Come preparare il prossimo shooting per la tua attività

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Ho fatto il calcolo, in un anno realizzo con Carlotta almeno cinque shooting per il mio personal brand.

Troppi? No.

In questo articolo ti parlo di qualcosa che aiuta davvero a migliorare la riconoscibilità del tuo business: come pianificare un servizio fotografico di branding per la tua attività. Se ti parlassi di me, ti direi che su cinque shooting all’anno abbiamo sempre centrato il punto con la mia fotografa e il motivo è che lo abbiamo preparato molto bene in fase di progettazione. Come sempre, conta l’obiettivo insieme ad una serie di elementi che vedremo insieme.
Parliamoci chiaro, la fotografia stock è sempre una scelta possibile e le opzioni online sono tantissime anche per immagini royalty free. Basti pensare a Freepik o Pexels e via dicendo… ma c’è una grande differenza nell’avere una libreria di immagini di brand personalizzate che possiamo utilizzare per commercializzare il nostro business.
Questo è il modo in cui io pianifico i miei shooting, 5 step che portano a un servizio fotografico che racconta servizi e prodotti e, sopratutto, che permette ad un brand (o un personal brand) di distinguersi ed essere sempre maggiormente riconoscibile.
Ho già trattato il tema della bulimia di contenuti degli ultimi anni e di come la riconoscibilità sia il primo obiettivo di una visual identity insieme allo scopo di raccontare la proposta di un business (prodotto o servizio).

Partiamo dalle basi: cos’è la fotografia di branding?

La fotografia di branding si distingue dalla fotografia classica perché nasce con l’obiettivo di raccontare un brand e le sue proposte. Deve essere coerente con la visual identity e può essere utilizzata in diversi contesti: sito web, comunicati stampa, social network, e-commerce o campagne pubblicitarie cartacee.

È necessario prevedere uno shooting?

Si. È un investimento necessario perché l’occhio di un professionista ci consente di poterci concentrare solo sul nostro obiettivo, alle questioni tecniche ci pensa lui.

Come si realizza?

Gli step che prevedo e consiglio io sono 5 ma si può sempre trovare una modalità più personale. Il fattore importante è il raggiungimento di un risultato.

Step 1. Pianifica i tuoi scatti

Questa è la chiave per assicurarsi che shooting sia efficace: devi sapere quali immagini ti servono per arrivare dal tuo fotografo con le idee più chiare possibile.
Aiutati con queste domande.
Quali sono prodotti e/o servizi?
Quali sono le storie editoriali che vuoi raccontare?
Hai presente “Il diavolo veste Prada” ? Ecco, è il tuo momento di essere come Miranda. Diventi un po’ il caporedattore. Quando sei il direttore editoriale o creativo del tuo brand, devi pensare alle cose che devi comunicare visivamente.
Questa fase del processo creativo deve iniziare tempo prima dello shooting stesso e, se sei come me, raramente sarai alla tua scrivania quando l’idea ti colpisce.
Quello che trovo davvero utile è assicurarmi di avere una nota nel mio telefono e, quando ho un’idea di qualcosa che devo raccontare con una foto o un gruppo di immagini, mi assicuro solo di annotarlo nel mio telefono. Per qualche ragione che ignoro, queste idee sembrano sempre arrivare in momenti tipo una passeggiata oppure sotto la doccia, quindi avere l’elenco nel cellulare è un trucco per non perdere nessuna idea.

Step 2. Vola su Pinterest e crea una moodboard per lo shooting

Il secondo passaggio, dopo aver messo insieme tutte le idee, è catapultarmi su Pinterest e creare una Moodboard da condividere con Carlotta. Ti lascio il link alla bacheca dedicato allo shooting di fine maggio, quello immediatamente dopo il lockdown, ero emozionata e non vedevo l’ora di tornare ad avere delle fotografie professionali per raccontare tutto ciò che avevo pensato di mettere in pista da quel momento in avanti. Eccola pinterest.it/paolatoini/shooting-20-maggio/
Questo strumento è utile e io lo utilizzo con attenzione, dividendo gli scatti di esempio in sezioni che poi diventano la mia guida durante il servizio. Non sarà necessario copiare le pose da diva o da modella perché ognuno porta sé stesso nel proprio business (e lo stesso vale per i prodotti, mi raccomando), ma è innegabile che avere uno scatto a cui ispirarsi accelera il processo creativo.
Un’altro aspetto fondamentale è la condivisione con la fotografa che in questo modo riesce ad entrare nel mood del servizio e può anche darmi dei suggerimenti che mi aiutino via via ad arrivare all’obiettivo finale: shooting per il sito, per il lancio di un nuovo corso, per un po’ di storytelling su Instagram… gli obiettivi sono tanti e diversi e focalizzarsi è un modo saggio di procedere.

Step 3. Scegli il fotografo giusto

Il fotografo giusto NON è il fotografo del tuo competitor o di un tuo collega. Il fotografo giusto è colui che ha uno stile che si avvicina a ciò che vuoi ottenere. Questo dettaglio è imprescindibile, perché non è detto che tutti i professionisti, seppur validi allo stesso modo, vadano bene per te.
Il fatto che ci le fotografie di un brand vicino al nostro ci piacciano, non significa matematicamente che otterremo quel risultato. Prima ti devi chiedere se quel mood preciso valorizzerebbe il tuo racconto, il tuo prodotto o il tuo servizio.
L’occhio esperto ti un professionista sa catturare i piccoli momenti magici che non avresti mai immaginato in un milione di anni. Questo è il valore aggiunto di lavorare con uno specialista.

Step 4. Scegli con cura i props

I props sotto tutti quegli oggetti che ti aiuteranno a personalizzare gli scatti che avrai trovato nel web o che hai pensato di voler realizzare. Si tratta di penne, libri, quaderni eccetera… io considero anche gli abiti. Tutti gli outfit contano e vanno organizzati. Scatti per strada? Fai in modo di poterti cambiare con comodità.
Nello stesso periodo lavorerai sugli abiti e sulle altre esigenze, devi raccogliere oggetti di scena e organizzati per tempo se hai bisogno di qualche acquisto online, perché la spedizione può davvero cambiare le cose. I dettagli sono le piccole sfumature che fanno la differenza – come ad una cena quando c’è un lume di candela in bagno o una cioccolata sul cuscino in un hotel di lusso – quei piccoli segnali visivi che il tuo cliente o la tua audience noterà.
Suggerimento in più: rendi il set autentico e utilizza props che sia utilizzati. Un quaderno troppo nuovo oppure un microfono non-wireless senza filo attaccato potrebbero essere quell’errore che rende finto il tuo scatto.

Step. 5 Verifica tutto, compresi i formati

Il tuo fotografo non è un mago e difficilmente saprà leggerti nella mente, perciò starà a te dirigere i lavori anche in questo senso.
Probabilmente avrai bisogno di una serie di immagini con diversi spazi bianchi. Ecco, l’orientamento e le dimensioni contano davvero in questo caso, così come gli spazi bianchi.
Ci sono nella board delle immagini che devono essere in verticale perché occuperanno più spazio su Instagram? Verificalo. Ti serve uno sfondo neutro perché vuoi realizzare delle copertine? Dai un’occhiata alla lista prima dello shooting. Questo è il tipo di attenzioni di cui tu, come direttore creativo del tuo shooting, devi essere consapevole. Lo stesso vale per le location. Scegli il tuo ufficio? Il negozio? Un prato? Tutto deve essere coerente con il risultato e con la visual identity del tuo business.
Cosa accadrebbe se il tuo prodotto o il servizio che vuoi promuovere, fosse inserto in un contesto completamente diverso dal solito?
Conclusioni
Programmare uno shooting può essere stancante e impegnativo, eppure è un salto nel tuo brand e un’occasione unica per raccontare o promuovere qualcosa a cui tieni e a cui hai lavorato per molto tempo. Se vuoi un po’ di ispirazioni per il tuo prossimo shooting dai un’occhiata alla mia pagina Pinterest, ho raccolto molti esempi di scatti che spero ti possano essere utili.

Vuoi uno spoiler? Al Brand Camp parliamo proprio di questo!

Ti serve il rebranding? O il redesign?

rebranding-redesign

Rebranding o redesign? Di cosa ha bisogno il tuo brand?

Molte persone sentono e usano questi due termini (rebranding e redesign) ogni giorno pensando siano sinonimi. Non è così.
Quando succede che qualche nuovo cliente arriva da me e mi dice “Devo fare rebranding” mi viene sempre da sorridere perché mi ricordo di quando Aldo in Tre Uomini e una Gamba suggeriva al medico i farmaci da dare a Giacomo che aveva una colica renale. (Storica la frase “Ah, lei è medico?”) Insomma, provano a fare il mio lavoro.
Ci sono situazioni che richiedono un rebranding e situazioni che richiedono un redesign.

Rebranding e redesign: vediamo le differenze

Un brand ha bisogno di fare rebranding quando è successo qualcosa che ha modificato i valori, il core business, la visione o e gli obiettivi. Il rebranding è un’operazione che va al cuore, alla reason why, e dunque richiede che questo cambiamento sia visibile all’esterno.
Il rebranding è un rinnovamento completo del messaggio e dell’identità del brand (azienda o professionista è lo stesso). Questo implica una profonda analisi e si deve vedere, il nuovo target deve percepire che qualcosa è successo e che adesso la proposta di quel brand è anche per lui. Fare rebrand è un’attività che ha un grande peso.
Il redesign è qualsiasi cambiamento nel design di un marchio. La modifica del sito, della palette colore o l’aggiornamento del packaging. È qualcosa di sottile.

Come vengono percepiti dalla audience?

Un’operazione di rebrand deve essere sviluppata raramente, quando il cambiamento al cuore di un brand è profondo e sentito anche dalla audience. Se il rebranding è troppo presente nella vita di un’attività, la comunicazione sarà confusa, falsata e il brand stesso verrà percepito come instabile. Ergo: rebranding solo quando c’è uno scossone che porta il brand verso nuovi obiettivi.
Attività di redesign, invece, possono avvenire di frequente e non hanno alcun tipo di impatto nei confronti della credibilità.  Quando, ad esempio, vogliamo aggiornare la palette colore e renderla più contemporanea stiamo avviando una attività di redesign.

Qualche esempio

Rebranding –> Mc Donald’s Europa
Mc Donald’s ha cambiato la palette colori, lo stile dei ristoranti, le divise e praticamente tutto il resto del brand come segnale del suo impegno verso una tipologia più fresca e salutare di fast food.
McDonalds ha osservato il marchio dall’alto al basso, dentro e fuori. L’obiettivo non era semplicemente quello di diventare un posto più amichevole nel quale mangiare cibo economico. Il rebranding si focalizzava sull’intera organizzazione al fine di aggiungere valore all’esperienza dei clienti, fornire un servizio migliore, impiegare marketing a impatto maggiore e abbracciare operazioni sostenibili a lungo termine.
Insomma, un cambiamento radicale dal cuore del brand. In una frase: un cambiamento epocale. L’obiettivo era anche la riqualificazione dei clienti, puntando su chi lavora, sulle pause pranzo healty ad esempio, e allontanandosi dall’idea di junk food.
Ecco l’immagine simbolo di questa campagna di rebranding.
Rebranding-Mcdonalds-paola-toini
Redesign –> Google
L’evoluzione del logo di Google è il classico esempio di redesign perché la sostanza dell’azienda rimane invariata mentre il logo si aggiorna e si modifica secondo i trend del momento oppure gli eventi.
L’operazione di redesign in questo caso è stata fatta nel 2015 per far sì che il logo potesse essere visto meglio su ogni schermo, perché un’enorme percentuale di navigazione web è fatta da telefoni, tablet e altri dispositivi mobili con schermi piccoli o risoluzioni.
Quindi l’esigenza era estetica, pratica e non strutturale. Per questa ragione parliamo di redesign.
Ecco un’immagine che ci racconta i passaggi del logo di Google.
redesign-google-paola-toini

Rebranding e redesign: conclusioni

L’importanza di un branding studiato ed efficace è riconosciuta, ne avevo parlato anche qui, ecco perché dobbiamo portante attenzione quando decidiamo di fare dei cambiamenti. Prima di rifare tutto daccapo chiediamoci se il nostro branding (ripeto, vale anche per i professionisti) ha bisogno di un cambio alla radice oppure solo di una aggiustatina tecnica.
Vuoi sapere se hai bisogno di rebranding o di redesign? Scrivi una mail a paola@paolatoini.it