahrosethornphotography.tumblr.com)

Strategia social e fruttivendoli

Ieri guardavo il mio fruttivendolo, anzi, i miei fruttivendoli. Sono due fratelli che vanno in giro tutto il giorno con il loro furgoncino, vendono frutta e verdura di qualità e lo dicono chiaramente, senza fronzoli.
La frutta e la verdura sono buone, loro lo dichiarano, te le portano sotto casa e si chiude lì.
Poi sono rientrata in casa e ho iniziato a fare uno dei miei voli pindarici, di quelli che qualche volta mi facevano andare “fuori tema” a scuola e ho pensato “Ma davvero alle persone che vengono ai miei corsi (o che seguono il mio blog) interessa sapere quali sono le ultime novità dell’algoritmo di Linkedin o Facebook? Veramente hanno bisogno di mille e mile informazioni tecniche migliorare il rendimento del loro business?”
Cosa posso fare io, concretamente, per loro?
Ecco, se penso ai fruttivendoli e alla chiarezza con cui dichiarano (per esempio) che le noci da loro sono care ma che sono veramente buonissime, se penso alla facilità con cui in un nanosecondo ne hanno aperta una per farmela provare (dopodiché ne ho voluto un sacchetto), capisco che gli algoritmi, le inserzioni a pagamento e le strategie studiate dai guru del marketing sono niente se messe a paragone con il riconoscersi un Valore.
Loro, i fruttivendoli, hanno capito tutto, ma veramente! E non credo che abbiano seguito corsi o letto libri, visto anche che non hanno nemmeno i biglietti da visita, semplicemente hanno deciso di puntare sulla qualità e questo permette loro di acquisire sempre più clienti e li costringe a scegliere continuamente, appunto, la qualità.
Con questo non voglio dire che io e mi miei colleghi dovremmo tutti aprire una piadineria a Santo Domingo, anzi, la nostra figura è necessaria per moltissime tipologie di business, praticamente quasi tutte, anche i miei fruttivendoli potrebbero trovare giovamento se decidessero di sbarcare sui social… MA quello che voglio dire riguarda la modalità con cui io scelgo di lavorare. Ognuno ha una sua peculiarità e deve quanto prima riconoscerla e curarla come una piantina; io credo che la mia sia quella di mettere i miei clienti nella condizione di riconoscere il loro valore, il loro punto di forza, per poi alimentarlo, migliorarlo, confezionarlo e mostrarlo al mondo con sicurezza, proprio come i miei fruttivendoli.
Facebook, le Instagram Stories o il Live Tweeting sono strumenti, mezzi molto efficaci, ma sono e rimangono mezzi ovvero strumenti attraverso i quali comunicare un messaggio, raggiungere la community e fidelizzarla; ma evitiamo di pensare (o di far pensare) che basti avere una pagina ben curata o avviare campagne a tre zeri sui social per avere successo.
Facciamo un esempio basato su un evento: creiamo un evento su Facebook e studiamo intorno all’evento tutti i dettagli, facciamo sponsorizzazioni, chiamiamo gli influencers più “giusti” e scegliamo una location davvero bellissima, tutto perfetto dal punto di vista della strategia. Poi, però, la sera dell’evento gli invitati trovano pizzette ammuffite, cocktails annacquati, il locale freddo e la musica poco curata… risultato?
Opzione 1. Gli invitati (influencers compresi) lasceranno l’evento dopo un quarto d’ora per andare da un’altra parte.
Opzione 2. Proprio perché siamo nell’era dei social, gli invitati se ne andranno, entreranno in Facebook, Instagram o Tripadvisor lasceranno recensioni negative, scriveranno post che parlano malissimo del nostro evento e (un po’ alla vecchia) ne parleranno (male) anche con amici e parenti.
Come è mia abitudine, ho molto semplificato e ho preso l’esempio probabilmente più banale, ma sono certa che sia efficace al punto giusto per rendere l’idea che voglio dare con questo articolo, iniziato parlando dei miei fruttivendoli e che vorrei si concludesse con una riflessione relativa al mondo della Comunicazione, in generale.
Il primo passo che dobbiamo compiere è quello di trovare il nostro valore, dopodiché sarà più semplice compiere scelte che vadano in una direzione specifica.
Riflettiamo su questo: tutte le persone sono diverse tra loro e, seppure cerchino di raccontarci la storia che saremo sostituiti dalle macchine, tutte le aziende (anche le più grosse) sono e saranno sempre basate sulla persona, quindi, ogni azienda è diversa dall’altra, semplice no? Questo è il mio ruolo, il primo step che compio quando inizio ad occuparmi di un brand, un professionista e/o di una azienda; successivamente mi preoccupo di prendere tutte le informazioni necessarie allo studio e alla gestione di una strategia vincente.
Ora chiudo e vado a mangiarmi una fragola, buonissima!

Credo nelle persone

Io credo nelle persone! Potrebbe sembrare un ritornello già cantato da Marco Mengoni ma non lo è.
Perché dico questo? Perché giovedì scorso, il 9 febbraio, ho avuto modo di incontrare una quarantina di persone che hanno scelto di dedicarmi due ore del loro tempo, per sentirmi parlare di strategie, di social media e anche di personal branding.
Anche io ho dedicato il mio tempo a loro e sono sicura di essere riuscita a trasmettere quello che era nelle mie intenzioni, ovvero, che partendo dal proprio valore aggiunto non si potrà mai sbagliare strada e/o strategia; che si stia parlando di marketing online oppure offline, deve essere chiaro a tutti che, ormai, la mediocrità non vale più.
Come giustamente ha osservato qualcuno in sala: se oggigiorno un’attività è ancora in piedi, è solo perché ha nelle sue origini qualcosa in più da offrire e da mettere sul mercato, che sia un servizio, una prestazione, il prezzo o una consulenza.

Ci tenevo che passasse questo messaggio, insieme all’importanza di essere in grado di mostrare e di descrivere (storytelling) online queste caratteristiche che rendono il nostro brand davvero unico e speciale; di fatto, se si punta ad essere presenti sui social con l’unico obiettivo di aumentare le vendite si sta andando in una direzione diversa da quella richiesta direttamente nei princìpi che sono alla base dei social. Come dicevo giovedì sera, la teoria del vendere-vendere-vendere non funziona più, è acqua passata e quindi ci si deve adattare e cercare la soluzione più affine a noi e alla nostra attività.
Credo di essere riuscita in questo, penso di aver passato il messaggio in modo esaustivo ed ora mi auguro di incontrare più persone possibile in aula il prossimo sabato (18 febbraio), quando ci sarà la prima delle due giornate dedicate alla Social Media Strategy; anche perché sono molto curiosa di sapere se le persone che erano presenti in sala avranno fatto i “compiti” che avevo assegnato, ovvero:
– Rispondete alle domande.
Qual’è il vostro valore aggiunto?
Cos’avete voi che gli altri non hanno?
Quale/i social è più adatto al vostro business?
Vedremo il risultato!

Nella testa ho un paio di idee che mi frullano e spero che sarà possibile realizzarle ancora con l’aiuto della NOE Formazione e di Spazio Cam.
Tornando alla frase con cui ho iniziato l’articolo, io voglio credere ancora nelle persone, quelle che ogni giorno portano avanti la loro attività con una propensione continua verso il miglioramento, quelle che vanno oltre, che non si fermano a ciò che hanno fatto fino ad ora, ma che scelgono di conoscere le nuove strade e di percorrerle; queste sono le persone che vorrei incontrare ai corsi e che mi auguro di riuscire a coinvolgere sempre più.

Perché gratis?

Giovedì 9 febbraio (alle 21,00) nella mia città ci sarà una serata interamente dedicata alla Social Media Strategy, sarà condotta da me e realizzata grazie alla collaborazione di NOE Formazione (link qui) e Spazio Cam (link qui) e “udite udite” l’entrata sarà gratuita!
Come gratuita? Perché gratuita? Ecco la prima osservazione che mi è stata fatta quando ho deciso di proporre questa modalità di partecipazione e, in fondo, capisco anche le ragioni che possono portare a questa perplessità: una serata gratuita potrebbe dare l’idea di avere poco contenuto, di essere leggera, e invece la mia intenzione è proprio quella di dare contenuti reali, applicabili già dal giorno dopo da tutti coloro che sceglieranno di esserci, allo Spazio Cam, oppure con la diretta in streaming sulla pagina di NOE Formazione.
E quindi, perché gratis? Perché sono sicura che ci sarà uno scambio interessante, a livello professionale, perché io ci metterò le mie competenze e i partecipanti metteranno le loro perplessità, i loro dubbi attraverso i quali mi sarà possibile comprendere alcune stranezze come la diffidenza verso i social, la difficoltà nel “metterci la faccia” da parte di alcune aziende; insomma, io mi aspetto molto e sono entusiasta di questa bella idea.
Secondo la mia visione, la gratuità della serata sarà un valore aggiuntivo e la diretta Facebook lo sarà ancora di più, voglio invitare sopratutto coloro che non hanno dimestichezza con questi strumenti, per mostrargli l’importanza di un utilizzo corretto e strategico dei social network; dopodiché ci sarà spazio per gli approfondimenti nelle prossime settimane, quando sono in partenza i corsi (teoria e pratica) già calendarizzati.
La risposta alla domanda “Perché gratis?” non può essere dunque che: perché sì, perché nell’epoca dello sharing e delle risorse gratuite online non possiamo pensare di tenere per noi le nostre conoscenze, senza metterle a disposizione di tutti coloro che hanno voglia di fare un passo più.
Io ho un sogno, ovvero, quello di riportare Internet all’obbiettivo originale, quello di collegare chiunque, di regalare un’esperienza di navigazione positiva e sono convinta che si possa arrivare a questo soltanto imparando ad utilizzare quello che ci viene offerto nel miglior modo possibile.
9 febbraio, ore 21,00 allo Spazio Cam, vi aspetto!

Fanpage vs Profilo privato

Spesso mi capita, ancora, di ricevere richieste di amicizia su Facebook da profili privati dietro ai quali si nascondono aziende o negozi e mi chiedo per quale motivo sia ancora possibile, nonostante sia vietato dal regolamento.
Ammetto che apparentemente il giochino di “chiedere l’amicizia” è decisamente più allettante della evidente fatica di cercare uno ad uno i fan e tenerli stretti a sé facendo networking; ma (c’è sempre un ma…) chi sceglie questa strada, purtroppo, sceglie la strada sbagliata, vediamo insieme i motivi.
1. È vietato. Creare un profilo privato per fare business è contro il regolamento. Basta cercare nelle policy di Facebook e si trova tutto (qui il link).
2. È una perdita di tempo. Se decidete di registrare la vostra attività con un profilo privato, dovete essere consapevoli che prima o dopo Facebook vi scoprirà e vi chiuderà il profilo, e poi sarà molto difficile recuperare tutti i contatti.
3. È limitante. Un profilo privato può avere al massimo 5000 amici, mentre una Fanpage può arrivare a 20.000.000 fans.
Avete ancora dubbi? Ecco altri due ottimi motivi per passare alla Fanpage e abbandonare il profilo provato.
4. È scomodo. Il profilo privato può essere utilizzato da una sola persona, mentre la Fanpage dà l’opportunità di assegnare ruoli diversi a diverse persone: Amministratore, Editor, Moderatore, Inserzionista e Analista. Questa possibilità rende il lavoro più semplice perché, ciascun componente dello Staff, può apportare il suo contributo alla Fanpage in modo mirato e adeguato al suo ruolo.
5. È poco professionale. Facebook mette a disposizione delle Fanpage una serie di strumenti che facilitano la condivisione, la programmazione e l’analisi dei contenuti e, di conseguenza, dell’andamento della pagina. Come possiamo rinunciare a tutto questo?
La Fanpage è uno strumento ottimo per fare branding e attuare alcune strategie di marketing; ecco perché un corretto utilizzo di questo strumento porta a risultati migliori rispetto al profilo privato.

Non si fa!

Avete presente quando la maestra abbassa gli occhiali, li appoggia sulla punta del naso e fa “non ci siamo” con il ditino? Ecco, io in alcune occasioni mi sento proprio così, per quanto riguarda le faccende “social” ovviamente…

Sono convinta che ci sia sempre da imparare e che, in definitiva, sia sempre necessario studiare per conoscere una materia al meglio e masticarla alla grande, ma, c’è una grande MA, ci sono alcuni errori sui quali non transigo ormai più e sto parlando di questione molta calda in tema di fanpage e followers.
La corsa al numero più alto di likers è un fenomeno contro il quale mi scontro sempre ai corsi e anche con i clienti perché è un elemento che viene ritenuto, erroneamente, un trofeo da mostrare, dimenticandosi che non è il dato più importante riguarda il coinvolgimento dei followers.
Chiunque (more or less) si occupi di un’attività e decida di presentarsi su Facebook ha compreso che è sbagliato aprire un profilo privato da gestire come se fosse una fanpage, eppure c’è chi ha trovato una strada alternativa che è pazzesca per quanto elaborata sia, al punto che se utilizzasse la stessa attenzione e dedizione nella gestione dalla fanpage, arriverebbe ad avere ottimi risultati.
Vi racconto un episodio, mi interesso di discipline olistiche, mi affascinano moltissimo e colgo tutte le possibilità per partecipare agli eventi che riguardano questo mondo; un mesetto fa tramite un amico che aveva segnato il “Mi interessa” vengo a sapere che nella mia città ci sarebbe stata una giornata formativa con un tema che mi appassiona e quindi segno che “Mi interessa” immediatamente.
Dopo qualche minuto mi arriva la richiesta di amicizia da parte dell’organizzatore dell’evento e subito inizio a chiedermi a quale scopo, quindi decido di accettare, per capire dove voleva andare a parare; sul momento non successe nulla, ma dopo un paio di ore, arrivò puntuale un messaggio su Messenger attraverso il quale il tipo mi ringraziava per l’interesse verso l’evento e mi chiedeva di mettere Mi Piace alla fanpage del suo centro olistico e (Udite! Udite!) mi chiedeva il mio indirizzo di posta elettronica per inserirmi nella sua mailing list… in cambio avrei ricevuto ogni settimana un’interessantissima newsletter.
Come mi sono comportata in seguito? Ho levato l’amicizia gestore del centro olistico e tolto il mio “Mi interessa” seduta stante perché mi sono sentita accerchiata e obbligata a compiere alcune azioni che non avevano nulla a che vedere la mia partecipazione ad un evento, ho subito immaginato che anche durante la giornata formativa, probabilmente, sarei stata chiamata a compilare qualche modulo per cedere un’informazione molto importante che mi riguarda, ovvero l’indirizzo di posta elettronica.
Noto che ultimamente l’escamotage per trovare nuovi followers è proprio l’interesse verso un evento, a cui seguono la richiesta di amicizia da parte di un organizzatore e, subito dopo, l’invito a mettere Mi Piace a qualche pagina; non si fa! Anzi, si ottiene l’effetto contrario, ovvero, si “regala” all’utente (che potenzialmente potrebbe anche essere nostro cliente) un sensazione di fastidio, di controllo, che lo farà certamente scappare.
Questa modalità di ricerca di clienti, a mio parere, denota scarsa autostima, mi chiedo: se un professionista si occupa in maniera professionale del suo lavoro, ha realmente bisogno di correre dietro ad ogni “Mi interessa” che recupera tramite un evento? Mi sento di rispondere che solo il lavoro, la dedizione e la passione verso quel che si fa possono far aumentare i nostri followers: se saremo puntuali nell’aggiornarli, nel divertirli e nel coinvolgerli con le nostre attività, allora essi stessi rimarranno collegati con noi e i nostri canali.
Trasparenza e dedizione, nulla di più… proprio come nel mondo reale, anche nel mondo virtuale, questi due elementi pagheranno più di qualsiasi espediente.
Da brava “maestrina con la penna rossa” quindi la mia risposta a questa strategia è “non si fa” 😉

Cinque regole per una buona Fanpage

#1 Pubblica quotidianamente
Lo so, lo so, questa fa venire l’ansia a tutti, solo che Facebook è così, vuole che tu pubblichi contenuti di successo ogni giorno, per assicurarsi che i tuoi Fans (utenti che hanno messo Mi Piace alla tua pagine) abbiano un’esperienza positiva dalla navigazione quotidiana.
#2 Parla di te e del tuo mondo
Pensare di avere materiale da pubblicare quotidianamente può mettere in difficoltà, ecco perché è utile pubblicare anche contenuti non propriamente tuoi (anche per evitare che l’utente si annoi) e che comunque ruotano intorno al tuo brand. Ad esempio, se ti occupi di design, molto utile sarà parlare della Design Week di Milano.
#3 Sii sincero
L’epoca degli slogan a gran voce in cui si annuncia a tutto il mondo che il tuo prodotto è il migliore del mondo, ahimè, è finita. Il tuo cliente e quindi (potenzialmente) anche l’utente che ha messo mi piace sulla tua Fanpage, conosce alla perfezione tutti i pregi e i difetti del tuo brand perché è a tutti gli effetti parte integrante dei processi di produzione. Ecco perché ti sarà molto utile evitare le bugie e scegliere la sincerità, quindi, se ad esempio la tua azienda non è “green” meglio prediligere altre tipologie di contenuti.
#4 Rispondi sempre ai tuoi Likers
Un commento ad un tuo post vale molto più di 10 Mi Piace, perché sta ad indicare che il contenuto che hai scelto ha attirato l’attenzione (=ha coinvolto) di un utente. Questo è il motivo per cui è molto importante rispondere sempre e velocemente ai commenti, alle domande e ai messaggi; la rapidità nella risposta verrà interpretata positivamente, come segno di attenzione verso l’utente, esattamente come accade in negozio (o in show-room).
#5 Sorridi
Sempre! Ottimismo e positività sono alla base di una comunicazione efficace, anche nel social media marketing (come nella vita, verrebbe da dire…) nessuno vuol vedere post tristi o che suscitano sensazioni negative. Quindi, anche se gli F24 ti tartassano e/o il governo non vaglia leggi che sono favorevoli al tuo business, evita questi argomenti, perché annoiano l’utente e lo spingono ad emigrare su altri lidi.
Cinque regole semplici, basiche e di facile realizzazione che approfondiremo insieme il 9 giugno; vedremo in quale modo seguirle e metterle in pratica nel miglior modo possibile.