Come preparare il prossimo shooting per la tua attività

corso promozione online

Ho fatto il calcolo, in un anno realizzo con Carlotta almeno cinque shooting per il mio personal brand.

Troppi? No.

In questo articolo ti parlo di qualcosa che aiuta davvero a migliorare la riconoscibilità del tuo business: come pianificare un servizio fotografico di branding per la tua attività. Se ti parlassi di me, ti direi che su cinque shooting all’anno abbiamo sempre centrato il punto con la mia fotografa e il motivo è che lo abbiamo preparato molto bene in fase di progettazione. Come sempre, conta l’obiettivo insieme ad una serie di elementi che vedremo insieme.
Parliamoci chiaro, la fotografia stock è sempre una scelta possibile e le opzioni online sono tantissime anche per immagini royalty free. Basti pensare a Freepik o Pexels e via dicendo… ma c’è una grande differenza nell’avere una libreria di immagini di brand personalizzate che possiamo utilizzare per commercializzare il nostro business.
Questo è il modo in cui io pianifico i miei shooting, 5 step che portano a un servizio fotografico che racconta servizi e prodotti e, sopratutto, che permette ad un brand (o un personal brand) di distinguersi ed essere sempre maggiormente riconoscibile.
Ho già trattato il tema della bulimia di contenuti degli ultimi anni e di come la riconoscibilità sia il primo obiettivo di una visual identity insieme allo scopo di raccontare la proposta di un business (prodotto o servizio).

Partiamo dalle basi: cos’è la fotografia di branding?

La fotografia di branding si distingue dalla fotografia classica perché nasce con l’obiettivo di raccontare un brand e le sue proposte. Deve essere coerente con la visual identity e può essere utilizzata in diversi contesti: sito web, comunicati stampa, social network, e-commerce o campagne pubblicitarie cartacee.

È necessario prevedere uno shooting?

Si. È un investimento necessario perché l’occhio di un professionista ci consente di poterci concentrare solo sul nostro obiettivo, alle questioni tecniche ci pensa lui.

Come si realizza?

Gli step che prevedo e consiglio io sono 5 ma si può sempre trovare una modalità più personale. Il fattore importante è il raggiungimento di un risultato.

Step 1. Pianifica i tuoi scatti

Questa è la chiave per assicurarsi che shooting sia efficace: devi sapere quali immagini ti servono per arrivare dal tuo fotografo con le idee più chiare possibile.
Aiutati con queste domande.
Quali sono prodotti e/o servizi?
Quali sono le storie editoriali che vuoi raccontare?
Hai presente “Il diavolo veste Prada” ? Ecco, è il tuo momento di essere come Miranda. Diventi un po’ il caporedattore. Quando sei il direttore editoriale o creativo del tuo brand, devi pensare alle cose che devi comunicare visivamente.
Questa fase del processo creativo deve iniziare tempo prima dello shooting stesso e, se sei come me, raramente sarai alla tua scrivania quando l’idea ti colpisce.
Quello che trovo davvero utile è assicurarmi di avere una nota nel mio telefono e, quando ho un’idea di qualcosa che devo raccontare con una foto o un gruppo di immagini, mi assicuro solo di annotarlo nel mio telefono. Per qualche ragione che ignoro, queste idee sembrano sempre arrivare in momenti tipo una passeggiata oppure sotto la doccia, quindi avere l’elenco nel cellulare è un trucco per non perdere nessuna idea.

Step 2. Vola su Pinterest e crea una moodboard per lo shooting

Il secondo passaggio, dopo aver messo insieme tutte le idee, è catapultarmi su Pinterest e creare una Moodboard da condividere con Carlotta. Ti lascio il link alla bacheca dedicato allo shooting di fine maggio, quello immediatamente dopo il lockdown, ero emozionata e non vedevo l’ora di tornare ad avere delle fotografie professionali per raccontare tutto ciò che avevo pensato di mettere in pista da quel momento in avanti. Eccola pinterest.it/paolatoini/shooting-20-maggio/
Questo strumento è utile e io lo utilizzo con attenzione, dividendo gli scatti di esempio in sezioni che poi diventano la mia guida durante il servizio. Non sarà necessario copiare le pose da diva o da modella perché ognuno porta sé stesso nel proprio business (e lo stesso vale per i prodotti, mi raccomando), ma è innegabile che avere uno scatto a cui ispirarsi accelera il processo creativo.
Un’altro aspetto fondamentale è la condivisione con la fotografa che in questo modo riesce ad entrare nel mood del servizio e può anche darmi dei suggerimenti che mi aiutino via via ad arrivare all’obiettivo finale: shooting per il sito, per il lancio di un nuovo corso, per un po’ di storytelling su Instagram… gli obiettivi sono tanti e diversi e focalizzarsi è un modo saggio di procedere.

Step 3. Scegli il fotografo giusto

Il fotografo giusto NON è il fotografo del tuo competitor o di un tuo collega. Il fotografo giusto è colui che ha uno stile che si avvicina a ciò che vuoi ottenere. Questo dettaglio è imprescindibile, perché non è detto che tutti i professionisti, seppur validi allo stesso modo, vadano bene per te.
Il fatto che ci le fotografie di un brand vicino al nostro ci piacciano, non significa matematicamente che otterremo quel risultato. Prima ti devi chiedere se quel mood preciso valorizzerebbe il tuo racconto, il tuo prodotto o il tuo servizio.
L’occhio esperto ti un professionista sa catturare i piccoli momenti magici che non avresti mai immaginato in un milione di anni. Questo è il valore aggiunto di lavorare con uno specialista.

Step 4. Scegli con cura i props

I props sotto tutti quegli oggetti che ti aiuteranno a personalizzare gli scatti che avrai trovato nel web o che hai pensato di voler realizzare. Si tratta di penne, libri, quaderni eccetera… io considero anche gli abiti. Tutti gli outfit contano e vanno organizzati. Scatti per strada? Fai in modo di poterti cambiare con comodità.
Nello stesso periodo lavorerai sugli abiti e sulle altre esigenze, devi raccogliere oggetti di scena e organizzati per tempo se hai bisogno di qualche acquisto online, perché la spedizione può davvero cambiare le cose. I dettagli sono le piccole sfumature che fanno la differenza – come ad una cena quando c’è un lume di candela in bagno o una cioccolata sul cuscino in un hotel di lusso – quei piccoli segnali visivi che il tuo cliente o la tua audience noterà.
Suggerimento in più: rendi il set autentico e utilizza props che sia utilizzati. Un quaderno troppo nuovo oppure un microfono non-wireless senza filo attaccato potrebbero essere quell’errore che rende finto il tuo scatto.

Step. 5 Verifica tutto, compresi i formati

Il tuo fotografo non è un mago e difficilmente saprà leggerti nella mente, perciò starà a te dirigere i lavori anche in questo senso.
Probabilmente avrai bisogno di una serie di immagini con diversi spazi bianchi. Ecco, l’orientamento e le dimensioni contano davvero in questo caso, così come gli spazi bianchi.
Ci sono nella board delle immagini che devono essere in verticale perché occuperanno più spazio su Instagram? Verificalo. Ti serve uno sfondo neutro perché vuoi realizzare delle copertine? Dai un’occhiata alla lista prima dello shooting. Questo è il tipo di attenzioni di cui tu, come direttore creativo del tuo shooting, devi essere consapevole. Lo stesso vale per le location. Scegli il tuo ufficio? Il negozio? Un prato? Tutto deve essere coerente con il risultato e con la visual identity del tuo business.
Cosa accadrebbe se il tuo prodotto o il servizio che vuoi promuovere, fosse inserto in un contesto completamente diverso dal solito?
Conclusioni
Programmare uno shooting può essere stancante e impegnativo, eppure è un salto nel tuo brand e un’occasione unica per raccontare o promuovere qualcosa a cui tieni e a cui hai lavorato per molto tempo. Se vuoi un po’ di ispirazioni per il tuo prossimo shooting dai un’occhiata alla mia pagina Pinterest, ho raccolto molti esempi di scatti che spero ti possano essere utili.

Vuoi uno spoiler? Al Brand Camp parliamo proprio di questo!

Ti serve il rebranding? O il redesign?

rebranding-redesign

Rebranding o redesign? Di cosa ha bisogno il tuo brand?

Molte persone sentono e usano questi due termini (rebranding e redesign) ogni giorno pensando siano sinonimi. Non è così.
Quando succede che qualche nuovo cliente arriva da me e mi dice “Devo fare rebranding” mi viene sempre da sorridere perché mi ricordo di quando Aldo in Tre Uomini e una Gamba suggeriva al medico i farmaci da dare a Giacomo che aveva una colica renale. (Storica la frase “Ah, lei è medico?”) Insomma, provano a fare il mio lavoro.
Ci sono situazioni che richiedono un rebranding e situazioni che richiedono un redesign.

Rebranding e redesign: vediamo le differenze

Un brand ha bisogno di fare rebranding quando è successo qualcosa che ha modificato i valori, il core business, la visione o e gli obiettivi. Il rebranding è un’operazione che va al cuore, alla reason why, e dunque richiede che questo cambiamento sia visibile all’esterno.
Il rebranding è un rinnovamento completo del messaggio e dell’identità del brand (azienda o professionista è lo stesso). Questo implica una profonda analisi e si deve vedere, il nuovo target deve percepire che qualcosa è successo e che adesso la proposta di quel brand è anche per lui. Fare rebrand è un’attività che ha un grande peso.
Il redesign è qualsiasi cambiamento nel design di un marchio. La modifica del sito, della palette colore o l’aggiornamento del packaging. È qualcosa di sottile.

Come vengono percepiti dalla audience?

Un’operazione di rebrand deve essere sviluppata raramente, quando il cambiamento al cuore di un brand è profondo e sentito anche dalla audience. Se il rebranding è troppo presente nella vita di un’attività, la comunicazione sarà confusa, falsata e il brand stesso verrà percepito come instabile. Ergo: rebranding solo quando c’è uno scossone che porta il brand verso nuovi obiettivi.
Attività di redesign, invece, possono avvenire di frequente e non hanno alcun tipo di impatto nei confronti della credibilità.  Quando, ad esempio, vogliamo aggiornare la palette colore e renderla più contemporanea stiamo avviando una attività di redesign.

Qualche esempio

Rebranding –> Mc Donald’s Europa
Mc Donald’s ha cambiato la palette colori, lo stile dei ristoranti, le divise e praticamente tutto il resto del brand come segnale del suo impegno verso una tipologia più fresca e salutare di fast food.
McDonalds ha osservato il marchio dall’alto al basso, dentro e fuori. L’obiettivo non era semplicemente quello di diventare un posto più amichevole nel quale mangiare cibo economico. Il rebranding si focalizzava sull’intera organizzazione al fine di aggiungere valore all’esperienza dei clienti, fornire un servizio migliore, impiegare marketing a impatto maggiore e abbracciare operazioni sostenibili a lungo termine.
Insomma, un cambiamento radicale dal cuore del brand. In una frase: un cambiamento epocale. L’obiettivo era anche la riqualificazione dei clienti, puntando su chi lavora, sulle pause pranzo healty ad esempio, e allontanandosi dall’idea di junk food.
Ecco l’immagine simbolo di questa campagna di rebranding.
Rebranding-Mcdonalds-paola-toini
Redesign –> Google
L’evoluzione del logo di Google è il classico esempio di redesign perché la sostanza dell’azienda rimane invariata mentre il logo si aggiorna e si modifica secondo i trend del momento oppure gli eventi.
L’operazione di redesign in questo caso è stata fatta nel 2015 per far sì che il logo potesse essere visto meglio su ogni schermo, perché un’enorme percentuale di navigazione web è fatta da telefoni, tablet e altri dispositivi mobili con schermi piccoli o risoluzioni.
Quindi l’esigenza era estetica, pratica e non strutturale. Per questa ragione parliamo di redesign.
Ecco un’immagine che ci racconta i passaggi del logo di Google.
redesign-google-paola-toini

Rebranding e redesign: conclusioni

L’importanza di un branding studiato ed efficace è riconosciuta, ne avevo parlato anche qui, ecco perché dobbiamo portante attenzione quando decidiamo di fare dei cambiamenti. Prima di rifare tutto daccapo chiediamoci se il nostro branding (ripeto, vale anche per i professionisti) ha bisogno di un cambio alla radice oppure solo di una aggiustatina tecnica.
Vuoi sapere se hai bisogno di rebranding o di redesign? Scrivi una mail a paola@paolatoini.it

E-commerce o marketplace, dove si vende di più?

e-commerce

Sai che Primark non vende e non ha un e-commerce sul suo sito?

E sai anche che durante il lockdown una delle domande più ricorrenti tra i marketers era proprio “Chissà come la pensa oggi Primark in merito allo shop online? Si starà mangiando le mani?”
Sul caso Primark c’è parecchio materiale online che spiega la scelta di non avere un e-commerce sul sito, come l’articolo del 2013 di econsultancy.com (ti lascio qui la mia traduzione) tuttavia, in un momento in cui avere e-commerce sembra essere imprescindibile per qualsiasi tipologia di business, era inevitabile pensare a chi ha adottato una strategia diversa.
Perché parliamo di e-commerce proprio oggi? Perché, come detto sopra, l’emergenza COVID-19 ha spiattellato sotto gli occhi di tutti che è indispensabile poter vendere online. Sia la piattaforma di nostra proprietà oppure esterna (Amazon, Bigcartel ecc..). E sarà sempre più necessario se i trend continueranno a salire in questo senso, soprattutto per quei beni/servizi che non possono essere messi in vendita nella grande distribuzione oppure nei negozi.

Partiamo dalle basi, cos’è l’e-commerce?

L’e-commerce, noto anche come commercio elettronico, potrebbe essere definito come “l’acquisto di articoli su Internet in pigiama alle 3 del mattino” ma noi preferiamo dire che si tratta della “Opportunità di vendere un prodotto/servizio su Internet”.
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Di fatto i negozi che vendono i loro prodotti online sono negozi e-commerce o aziende, un esempio di uno dei negozi online più popolari tra gli e-commerce è Amazon.com⁣ e in totale esistono 4 tipologie di modelli di e-commerce, vediamole:⁣
1. Business to consumer (B2C) ⁣
2. Business to business (B2B) ⁣
3. Consumer to Consumer (C2C) ⁣
4. Consumer to Business (C2B) ⁣
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Ci sono poi diverse tipologie di e-commerce:⁣ vendita al dettaglio, vendita all’ingrosso, dropshipping⁣, crowdfunding, abbonamenti⁣, prodotti digitali e servizi.⁣
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La possibilità di vendere online ha mostrato da subito le grandi opportunità che ne derivano, i vantaggi sono incredibili e durate il lockdown tutti se ne sono resi conto: ⁣
– Accesso a un mercato globale⁣
– Disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7
– Si lavora da qualsiasi luogo⁣
– Spese generali ridotte⁣
– Marketing mirato⁣
– Capacità di servire una nicchia specifica

Quindi che si fa? Shop sul sito o piattaforma esterna?

Fatte queste dovute premesse, è importante comprendere come non tutte le piattaforme siano indicate per tutti i prodotti e per tutti servizi. Partiamo proprio dai servizi per i quali la scelta migliore sembra essere quella di vendere direttamente dal proprio sito web, non ci sono piattaforme online adeguatamente posizionate per i servizi se non per la formazione, ad esempio.
Non solo, se vendiamo servizi sappiamo bene che poter gestire l’agenda con un sito che dialoghi direttamente con i vari i-Cal oppure con Google Calendar è una bella comodità!
Online si trovano diverse piattaforme e-commerce alle quali associarsi per vendere le proprie prestazioni, ma niente è professionale come poter far fare tutto ai clienti direttamente dal sito.
Una grande mano la può dare anche Facebook che consente di impostare orari e informazioni, oltre che di facilitare il cliente nel richiedere un appuntamento.
Da qualche settimana Facebook ha anche lanciato un nuovo prodotto, gli Shop, che sono effettivamente dei negozi profilati da sfruttare sopratutto se si fa prodotto. Questa grandissima novità ci ha permesso anche di creare dei veri e propri shop online collegati anche ad Instagram, un passaggio continuo tra social network e sito web che genera traffico e moltiplica esponenzialmente le possibilità di vendere da entrambe le parti.

E il prodotto dove lo vendo?

Quindi, se per i servizi le soluzioni efficaci si riducono allo shop dal sito, per i prodotti le possibilità sono davvero tante e da maggio 2020 abbiamo anche questa grande opportunità di sfruttare lo strumento Facebook Shop.
Per il resto le scelte vanno fatte in modo strategico, in base a come il prodotto è posizionato sul mercato, in base alle ricerche di benchmark e anche alle abitudini di acquisto della nicchia in cui il prodotto è forte.
La nicchia, la target audience insomma, il cliente ideale è il protagonista anche in questa parte della strategia perché, ora più che mai, le grandi quantità di prodotti sul mercato (qualsiasi prodotto) obbligano i brand a dover intercettare il cliente in diversi punti del processo di acquisto. Dunque via libera alle piattaforme tipo Amazon.com per vendere il prodotto su vasta scala e vi libera anche ad una doppia distribuzione in base al costo.
Facciamo un esempio. Se un brand di moda realizza e vende contemporaneamente due linee, una più economica e una più costosa, potrebbe decidere di vendere una linea dallo shop del sito e una più economica su ASOS.com in modo da intercettare una fetta più ampia di pubblico che, di fatto, è già profilata dalla piattaforma.
In conclusione, per rispondere alla domanda che apre questo articolo “E-commerce o marketplace, dove si vende di più?” la risposta migliore è “Dipende dal Brand, dagli Obiettivi e dal Budget” perché esistono soluzioni utilissime per alcuni e del tutto inefficaci per altri.
Il punto di partenza è lo studio delle abitudini di acquisto del cliente ideale, unito all’analisi delle caratteristiche del brand, dopodiché la strategia ci farà andare da A a B.

Come capisco quando passare da un marketplace ad uno shop sul mio sito?

Quando un brand è consolidato, il prodotto ha ricevuto sufficienti recensioni e quando il brand stesso ha volta di maturare e passare una fase più ampia, è il momento di aprire un proprio shop sul sito. Aggiungere un e-commerce sul sito ha un costo abbastanza elevato, pertanto è importante aver già appurato l’interesse della audience e del cliente potenziale prima di prevedere questo investimento.
Nello stesso tempo dobbiamo ammettere che avere uno shop online aumenta il prestigio del brand e contribuisce a migliorare la percezione del cliente. Non solo, se pensiamo al processo di acquisto, capiamo da subito quanto avere uno shop sul sito ci consente di avere una chance in più di intercettare la target audience mentre decide se comprare o meno il nostro prodotto.
Possono esserci strategie che prevedono l’utilizzo contemporaneo di tre marketplace (Amazon, Bigcartel e Etsy) insieme all’e-commerce sul sito, tutto dipende dai budget e dal brand, tutto deve essere sostenibile e deve portare dati di ritorno che siano analizzabili e utili per la crescita del brand stesso. Non è più il tempo delle grandi quantità e dei contenuti distribuiti alla massa, oggi contano la nicchia, il brand e gli obiettivi.
Se hai bisogno di più informazioni e vuoi approfondire il tema della vendita online invia una mail a paola@paolatoini.it

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La gratuità ti farà vendere di più?

paola toini gratuità

La gratuità è davvero uno strumento di marketing?

L’atteggiamento che preferisco è quello di San Tommaso, ovvero colui che deve empiricamente provare qualcosa prima di poter accettare una verità. Per questa ragione, tra marzo e aprile ho fatto un esperimento e ho ottenuto dei risultati interessanti. In tema di gratuità ho scoperto che è davvero uno strumento di conversione, sopratutto in termini di valore che riusciamo a passare alla nostra nicchia.
Ho iniziato con quattro Zoom Meeting gratuiti dedicati alla comunicazione digitale, alla coerenza visiva, all’autenticità e alle prospettive future sempre rispetto al post-covid. Contemporaneamente ho aperto una sezione Risorse Gratuite sul mio sito per accedere a un sacco di risorse, notizie sui miei corsi e contenuti di ispirazione dedicati alla crescita di un brand. Nello stesso periodo ho avviato una serie di dirette su Instagram e su Youtube, una delle quali (il 10 aprile) è stata dedicata proprio al tema della gratuità e la trovate a questo link.
Durante la diretta ho parlato di un libro che ha come tema centrale proprio l’erogazione di servizi gratuiti, si intitola FREE (in vendita qui su Amazon) e prende spunto dal caso studio di Google per parlare di gratuità. Google eroga continuamente servizi gratuiti (pensate alla suite di strumenti per modificare i file di Office) e rimane in testa alla classifica delle aziende più fruttifere del mondo.

[Ho parlato del libro nella live e ho già dato il mio parere: molto tecnico e a tratti anche noioso, ma ricco di spunti interessanti sul tema del pricing (ovvero il procedimento con cui l’impresa o il venditore giungono a fissare il prezzo di vendita di un loro prodotto utilizzando procedure contabili o d’altro tipo).]

È molto importante comprendere che le attività gratuite possono essere incluse nel piano marketing di tutti i business. In modo particolare per quelli che fanno prodotto ci sono un sacco possibilità di applicazione efficace (parliamone in consulenza se questa idea vi attira).

Tornando al mio esperimento, quindi, per quale ragione un’azienda oppure un professionista dovrebbero spingere sulla gratuità e fare dei test?

Il primo risultato che ho ottenuto è stata la fidelizzazione di una fetta di community che fino al quel momento era stata silenziosa e che aveva manifestato l’esigenza di attività più esclusive e riservate (penso agli Zoom Meeting, ad esempio). Questo obiettivo è molto importante da raggiungere, anzi, direi che è il primo obiettivo che il digital marketing ci permette di conseguire se utilizzato in modo corretto.
Il secondo obiettivo, più spiccatamente di marketing, era quello di acquisire iscrizioni al mio corso sul digital marketing di maggio (registrazioni aperte qui) attraverso post e contenuti organici, ovvero, senza sponsorizzazioni o campagne. Volevo essere sicura di aver trasmesso le mie competenze attraverso i free webinar, le risorse sul sito e le live sui social in modo da raggiungere un numero buono di registrazioni al corso di maggio.
Ebbene, il tasso di conversione raggiunto ad oggi, sulla audience nuova (=acquisita tra marzo e aprile) è del 2%

Buono? Non Buono?

I tassi di conversione sono un tema importantissimo quando parliamo di marketing. Da quando faccio questo lavoro i valori di riferimento sono profondamente cambiati e le ragioni sono certamente da cercare nell’avvento del digitale. Tutte le teorie sulla verticalità della comunicazione, sul benchmark (lo studio dei competitor) e sul rapporto tra cliente e fornitore hanno contribuito a rivedere un po’ tutto il sistema.
Personalmente ho approfondito temi come il ROI (=ritorno sull’investimento) senza essere mai approdata ad un mio punto di vista definitivo perché si tratta di un argomento immenso, sopratutto adesso che esistono branche del marketing complesse come, per dirne una, l’influence marketing.
Quando ho iniziato, sul finire degli anni ’90, il tasso di conversione (detto anche Redemption) era fissato al 10%
Facciamo un esempio: nella distribuzione di 10.000 volantini potevamo calcolare che sicuramente 1.000 persone sarebbero state potenzialmente interessate agli articoli promossi sui flyer.

Raggiungere una conversione del 10% oggi è considerato un successone e infatti la percentuale di riferimento è scesa tra il 2% e il 5%

Ecco perché il mio risultato (se pensiamo alle iscrizioni al corso di maggio) si può considerare mediamente buono, sopratutto tenendo conto del fatto che era un primo esperimento supportato da attività gratuite. Se invece facessimo riferimento alla fidelizzazione della community posso dirmi molto soddisfatta perché riuscire ad entrare in contatto con la propria nicchia e instaurare conversazioni di valore è un obiettivo primario nella costruzione della brand identity.
Per concludere voglio rispondere alla domanda che apre questo articolo dicendo che Sì, la gratuità è uno strumento di marketing potente ed efficace quando gli obiettivi sono chiari e raggiungibili; ci vuole strategia e visione per creare progetti proficui, l’improvvisazione non è mai una buona idea.
Vuoi studiare una strategia che includa gratuità per la tua attività? Parliamone fissando il primo incontro conoscitivo gratuito via mail su paola@paolatoini.it
Vuoi approfondire i temi del digital marketing? Registrati al mio corso di maggio cliccando qui
Vuoi leggere il libro che ho consigliato? Ecco qui il link per acquistarlo su Amazon

Coerenza visiva e Brand Identity: sei davvero riconoscibile?

paola toini brand identity

Come possiamo giocare con la coerenza visiva per essere riconoscibili?

Questo articolo è dedicato alla coerenza visiva, un alleato prezioso che ci consente di definirci e di essere identificabili in mezzo allo tsunami di brand che popola l’internet. Per questa ragione la personalità di un brand deve venire fuori dal sito, deve predominare nella comunicazione sui social, insomma, deve essere il tratto distintivo che ci permette di raggiungere il nostro cliente ideale.
Una comunicazione incoerente, blanda e non curata può fare danni assai peggiori di una non-comunicazione. Per esempio, una comunicazione trascurata dal punto di vista della visual identity può farci sembrare il fornitore ideale di un cliente che non vogliamo e che non appartiene alla fetta di audience che vogliamo raggiungere.
E allora che si fa? Ci si affida ad un professionista che ci aiuterà a tirare fuori la nostra traccia stilistica e ad applicarla al momento giusto.
Definizione dal web
coerenza

/co·e·rèn·za/
sostantivo femminile
  1. Intima connessione e interdipendenza di parti; part., in botanica e fisica, coesione.
  2. Costanza logica o affettiva nel pensiero e nelle azioni.
Origine
Dal lat. cohaerentia, der. di cohaerēre ‘stare unito insieme’ •1585.

Ora applichiamo la definizione alla comunicazione e alla visual identity, praticare la coerenza visiva significa essere in grado di unirci con il nostro messaggio al punto di renderlo immagine, colore e grafiche.
Potrebbe sembrare un banale esercizio di stile e invece si rivela, e sempre di più si rivelerà, la forza vincente di un’attività che vuole evolversi e sfruttare al massimo le potenzialità della comunicazione (on e off line).
Quindi, a cosa serve curare l’identità visiva e porre attenzione a questo elemento? Applicare la coerenza visiva significa trovare la propria modalità di utilizzare uno strumento VISIVO per raggiungere il cliente IDEALE! Ricorda che un personal branding studiato e coerente ha il potere di attirare, coinvolgere e costringere il tuo cliente ideale verso di te. Se la visual identity è curata arriverai esattamente a chi sta cercando proprio il tuo brand come soluzione.
Che si tratti di un brand oppure di un consulente il valore della coerenza visiva è lo stesso e fa parte anche delle piccole cose, dei dettagli che possono sembrare, lo ripeto, esercizi di stile e che in realtà non lo sono.
Qualche esempio? L’immagine di profilo dei social è visual identity, la testata del profilo di LinkedIn è visual identity e anche le icone degli album in evidenza su Instagram vanno gestire con coerenza visiva.

Color psychology

Ultimamente si fa un gran parlare della psicologia del colore che in realtà viene studiata da anni, basti pensare alla storia del colore nella moda, ad esempio. Ora si tende a suddividere in stagioni anche le identità visive dei brand:

  • SUMMER è delicato, leggero, frizzante e calmo
  • AUTUMN ha molta personalità, è informale, sopra le righe, appassionato e rustico
  • WINTER è lusso, esperienza, tecnico, geometrico
  • SPRING è colore abbinato al bianco, è prodotto, è ispirazione

Attenzione a non farsi imbrigliare da queste definizioni, la coerenza visiva ci permette di essere più liberi e veloci nella gestione di alcune scelte e nessun brand è completamente Summer o Winter, un buon professionista saprà guidarci anche in queste scelte.
Un professionista riuscirà a tradurre in colore e in immagine la mission e la vision del nostro brand; in questo modo la nostra comunicazione e tutti i contenuti che andremo a produrre (anche in autonomia) saranno coerenti tra loro e contribuiranno a renderci riconoscibili.
E quali sono gli elementi della visual identity che vanno declinati a seconda della nostra coerenza visiva?

  • logo
  • palette colore
  • font
  • grafiche di base per i social
  • immagini/fotografie

Lo abbiamo capito, il focus è sulla riconoscibilità. Dobbiamo alimentare l’attitudine ad essere riconoscibili per fare in modo che il nostro contenuto spicchi in mezzo a tutti gli altri e magnetizzi l’attenzione del nostro cliente ideale. Un visual poco coerente e senza carattere attirerà cliente poco coerenti e senza carattere, avete presente il classico “poche idee e molto confuse”?
Per evitare che questo accada e per indirizzare tutti i nostri sforzi verso una comunicazione coerente ed efficace, quindi, abbiamo la necessità di dedicare attenzione alla identità visiva.
Vi lascio il link ad un’intervista che ho fatto a Laura Calascibetta, una graphic designer con la quale ho chiacchierato proprio di visual identity

Questo articolo vuole essere il punto di partenza per alcune riflessioni importanti da fare prima di pensare ad un rebranding o alla digitalizzazione di un’attività; è necessario riconoscere il valore di una visual identity curata e coerente sopratutto in termini di coinvolgimento del target ideale. Se vi restano dubbi o domande aspetto una mail a paola@paolatoini.it 
 

Digital marketing: quali opportunità per il futuro?

futuro digital marketing paola toini

Il futuro è molto vicino, preparati in tempo

Ci siamo fermati, abbiamo riflettuto ed abbiamo vissuto (stiamo ancora vivendo per certi versi) attimi di infinita angoscia. È davvero il momento di pensare al futuro? Di passare alla fase 2…
I mass media ci dicono di sì e così possiamo provare a pensare per coltivare dentro di noi la fiducia verso il futuro. Del resto, che sia per il nostro brand oppure per il brand di cui gestiamo la comunicazione, tutti sappiamo che nutrire la fame di un futuro florido è una delle principali motivazioni che spingono proprio le attività di comunicazione e marketing.
Fase 1 o fase 2 che dir si voglia, è arrivato il momento di guardare concretamente un pochino fuori dalla nostra finestra, è primavera e quindi ci sta una ventata di novità.
Tieni d’occhio ciò che è di tendenza: assicurati di cercare i trend popolari che emergono sui social media e in tutto il mondo. Tuttavia, ricorda che è essenziale scegliere solo i trend in linea con il messaggio chiave generale del tuo brand, per mantenere l’interesse e risuonare con il tuo target!
Vediamo insieme quali sono i possibili spunti di tendenza a cui lavorare da oggi stesso.

Podcast

Il podcasting è un’attività non recente, da anni se ne parla ed è un fenomeno che a certi livelli ha preso piede. Rimane un sottobosco di wannabe che, appunto, per il loro futuro vorrebbero e non si concedono il diritto di lanciarsi, ecco in otto passi come sviluppare il proprio programma di podcasting:

  1. scegli un argomento, un tema, un topic
  2. scegli un format (speech, interviste, episodi ecc…)
  3. crea le grafiche
  4. scegli la musica di intro e di outro
  5. seleziona l’attrezzatura di cui hai bisogno
  6. registra e monta il tuo file audio
  7. esegui l’upload sulla piattaforma che preferisci (oppure sul tuo blog, nella newsletter)
  8. sviluppa una strategia e promuovi questo contenuto

Questi sono i passaggi fondamentali che, chiunque voglia fare un buon lavoro e promuoversi attraverso il podcast, deve tenere in considerazione; l’obiettivo finale sarà la guida che ci accompagnerà negli 8 step e che ci permetterà di creare qualcosa di unico!
A questo proposito, ho intervistato un vero professionista della voce, Marco De Domenico, che ci ha svelato un po’ dei suoi segreti e ci ha dato molti consigli, trovi l’intervista qui.

LinkedIn

Uh, sai che novità! Ti vedo mentre dici così. Invece ti invito a guardare LinkedIn in modo nuovo per il futuro, come una fonte enorme di collegamenti e opportunità per il lavoro. È lo spazio ideale in cui passare dal “io io io” al “noi noi noi” in questo momento in cui, per molti, il lavoro è fermo e quindi possiamo prendere la palla al balzo per sviluppare collaborazioni interessanti e bizzarre.
Fino a metà del 2019 LinkedIn era un po’ snob, riservato ai pro che avevano bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione. Ammettiamolo, c’era anche un po’ di soggezione da parte di noi piccolini quando avevamo un post o un articolo da condividere. Poi è successo qualcosa e oggi c’è la possibilità di condividere e di dialogare con persone disposte a scambiare con noi le loro informazioni. In questo tempo sospeso e ricco di nuove prospettive per il futuro LinkedIn potrebbe essere una fonte piena di occasioni.

Pinterest

Ho inserito Pinterest in questo elenco per due motivi precisi.
Il primo riguarda la natura di Pinterest che è il social network della ricerca, della ispirazione, all’interno del quale naviga chi non ha ancora deciso. Su Pinterest cerchiamo idee e questo momento storico è caratterizzato proprio da questo.
Con la maggior parte dei negozi chiusi e le possibilità di fare shopping limitate, sempre più persone si rivolgono a Pinterest per cercare ispirazione e passare un po’ di tempo. In effetti, Pinterest ha registrato livelli record di traffico nelle ultime settimane, con molte più persone alla ricerca di consigli per allestire il proprio ufficio a casa, passare il tempo con i figli e prendersi cura di se stessi tra durante il lockdown per COVID-19.
Il secondo motivo per cui ho inserito Pinterest in un articolo che parla di futuro è che su Pinterest c’è spazio! Quante volte mi è capitato in consulenza di dire a qualcuno che il mercato su Instagram è saturo e che ci vuole la forza di provare altre strade… ne avevo parlato anche qui.
In questo momento posizionarsi su Pinterest, che è una piattaforma leggera, meno forzata e un po’ anarchica dal punto di vista delle regole e dei linguaggi è un’ottima idea, una grande opportunità per il futuro del digital marketing. Se vuoi approfondire questo tema puoi contattarmi su paola@paolatoini.it e insieme creeremo una strategia per te che includa Pinterest.

Presenza

Lo abbiamo detto e ripetuto più volte in queste settimane: è arrivato il momento di metterci la faccia e di fare la differenza. Il futuro non concederà nessuno spazio agli indecisi, a chi cercherà di campare di rendita senza dire la sua e senza posizionarsi in una precisa fetta di mercato.
Bisogna esserci, esprimersi e comunicare i propri valori, il proprio credo. Se parliamo di sito web, ad esempio, la pagina Manifesto è diventata quanto meno necessaria perché è lì che esprimiamo a chiare lettere chi siamo, professionalmente parlando.
Metterci la faccia significa anche avere il coraggio di creare contenuti che piacciano al nostro cliente ideale e andare verso di lui, coinvolgerlo e spiegargli di persona perché noi siamo la soluzione ideale alla sua esigenza. Raccontare, ad esempio, la ricerca che sta dietro la materia prima oppure la passione che alimenta la nostra professione è possibile solo con la presenza, essendoci.
E per chi non ama farsi fotografare c’è sempre la possibilità di studiare una strategia di visual identity ancora più personale, una bella sfida per chi fa il mio mestiere e per un fotografo che contribuirà alla creazione di questa strategia.
Ho parlato di questo con Carlotta Favaron, che è la mia fotografa, in questo video che ti invito a vedere e a recensire.
Questi quattro elementi sono fondamentali per te se vuoi che il futuro del tuo business sia sempre più vicino al tuo cliente ideale e quindi alla conversione, se hai dubbi o domande scrivimi una mail su paola@paolatoini.it oppure sui miei canali social.

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Telegram: sette motivi per cui dovresti aprire il tuo canale

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Il canale Telegram è uno strumento super efficace, scopriamo sette ragioni per cui dovresti aprire subito il tuo canale

1. È gratis
E questo non è un aspetto da sottovalutare oggi perché la portata organica di un social network “classico” ormai è più bassa del 5% e quindi siamo praticamente obbligati ad investire in Ads. Su Telegram, se lavoriamo bene, ci assicuriamo una buona redemption praticamente gratis.
2. Portata organica pari al 100%
Ormai lo sanno anche i sassi, un post pubblicato su un social network (Facebook, LinkedIn, Instagram) sarà visto si e no dal 5% delle persone che ci seguono. Su Telegram, invece, il 100% degli iscritti al nostro canale riceverà la notifica del nostro messaggio e questo ci garantisce di arrivare a tutti. Ovviamente significa anche impegnarsi ad essere interessanti, ma questa è un’altra storia…
3. Aumenta il senso di Community
Community potrebbe essere la keyword del 2020 da un certo punto di vista (qui ho parlato dei trend del 2020). Fidelizzare la audience e riuscire a convertirla in clientela che acquista è un obiettivo che possiamo raggiungere, ad esempio, se lavoriamo bene con la nostra community. Telegram ci permette di interagire con il nostro pubblico di rifermento senza essere invadenti o pressanti, ergo, la audience ci segue più volentieri e aspetta i nostri contenuti.
4. Sei il King del tuo castello
Su Telegram sei sul Tuo canale e non ci sono regole estetiche che limitano la tua creatività oppure che ti obbligano a conformarti a qualcosa che non risuona con te. Visivamente sei su una chat e questo è un grande vantaggio in termini di visual perché le regole le fa tu, comandi tu!
5. Hai tutti gli strumenti che vuoi
Ormai Telegram ha integrato tutti gli strumenti che ti permettono di interagire con il pubblico, ti consente di pubblicare video, note vocali (figo eh?), sondaggi e link che non vengono limitati dall’algoritmo. Davvero un grande vantaggio per te e per gli iscritti al tuo canale perché la comunicazione tra Te e Loro è verticale, nessuno si mette nel mezzo. In questo senso si dice che Telegram è un canale proprietario, ovvero, ciò che viene pubblicato arriva al mittente senza filtri (=algoritmi di mezzo).
6. È un’alternativa REALE alla newsletter
La newsletter è tra gli strumenti di digital marketing che manda più in crisi le persone. Tutti riceviamo newsletter che sembrano un romanzo di Tolkien. Avvincente, sì. Intrigante, sì. Eppure anche irraggiungibile per la stragrande maggioranza dei brand e dei liberi professionisti che, non hanno la stessa abilità di scrittura di Tolkien. E allora cosa possiamo fare? Possiamo iniziare a sentirci “abbastanza” anche se la nostra newsletter viene corta e poi possiamo invitare il nostro pubblico ad iscriversi al nostro canale Telegram. Una delle migliori strategie è quella di creare un giorno alla settimana per la pubblicazione dei nostri contenuti (hai presente i miei link interessanti del sabato?) perché gli iscritti aspetteranno l’appuntamento consapevoli del fatto che sarà easy e leggibile.
7. Lo puoi gestire da desktop
Sì, lo so. Anche Whatsapp si può gestire da desktop, solo che è meno professionale, è uno strumento casalingo e tipico della comunicazione tra privati. È vero che esistono le liste broadcast che, tuttavia, non reggono il confronto con un canale Telegram curato. Scrivere da desktop, confessiamolo, è molto comodo e ci consente anche di scrivere il testo su Word e copia/incollarlo successivamente sul nostro canale.
• BONUS! Puoi programmare •
Eh si, un social network, un canale di comunicazione con una audience, acquista un valore aggiunto nel momento in cui diventa possibile programmare le pubblicazioni. Lo sappiamo tutti. E anche Telegram contempla questa opportunità che è applicabile anche da desktop e con due semplicissimi passaggi.
– entro nel mio canale
– digito il testo
– tengo premuto il tasto invio e… programmo data e ora di pubblicazione.
Guarda il mio tutorial qui 👇🏼👇🏼

Spero di essere stata esaustiva e di averti convinto ad aprire il tuo canale, se hai dubbi o hai bisogno di chiarimenti lascia un commento oppure scrivi una mail a paola@paolatoini.it sarò felice di risponderti.

Analisi e report, due bussole per il tuo business

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Conosci il potere dell’Analisi?

Sono certa che sì, lo conosci. L’Analisi, in generale. Analizzare è un grande regalo che possiamo concedere a noi stessi quando abbiamo perso la rotta della nostra vita personale e lo stesso vale per il nostro brand.

Analizzare i dati, i report, i numeri… ci permette di osservare con oggettività e di tracciare la strada più efficace possibile per noi e il nostro business.

Fermarci e analizzare ciò che abbiamo fatto fino ad ora è un’occasione per far crescere la nostra attività, farla maturare, renderla adulta.

Infatti anche un brand vive le sue stagioni della vita e diventare maturi rende le cose decisamente più facili e anche più divertenti!

Ho pensato di realizzare e di scrivere per te alcuni semplici esercizi, ti permetteranno di vedere con chiarezza e di osservare in modo oggettivo come hai impiegato le tue energie (e il tuo budget) negli ultimi tempi. Vedrai quali attività di digital marketing sono veramente allineate con i valori del brand e quali lo allontanano dal fulcro.

Io ti consiglio di tenere in considerazione l’ultimo anno e non importa in quale mese ci troviamo… è sempre l’ora di fare analisi! Ti invito anche ad andare al cuore del tuo lavoro e di rispondere con rapidità, con la pancia.⠀⠀

Trovi a questo link il PDF del Mini Eserciziario, esegui il download e condividi il risultato con me via mail a paola@paolatoini.it oppure sui miei canali social. E ti lascio anche il PDF del primo Mini Eserciziario, quello dedicato alla brand identity, che ti permette di fare luce su ciò che ha davvero bisogno di essere rivisto o aggiornato, clicca qui per avere il PDF.

Buon lavoro!

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Comunicare (e vendere) ai tempi del COVID-19

COVID-19 e promozione di un brand (o di una professione), cosa fare?

Se mi segui su Instagram (se non lo fai, dovresti, clicca qui), sai che venerdì scorso anche io mi sono immessa nel grande circo delle dirette di questo periodo (ai tempi del covid-19) e ho risposto ad alcune domande relative alla promozione.
Tutto è partito da una delle domande più ricorrenti di questi giorni di COVID-19: “Faccio rebranding? Ne approfitto?” alla quale continuo a rispondere che, no, non è il caso di attivarsi proprio ora per attività di rebranding. A meno che non ci si dia un tempo lungo, che ci permetta di uscire da questo periodo che inevitabilmente ci influenza.
Ho anche creato un elenco che può aiutare nella prima fase, quella di analisi, attraverso il quale è possibile avere una visione panoramica di tutto ciò che ci supporta nelle nostre attività di comunicazione. C’è un esercizio suggerito insieme all’elenco che puoi scaricare cliccando qui.
Ho pensato di pubblicare anche qui il video della diretta in modo che chiunque possa accedervi e avere le risposte alle che riguardano questi argomenti:

In breve posso dire che in questo momento sono consigliate tutte quelle azioni che possono andare verso la nostra community (sui social) e verso il nostro cliente ideale, tutto ciò che lo può facilitare e aiutare sotto diversi fronti: formazione, benessere, sicurezza.
Viene da sé che sarebbe opportuno avere una strategia pensata anche oggi, che siamo in piena pandemia da COVID-19, e che ci si può permettere anche il lusso di fare degli esperimenti, per vedere cosa succede e come reagisce la nostra audience.
Sul rebranding, invece, vale la regaola dell’attendere che i tempi siano migliori e che sia passato il pericolo di sentirsi influenzati da ciò che stiamo vivendo, nella diretta faccio un esempio che secondo me rende bene l’idea: la palette colori.
Nel momento in cui si vive una situazione di stress e di insicurezza, legate a ciò che accade e a ciò che potrebbe accadere, siamo portati a scegliere colori che potrebbero piacerci solo per un periodo di tempo limitato, sei d’accordo?
Scegliere un logo, creare un payoff e sviluppare la brand identity in un momento come questo potrebbe portarci fuori strada, meglio prendersela comoda e riflettere su Vision e Mission, ad esempio. Oppure rivedere i testi del mediakit e delle brochure (si, ne parlo nella diretta).
Qui trovi il video:

Che ne pensi? Fammi sapere cosa ne pensi e se hai bisogno di chiarimenti sentiamoci via mail paola@paolatoini.it

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3 motivi per iniziare a fare blogging da subito

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Nel 2020 avrai bisogno del tuo blog

Flashback a ieri. Instagram non mi carica le storie, Planoly (l’app che utilizzo per la programmazione dei post di Instagram) mi dà buca e anche la posta elettronica rema contro. Torniamo a sabato, Whatsapp completamente in down, non invia messaggi e nemmeno audio. La sensazione è che qualche volta i social media siano inattivi per ore e ore e, per un libero professionista che ha la necessità di comunicare in modo rapido, questo può significare perdere delle occasioni importanti. Ad esempio, ieri si è bucato il mio post sulla seconda regola base della comunicazione digitale.
Perché questa cosa è così rilevante? Tanto da scriverci un articolo di blog così, di pancia…
Perché, quando i social media vanno in down non possiamo farci nulla. In sostanza, per qualche tempo, non possediamo i nostri account Facebook o i feed di Instagram quindi, se questo è l’unico posto in cui condividiamo contenuti, potremmo avere un danno.
La soluzione? Pensare a qualcosa di più stabile, uno spazio in cui poter condividere contenuti che non scompariranno quando Facebook deciderà di apportare modifiche o diventare obsoleto, in sostanza quando uscirà la prossima popolare piattaforma di social media.
Quindi, tadaaan… ecco tre buoni motivi per iniziare a curare seriamente il tuo blog nel 2020!
1. Un blog aiuta ad accrescere la tua credibilità come professionista (la famosa reputazione online-web reputation)
Un blog è il tuo spazio e qui hai la possibilità di mostrare le tue competenze e condividere la tua esperienza quotidiana. Se il tuo sito web non ha una pagina FAQ, ad esempio, attraverso il blog puoi rispondere alle domande e fornire risposte dettagliate e utili al pubblico. Puoi condividere foto di un progetto recente, un tutorial oppure raccontare le dinamiche che stai vivendo come professionista del tuo settore. Le opzioni sono infinite e il modo in cui spieghi le cose al tuo pubblico ti distinguerà dalla concorrenza. Non solo, quando i social media non funzionano, il tuo blog sarà lì ad aspettarti. Il tuo blog è il luogo perfetto per aggiungere un invito all’azione (le famose CTA) e far crescere anche la tua mailing list!
2. Un blog è un ottimo modo per mantenere fresco il tuo sito web
L’aggiunta di nuovi contenuti al tuo sito Web è ottima per scopi SEO. Un blog è un modo semplice per aggiungere keywords su base settimanale o mensile, questa azione aumenta il ranking del tuo sito e concorre ad evidenziare le tue abilità e servizi. Un altro consiglio relativo al blogging e all’opportunità di mantenere fresco il tuo sito, è assicurarsi di avere sempre un invito all’azione (CTA) alla fine di ogni post. Puoi invitare le persone a contattarti, a prenotare un servizio o ad acquistare i tuoi prodotti.
3. Un blog ti offre infiniti contenuti sui social media (eh si, il BLOG alimenta i social network e non viceversa)
Ultimo ma non meno importante, un blog è il modo più semplice per creare contenuti che puoi condividere sui social media. Ovviamente possiamo condividere articoli o suggerimenti di altri professionisti nostri colleghi, tuttavia questa azione è un invito al nostro pubblico verso il sito web di un concorrente, quando dovremmo indirizzarlo al nostro!
Un blog può aiutarti ad affermarti come esperto e ti dà il controllo delle informazioni che stai fornendo ai tuoi follower sui social media.
Ti è mai capitato di leggere online un articolo e di pensare “Potrei aggiungere altro a questo argomento, potrei parlarne anche io con la mia cifra stilistica!” Ebbene, il tuo blog è lo spazio ideale per farlo e con i tuoi social network gli metterai le rotelle e farai girare le tue idee su un ideale skateboard che arriverà dovunque! Bello vero? Assicurati che le informazioni che condividi sui social media siano utili al tuo pubblico e a te. Fornisci suggerimenti utili, racconta la tua esperienza di professionista e assicurati che il tuo invito all’azione li riporti alle pagine dei tuoi prodotti o servizi!
Se non hai ancora iniziato a scrivere articoli di blog, gennaio 2020 può essere il momento giusto per iniziare a divertirti in questo senso! Fare blogging non deve essere un mal di testa, è solo una questione di creare un piano e lasciarti ispirare dalla tuo quotidianità di professionista.
Contattami per una consulenza (il primo incontro conoscitivo è gratuito) per vedere come migliorare la tua presenza online oppure partecipa ad una delle attività del mio Lab per conoscermi e vedere dal vivo una mia consulenza condivisa. Il 30 gennaio, a Milano, terrò proprio un corso sulla comunicazione digitale, clicca qui per registrarti.
Hai trovato utile il mio articolo? Scrivimi un feedback a 📩 paola@paolatoini.it e condividilo se pensi possa essere interessante per altre persone.

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