Come preparare il prossimo shooting per la tua attività

corso promozione online

Ho fatto il calcolo, in un anno realizzo con Carlotta almeno cinque shooting per il mio personal brand.

Troppi? No.

In questo articolo ti parlo di qualcosa che aiuta davvero a migliorare la riconoscibilità del tuo business: come pianificare un servizio fotografico di branding per la tua attività. Se ti parlassi di me, ti direi che su cinque shooting all’anno abbiamo sempre centrato il punto con la mia fotografa e il motivo è che lo abbiamo preparato molto bene in fase di progettazione. Come sempre, conta l’obiettivo insieme ad una serie di elementi che vedremo insieme.
Parliamoci chiaro, la fotografia stock è sempre una scelta possibile e le opzioni online sono tantissime anche per immagini royalty free. Basti pensare a Freepik o Pexels e via dicendo… ma c’è una grande differenza nell’avere una libreria di immagini di brand personalizzate che possiamo utilizzare per commercializzare il nostro business.
Questo è il modo in cui io pianifico i miei shooting, 5 step che portano a un servizio fotografico che racconta servizi e prodotti e, sopratutto, che permette ad un brand (o un personal brand) di distinguersi ed essere sempre maggiormente riconoscibile.
Ho già trattato il tema della bulimia di contenuti degli ultimi anni e di come la riconoscibilità sia il primo obiettivo di una visual identity insieme allo scopo di raccontare la proposta di un business (prodotto o servizio).

Partiamo dalle basi: cos’è la fotografia di branding?

La fotografia di branding si distingue dalla fotografia classica perché nasce con l’obiettivo di raccontare un brand e le sue proposte. Deve essere coerente con la visual identity e può essere utilizzata in diversi contesti: sito web, comunicati stampa, social network, e-commerce o campagne pubblicitarie cartacee.

È necessario prevedere uno shooting?

Si. È un investimento necessario perché l’occhio di un professionista ci consente di poterci concentrare solo sul nostro obiettivo, alle questioni tecniche ci pensa lui.

Come si realizza?

Gli step che prevedo e consiglio io sono 5 ma si può sempre trovare una modalità più personale. Il fattore importante è il raggiungimento di un risultato.

Step 1. Pianifica i tuoi scatti

Questa è la chiave per assicurarsi che shooting sia efficace: devi sapere quali immagini ti servono per arrivare dal tuo fotografo con le idee più chiare possibile.
Aiutati con queste domande.
Quali sono prodotti e/o servizi?
Quali sono le storie editoriali che vuoi raccontare?
Hai presente “Il diavolo veste Prada” ? Ecco, è il tuo momento di essere come Miranda. Diventi un po’ il caporedattore. Quando sei il direttore editoriale o creativo del tuo brand, devi pensare alle cose che devi comunicare visivamente.
Questa fase del processo creativo deve iniziare tempo prima dello shooting stesso e, se sei come me, raramente sarai alla tua scrivania quando l’idea ti colpisce.
Quello che trovo davvero utile è assicurarmi di avere una nota nel mio telefono e, quando ho un’idea di qualcosa che devo raccontare con una foto o un gruppo di immagini, mi assicuro solo di annotarlo nel mio telefono. Per qualche ragione che ignoro, queste idee sembrano sempre arrivare in momenti tipo una passeggiata oppure sotto la doccia, quindi avere l’elenco nel cellulare è un trucco per non perdere nessuna idea.

Step 2. Vola su Pinterest e crea una moodboard per lo shooting

Il secondo passaggio, dopo aver messo insieme tutte le idee, è catapultarmi su Pinterest e creare una Moodboard da condividere con Carlotta. Ti lascio il link alla bacheca dedicato allo shooting di fine maggio, quello immediatamente dopo il lockdown, ero emozionata e non vedevo l’ora di tornare ad avere delle fotografie professionali per raccontare tutto ciò che avevo pensato di mettere in pista da quel momento in avanti. Eccola pinterest.it/paolatoini/shooting-20-maggio/
Questo strumento è utile e io lo utilizzo con attenzione, dividendo gli scatti di esempio in sezioni che poi diventano la mia guida durante il servizio. Non sarà necessario copiare le pose da diva o da modella perché ognuno porta sé stesso nel proprio business (e lo stesso vale per i prodotti, mi raccomando), ma è innegabile che avere uno scatto a cui ispirarsi accelera il processo creativo.
Un’altro aspetto fondamentale è la condivisione con la fotografa che in questo modo riesce ad entrare nel mood del servizio e può anche darmi dei suggerimenti che mi aiutino via via ad arrivare all’obiettivo finale: shooting per il sito, per il lancio di un nuovo corso, per un po’ di storytelling su Instagram… gli obiettivi sono tanti e diversi e focalizzarsi è un modo saggio di procedere.

Step 3. Scegli il fotografo giusto

Il fotografo giusto NON è il fotografo del tuo competitor o di un tuo collega. Il fotografo giusto è colui che ha uno stile che si avvicina a ciò che vuoi ottenere. Questo dettaglio è imprescindibile, perché non è detto che tutti i professionisti, seppur validi allo stesso modo, vadano bene per te.
Il fatto che ci le fotografie di un brand vicino al nostro ci piacciano, non significa matematicamente che otterremo quel risultato. Prima ti devi chiedere se quel mood preciso valorizzerebbe il tuo racconto, il tuo prodotto o il tuo servizio.
L’occhio esperto ti un professionista sa catturare i piccoli momenti magici che non avresti mai immaginato in un milione di anni. Questo è il valore aggiunto di lavorare con uno specialista.

Step 4. Scegli con cura i props

I props sotto tutti quegli oggetti che ti aiuteranno a personalizzare gli scatti che avrai trovato nel web o che hai pensato di voler realizzare. Si tratta di penne, libri, quaderni eccetera… io considero anche gli abiti. Tutti gli outfit contano e vanno organizzati. Scatti per strada? Fai in modo di poterti cambiare con comodità.
Nello stesso periodo lavorerai sugli abiti e sulle altre esigenze, devi raccogliere oggetti di scena e organizzati per tempo se hai bisogno di qualche acquisto online, perché la spedizione può davvero cambiare le cose. I dettagli sono le piccole sfumature che fanno la differenza – come ad una cena quando c’è un lume di candela in bagno o una cioccolata sul cuscino in un hotel di lusso – quei piccoli segnali visivi che il tuo cliente o la tua audience noterà.
Suggerimento in più: rendi il set autentico e utilizza props che sia utilizzati. Un quaderno troppo nuovo oppure un microfono non-wireless senza filo attaccato potrebbero essere quell’errore che rende finto il tuo scatto.

Step. 5 Verifica tutto, compresi i formati

Il tuo fotografo non è un mago e difficilmente saprà leggerti nella mente, perciò starà a te dirigere i lavori anche in questo senso.
Probabilmente avrai bisogno di una serie di immagini con diversi spazi bianchi. Ecco, l’orientamento e le dimensioni contano davvero in questo caso, così come gli spazi bianchi.
Ci sono nella board delle immagini che devono essere in verticale perché occuperanno più spazio su Instagram? Verificalo. Ti serve uno sfondo neutro perché vuoi realizzare delle copertine? Dai un’occhiata alla lista prima dello shooting. Questo è il tipo di attenzioni di cui tu, come direttore creativo del tuo shooting, devi essere consapevole. Lo stesso vale per le location. Scegli il tuo ufficio? Il negozio? Un prato? Tutto deve essere coerente con il risultato e con la visual identity del tuo business.
Cosa accadrebbe se il tuo prodotto o il servizio che vuoi promuovere, fosse inserto in un contesto completamente diverso dal solito?
Conclusioni
Programmare uno shooting può essere stancante e impegnativo, eppure è un salto nel tuo brand e un’occasione unica per raccontare o promuovere qualcosa a cui tieni e a cui hai lavorato per molto tempo. Se vuoi un po’ di ispirazioni per il tuo prossimo shooting dai un’occhiata alla mia pagina Pinterest, ho raccolto molti esempi di scatti che spero ti possano essere utili.

Vuoi uno spoiler? Al Brand Camp parliamo proprio di questo!

Coerenza visiva e Brand Identity: sei davvero riconoscibile?

paola toini brand identity

Come possiamo giocare con la coerenza visiva per essere riconoscibili?

Questo articolo è dedicato alla coerenza visiva, un alleato prezioso che ci consente di definirci e di essere identificabili in mezzo allo tsunami di brand che popola l’internet. Per questa ragione la personalità di un brand deve venire fuori dal sito, deve predominare nella comunicazione sui social, insomma, deve essere il tratto distintivo che ci permette di raggiungere il nostro cliente ideale.
Una comunicazione incoerente, blanda e non curata può fare danni assai peggiori di una non-comunicazione. Per esempio, una comunicazione trascurata dal punto di vista della visual identity può farci sembrare il fornitore ideale di un cliente che non vogliamo e che non appartiene alla fetta di audience che vogliamo raggiungere.
E allora che si fa? Ci si affida ad un professionista che ci aiuterà a tirare fuori la nostra traccia stilistica e ad applicarla al momento giusto.
Definizione dal web
coerenza

/co·e·rèn·za/
sostantivo femminile
  1. Intima connessione e interdipendenza di parti; part., in botanica e fisica, coesione.
  2. Costanza logica o affettiva nel pensiero e nelle azioni.
Origine
Dal lat. cohaerentia, der. di cohaerēre ‘stare unito insieme’ •1585.

Ora applichiamo la definizione alla comunicazione e alla visual identity, praticare la coerenza visiva significa essere in grado di unirci con il nostro messaggio al punto di renderlo immagine, colore e grafiche.
Potrebbe sembrare un banale esercizio di stile e invece si rivela, e sempre di più si rivelerà, la forza vincente di un’attività che vuole evolversi e sfruttare al massimo le potenzialità della comunicazione (on e off line).
Quindi, a cosa serve curare l’identità visiva e porre attenzione a questo elemento? Applicare la coerenza visiva significa trovare la propria modalità di utilizzare uno strumento VISIVO per raggiungere il cliente IDEALE! Ricorda che un personal branding studiato e coerente ha il potere di attirare, coinvolgere e costringere il tuo cliente ideale verso di te. Se la visual identity è curata arriverai esattamente a chi sta cercando proprio il tuo brand come soluzione.
Che si tratti di un brand oppure di un consulente il valore della coerenza visiva è lo stesso e fa parte anche delle piccole cose, dei dettagli che possono sembrare, lo ripeto, esercizi di stile e che in realtà non lo sono.
Qualche esempio? L’immagine di profilo dei social è visual identity, la testata del profilo di LinkedIn è visual identity e anche le icone degli album in evidenza su Instagram vanno gestire con coerenza visiva.

Color psychology

Ultimamente si fa un gran parlare della psicologia del colore che in realtà viene studiata da anni, basti pensare alla storia del colore nella moda, ad esempio. Ora si tende a suddividere in stagioni anche le identità visive dei brand:

  • SUMMER è delicato, leggero, frizzante e calmo
  • AUTUMN ha molta personalità, è informale, sopra le righe, appassionato e rustico
  • WINTER è lusso, esperienza, tecnico, geometrico
  • SPRING è colore abbinato al bianco, è prodotto, è ispirazione

Attenzione a non farsi imbrigliare da queste definizioni, la coerenza visiva ci permette di essere più liberi e veloci nella gestione di alcune scelte e nessun brand è completamente Summer o Winter, un buon professionista saprà guidarci anche in queste scelte.
Un professionista riuscirà a tradurre in colore e in immagine la mission e la vision del nostro brand; in questo modo la nostra comunicazione e tutti i contenuti che andremo a produrre (anche in autonomia) saranno coerenti tra loro e contribuiranno a renderci riconoscibili.
E quali sono gli elementi della visual identity che vanno declinati a seconda della nostra coerenza visiva?

  • logo
  • palette colore
  • font
  • grafiche di base per i social
  • immagini/fotografie

Lo abbiamo capito, il focus è sulla riconoscibilità. Dobbiamo alimentare l’attitudine ad essere riconoscibili per fare in modo che il nostro contenuto spicchi in mezzo a tutti gli altri e magnetizzi l’attenzione del nostro cliente ideale. Un visual poco coerente e senza carattere attirerà cliente poco coerenti e senza carattere, avete presente il classico “poche idee e molto confuse”?
Per evitare che questo accada e per indirizzare tutti i nostri sforzi verso una comunicazione coerente ed efficace, quindi, abbiamo la necessità di dedicare attenzione alla identità visiva.
Vi lascio il link ad un’intervista che ho fatto a Laura Calascibetta, una graphic designer con la quale ho chiacchierato proprio di visual identity

Questo articolo vuole essere il punto di partenza per alcune riflessioni importanti da fare prima di pensare ad un rebranding o alla digitalizzazione di un’attività; è necessario riconoscere il valore di una visual identity curata e coerente sopratutto in termini di coinvolgimento del target ideale. Se vi restano dubbi o domande aspetto una mail a paola@paolatoini.it 
 

Comunicare: scelta o dovere?

Vi svelo un segreto: la verità è che si può scegliere e che, quindi, comunicare è una scelta. Ora vi racconto come e perché.

Sin da bambina avevo notato che tra gli adulti c’era l’abitudine a dire questa frase “Non ho scelta” che veniva ripetuta ogni qual volta ci si trovava di fronte ad un bivio che, sono sotto, sembrava avere una sola opzione.
Io, dentro di me, osservavo la scena e pensavo che in realtà una possibilità di scelta c’è sempre, solo che include una quantità di coraggio enorme che non sempre siamo disposti a mettere in campo. Pena la possibilità di lamentarsi. Ovvero, se posso scegliere una via alternativa e scelgo la via che richiede meno coraggio bè… non potrò poi lamentarmi.
Se ci pensate anche in Comunicazione è così: possiamo scegliere e dobbiamo essere consapevoli della nostra scelta.
Io, ad esempio, mi considero poco social, sotto sotto, la sovraesposizione è molto lontana da me e dal mio modo di essere. Perciò qualche volta punto lo sguardo oltre oceano, negli Stati Uniti, dove ci sono persone che fanno il mio stesso mestiere e riempiono le aule solo attraverso un utilizzo saggio della newsletter.
È necessario che portiamo più attenzione a questi temi. Se i social non ci piacciono possiamo scegliere un’altra strada come quella di un blog ben indicizzato oppure di campagne ADS che si sviluppino sulle piattaforme gestite da Google, tipo YouTube.
Promuoversi e Comunicarsi, sono un compito per chiunque scelga di lavorare in proprio. Possiamo scegliere il Come e il Dove. Dipende dalle nostre attitudini, dal tempo che vogliamo mettere a disposizione per queste attività e dalla facilità con cui sappiamo gestire un canale social oppure una newsletter (per tornare all’esempio di prima).
Pensare, nel 2019, che i clienti ci cadano in mano, in modo particolare se il nostro settore è già ben rappresentato nel web e, magari, siamo freelance da poco, è pura utopia. Comunicazione e marketing lavorano fianco a fianco, ogni giorno, e hanno bisogno di un programma ben preciso, di un obiettivo. Dobbiamo sapere quale è il valore che portiamo nel mondo (chiamatela Mission, chiamatelo obiettivo…) perché, in fondo, questa è la differenza tra scegliere di essere dipendenti e scegliere di essere imprenditori di noi stessi.
La scelta è un tema importantissimo che spesso viene trascurato. Ognuno di noi può scegliere di chiudere tutti i profili social, può scegliere di esistere senza un sito e magari anche senza biglietto da visita e volantino. Dopodiché, se l’agenda è vuota e il telefono non squilla mai, dobbiamo essere consapevoli delle nostre scelte.
Essere anti- è un punto di vista che ci protegge dall’uniformarci a canoni che sono lontanissimi da noi, eppure, io sono convinta che ci vuole consapevolezza anche in questo. Oggigiorno sappiamo esattamente cosa c’è sui due piatti della bilancia, ci sono corsi di formazione di tutti i generi anche per questi temi.
Troppo spesso sento persone lamentarsi perché i social non funzionano, oppure perché funzionano troppo ma con le persone sbagliate. La vera domanda è “Tu cosa scegli di fare?” 
Scegli di fare la tua parte, portare il tuo pensiero nel web attraverso una newsletter, attraverso il blog e/o i social oppure no? Scegli di fare campagne di advertising per promuoverti oppure no?
E se queste non funzionano, oppure danno risultati inferiori rispetto a quelli sperati, cosa fai? Molli la presa oppure fai un’analisi e riparti con una nuova idea?
Gestire la propria Comunicazione è un impegno quotidiano che abbiamo con noi stessi e con la nostra scelta di diventare un brand da promuovere (=Marketing). Quello che possiamo fare è: scegliere come e dove posizionare i nostri messaggi. Infatti, in alcuni casi, potrebbe rivelarsi più proficuo programmare una campagna di ADV sul gruppo Google invece che sul gruppo Facebook, che ha un sistema di targettizzazione decisamente meno preciso. Lo sapevate?
A questo proposito, ho deciso di scrivere un articolo insieme ad un mio partner che si occupa proprio di SEO, SEM e SEA che pubblicherò la prossima settimana qui sul blog. Ci saranno dati e statistiche che gli specialisti di questa società mi hanno messo a disposizione per essere più precisa e specifica possibile.
L’obiettivo è quello di fornire una serie di soluzioni reali, delle combinazioni di strategie che possano andare bene per il mio target.
Nel frattempo, la finalità di questo articolo è di portare consapevolezza e presenza sulla possibilità di scelta che ognuno ha rispetto al Comunicarsi online e offline. Non ci possiamo lamentare quando qualcuno di meno competente di noi (dal nostro punto di vista) ha molto successo, sopratutto se il nostro ultimo articolo di blog è stato scritto quando ancora c’era Papa Wojtyla (pace all’anima sua).


Rendiamoci conto che esistono due attività che hanno uguale importanza: Comunicazione e Marketing; ciascuna ha un obiettivo e strategie diverse.
Concentriamoci su di noi, facciamo la nostra parte con integrità e anche con una certa dose di leggerezza, senza aspettarci troppo e lavorando ogni giorno incessantemente; perché è così che nascono e progrediscono i business solidi e di qualità, quelli che hanno la capacità di portare cambiamento.
(fine prima parte)

Visibilità, il risultato più ambito in termini di comunicazione e marketing

[vc_row][vc_column][vc_column_text]

La visibilità, questa bella ragazza che si diverte a giocare a nascondino e a renderci la vita sempre più difficile.

Partiamo dalla definizione
visibilità
/vi·ṣi·bi·li·tà/
sostantivo femminile
FIG.
Nella pubblicistica (calco sull’ingl. visibility), la capacità, per una personalità pubblica, per una forza politica o per un’iniziativa, di rendersi immediatamente riconoscibile.
Questa definizione ci rimanda al concetto di Personal Branding, vero? Mentre nell’accezione comune siamo portati a pensare alla visibilità come alla possibilità di “essere visti” capiamo dalla definizione che il concetto reale, importante, è “essere riconoscibili” come a dire che, all’interno di un gruppo, noi siamo distinguibili per una serie di caratteristiche che sono solo nostre.[/vc_column_text][vc_column_text]Ho iniziato a riflettere sul concetto di visibilità quando mi sono occupata del caso studio di Lush, che ha scelto di abbandonare i social con il suo account principale perché non vuole scendere a compromessi con la sua Community, perché non vuole pagare le ADS al gruppo Facebook e al caro Mark.
In questa scelta sono racchiusi tutti gli strumenti contemporanei che sono a nostra disposizione per essere visti (e NON visibili) da un numero incredibile di potenziali clienti. Vediamoli insieme.
1. ADS
Abbreviazione di advertising che significa pubblicità ed è un concetto legato al pagamento di una somma per comparire, in origine, sui quotidiani, successivamente nelle radio e in TV e, oggi, sul web.
Intorno alle ADS c’è un movimento “anti” che è mosso principalmente da due motivazioni: le ADS obbligano a scendere a compromessi (motivazione di Lush) con la propria community e abbassano la qualità della Comunicazione, oppure, le ADS ci studiano troppo e condizionano troppo le nostre scelte.
A proposito di questa seconda ipotesi, vi invito a guardare questo video tratto dall’intervento al TED di Vancouver, in cui la giornalista investigativa e scrittrice britannica Carole Cadwalladr, ci spiega come Facebook e le ADS abbiano influenzato la scelta di lasciare l’Unione Europea da parte del Regno Unito e il voto delle elezioni presidenziali americane del 2016.
Qui trovate il video intero http://bit.ly/2GQfr9t
e qui sotto vi lascio il video corto con i sottotitoli in inglese (molto comprensibili)[/vc_column_text][vc_video link=”https://www.youtube.com/embed/hPrzEPkYduI” el_width=”70″ align=”center” css=”.vc_custom_1556789917846{margin-top: 5px !important;margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;border-top-width: 5px !important;border-right-width: 5px !important;border-bottom-width: 5px !important;border-left-width: 5px !important;border-radius: 1px !important;}”][vc_column_text]La giornalista parla di eventi politici, perciò dobbiamo riuscire a ripulire ogni pensiero che riguardi questo. Comunque la si pensi, complottisti o no, è chiaro che utilizzare in maniera spropositata le ADS tolga una parte di anima alla Comunicazione.
Nelle mie strategie, le ADS sono fondamentali in due particolari momenti: la partenza di un business e il lancio di una promozione o di un evento. Sono convinta che il resto lo possa fare la buona comunicazione e che si debba fare un distinguo tra small business, PMI e le grandi Aziende.
2. Community
Anche questo strumento è stato menzionato nella strategia di Lush, infatti, il brand ha scelto di “lasciar parlare” il suo pubblico, i suoi creatori e i singoli account degli Store nel mondo, attraverso gli hashtag di riferimento e i contenuti spontaneamente creati. Ottima scelta!
Audre Lorde diceva “Without community, there is no liberation.” e si riferiva chiaramente al suo periodo storico e alle battaglie degli afroamericani.
Possiamo ritenere ancora valida questa affermazione? In parte si, le community portano avanti valori e pensieri comuni quindi alla lunga sostengono anche la libertà (di pensiero tipicamente).
Allo stesso tempo, dobbiamo stare attenti ad evitare il fenomeno “cricca” che è decisamente lontana dalla community e che vira tragicamente dal valore (positivo) all’espressione di una rabbia comune (decisamente negativo).
Tutti noi dovremmo puntare ad avere una community libera di scegliere, di frequentare il nostro blog e anche quello di un nostro competitor, io credo che la libertà sia possibilità di contaminarsi e di scegliere. Voi che ne pensate?[/vc_column_text][vc_single_image image=”5671494″ img_size=”large” add_caption=”yes” alignment=”center” onclick=”zoom” css=”.vc_custom_1556790850714{margin-top: 5px !important;margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;}”][vc_column_text]2.1 Hashtag
Già citati parlando di Community, ci permettono di identificare i nostri contenuti e di renderli visibili, nell’accezione di identificabili. Importanti su Twitter e su Instagram. Bisogna fare attenzione e scegliere gli hashtag in modo accurato. Inutile saltare sul carro di un hashtag trend topic se è troppo lontano dal nostro business.
3. Influencer
L’influence marketing è parte della Comunicazione contemporanea, ci permette di sfruttare la popolarità di un personaggio per raggiungere i suoi followers (e ottenere visibilità) che, ovviamente, devono essere allineati con i nostri.
Come possiamo essere visibili e quindi riconoscibili tramite una operazione di influence marketing? Serve una ricerca, serve studiare i contenuti e sopratutto il target dell’influencer. Anche in questo caso, pena la dispersione di budget.
A proposito di questo tema, ho fatto una personale riflessione durante il Coachella. Per lavoro (e anche per curiosità) seguo diversi influencer che hanno bazzicato intorno al mega Festival californiano. E spesso mi sono trovata a farmi la stessa domanda “Ok, bello l’outfit e anche il trucco, ma chi sta cantando? La musica che sento in sottofondo… di chi è?”
È stata l’ennesima conferma del fatto che, quando ingaggiamo un influencer, dobbiamo essere sicuri sul target: evidentemente io non sono il target di riferimento per i brand di moda che hanno scelto questi personaggi. Sono, invece, influenzabile dai brand (sopratutto americani) che hanno scelto di taggare (nelle insta story) l’artista sul palco in quel momento e di geolocalizzare sempre i contenuti pubblicati.
4. Storytelling
Si sono scritte pagine e pagine su questo strumento. È uno strumento? Sì. Richiede competenze? Sì, parecchie.
Trasformare un prodotto (o un servizio) in una storia è molto più difficile di quel che si possa pensare e il motivo è che spesso NON abbiamo chiaro il Perché, il motivo che ci spinge da dentro a fare un lavoro (se siamo freelance) oppure a creare un prodotto (se siamo azienda).
Il motore che muove lo Storytelling è il Perché, sono convinta al mille per mille di questo. Senza consapevolezza in questo senso, sarà difficilissimo creare una storia che regga una serie di contenuti da pubblicare o di azioni strategiche da attuare.
Io stessa ho bisogno di molta lucidità quando scelgo lo Storytelling come strumento per ottenere visibilità. Il motivo è che non tutto ciò che si produce ci piace, càpita di creare contenuti solo perché sembra il momento giusto e non perché siamo veramente allineati all’argomento.
Una tattica che ci può aiutare è lavorare sempre con estrema consapevolezza, chiedersi sempre “Mi interessa davvero? Leggerei questo articolo (o post, o commento…)?”.[/vc_column_text][vc_raw_html]JTNDZGl2JTIwY2xhc3MlM0QlMjJ0ZW5vci1naWYtZW1iZWQlMjIlMjBkYXRhLXBvc3RpZCUzRCUyMjEzOTc2Mjk3JTIyJTIwZGF0YS1zaGFyZS1tZXRob2QlM0QlMjJob3N0JTIyJTIwZGF0YS13aWR0aCUzRCUyMjYwJTI1JTIyJTIwZGF0YS1hc3BlY3QtcmF0aW8lM0QlMjIyLjAlMjIlM0UlM0NhJTIwaHJlZiUzRCUyMmh0dHBzJTNBJTJGJTJGdGVub3IuY29tJTJGdmlldyUyRmNoZWNrLXJlYWQtYm9zc3ktaXJyaXRhdGVkLWFuZ3J5LWdpZi0xMzk3NjI5NyUyMiUzRUNoZWNrJTIwUmVhZCUyMEdJRiUzQyUyRmElM0UlMjBmcm9tJTIwJTNDYSUyMGhyZWYlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnRlbm9yLmNvbSUyRnNlYXJjaCUyRmNoZWNrLWdpZnMlMjIlM0VDaGVjayUyMEdJRnMlM0MlMkZhJTNFJTNDJTJGZGl2JTNFJTNDc2NyaXB0JTIwdHlwZSUzRCUyMnRleHQlMkZqYXZhc2NyaXB0JTIyJTIwYXN5bmMlMjBzcmMlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnRlbm9yLmNvbSUyRmVtYmVkLmpzJTIyJTNFJTNDJTJGc2NyaXB0JTNF[/vc_raw_html][vc_column_text]5. IDEA
Senza idee è impossibile ottenere visibilità ed essere riconoscibili. Sembra una banalità, eppure, io continuo a vedere persone agitarsi per creare contenuti, per funzionare sui social e sul blog, senza avere un’Idea.
Questo è il male assoluto. È come continuare a muoversi senza spostarsi di un millimetro, vi succede?
Lush ha scelto di sparire (si fa per dire…) dai social perché ha un’idea grande da portare aventi: combattere l’algoritmo che ci vuole sempre più investitori. Da questa idea ha creato una campagna di comunicazione e marketing vincente.
Senza questa idea, la campagna sarebbe stata un flop, una rincorsa senza anima al tema caldo del momento (tecnica detta anche “Newsjacking”).
Durante il corso sul personal branding, una delle domande più complicate a cui i corsisti sono sottoposti è “Qual è l’idea? Qual è il valore che vuoi vedere realizzato nel mondo?” anche per me è difficile rispondere a queste domande in alcuni momenti, eppure sono sicura che il nocciolo di tutto stia proprio nell’idea, nella motivazione e nel cambiamento che vogliamo portare.
Nel momento in cui abbiamo forte dentro di noi una motivazione, siamo riconoscibili e quindi, otteniamo visibilità in maniera assolutamente organica e spontanea.
Seguire i trend, per paura di esporsi, oppure perché pensiamo che la nostra idea sia condivisa da pochi, crea frustrazione e paralizza la creatività. Dobbiamo (tutti, anche io) prendere consapevolezza della nostra unicità e fare tesoro di questo perché, sicuramente, nel mondo c’è qualcuno che ha la nostra stessa visione e che è disposto a seguirci e a diventare nostro cliente.
Marketing, Comunicazione e Idee fanno parte della promozione di se stessi e del proprio prodotto, tutti con la stessa potenza e con la stessa importanza.
Chiudo questo articolo, che mi frulla in testa da tempo, dicendo che la visibilità è un valore prezioso a cui si arriva guardandosi dentro e mai fuori. Copiare va bene (l’ho già detto) solo per confezionare e solo all’inizio, dopodiché ci si deve fare forza e si deve prendere con coraggio la propria missione, che può essere anche molto leggera (il marketing è pieno di esempi in questo senso) ovviamente.
Nessuno di noi è chiamato a salvare il Mondo in senso stretto, eppure tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, autenticamente.
Tutti questi temi sono trattati nel miei corsi, vi lascio qui il link alla pagina del calendario e attendo i vostri commenti.[/vc_column_text][vc_single_image image=”5671516″ img_size=”medium” onclick=”custom_link” img_link_target=”_blank” link=”https://www.pinterest.it/paolatoini/” css=”.vc_custom_1556791576449{margin-top: 10px !important;}”][/vc_column][/vc_row]

Priorità del business vs priorità della persona

Qual è il confine tra la persona e la professione, in tema di priorità sulla comunicazione?

La distrazione di massa è uno dei mali dei nostri tempi, lo sappiamo. Ci troviamo spesso fuori focus e trascinati da una corrente che non abbiamo scelto con consapevolezza. Questo fenomeno si presenta anche in comunicazione. Alcuni miei clienti si impongono priorità assurde, come la necessità di postare sui social tutti i giorni, ad esempio. Come ho già detto la chiave è: essere rilevanti più che presenti. Uno non esclude affatto l’altro ovviamente. A me ad esempio piace postare (in settimana) 2/3 immagini al giorno e, anche se non tutte piacciono all’algoritmo, trovo una coerenza visiva, e di contenuto, che mi soddisfa.
Lo stesso accade per gli account social che scegliamo di aprire e di animare con i nostri contenuti, dobbiamo rimanere focalizzati sulle nostre priorità e quelle del nostro business. Se, ad esempio, ci occupiamo di giornalismo, dobbiamo concentrarci su Twitter e su Linkedin.
Mica tutti dobbiamo stare su Instagram (per lavoro) sapete? Cercate la vostra priorità, superate le mode e i trend imposti dagli altri. Andate al cuore del vostro business, lì troverete le risposte.
Questo tema, priorità e scelta dei social, è fondamentale per me e per questo l’ho inserito nel mio corso sulla comunicazione digitale e social media (trovate qui tutte le info), dobbiamo trovare il coraggio di andare al nostro centro.

Vuoi lavorare sul target? Vai allo specchio.

Vuoi conoscere il tuo target? Fai un gesto semplicissimo… guardati allo specchio.

Ami i social? Il tuo target è lì.
Scrivi post ad alto tasso di ottimismo? Molto probabilmente ti contatteranno potenziali clienti che hanno una carica di ottimismo.
Instagram non ti piace? Bene, il tuo pubblico reale (e disposto a pagare per collaborare con te) non è su questa piattaforma, guarda altrove. ⠀


So che la vostra espressione potrebbe essere questa e sappiate che non siete soli. Ai miei corsi, come ad esempio quello sul Personal Branding (la prossima edizione qui sul calendario) facciamo tanti esercizi sul target perché è la base da cui partire per lavorare sulla Comunicazione (digitale e analogica). E spesso i corsisti, dopo aver fatto l’esercitazione, mi guardano con aria smarrita e mi dicono “Ma sono io!”
Eh si, vi do una notizia: il target ideale e i competitor reali ci assomigliano tantissimo!
Se siamo freelance, vogliamo lavorare con i freelance, e raccontiamo spesso, nei nostri post, di quanta fatica ci porta la P.IVA… secondo voi quali clienti cattureremo? Quelli frustrati e demotivati.
In sostanza, il detto “Chi si assomiglia si piglia” è valido in tutti i campi della nostra vita e ci sta anche che ci siano dei momenti diversi col passare del tempo, perché noi e la nostra visione del mondo cambiamo di continuo.
Questo discorso vale anche per il Community Manager, sapete? Se scegliamo un copy (per post e blog è indifferente) sboccato oppure molto informale, avremo in cambio esattamente quello. Anche nei Direct Message, su WhatsApp e su Messenger.
Dobbiamo tutti riflettere su questo aspetto, renderci conto che non tutte le piattaforme sono per tutti e farci pace. In questo modo lavoreremo meglio e saremo effettivamente più performanti. La consapevolezza, ancora una volta, è la parola chiave.

Guardare oltre Instagram

C’è una domanda che in queste settimane mi viene posta spesso, in merito ad Instagram, “Paola perché non stai pubblicando?”

L’intervento al quale mi sono sottoposta ad ottobre ci ha messo sicuramente del suo. Il tempo scorre più lento e, com’è come non è, io sono rallentata rispetto al solito. Anche se l’aspetto davvero interessante è che sto cercando di alimentare la mia fame di novità e di cambiamento, sto buttando lo sguardo oltre la montagna di Instagram che, per quanto io la adori, inizia a starmi troppo stretta.
La mia personalità mi impone di cambiare di continuo e la mia professione mi impone di essere tanto sul pezzo e, a chi mi chiede “Cosa ci sarà dopo Instagram?” inizio a voler dare una risposta che vada al di là delle mie supposizioni di esperta di comunicazione.
In più, mi permetto di dire che quando una piattaforma è satura, la qualità fatica ad emergere sulle parole urlate, sulle polemiche e sulle storie personali strappalacrime. E questo è uno dei motivi per cui, io, sento il bisogno di prendere un poco le distanze. Come quando ci si allontana per avere più elementi in una sola fotografia, giusto per avere una visione panoramica.
Sto facendo molta formazione, sto ripensando il mio lavoro in una chiave diversa e sto partendo dal sito che, ricordate, è la nostra casa online! Sto iniziando a vedermi come un’agenzia e tutta la brand identity deve essere modificata di conseguenza a questa nuova visione di me.
A proposito del sito web, come dico sempre ai corsi, i social network sono come le case-vacanza alle quali diamo importanza finché decidiamo di starci, mentre il sito web è la nostra Casa con la C maiuscola. Lì è dove abbiamo i mobili belli, ricercati, dove abbiamo tanto spazio e ci sentiamo (pensa un po’) a casa. Cosa dite? Davvero non sapevate che io tengo corsi? Potete rimediare subito, andando a vedere il mio calendario cliccando qui .
Ah si, poi sto anche lavorando parecchio, il che non guasta e poi vabbè… sto preparando la festa di Natale del Lab ✨ il 12 dicembre faremo una colazione più natalizia che mai, qui il link dell’evento con tutte le informazioni Festa di Natale e mini workshop sulla pianificazione del 2019.

Mentre mangiucchieremo, avremo il piacere di ascoltare il bel discorso di Paola Nosari sulla pianificazione. Adoro collaborare con lei e credo che fino ad ora sia affiorata solo una minima parte della sua potenza, ecco perché le ho chiesto di tenere questo intervento, la trovate a questo link www.paolanosari.it
Per concludere, come avrete compreso, ho tantissima carne al fuoco che verrà servita calda, con le patate al forno, durante il 2019! Ora torno al lavoro ✨

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Che lavoro faccio? Lavoro nella Comunicazione

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Voi lo sapete definire il vostro lavoro? Io lavoro nella Comunicazione e mi capita di avere qualche perplessità a riguardo.

Vi spiego, oggi (3 aprile 2018) le notifiche sulle Fanpage non funzionavano, ho avuto problemi con le Storie (di Facebook) e, infine, sono spariti gli Highlights (ovvero i contenuti in evidenza di Instagram). Tutto ciò mi ha portato a farmi una domanda: e se ad un certo punto sparissero i social network e i siti web? Cosa farei? Chiringuito a Copacabana? ????
Questo dubbio è lecito per chi fa il mio lavoro (ecco, appunto, quale?) perché da un giorno all’altro tutto potrebbe risultare una fuffa abnorme, lo sappiamo questo? Siamo coscienti del fatto che la comunicazione digitale potrebbe non essere per sempre?
Sopratutto una domanda mi è arrivata dentro fortissima: io voglio essere associata solo ai social network? La risposta è un no molto chiaro. Io voglio che la mia figura professionale sia legata indissolubilmente alla Comunicazione. Voglio evitare di essere associata a delle piattaforme che subiscono cambiamenti continui e che forzano a vedere e rivedere di continuo le strategie. Le regole delle Comunicazione non cambiano, diffondere un’idea universale di buona Comunicazione, ecco la mia Mission.
Cosa intendo per “idea universale di buona Comunicazione” è presto spiegato; si tratta di accompagnare chi mi sceglie come consulente, verso una consapevolezza radicata nei confronti dei propri valori. Poi questo può (e deve) essere accompagnato da una serie di “strumenti accessori” tra cui anche i social network.
Il mio intervento più forte è a monte.
Vi faccio un esempio, è come se io fossi una insegnate di cucina che insegna a impastare la pasta della pizza, avete presente?

Io sono ben consapevole del fatto che esistano la planetaria, il Bimby, la macchina impastatrice da millemila euro, sono anche in grado di utilizzare questi strumenti in modo abbastanza professionale… e resto convinta del fatto che in primis si debbano conoscere le basi.
Per vendere bene il proprio brand, un prodotto e/o un servizio, fondamentalmente, c’è bisogno di saper comunicare e solo successivamente si possono fare strategie e piani di Comunicazione che includano anche investimenti in termini di denaro (penso ad esempio alle inserzioni a pagamento sui social network).
Al momento il trend va da tutt’altra parte, lo so. Vediamo influencer diventare colossi multinazionali e siamo portati a pensare che il futuro sia tutto lì. Ci sono persone che arrivano da me dicendo “Vabbè posso anche fare a meno del sito se ho una bella pagina Facebook con tanti followers” e io così:

Come potete evitare di avere un sito web? Si tratta della nostra casa online, naturalmente deve essere aggiornato (quelli che facevo io nel ’98 con le sezioni di Photoshop ormai sono sepolti) ma ci deve essere, non possiamo farne a meno.
Faccio un esempio, chi avrebbe previsto due anni fa il crollo della portata organica dei post di Facebook (parlando di Fanpage)? Io credo solo persone molto previdenti… In questo momento storico io, ad esempio, non mi sento più di far investire tempo e risorse solo su Facebook e spingo i miei clienti su social che stanno per emergere (tipo Pinterest) oppure sul sito web; poi naturalmente questo dipende dal settore, come sapete sono una sarta che cuce su misura le strategie (vedi articolo a questo link), ma il principio resta lo stesso. Differenziare per far passare il messaggio su più fronti.
Tornando all’esempio delle influencer che diventano brand, parliamo di Chiara Ferragni, cosa ha fatto? Ha trasferito la sua popolarità offline, ha creato una sua linea che vende certamente online senza dimenticarsi di aprire negozi fisici. Questo vi dice niente? Anche lei deve aver pensato “E se ad un certi punto finisse tutto?” siete d’accordo con me?
Concludo rimarcando un concetto che mi sta molto a cuore e che mi spinge a ringraziare le momentanee magagne social di oggi ????
La buona Comunicazione, coerente e autentica, deve rimanere la base di tutte le attività di divulgazione del nostro business. Solo così potremo superare le mode e rimanere fedeli ai valori che abbiamo scelto di portare avanti.
Se vi sentite allineati con questo mio pensiero e state cercando una consulente che si occupa di Comunicazione, eccomi qui!
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Visitate il mio profilo Pinterest: https://it.pinterest.com/paolatoini/
Photographer: Sarah Rosethorn (sarahrosethornphotography.tumblr.com)

Articoli per il blog e autenticità

Paola Toini coerenza

Scegliere l’autenticità come parola chiave del proprio mood, significa mostrare tutto di sé, anche gli aspetti meno positivi della propria personalità. Nello specifico, io e la programmazione viviamo agli antipodi, sopratutto se si tratta di scrivere qui sul blog.
La scorsa settimana ho creato un sondaggio nelle mie Instagram Story, per capire quale argomento avrebbe potuto interessare i miei followers; si trattava di un articolo di blog dedicato. Ecco qui la infografica ????????????
Sondaggio tema Instagram paola toini
In conseguenza al sondaggio, per la scorsa settimana avevo programmato due post sul blog: uno sul freelancing e uno sul tema di Instagram. Ebbene, devo essere sincera, non ce l’ho fatta. Il motivo è che, nonostante gli appunti presi e le idee chiare, non c’è stata la scintilla che mi ha spinta a scrivere. Io tengo molto al come vengono scritti gli articoli, voglio che siano leggibili, leggeri e chiari perché solo così posso rispettare l’autenticità che mi sono imposta, e ho scoperto che scrivendo in modo istintivo riesco ad ottenere risultati migliori di quando mi impongo di farlo.
La programmazione è una delle modalità, molto utile per alcuni aspetti, anche se non è l’unica possibilità. Se la scelta è tra un testo scritto forzatamente, senza anima, è uno scritto con un intento positivo… io scelgo la seconda ???? chiedo scusa se ho disatteso le aspettative di qualcuno e confermo che scegliere l’autenticità significa rispettare i propri tempi in primis.
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Donne e ispirazione

Donne e ispirazione

Dalla diversità nasce l’unicità, scegliamo l’ispirazione e non l’imitazione.

Sono nata l’8 marzo del 1978. Non poteva essere altrimenti, visto che in me albergano tutte le caratteristiche tipiche delle donne, eppure mi sono sempre sentita una fuori dal coro, diversa. Poi, col tempo, ho capito che in realtà facciamo tutti parte di un mare di persone fuori dal coro, diverse le une dalle altre… E l’ho capito alla soglia dei quarant’anni. L’ho capito quando ho iniziato, più o meno due anni fa, ad appassionarmi al tema dell’ispirazione.
Ispirarsi è molto diverso dal copiare, davvero molto diverso. E cerco sempre di spiegarlo anche durante i corsi e le consulenze.
L’ispirazione è un sentimento positivo, che spinge ad osservarsi nel profondo e a migliorarsi, lavorando sulla propria unicità.
In questa giornata per me così speciale e così fortemente legata al femminile, voglio ringraziare tutte le donne che mi stimolano di continuo; nonostante io le trovi diverse da me, rappresentano una fonte di ispirazione inesauribile.
Attraverso le differenze nutro la mia unicità, che appartiene a tutti. Solo che è facile dimenticarselo, in un momento storico in cui siamo immersi in un celodurismo digitale scandaloso. Contano i like, i commenti, i followers…
Osservo queste donne e mi sento spinta a lavorare incessantemente per fare bene la mia parte, sono convinta che sia l’unica strada per emergere come persona e come professionista. Mi riferisco a Paola Nosari (@paolanosari), alla Caralotta del mio cuor (@carlottafpunto) oppure alla grandissima Rachel Hollis (@mrsrachelhollis) che stimo enormemente perché riesce a mixare perfettamente vita privata e vita lavorativa, senza cadere negli stereotipi, con grande originalità.
Tutte le donne che ho appena citato sono diverse tra loro e, allo stesso tempo, diverse da me, eppure tutte mi ispirano ogni giorno.
Il concetto dell’autenticità, si sa, mi è caro (ne parlo anche qui). È uno dei concetti chiave nelle mie strategie, nelle consulenze, nei corsi, nella vita… e sono convinta che possa andare a braccetto con l’ispirazione.
Le donne online si osservano e si sentono spesso inferiori, sentono l’obbligo di imitare, sperando così di ottenere lo stesso successo, ma attenzione: Paola, Chiara e Rachel stanno ottenendo successo (chi più e chi meno) perché, probabilmente, hanno guardato dritto in faccia l’obiettivo e lo hanno perseguito portando avanti il loro personale messaggio, quella che definiamo la Vision.
Be you not them.
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Ispiriamoci a loro in questo senso, nutriamo la nostra autenticità, che può essere anche fatta di strafalcioni, errori, fotografie postate e venute male… spostiamo l’attenzione dai numeri ai valori!
Il mio augurio per le donne è questo: facciamoci ispirare da chi ce l’ha fatta e troviamo nel loro successo una motivazione???? e buona celebrazione della Donna a tutte.
Mi faccio l’applauso da sola a sto giro ????

Be you not them.
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