Marketing trend per il 2021

Ragazza con t-shirt bianca che si occupa di marketing

Prevedere il futuro e parlare di marketing trend per il 2021 sembra particolarmente scoraggiante dopo l’anno appena trascorso. Tuttavia, ci sono tendenze e temi in corso che prevedo coloreranno il marketing nel 2021. Ho letto un sacco in queste settimane e ti lascio cinque punti di riferimento da tenere in considerazione.
L’intento di questo articolo è di risultare particolarmente semplice, dunque privo di paroloni, ma ci sono dei termini che sono insostituibili quindi trovi un glossario a piè pagina.

Marketing trend 2021, le tendenze

1. Retention* ancora protagonista

Si sa, ci vogliono meno soldi per mantenere i tuoi clienti esistenti che per guadagnarne di nuovi, gli esperti di marketing consigliano sempre di impegnarsi di più nella fasi finali di acquisizione di un acquirente. I clienti felici tendono a raccontare la loro esperienza ai loro amici e a fornire un feedback onesto che rafforzerà la tua identità di marchio.
I marketing trend del 2021 ti chiedono questo: assicurati di tener informati i clienti sui cambiamenti che potrebbero interessarli tramite l’email marketing e interagisci con loro sui social media. Raccogliendo dati e segmentando* i tuoi clienti, hai l’opportunità di risparmiare sui costi e puoi indirizzarli in modo più efficace.
Insomma, il consiglio numero 1 che mi sento di darti è: coccola i clienti.

2. Ricordati del Covid

Se parliamo di marketing trend per il 2021 dobbiamo tenere in considerazione il fenomeno che ha sconvolto le nostre vite in questo 2020, il Coronavirus. Secondo quanto riferito da tutti gli esperti di marketing e dagli economisti c’è un dato che dobbiamo stamparci in testa: non torneremo alla stessa economia, ci stiamo riprendendo, ma con un’economia diversa.
Quindi una domanda chiave per tutti è: quali nuovi comportamenti e aspettative dei clienti si manterranno e quali verranno abbandonati? Rispondere correttamente è fondamentale per investire efficacemente in attività di marketing.
Ad oggi abbiamo alcuni indizi da cui partire. Facciamo un esempio: moltissimi ristoranti (inclusi i fast food) credono che l’uso elevato della consegna a domicilio persisterà e stanno quindi investendo in operazioni come le cucine fantasma, che offrono solo ritiro e consegna. Dopo la pandemia, dobbiamo essere lucidi e avere un’idea chiara di cosa è cambiato per decidere se continuare come sempre o adattarci a novità inaspettate.

3. Prendi posizione sulle questioni sociali

Molto è stato scritto sul crescente desiderio dei consumatori di vedere i brand prendere posizione sulle questioni sociali. Questo interesse attraversa le generazioni anche se è maggiormente sentito dalla Gen Z. Gran parte di questo gruppo sta entrando nel mondo del lavoro e la loro voce sarà più forte che mai, sia come consumatori che come dipendenti. Nessuna generazione precedente ha chiesto ai propri datori di lavoro di dimostrare una coscienza sociale aziendale e questo dato diventa significativo anche in termi di scelte e di acquisti.
Questo marketing trend per il 2021 ci dice che possiamo e dobbiamo prendere posizione in modo autentico, ovviamente. A nulla serve dichiararsi ambientalisti senza portare avanti concretamente questa posizione.

4. Aggiungi contenuti interattivi

Questo marketing trend era stato anticipato anche nel 2019 e ne avevo parlato in questo articolo. In ogni modo, aggiungere elementi interattivi al tuo sito Web o ai social media è un ottimo modo per dare valore ai visitatori, convincerli a interagire con la tua attività e saperne di più su di loro. Ad esempio, supponi di essere un agente immobiliare e aggiungi un semplice calcolatore di mutui al tuo sito web, ora offri valore ai tuoi visitatori e impari anche di più su di loro in base ai dati che inseriscono nella calcolatrice. Queste informazioni, a loro volta, possono aiutarti a perfezionare l’identità del tuo cliente ideale e il targeting delle offerte.
Altri esempi di marketing interattivo includono quiz, giochi, sondaggi e video interattivi (sì, un po’ come su Instagram) e assicurano una permanenza più lunga sul tuo sito da parte degli utenti che avranno un ricordo positivo dell’esperienza di navigazione. Uno dei modi più veloci e low budget per portare il tuo brand verso nuovi potenziali clienti, è far condividere ai tuoi attuali clienti un contenuto social. Questo è un altro esempio di interazione tra utente e brand.

5. Continua (o inizia) a curare i tuoi canali social

I brand devono essere pronti a dedicare più risorse al social media marketing nel 2021. Durante il secondo trimestre del 2020, il 24% dei budget totali per il marketing è stato investito nei social media, rispetto al 13% dello scorso inverno. Abbiamo già detto che la fidelizzazione dei clienti è stata una priorità nel 2020 e continuerà ad esserlo anche nel 2021 e i social media sono un valido strumento per raggiungere questo obiettivo. La pandemia ha notevolmente aumentato la quantità di tempo che le persone trascorrono online, incluso il modo in cui ricercano prodotti, brand e organizzazioni.
Questo cambiamento dei consumatori crea nuove opportunità per te, dandoti la possibilità di interagire con un pubblico nuovo e di coinvolgere nuovamente i clienti di lunga data. Cosa devi fare? Investi poche centinaia di euro al mese in campagne, ingaggia un buon social media manager che può sviluppare un piano editoriale, pubblica post regolari, monitora e guida le risposte degli utenti. Se hai sempre rimandato il tuo sbarco sui social media sappi che questo è IL momento.
Queste cinque tendenze chiave possono aiutarti ad aumentare il traffico del tuo sito, generare più lead e aumentare le vendite, il tutto mantenendo attiva la tua clientela di partenza. Sono anche fondamentali per aiutarti a comprendere le tendenze del marketing digitale e come avranno un impatto sul panorama competitivo più ampio.

Global Marketing Trends 2021

Per completezza di informazione ti lascio anche i 7 trend pubblicati nella seconda edizione del Global Marketing Trends:

  • Purpose (Intento/Scopo). I brand sanno perché esistono e chi pronti a servire possono trovarsi in una posizione unica per affrontare cambiamenti senza precedenti.
  • Agility (Flessibilità). Un mondo sempre più digitale richiede una strategia di marketing flessibile, svelta e pronta al cambiamento.
  • Human Experience (Esperienza Umana ma non rende). I brand dovrebbero considerarsi entità umane che rispecchiano e supportano i valori di coloro per cui sono state create (cliente ideale).
  • Trust (Fiducia). Per creare fiducia in questi tempi turbolenti, i brand dovrebbero guardare oltre i dati demografici, concentrarsi su ciò che le persone apprezzano e assicurarsi che le loro promesse corrispondano alla capacità di mantenerle.
  • Participation (Partecipazione). Le attività di marketing possono trarre vantaggio (e farti rimanere un passo avanti rispetto alla concorrenza) creando una strategia di coinvolgimento che si appoggi sulla partecipazione dei clienti. Poiché l’innovazione digitale avvicina persone e brand, il coinvolgimento dei clienti sta rapidamente diventando una strada a doppio senso in cui i clienti possono anche partecipare come ambasciatori del marchio, influencer, collaboratori e innovatori
  • Fusion (Fusione). I brand oggi sono in grado di servire ancora meglio i loro clienti creando esperienze innovative attraverso fusioni intersettoriali. La pandemia ha spostato le priorità per tutti praticamente dall’oggi al domani. Per alcune aziende, ciò ha significato reinventare strategie di partnership e cercare collaborazioni innovative, o fusioni, oltre le linee di settore per rispondere meglio alle esigenze dei clienti.
  • Talent (Talento). I modelli di business talentuosi si evolvono per adattarsi a nuovi flussi di lavoro. Il vantaggio di questa modalità in continua evoluzione? Flessibilità organizzativa e creatività alla stelle per rendersi ancora più competivi. In altre parole, pensare fuori dal box, oggi, è la regola.

Cosa ci anticipa questo rapporto sui marketing trend del 2021?

Il costante cambiamento tecnologico e la crescente dipendenza dal digitale fanno sì che le persone siano sempre più desiderose di connessione umana. Queste sette tendenze possono aiutare a creare connessioni per guidare il coinvolgimento e la crescita del tuo brand in un 2021 senza precedenti.
 

Glossario

*/Retention/ Il retention marketing è una forma di marketing che sta diventando sempre più diffusa nel mondo del digital marketing. L’obiettivo di questa tipologia di attività di marketing è concentrarsi sui clienti già acquisiti per fidelizzarli e spingerli ad acquistare di nuovo. Il focus si sposta dal pensare solo all’acquisizione di innumerevoli nuovi clienti al concentrarsi sulla redditività dimostrata di quelli che già possiedi.
*/Segmentazione/ Il processo di segmentazione è quello per cui si spacca un mercato in singole unità (target) che vengono poi riagglomerati sulla base di variabili in gruppi sociali ed economici più o meno ampi, detti appunto “segmenti”. Fonte Wikipedia
In questo articolo brand e personal brand diventano sinonimi, nel 2021 ciò che varrà per uno varrà anche per l’altro.
 
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Stai utilizzando bene i tuoi social?

Paola Toini parla di social network

Quattro consigli per essere sul social giusto al momento giusto.

Se mi segui su Instagram sai che questo articolo è stato ispirato da una domanda che mi è arrivata da un corsista di vecchia data che fece con me un corso nel 2013.

“Ciao Paola, mi permetto di scriverti perché come sai ti stimo molto sia come professionista sia come formatrice, vista la nostra lunga amicizia ti pongo un quesito che mi incuriosisce molto.
Ti seguo con interesse sui tuoi canali ma trovo contenuti molto diversi tra loro, mi sai spiegare perché ad esempio su Facebook ti mostri come una mamma e basta?
Mi spiego, qui su Instagram parli del tuo lavoro e dei progetti futuri in modo fruibile mentre di là hai un approccio da vita privata, c’è una ragione per questo?
Ora, prima di prendermi un cazziatone da te, copincollo e ti invierò una mail con un ringraziamento in anticipo.
A presto
xxx”

La domanda arriva da una persona che vende prodotto e che, quindi, può anche permettersi di pensare ad intermittenza alla questione “utilizzo dei social” perché una volta che la fotografia è ben rappresentativa del prodotto e che la didascalia è sufficientemente didascalica, il resto può venir meno, ma non sempre. Questo per dire che il dubbio può essere lecito in questo specifico caso.

Come ci dobbiamo comportare sulle varie piattaforme social?

Partiamo da un presupposto sul quale è importante tornare spesso, anche se potrebbe sembrare scontato: ogni social network ha usi e costumi propri, linguaggi e abitudini diverse dagli altri e noi ci dobbiamo adattare a questo fondamento e adeguare di conseguenza i nostri contenuti.
Anche se ultimamente la tendenza può sembrare quella di pubblicare contenuti dal mood amichevole e personale, la realtà è ben diversa. Dobbiamo saper distinguere un trend da un principio di base che mai cambierà.
A maggio ho partecipato ad una formazione con lo scopo di trovare conferme e mi ha colpito un sacco la definizione che, un professionista che stimo, ha dato di Facebook infatti, Alessandro Pozzetti, ha definito Facebook come un bar (contrapposto poi a Instagram che veniva paragonato alla perfezione). La mia mente in un nano secondo si è vista davanti il bar dei Centri Sportivi del mio paese nel quale ogni giorno i pensionati “parlano” e discutono di sport, o meglio, di calcio. Io che adoro i paragoni, gli esempi e le metafore mi sono chiesta “Se Facebook è il Bar Sport a cosa posso paragonare Instagram?” perché questo semplice paragone può essere utile anche per rispondere alla domanda del mio corsista.

Partiamo dai contenuti

Abbiamo detto che Facebook è il Bar Sport e che i contenuti sono i dialoghi accesi sul calcio, quindi, Instagram potrebbe essere paragonato alle trasmissioni di approfondimento post Partita che vedono nei loro commenti e nelle interviste i contenuti. Cosa cambia? Tutto! In primis il tono di voce che nel primo caso è acceso, informale e a volte anche volgare, nel secondo caso è più pacato, molto tecnico e raramente sopra le righe, eppure possiamo dire che su entrambe le “piattaforme” si parla dello stesso argomento. Questo significa che su due social diversi dobbiamo essere pronti a trattare lo stesso tema (oppure la stessa notizia) anche con parole e linguaggi differenti tra loro.

Proseguiamo nel paragone con i social

Il bar di cui stiamo parlando è un luogo dagli arredi spartani e dove l’outfit dei pensionati conta come il due di coppe quando è briscola bastoni, ovvero, zero. Se pensi ad Instagram cosa ti viene in mente? Un luogo curato nei dettagli, compresi gli outfit dei giornalisti e le scenografie della trasmissione. Eppure si parla sempre di calcio e le partite commentate sono le stesse, esattamente come i contenuti che andiamo a pubblicare sui social.

Cosa pubblicare e come scegliere?

Abbandoniamo il paragone con il bar e le trasmissioni TV per tornare alla domanda iniziale, perché su Facebook parlo quasi esclusivamente di questioni di vita privata? Perché Facebook è polemica, è ironia pungente, è dibattito e io non sempre mi sento preparata a questo. Non solo, nella mia esperienza ho visto molti brand e diversi professionisti che funzionano alla grande su Facebook e che perdono tutto il loro potenziale comunicativo su Instagram, ad esempio.
Per comunicare bene sui social dobbiamo andare all’essenza del brand (o personal brand) e valutare quale piattaforma è maggiormente nelle nostre corde. Non basta un piano editoriale dettagliatissimo e fitto, serve il cuore.
Un altro dettaglio da non trascurare è il tempo. Quand’anche io riuscissi a scrivere un post su Facebook con il corretto tono di voce, magari pungente, come potrei poi sostenere una serie infinita di commenti? Ci vorrebbe tempo che, ad oggi, non ho. Per questa ragione evito e rimango in un utilizzo ibrido di Facebook.

Conclusioni

Quando siamo in ambito professionale abbiamo la necessità di essere consapevoli e presenti a ciò che scegliamo di fare. Probabilmente mi privo da sola di qualche opportunità scegliendo di utilizzare Facebook per come le utilizzo, tuttavia so che è giusto così perché non sarei in grado di sostenere un calendario editoriale adeguato a questo social, quindi scelgo cosa pubblicare con attenzione e rimango, come ripeto, nell’utilizzo ibrido.

Quattro consigli per te

  1. Apri la tua agenda
    Quanto tempo hai realmente a disposizione per lo sviluppo di un calendario editoriale? Poco? Rimani dove sei e fai del tuo meglio. Tanto? Vai e conquista il mondo!
  2. Pianifica i tuoi obiettivi
    Lo abbiamo detto più volte, siamo qui per lavoro e quindi dobbiamo sapere quali sono gli obiettivi: vendita, popolarità, collaborazioni… a seconda degli obiettivi possiamo dedicare più o meno tempo ad un social piuttosto che ad un altro. Siamo noi i direttori d’orchestra. Cercheresti un collaboratore al bar?
  3. Fai Analisi
    Sempre. Non solo per verificare i dati relativi ai like o ai commenti, ma sopratutto per controllare quale piattaforma ti permette di fatturare di più. Quale social ti porta più clienti? Questi clienti corrispondono al tuo cliente ideale? A questo proposito ti ricordo che qui hai una risorsa gratuita dedicata sul mio sito.
  4.  Vai all’essenza
    Lo abbiamo visto nell’articolo, per comprendere quale sia la piattaforma su cui puntare è fondamentale essere presenti e consapevoli rispetto alla storia, ai valori e agli obiettivi del business. Tutto questo corrisponde all’andare all’essenza, senza farsi condizionare da niente e da nessuno.

Vuoi approfondire?

Se vuoi approfondire insieme a me questi temi hai almeno tre possibilità:

  1. inviami una mail a paola@paolatoini.it con tutti i tuoi dubbi, sarò felice di risponderti;
  2. partecipa al mio evento più bello, Brand Camp di novembre, durante il quale sviscererò questi ed altri argomenti insieme a professionisti riconosciuti;
  3. cerca il corso che fa per te nel mio Shop, tutti i corsi sono scontati del 25% fino al 6 settembre.

E-commerce o marketplace, dove si vende di più?

e-commerce

Sai che Primark non vende e non ha un e-commerce sul suo sito?

E sai anche che durante il lockdown una delle domande più ricorrenti tra i marketers era proprio “Chissà come la pensa oggi Primark in merito allo shop online? Si starà mangiando le mani?”
Sul caso Primark c’è parecchio materiale online che spiega la scelta di non avere un e-commerce sul sito, come l’articolo del 2013 di econsultancy.com (ti lascio qui la mia traduzione) tuttavia, in un momento in cui avere e-commerce sembra essere imprescindibile per qualsiasi tipologia di business, era inevitabile pensare a chi ha adottato una strategia diversa.
Perché parliamo di e-commerce proprio oggi? Perché, come detto sopra, l’emergenza COVID-19 ha spiattellato sotto gli occhi di tutti che è indispensabile poter vendere online. Sia la piattaforma di nostra proprietà oppure esterna (Amazon, Bigcartel ecc..). E sarà sempre più necessario se i trend continueranno a salire in questo senso, soprattutto per quei beni/servizi che non possono essere messi in vendita nella grande distribuzione oppure nei negozi.

Partiamo dalle basi, cos’è l’e-commerce?

L’e-commerce, noto anche come commercio elettronico, potrebbe essere definito come “l’acquisto di articoli su Internet in pigiama alle 3 del mattino” ma noi preferiamo dire che si tratta della “Opportunità di vendere un prodotto/servizio su Internet”.
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Di fatto i negozi che vendono i loro prodotti online sono negozi e-commerce o aziende, un esempio di uno dei negozi online più popolari tra gli e-commerce è Amazon.com⁣ e in totale esistono 4 tipologie di modelli di e-commerce, vediamole:⁣
1. Business to consumer (B2C) ⁣
2. Business to business (B2B) ⁣
3. Consumer to Consumer (C2C) ⁣
4. Consumer to Business (C2B) ⁣
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Ci sono poi diverse tipologie di e-commerce:⁣ vendita al dettaglio, vendita all’ingrosso, dropshipping⁣, crowdfunding, abbonamenti⁣, prodotti digitali e servizi.⁣
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La possibilità di vendere online ha mostrato da subito le grandi opportunità che ne derivano, i vantaggi sono incredibili e durate il lockdown tutti se ne sono resi conto: ⁣
– Accesso a un mercato globale⁣
– Disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7
– Si lavora da qualsiasi luogo⁣
– Spese generali ridotte⁣
– Marketing mirato⁣
– Capacità di servire una nicchia specifica

Quindi che si fa? Shop sul sito o piattaforma esterna?

Fatte queste dovute premesse, è importante comprendere come non tutte le piattaforme siano indicate per tutti i prodotti e per tutti servizi. Partiamo proprio dai servizi per i quali la scelta migliore sembra essere quella di vendere direttamente dal proprio sito web, non ci sono piattaforme online adeguatamente posizionate per i servizi se non per la formazione, ad esempio.
Non solo, se vendiamo servizi sappiamo bene che poter gestire l’agenda con un sito che dialoghi direttamente con i vari i-Cal oppure con Google Calendar è una bella comodità!
Online si trovano diverse piattaforme e-commerce alle quali associarsi per vendere le proprie prestazioni, ma niente è professionale come poter far fare tutto ai clienti direttamente dal sito.
Una grande mano la può dare anche Facebook che consente di impostare orari e informazioni, oltre che di facilitare il cliente nel richiedere un appuntamento.
Da qualche settimana Facebook ha anche lanciato un nuovo prodotto, gli Shop, che sono effettivamente dei negozi profilati da sfruttare sopratutto se si fa prodotto. Questa grandissima novità ci ha permesso anche di creare dei veri e propri shop online collegati anche ad Instagram, un passaggio continuo tra social network e sito web che genera traffico e moltiplica esponenzialmente le possibilità di vendere da entrambe le parti.

E il prodotto dove lo vendo?

Quindi, se per i servizi le soluzioni efficaci si riducono allo shop dal sito, per i prodotti le possibilità sono davvero tante e da maggio 2020 abbiamo anche questa grande opportunità di sfruttare lo strumento Facebook Shop.
Per il resto le scelte vanno fatte in modo strategico, in base a come il prodotto è posizionato sul mercato, in base alle ricerche di benchmark e anche alle abitudini di acquisto della nicchia in cui il prodotto è forte.
La nicchia, la target audience insomma, il cliente ideale è il protagonista anche in questa parte della strategia perché, ora più che mai, le grandi quantità di prodotti sul mercato (qualsiasi prodotto) obbligano i brand a dover intercettare il cliente in diversi punti del processo di acquisto. Dunque via libera alle piattaforme tipo Amazon.com per vendere il prodotto su vasta scala e vi libera anche ad una doppia distribuzione in base al costo.
Facciamo un esempio. Se un brand di moda realizza e vende contemporaneamente due linee, una più economica e una più costosa, potrebbe decidere di vendere una linea dallo shop del sito e una più economica su ASOS.com in modo da intercettare una fetta più ampia di pubblico che, di fatto, è già profilata dalla piattaforma.
In conclusione, per rispondere alla domanda che apre questo articolo “E-commerce o marketplace, dove si vende di più?” la risposta migliore è “Dipende dal Brand, dagli Obiettivi e dal Budget” perché esistono soluzioni utilissime per alcuni e del tutto inefficaci per altri.
Il punto di partenza è lo studio delle abitudini di acquisto del cliente ideale, unito all’analisi delle caratteristiche del brand, dopodiché la strategia ci farà andare da A a B.

Come capisco quando passare da un marketplace ad uno shop sul mio sito?

Quando un brand è consolidato, il prodotto ha ricevuto sufficienti recensioni e quando il brand stesso ha volta di maturare e passare una fase più ampia, è il momento di aprire un proprio shop sul sito. Aggiungere un e-commerce sul sito ha un costo abbastanza elevato, pertanto è importante aver già appurato l’interesse della audience e del cliente potenziale prima di prevedere questo investimento.
Nello stesso tempo dobbiamo ammettere che avere uno shop online aumenta il prestigio del brand e contribuisce a migliorare la percezione del cliente. Non solo, se pensiamo al processo di acquisto, capiamo da subito quanto avere uno shop sul sito ci consente di avere una chance in più di intercettare la target audience mentre decide se comprare o meno il nostro prodotto.
Possono esserci strategie che prevedono l’utilizzo contemporaneo di tre marketplace (Amazon, Bigcartel e Etsy) insieme all’e-commerce sul sito, tutto dipende dai budget e dal brand, tutto deve essere sostenibile e deve portare dati di ritorno che siano analizzabili e utili per la crescita del brand stesso. Non è più il tempo delle grandi quantità e dei contenuti distribuiti alla massa, oggi contano la nicchia, il brand e gli obiettivi.
Se hai bisogno di più informazioni e vuoi approfondire il tema della vendita online invia una mail a paola@paolatoini.it

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La gratuità ti farà vendere di più?

paola toini gratuità

La gratuità è davvero uno strumento di marketing?

L’atteggiamento che preferisco è quello di San Tommaso, ovvero colui che deve empiricamente provare qualcosa prima di poter accettare una verità. Per questa ragione, tra marzo e aprile ho fatto un esperimento e ho ottenuto dei risultati interessanti. In tema di gratuità ho scoperto che è davvero uno strumento di conversione, sopratutto in termini di valore che riusciamo a passare alla nostra nicchia.
Ho iniziato con quattro Zoom Meeting gratuiti dedicati alla comunicazione digitale, alla coerenza visiva, all’autenticità e alle prospettive future sempre rispetto al post-covid. Contemporaneamente ho aperto una sezione Risorse Gratuite sul mio sito per accedere a un sacco di risorse, notizie sui miei corsi e contenuti di ispirazione dedicati alla crescita di un brand. Nello stesso periodo ho avviato una serie di dirette su Instagram e su Youtube, una delle quali (il 10 aprile) è stata dedicata proprio al tema della gratuità e la trovate a questo link.
Durante la diretta ho parlato di un libro che ha come tema centrale proprio l’erogazione di servizi gratuiti, si intitola FREE (in vendita qui su Amazon) e prende spunto dal caso studio di Google per parlare di gratuità. Google eroga continuamente servizi gratuiti (pensate alla suite di strumenti per modificare i file di Office) e rimane in testa alla classifica delle aziende più fruttifere del mondo.

[Ho parlato del libro nella live e ho già dato il mio parere: molto tecnico e a tratti anche noioso, ma ricco di spunti interessanti sul tema del pricing (ovvero il procedimento con cui l’impresa o il venditore giungono a fissare il prezzo di vendita di un loro prodotto utilizzando procedure contabili o d’altro tipo).]

È molto importante comprendere che le attività gratuite possono essere incluse nel piano marketing di tutti i business. In modo particolare per quelli che fanno prodotto ci sono un sacco possibilità di applicazione efficace (parliamone in consulenza se questa idea vi attira).

Tornando al mio esperimento, quindi, per quale ragione un’azienda oppure un professionista dovrebbero spingere sulla gratuità e fare dei test?

Il primo risultato che ho ottenuto è stata la fidelizzazione di una fetta di community che fino al quel momento era stata silenziosa e che aveva manifestato l’esigenza di attività più esclusive e riservate (penso agli Zoom Meeting, ad esempio). Questo obiettivo è molto importante da raggiungere, anzi, direi che è il primo obiettivo che il digital marketing ci permette di conseguire se utilizzato in modo corretto.
Il secondo obiettivo, più spiccatamente di marketing, era quello di acquisire iscrizioni al mio corso sul digital marketing di maggio (registrazioni aperte qui) attraverso post e contenuti organici, ovvero, senza sponsorizzazioni o campagne. Volevo essere sicura di aver trasmesso le mie competenze attraverso i free webinar, le risorse sul sito e le live sui social in modo da raggiungere un numero buono di registrazioni al corso di maggio.
Ebbene, il tasso di conversione raggiunto ad oggi, sulla audience nuova (=acquisita tra marzo e aprile) è del 2%

Buono? Non Buono?

I tassi di conversione sono un tema importantissimo quando parliamo di marketing. Da quando faccio questo lavoro i valori di riferimento sono profondamente cambiati e le ragioni sono certamente da cercare nell’avvento del digitale. Tutte le teorie sulla verticalità della comunicazione, sul benchmark (lo studio dei competitor) e sul rapporto tra cliente e fornitore hanno contribuito a rivedere un po’ tutto il sistema.
Personalmente ho approfondito temi come il ROI (=ritorno sull’investimento) senza essere mai approdata ad un mio punto di vista definitivo perché si tratta di un argomento immenso, sopratutto adesso che esistono branche del marketing complesse come, per dirne una, l’influence marketing.
Quando ho iniziato, sul finire degli anni ’90, il tasso di conversione (detto anche Redemption) era fissato al 10%
Facciamo un esempio: nella distribuzione di 10.000 volantini potevamo calcolare che sicuramente 1.000 persone sarebbero state potenzialmente interessate agli articoli promossi sui flyer.

Raggiungere una conversione del 10% oggi è considerato un successone e infatti la percentuale di riferimento è scesa tra il 2% e il 5%

Ecco perché il mio risultato (se pensiamo alle iscrizioni al corso di maggio) si può considerare mediamente buono, sopratutto tenendo conto del fatto che era un primo esperimento supportato da attività gratuite. Se invece facessimo riferimento alla fidelizzazione della community posso dirmi molto soddisfatta perché riuscire ad entrare in contatto con la propria nicchia e instaurare conversazioni di valore è un obiettivo primario nella costruzione della brand identity.
Per concludere voglio rispondere alla domanda che apre questo articolo dicendo che Sì, la gratuità è uno strumento di marketing potente ed efficace quando gli obiettivi sono chiari e raggiungibili; ci vuole strategia e visione per creare progetti proficui, l’improvvisazione non è mai una buona idea.
Vuoi studiare una strategia che includa gratuità per la tua attività? Parliamone fissando il primo incontro conoscitivo gratuito via mail su paola@paolatoini.it
Vuoi approfondire i temi del digital marketing? Registrati al mio corso di maggio cliccando qui
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Il Black Friday farà crescere le tue vendite?

ragazza con libri sul Black Friday in mano

Il Black Friday può risolvere un momento di vendite basse?

Nel 2020 abbiamo capito che vendere online è di primaria importanza e i dati ci stanno già dicendo che le abitudini di acquisto sono cambiate, per sempre. Viene da sé che ogni occasione per aumentare le vendite va presa al volo: tipo il Black Friday. O la Black week, o il black weekend, fate voi.

Black Friday, si o no?

Sfruttare il Black Friday per le vendite online è utile sopratutto per chi ha un magazzino da smaltire, per chi ha diversi pezzi di ogni prodotto. Il motivo è molto semplice, durante questa settimana, le antenne dei consumatori sono dritte e pronte a ricevere ogni promozione e ogni super offerta che interessa. La leva su cui lavorano le promozioni da Black Friday è il principio di scarsità che indica che le opportunità ci appaiono più desiderabili quando la loro disponibilità è limitata. Ecco perché, ad esempio, è preferibile scegliere una tempistica veloce, rapida, che aumenti questo la sensazione di “perdersi qualcosa”.
Quando si tratta di marketing è importante tenere il focus sull’obiettivo, vediamo insieme tre modi per cavalcare l’onda del Black Friday.

5 consigli per il tuo Black Friday

  1. Campagne social
    Lavorando in anticipo di una settimana puoi aspettarti di aumentare le visite al tuo shop online e quindi dirigere traffico alle tue offerte speciali
  2. Codice sconto parte 1
    Utilizza i tuoi social per lasciare un codice sconto a chi ti segue. Il codice sarà valido solo dal venerdì alla domenica a mezzanotte aumentando così, non solo il senso di scarsità, ma anche quello di esclusività!
  3. Codice sconto parte 2
    Invita le persone ad iscriversi alla tua newsletter e lascia in cambio un codice sconto che sarà valido solo venerdì su tutto il tuo e-commerce. In questo caso otterrai un duplice risultato: passaggi in più sul tuo sito e nuovi iscritti alla newsletter.
  4. Sii coerente
    Evita i preamboli tipo “Il nostro brand schifa il Black Friday” oppure “Sono contrario al Black Friday” se poi hai intenzione di creare delle promo, spese di spedizione gratuite o comunque una serie di offerte valide solo per questa settimana. Scegli la coerenza please.
  5. Fai una selezione
    Trovo molto efficace selezionare una parte dello shop e creare una promo dedicata a questa sezione. È un modo per spingere le vendite di qualche articolo che viene visto raramente oppure che viene considerato troppo costoso e vedere come si muovono le vendite.

E se vendi servizi?

Partecipare al Black Friday è utile anche per chi vende uno o più servizi perché può essere una buona occasione per farsi conoscere prima di una consulenza, ad esempio. Le vendite da Black Friday rappresentano un’occasione ghiotta per raccogliere ordini e ottenere un po’ di visibilità. Online non c’è distinzione tra la vendita di un prodotto e la vendita di un servizio, le azioni che l’utente compie sono le medesime: click – mi interessa/non mi interessa – guardo il prezzo – acquisto/non acquisto
Ovviamente bisogna essere strutturati per vendere e bisogna avere uno shop online, ne ho parlato anche in questo articolo che ti invito a leggere.

Tempo già scaduto?

Se non hai ancora pensato a come sfruttare il Black Friday, sappi che non è tutto perduto, abbiamo ancora un po’ di tempo per strutturare qualcosa di strategico ed efficace! Se hai bisogno di me mi trovi qui paola@paolatoini.it
Fammi sapere se questo articolo ti è stato utile.
Trovi alcuni contenuti interessanti sulla vendita anche sul mio canale Instagram, eccolo.