Ho creato il mio Lab

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Cosa succederà nel mio Lab

Nel 2014 ho partecipato ad un corso, a Milano, che si svolgeva in coworking. Uno spazio creato all’interno di un palazzo, in cui freelance di diversi settori hanno la possibilità di affittare una scrivania per lavorare e fare networking.
Rimasi folgorata e giurai a me stessa che anche io avrei avuto, prima o poi, uno spazio così. Negli anni ho partecipato ad un corso di management per aprire un coworking, ho stilato (e poi cestinato) business plan e mi sono messa spesso alla ricerca di un posto, un luogo fisico in cui far partire questa attività.
Come spesso accade, la soluzione ce l’hai a portata di mano e non lo sai finché accade qualcosa che ti fa aprire gli occhi. Vi evito la cronistoria nel dettaglio e corro dritta al punto, i corsi saranno nel mio spazio di formazione, a casa, e ci saranno anche alcune occasioni per lavorare insieme, condividere la scrivania anche la linea wi-fi.
Il concetto di Lab (laboratorio) si sposa bene con quello di sperimentazione, di nascita, di scoperta e di magia. Mi piace pensare ad una sorta di accademia. Avrei voluto chiamarla Accademia della Buona Comunicazione, ma nel mio Lab si parlerà anche di molto altro. Si parlerà alle persone e delle persone.
paola toini il mio lab
Ci sarà, sopratutto, formazione per liberi professionisti e proprietari di small business, che cercano corsi semplici e veloci. Workshop rapidi che possano dar loro la possibilità di imparare e subito mettere in pratica.
La community legata al mio Lab, sarà composta da persone con una visione simile che traggono ispirazione dalla frequentazione dello spazio e dei corsi che propone. Semplice, facile. Esseri umani, prima che professionisti, che potranno frequentare tutti gli spazi che vogliono, nessun vincolo e nessuna cricca.
Ho aggiornato il calendario (qui il link) nel quale trovate tutti gli appuntamenti dei prossimi mesi. Ci sono eventi di diversa tipologia e altri verranno aggiunti man mano.
Ho rinnovato la mia collaborazione con Elena Colombo (www.ecimmagine.com) con la quale porteremo avanti il progetto di BeYounique (qui il link) e ci saranno collaborazioni con Elena Dossi (www.rinchiudetely.it), con Laura Baresi (www.laurabaresi.com) e altre ancora ne nasceranno. Ne sono sicura!
Al momento non posso mostrarvi fotografie pinnabili su Pinterest, perché siamo ancora in fase di working progress, in pratica un cantiere in casa. Posso però dirvi che comunicherà e parlerà anche lo spazio fisico, ho scelto di fare da me e di chiedere qualche consiglio ad un paio di persone che sanno trasformare in materia i miei pensieri.
Per informazioni e iscrizioni potete, per ora, scrivere a paola@paolatoini.laio.online perché stiamo già lavorando al nuovo sito dal quale potrete iscrivervi direttamente. Insomma, la sensazione è quella di diventare un po’ più grande ogni giorno con la speranza di fare bene sempre di più.

Consapevolezza, la prima tappa verso un personal branding forte

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Oggi vi svelo un trucco e non si tratta della App del momento oppure di un planning fighissimo, volete sapere qual è? La consapevolezza.

La scorsa settimana mi sono trovata, per ragioni personali e di un paio di clienti, a riflettere su quanta consapevolezza ci voglia per portare avanti un progetto di freelancing (o di micro impresa) in un periodo come il nostro, nel quale la fuffa è davvero tanta.
Il primo sentore di questa verità l’ho avuto quando ho scritto un articolo che parlasse di me e del mio mestiere (lo trovate cliccando qui) perché avevo l’impressione che ci fosse molta confusione in merito. Fermarsi un attimo e chiedersi “Io cosa so fare? Qual è il mio mestiere?” non è mai cosa da poco perché crea uno stacco tra un prima e un dopo. E la differenza la fa proprio la consapevolezza.
Successivamente mi sono trovata a discutere con due miei clienti (e una potenziale) della loro delusione nei confronti dei professionisti a cui si erano rivolti prima di me. In prima battuta volevo rifiutarmi di lavorare con questa partenza, perché sono contraria allo sputtanamento (si può dire sputtanamento sul mio blog?) dei competitors, o di chiunque abbia collaborato prima di me con un cliente.
Poi ho compreso che poteva essere l’occasione giusta per mettere in evidenza un concetto fondamentale per la comunicazione di un freelance (o di una micro impresa). Ci vuole innanzitutto una dose massiccia di consapevolezza, dobbiamo sapere chi siamo, in che cosa siamo specializzati e, udite udite, dobbiamo conoscere il nostro target!
Sembrano banalità, eppure mi rendo conto che io stessa cado qualche volta nell’errore che mi porta a fidarmi troppo del bla-bla altrui e poco della mia consapevolezza. Qualunque professionista che si occupa di noi, per qualsiasi servizio, ha bisogno della nostra consapevolezza, di richieste chiare e, ahimè, non è mica sempre detto che rivolgersi alla crème de la crème significhi arrivare ad un risultato super.
Volete che vi faccia il solito esempio terra-terra didascalico vero?
È il mio forte, lo so.


Prendiamo ad esempio la parrucchiera, vi siete mai chiesti perché spesso noi usciamo dal salone con un risultato che non è proprio quello che speravamo? Siamo sicuri che sia sempre colpa della persona a cui ci siamo rivolti? Alcune valutazioni potrebbero riguardare la nostra spiegazione, oppure il nostro tipo di capello, chiediamoci… siamo consapevoli della reale possibilità di avere quel taglio/colore? Sappiamo per certo che la nostra parrucchiera sia in grado o meno di soddisfare la nostra richiesta?
Questo esempio, seppur banale, riesce a chiarire velocemente cosa intendo con consapevolezza, in modo particolare se siamo freelance o proprietari di una micro impresa. In questo caso dobbiamo avere le idee chiare in merito al nostro business perché, nella maggior parte dei casi, non saremo clienti standard per un’agenzia di comunicazione oppure per un consulente (come me).
Avremo bisogno di uno studio dettagliato del settore, del target, dei valori e delle unicità dei nostri servizi. Siamo noi a dover essere consapevoli di questi aspetti, non è un compito dei consulenti ai quali affidiamo la nostra Comunicazione; questo perché loro avranno già il compito arduo di accompagnarci lungo il percorso che porta, appunto, alla consapevolezza. Affidarsi ad un consulente ha costi più alti (ma mica sempre) perché, in primis, è necessario farsi forza di alcuni aspetti fondamentali dopodiché si può passare alle strategie e alle sponsorizzazioni a pagamento, per fare un esempio.
Essere freelance significa avere una consapevolezza estrema di se stessi.
Ci avete mai pensato? Io, ovviamente, sono qui anche per questo 😉

La soluzione c’è e si chiama Be YoUnique, un corso di una giornata, pensato e studiato gettare o consolidare le basi del nostro Personal Branding. Un tuffo leggero e praticissimo nella consapevolezza del proprio business, ed è anche in early book a 119€ fino al 12 aprile.
Sono sicura che a fine giornata saremo tutti (me compresa) più consapevoli e più pronti a raggiungere obiettivi coerenti e in linea con il nostro business.
Potete iscrivervi cliccando qui ????????
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Che lavoro faccio? Lavoro nella Comunicazione

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Voi lo sapete definire il vostro lavoro? Io lavoro nella Comunicazione e mi capita di avere qualche perplessità a riguardo.

Vi spiego, oggi (3 aprile 2018) le notifiche sulle Fanpage non funzionavano, ho avuto problemi con le Storie (di Facebook) e, infine, sono spariti gli Highlights (ovvero i contenuti in evidenza di Instagram). Tutto ciò mi ha portato a farmi una domanda: e se ad un certo punto sparissero i social network e i siti web? Cosa farei? Chiringuito a Copacabana? ????
Questo dubbio è lecito per chi fa il mio lavoro (ecco, appunto, quale?) perché da un giorno all’altro tutto potrebbe risultare una fuffa abnorme, lo sappiamo questo? Siamo coscienti del fatto che la comunicazione digitale potrebbe non essere per sempre?
Sopratutto una domanda mi è arrivata dentro fortissima: io voglio essere associata solo ai social network? La risposta è un no molto chiaro. Io voglio che la mia figura professionale sia legata indissolubilmente alla Comunicazione. Voglio evitare di essere associata a delle piattaforme che subiscono cambiamenti continui e che forzano a vedere e rivedere di continuo le strategie. Le regole delle Comunicazione non cambiano, diffondere un’idea universale di buona Comunicazione, ecco la mia Mission.
Cosa intendo per “idea universale di buona Comunicazione” è presto spiegato; si tratta di accompagnare chi mi sceglie come consulente, verso una consapevolezza radicata nei confronti dei propri valori. Poi questo può (e deve) essere accompagnato da una serie di “strumenti accessori” tra cui anche i social network.
Il mio intervento più forte è a monte.
Vi faccio un esempio, è come se io fossi una insegnate di cucina che insegna a impastare la pasta della pizza, avete presente?

Io sono ben consapevole del fatto che esistano la planetaria, il Bimby, la macchina impastatrice da millemila euro, sono anche in grado di utilizzare questi strumenti in modo abbastanza professionale… e resto convinta del fatto che in primis si debbano conoscere le basi.
Per vendere bene il proprio brand, un prodotto e/o un servizio, fondamentalmente, c’è bisogno di saper comunicare e solo successivamente si possono fare strategie e piani di Comunicazione che includano anche investimenti in termini di denaro (penso ad esempio alle inserzioni a pagamento sui social network).
Al momento il trend va da tutt’altra parte, lo so. Vediamo influencer diventare colossi multinazionali e siamo portati a pensare che il futuro sia tutto lì. Ci sono persone che arrivano da me dicendo “Vabbè posso anche fare a meno del sito se ho una bella pagina Facebook con tanti followers” e io così:

Come potete evitare di avere un sito web? Si tratta della nostra casa online, naturalmente deve essere aggiornato (quelli che facevo io nel ’98 con le sezioni di Photoshop ormai sono sepolti) ma ci deve essere, non possiamo farne a meno.
Faccio un esempio, chi avrebbe previsto due anni fa il crollo della portata organica dei post di Facebook (parlando di Fanpage)? Io credo solo persone molto previdenti… In questo momento storico io, ad esempio, non mi sento più di far investire tempo e risorse solo su Facebook e spingo i miei clienti su social che stanno per emergere (tipo Pinterest) oppure sul sito web; poi naturalmente questo dipende dal settore, come sapete sono una sarta che cuce su misura le strategie (vedi articolo a questo link), ma il principio resta lo stesso. Differenziare per far passare il messaggio su più fronti.
Tornando all’esempio delle influencer che diventano brand, parliamo di Chiara Ferragni, cosa ha fatto? Ha trasferito la sua popolarità offline, ha creato una sua linea che vende certamente online senza dimenticarsi di aprire negozi fisici. Questo vi dice niente? Anche lei deve aver pensato “E se ad un certi punto finisse tutto?” siete d’accordo con me?
Concludo rimarcando un concetto che mi sta molto a cuore e che mi spinge a ringraziare le momentanee magagne social di oggi ????
La buona Comunicazione, coerente e autentica, deve rimanere la base di tutte le attività di divulgazione del nostro business. Solo così potremo superare le mode e rimanere fedeli ai valori che abbiamo scelto di portare avanti.
Se vi sentite allineati con questo mio pensiero e state cercando una consulente che si occupa di Comunicazione, eccomi qui!
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Visitate il mio profilo Pinterest: https://it.pinterest.com/paolatoini/
Photographer: Sarah Rosethorn (sarahrosethornphotography.tumblr.com)

Quali caratteristiche deve avere il tuo sito web?

Il 18 dicembre ho fatto la mia ultima diretta del 2018 su Instagram e l’ho dedicata al sito web.

Quali caratteristiche deve avere un sito per essere efficace e contemporaneo?

usable;
responsive;
SEO friendly;
iconico ed intrigante.
Nel video vi spiego meglio tutti questi bei paroloni e vi anticipo alcuni argomenti del mio corso sulla Comunicazione Digitale e il Social media Marketing.
Sul mio canale YouTube trovate anche il video dedicato al tema visivo di Instagram, a questo indirizzo youtu.be/s0bZU5PxxZY
Fatemi sapere cosa ne pensate e se avete dubbi scrivetemi a paola@paolatoini.it

Corso di settembre

Sono aperte le iscrizioni per il mio prossimo corso sulla Comunicazione online (e anche un po’ offline) di metà settembre.
Mi sono chiesta cosa significhi per me organizzare un corso, la domanda esatta è stata “Cosa voglio che portino con sè le persone che parteciperanno al corso?” la risposta è arrivata immediatamente chiara “Voglio che portino con sè un metodo per comunicare in maniera originale ed efficace”.
Originale, efficace e personalizzata, perché se è vero che oggi non ci si può dimenticare dei sociale network, dei blog e degli eCommerce, è altrettanto vero che non ci si deve sentire schiacciati dall’esigenza di “esserci” perché il rischio di non avere niente da dire alla Communicty che ci segue è molto alto in questo periodo di Information Overload.
Ho scelto anche di proporre ai corsi il pranzo condiviso durante la pausa di un’ora prevista dalle 13 alle 14; voglio continuare a fare network anche mangiando, lo ritengo un dettaglio che può fare la differenza perché diventa più semplice confrontarsi e, perché no, riuscire a mettere le basi per una collaborazione.
Di seguito il programma con gli orari, il costo (early bird fino al 31 agosto) e le informazioni sulla location.
Programma
Orario per entrambi i giorni 9-13 || 14-17,30
Giorno 1
Apertura/Presentazioni
Online e offline, cosa scegliere e sopratutto, perché scegliere?
Gli ingredienti di un Piano Marketing efficace
Esercitazione/Analisi
Panoramica social network
Esercitazione
Quali sono gli errori più comuni nella gestione dei social network?
Pausa pranzo condiviso
Inserzioni a pagamento nei diversi social network
Esercitazione sulle inserzioni
Strategie di marketing (digitale e non) contemporanee, analisi e confronti
Immagini e/o video, cosa scegliere.
Cosa offre la rete?
Esercitazione finale
Giorno 2
Apertura/Saluti
Analisi, dubbi e domande relativi alla prima giornata
Visual fails, esempi per non sbagliare
Visualstorytelling, una tecnica di cui si parla molto
Esercitazione
Pausa pranzo condiviso
Community Management, perché è così importante?
TOV (Tone Of Voice)
Influencer, chi sono e perché dobbiamo includerli nel nostro planning?
Piano Editoriale, esempi pratici e confronti.
Esercitazione finale: prepariamo il piano editoriale per la prossima settimana.
Il corso si svolgerà presso il Salone degli Eventi de Lacasadiscorta (info qui)
Costo early bird (entro il 31 agosto 2017) 199,00€
Vuoi iscriverti? Compila qui⤵
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Case study: Marydallaltraparte

Mi sto occupando in questo periodo di un progetto nato dal nulla, dalla necessità di una persona di raccontarsi senza veli nel bel mezzo di una malattia di quelle bestiali, un melanoma.
Nascono un blog, una pagina Facebook e anche un account Instagram che hanno ben poco di studiato e di programmato; i colori, i font e le immagini spesso sono scoordinati e vanno contro a parecchi dei dettami che qualche volta mi hanno tolto il sonno quando stavo iniziando a lavorare ad un progetto.
Ebbene, c’è un dettame che va sopra tutto, il dettame dei dettami, ovvero l’empatia e la determinazione. Qualcuno potrebbe obiettare che questo blog è partito con poche pretese, non è un e-commerce e nemmeno la professione principale dell’autrice, e poi l’argomento è di quelli che toccano nel profondo.
Eppure io sono convinta che ci sia qualcosa di nuovo, un’idea (mia) che per il momento è solo un’intuizione e che voglio sviluppare prossimamente, proprio portando avanti questo progetto.
Si tratta della sensazione dilagante che qualcuno sia sul web per vendere qualcosa, che sia un tè detossinante miracoloso, un orologio o una macchinetta per il caffè, la sensazione è che ormai ci sia poca, pochissima, autenticità ed è per questo che i progetti come #Marydallaltraparte hanno poi successo, perché la percezione è di veridicità nuda e cruda.
Ovviamente questo discorso non è riferibile alle aziende perché rimane tacito che la loro presenza online sia giustificata dalla necessità di vendere, mi riferisco piuttosto alle figure, diciamo così, personali.
Al momento stiamo lavorando alla pubblicazione del libro, che nascerà proprio dal blog, con lo scopo di raccogliere fondi per il Ce.R.Mel. che è il centro di ricerca per la cura e la prevenzione dei melanomi e sono già online le t-shirt di #Marydallaltraparte, nate anch’esse quasi da un gioco.
Lungi da me l’idea di affermare che tutto ciò che insegno ai corsi non sia più valido, anzi, ancora di più rimane valido il concetto per il quale le aziende, gli artigiani o i liberi professionisti che (dichiaratamente) sono in rete per vendere si debbano impegnare.
A fine progetto spero di avere le idee più chiare per elaborare questa idea in maniera più completa.
Intanto ecco il link al blog https://goo.gl/a78fP

Credo nelle persone

Io credo nelle persone! Potrebbe sembrare un ritornello già cantato da Marco Mengoni ma non lo è.
Perché dico questo? Perché giovedì scorso, il 9 febbraio, ho avuto modo di incontrare una quarantina di persone che hanno scelto di dedicarmi due ore del loro tempo, per sentirmi parlare di strategie, di social media e anche di personal branding.
Anche io ho dedicato il mio tempo a loro e sono sicura di essere riuscita a trasmettere quello che era nelle mie intenzioni, ovvero, che partendo dal proprio valore aggiunto non si potrà mai sbagliare strada e/o strategia; che si stia parlando di marketing online oppure offline, deve essere chiaro a tutti che, ormai, la mediocrità non vale più.
Come giustamente ha osservato qualcuno in sala: se oggigiorno un’attività è ancora in piedi, è solo perché ha nelle sue origini qualcosa in più da offrire e da mettere sul mercato, che sia un servizio, una prestazione, il prezzo o una consulenza.

Ci tenevo che passasse questo messaggio, insieme all’importanza di essere in grado di mostrare e di descrivere (storytelling) online queste caratteristiche che rendono il nostro brand davvero unico e speciale; di fatto, se si punta ad essere presenti sui social con l’unico obiettivo di aumentare le vendite si sta andando in una direzione diversa da quella richiesta direttamente nei princìpi che sono alla base dei social. Come dicevo giovedì sera, la teoria del vendere-vendere-vendere non funziona più, è acqua passata e quindi ci si deve adattare e cercare la soluzione più affine a noi e alla nostra attività.
Credo di essere riuscita in questo, penso di aver passato il messaggio in modo esaustivo ed ora mi auguro di incontrare più persone possibile in aula il prossimo sabato (18 febbraio), quando ci sarà la prima delle due giornate dedicate alla Social Media Strategy; anche perché sono molto curiosa di sapere se le persone che erano presenti in sala avranno fatto i “compiti” che avevo assegnato, ovvero:
– Rispondete alle domande.
Qual’è il vostro valore aggiunto?
Cos’avete voi che gli altri non hanno?
Quale/i social è più adatto al vostro business?
Vedremo il risultato!

Nella testa ho un paio di idee che mi frullano e spero che sarà possibile realizzarle ancora con l’aiuto della NOE Formazione e di Spazio Cam.
Tornando alla frase con cui ho iniziato l’articolo, io voglio credere ancora nelle persone, quelle che ogni giorno portano avanti la loro attività con una propensione continua verso il miglioramento, quelle che vanno oltre, che non si fermano a ciò che hanno fatto fino ad ora, ma che scelgono di conoscere le nuove strade e di percorrerle; queste sono le persone che vorrei incontrare ai corsi e che mi auguro di riuscire a coinvolgere sempre più.

Perché gratis?

Giovedì 9 febbraio (alle 21,00) nella mia città ci sarà una serata interamente dedicata alla Social Media Strategy, sarà condotta da me e realizzata grazie alla collaborazione di NOE Formazione (link qui) e Spazio Cam (link qui) e “udite udite” l’entrata sarà gratuita!
Come gratuita? Perché gratuita? Ecco la prima osservazione che mi è stata fatta quando ho deciso di proporre questa modalità di partecipazione e, in fondo, capisco anche le ragioni che possono portare a questa perplessità: una serata gratuita potrebbe dare l’idea di avere poco contenuto, di essere leggera, e invece la mia intenzione è proprio quella di dare contenuti reali, applicabili già dal giorno dopo da tutti coloro che sceglieranno di esserci, allo Spazio Cam, oppure con la diretta in streaming sulla pagina di NOE Formazione.
E quindi, perché gratis? Perché sono sicura che ci sarà uno scambio interessante, a livello professionale, perché io ci metterò le mie competenze e i partecipanti metteranno le loro perplessità, i loro dubbi attraverso i quali mi sarà possibile comprendere alcune stranezze come la diffidenza verso i social, la difficoltà nel “metterci la faccia” da parte di alcune aziende; insomma, io mi aspetto molto e sono entusiasta di questa bella idea.
Secondo la mia visione, la gratuità della serata sarà un valore aggiuntivo e la diretta Facebook lo sarà ancora di più, voglio invitare sopratutto coloro che non hanno dimestichezza con questi strumenti, per mostrargli l’importanza di un utilizzo corretto e strategico dei social network; dopodiché ci sarà spazio per gli approfondimenti nelle prossime settimane, quando sono in partenza i corsi (teoria e pratica) già calendarizzati.
La risposta alla domanda “Perché gratis?” non può essere dunque che: perché sì, perché nell’epoca dello sharing e delle risorse gratuite online non possiamo pensare di tenere per noi le nostre conoscenze, senza metterle a disposizione di tutti coloro che hanno voglia di fare un passo più.
Io ho un sogno, ovvero, quello di riportare Internet all’obbiettivo originale, quello di collegare chiunque, di regalare un’esperienza di navigazione positiva e sono convinta che si possa arrivare a questo soltanto imparando ad utilizzare quello che ci viene offerto nel miglior modo possibile.
9 febbraio, ore 21,00 allo Spazio Cam, vi aspetto!