Come preparare il prossimo shooting per la tua attività

corso promozione online

Ho fatto il calcolo, in un anno realizzo con Carlotta almeno cinque shooting per il mio personal brand.

Troppi? No.

In questo articolo ti parlo di qualcosa che aiuta davvero a migliorare la riconoscibilità del tuo business: come pianificare un servizio fotografico di branding per la tua attività. Se ti parlassi di me, ti direi che su cinque shooting all’anno abbiamo sempre centrato il punto con la mia fotografa e il motivo è che lo abbiamo preparato molto bene in fase di progettazione. Come sempre, conta l’obiettivo insieme ad una serie di elementi che vedremo insieme.
Parliamoci chiaro, la fotografia stock è sempre una scelta possibile e le opzioni online sono tantissime anche per immagini royalty free. Basti pensare a Freepik o Pexels e via dicendo… ma c’è una grande differenza nell’avere una libreria di immagini di brand personalizzate che possiamo utilizzare per commercializzare il nostro business.
Questo è il modo in cui io pianifico i miei shooting, 5 step che portano a un servizio fotografico che racconta servizi e prodotti e, sopratutto, che permette ad un brand (o un personal brand) di distinguersi ed essere sempre maggiormente riconoscibile.
Ho già trattato il tema della bulimia di contenuti degli ultimi anni e di come la riconoscibilità sia il primo obiettivo di una visual identity insieme allo scopo di raccontare la proposta di un business (prodotto o servizio).

Partiamo dalle basi: cos’è la fotografia di branding?

La fotografia di branding si distingue dalla fotografia classica perché nasce con l’obiettivo di raccontare un brand e le sue proposte. Deve essere coerente con la visual identity e può essere utilizzata in diversi contesti: sito web, comunicati stampa, social network, e-commerce o campagne pubblicitarie cartacee.

È necessario prevedere uno shooting?

Si. È un investimento necessario perché l’occhio di un professionista ci consente di poterci concentrare solo sul nostro obiettivo, alle questioni tecniche ci pensa lui.

Come si realizza?

Gli step che prevedo e consiglio io sono 5 ma si può sempre trovare una modalità più personale. Il fattore importante è il raggiungimento di un risultato.

Step 1. Pianifica i tuoi scatti

Questa è la chiave per assicurarsi che shooting sia efficace: devi sapere quali immagini ti servono per arrivare dal tuo fotografo con le idee più chiare possibile.
Aiutati con queste domande.
Quali sono prodotti e/o servizi?
Quali sono le storie editoriali che vuoi raccontare?
Hai presente “Il diavolo veste Prada” ? Ecco, è il tuo momento di essere come Miranda. Diventi un po’ il caporedattore. Quando sei il direttore editoriale o creativo del tuo brand, devi pensare alle cose che devi comunicare visivamente.
Questa fase del processo creativo deve iniziare tempo prima dello shooting stesso e, se sei come me, raramente sarai alla tua scrivania quando l’idea ti colpisce.
Quello che trovo davvero utile è assicurarmi di avere una nota nel mio telefono e, quando ho un’idea di qualcosa che devo raccontare con una foto o un gruppo di immagini, mi assicuro solo di annotarlo nel mio telefono. Per qualche ragione che ignoro, queste idee sembrano sempre arrivare in momenti tipo una passeggiata oppure sotto la doccia, quindi avere l’elenco nel cellulare è un trucco per non perdere nessuna idea.

Step 2. Vola su Pinterest e crea una moodboard per lo shooting

Il secondo passaggio, dopo aver messo insieme tutte le idee, è catapultarmi su Pinterest e creare una Moodboard da condividere con Carlotta. Ti lascio il link alla bacheca dedicato allo shooting di fine maggio, quello immediatamente dopo il lockdown, ero emozionata e non vedevo l’ora di tornare ad avere delle fotografie professionali per raccontare tutto ciò che avevo pensato di mettere in pista da quel momento in avanti. Eccola pinterest.it/paolatoini/shooting-20-maggio/
Questo strumento è utile e io lo utilizzo con attenzione, dividendo gli scatti di esempio in sezioni che poi diventano la mia guida durante il servizio. Non sarà necessario copiare le pose da diva o da modella perché ognuno porta sé stesso nel proprio business (e lo stesso vale per i prodotti, mi raccomando), ma è innegabile che avere uno scatto a cui ispirarsi accelera il processo creativo.
Un’altro aspetto fondamentale è la condivisione con la fotografa che in questo modo riesce ad entrare nel mood del servizio e può anche darmi dei suggerimenti che mi aiutino via via ad arrivare all’obiettivo finale: shooting per il sito, per il lancio di un nuovo corso, per un po’ di storytelling su Instagram… gli obiettivi sono tanti e diversi e focalizzarsi è un modo saggio di procedere.

Step 3. Scegli il fotografo giusto

Il fotografo giusto NON è il fotografo del tuo competitor o di un tuo collega. Il fotografo giusto è colui che ha uno stile che si avvicina a ciò che vuoi ottenere. Questo dettaglio è imprescindibile, perché non è detto che tutti i professionisti, seppur validi allo stesso modo, vadano bene per te.
Il fatto che ci le fotografie di un brand vicino al nostro ci piacciano, non significa matematicamente che otterremo quel risultato. Prima ti devi chiedere se quel mood preciso valorizzerebbe il tuo racconto, il tuo prodotto o il tuo servizio.
L’occhio esperto ti un professionista sa catturare i piccoli momenti magici che non avresti mai immaginato in un milione di anni. Questo è il valore aggiunto di lavorare con uno specialista.

Step 4. Scegli con cura i props

I props sotto tutti quegli oggetti che ti aiuteranno a personalizzare gli scatti che avrai trovato nel web o che hai pensato di voler realizzare. Si tratta di penne, libri, quaderni eccetera… io considero anche gli abiti. Tutti gli outfit contano e vanno organizzati. Scatti per strada? Fai in modo di poterti cambiare con comodità.
Nello stesso periodo lavorerai sugli abiti e sulle altre esigenze, devi raccogliere oggetti di scena e organizzati per tempo se hai bisogno di qualche acquisto online, perché la spedizione può davvero cambiare le cose. I dettagli sono le piccole sfumature che fanno la differenza – come ad una cena quando c’è un lume di candela in bagno o una cioccolata sul cuscino in un hotel di lusso – quei piccoli segnali visivi che il tuo cliente o la tua audience noterà.
Suggerimento in più: rendi il set autentico e utilizza props che sia utilizzati. Un quaderno troppo nuovo oppure un microfono non-wireless senza filo attaccato potrebbero essere quell’errore che rende finto il tuo scatto.

Step. 5 Verifica tutto, compresi i formati

Il tuo fotografo non è un mago e difficilmente saprà leggerti nella mente, perciò starà a te dirigere i lavori anche in questo senso.
Probabilmente avrai bisogno di una serie di immagini con diversi spazi bianchi. Ecco, l’orientamento e le dimensioni contano davvero in questo caso, così come gli spazi bianchi.
Ci sono nella board delle immagini che devono essere in verticale perché occuperanno più spazio su Instagram? Verificalo. Ti serve uno sfondo neutro perché vuoi realizzare delle copertine? Dai un’occhiata alla lista prima dello shooting. Questo è il tipo di attenzioni di cui tu, come direttore creativo del tuo shooting, devi essere consapevole. Lo stesso vale per le location. Scegli il tuo ufficio? Il negozio? Un prato? Tutto deve essere coerente con il risultato e con la visual identity del tuo business.
Cosa accadrebbe se il tuo prodotto o il servizio che vuoi promuovere, fosse inserto in un contesto completamente diverso dal solito?
Conclusioni
Programmare uno shooting può essere stancante e impegnativo, eppure è un salto nel tuo brand e un’occasione unica per raccontare o promuovere qualcosa a cui tieni e a cui hai lavorato per molto tempo. Se vuoi un po’ di ispirazioni per il tuo prossimo shooting dai un’occhiata alla mia pagina Pinterest, ho raccolto molti esempi di scatti che spero ti possano essere utili.

Vuoi uno spoiler? Al Brand Camp parliamo proprio di questo!

Visibilità, il risultato più ambito in termini di comunicazione e marketing

[vc_row][vc_column][vc_column_text]

La visibilità, questa bella ragazza che si diverte a giocare a nascondino e a renderci la vita sempre più difficile.

Partiamo dalla definizione
visibilità
/vi·ṣi·bi·li·tà/
sostantivo femminile
FIG.
Nella pubblicistica (calco sull’ingl. visibility), la capacità, per una personalità pubblica, per una forza politica o per un’iniziativa, di rendersi immediatamente riconoscibile.
Questa definizione ci rimanda al concetto di Personal Branding, vero? Mentre nell’accezione comune siamo portati a pensare alla visibilità come alla possibilità di “essere visti” capiamo dalla definizione che il concetto reale, importante, è “essere riconoscibili” come a dire che, all’interno di un gruppo, noi siamo distinguibili per una serie di caratteristiche che sono solo nostre.[/vc_column_text][vc_column_text]Ho iniziato a riflettere sul concetto di visibilità quando mi sono occupata del caso studio di Lush, che ha scelto di abbandonare i social con il suo account principale perché non vuole scendere a compromessi con la sua Community, perché non vuole pagare le ADS al gruppo Facebook e al caro Mark.
In questa scelta sono racchiusi tutti gli strumenti contemporanei che sono a nostra disposizione per essere visti (e NON visibili) da un numero incredibile di potenziali clienti. Vediamoli insieme.
1. ADS
Abbreviazione di advertising che significa pubblicità ed è un concetto legato al pagamento di una somma per comparire, in origine, sui quotidiani, successivamente nelle radio e in TV e, oggi, sul web.
Intorno alle ADS c’è un movimento “anti” che è mosso principalmente da due motivazioni: le ADS obbligano a scendere a compromessi (motivazione di Lush) con la propria community e abbassano la qualità della Comunicazione, oppure, le ADS ci studiano troppo e condizionano troppo le nostre scelte.
A proposito di questa seconda ipotesi, vi invito a guardare questo video tratto dall’intervento al TED di Vancouver, in cui la giornalista investigativa e scrittrice britannica Carole Cadwalladr, ci spiega come Facebook e le ADS abbiano influenzato la scelta di lasciare l’Unione Europea da parte del Regno Unito e il voto delle elezioni presidenziali americane del 2016.
Qui trovate il video intero http://bit.ly/2GQfr9t
e qui sotto vi lascio il video corto con i sottotitoli in inglese (molto comprensibili)[/vc_column_text][vc_video link=”https://www.youtube.com/embed/hPrzEPkYduI” el_width=”70″ align=”center” css=”.vc_custom_1556789917846{margin-top: 5px !important;margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;border-top-width: 5px !important;border-right-width: 5px !important;border-bottom-width: 5px !important;border-left-width: 5px !important;border-radius: 1px !important;}”][vc_column_text]La giornalista parla di eventi politici, perciò dobbiamo riuscire a ripulire ogni pensiero che riguardi questo. Comunque la si pensi, complottisti o no, è chiaro che utilizzare in maniera spropositata le ADS tolga una parte di anima alla Comunicazione.
Nelle mie strategie, le ADS sono fondamentali in due particolari momenti: la partenza di un business e il lancio di una promozione o di un evento. Sono convinta che il resto lo possa fare la buona comunicazione e che si debba fare un distinguo tra small business, PMI e le grandi Aziende.
2. Community
Anche questo strumento è stato menzionato nella strategia di Lush, infatti, il brand ha scelto di “lasciar parlare” il suo pubblico, i suoi creatori e i singoli account degli Store nel mondo, attraverso gli hashtag di riferimento e i contenuti spontaneamente creati. Ottima scelta!
Audre Lorde diceva “Without community, there is no liberation.” e si riferiva chiaramente al suo periodo storico e alle battaglie degli afroamericani.
Possiamo ritenere ancora valida questa affermazione? In parte si, le community portano avanti valori e pensieri comuni quindi alla lunga sostengono anche la libertà (di pensiero tipicamente).
Allo stesso tempo, dobbiamo stare attenti ad evitare il fenomeno “cricca” che è decisamente lontana dalla community e che vira tragicamente dal valore (positivo) all’espressione di una rabbia comune (decisamente negativo).
Tutti noi dovremmo puntare ad avere una community libera di scegliere, di frequentare il nostro blog e anche quello di un nostro competitor, io credo che la libertà sia possibilità di contaminarsi e di scegliere. Voi che ne pensate?[/vc_column_text][vc_single_image image=”5671494″ img_size=”large” add_caption=”yes” alignment=”center” onclick=”zoom” css=”.vc_custom_1556790850714{margin-top: 5px !important;margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;}”][vc_column_text]2.1 Hashtag
Già citati parlando di Community, ci permettono di identificare i nostri contenuti e di renderli visibili, nell’accezione di identificabili. Importanti su Twitter e su Instagram. Bisogna fare attenzione e scegliere gli hashtag in modo accurato. Inutile saltare sul carro di un hashtag trend topic se è troppo lontano dal nostro business.
3. Influencer
L’influence marketing è parte della Comunicazione contemporanea, ci permette di sfruttare la popolarità di un personaggio per raggiungere i suoi followers (e ottenere visibilità) che, ovviamente, devono essere allineati con i nostri.
Come possiamo essere visibili e quindi riconoscibili tramite una operazione di influence marketing? Serve una ricerca, serve studiare i contenuti e sopratutto il target dell’influencer. Anche in questo caso, pena la dispersione di budget.
A proposito di questo tema, ho fatto una personale riflessione durante il Coachella. Per lavoro (e anche per curiosità) seguo diversi influencer che hanno bazzicato intorno al mega Festival californiano. E spesso mi sono trovata a farmi la stessa domanda “Ok, bello l’outfit e anche il trucco, ma chi sta cantando? La musica che sento in sottofondo… di chi è?”
È stata l’ennesima conferma del fatto che, quando ingaggiamo un influencer, dobbiamo essere sicuri sul target: evidentemente io non sono il target di riferimento per i brand di moda che hanno scelto questi personaggi. Sono, invece, influenzabile dai brand (sopratutto americani) che hanno scelto di taggare (nelle insta story) l’artista sul palco in quel momento e di geolocalizzare sempre i contenuti pubblicati.
4. Storytelling
Si sono scritte pagine e pagine su questo strumento. È uno strumento? Sì. Richiede competenze? Sì, parecchie.
Trasformare un prodotto (o un servizio) in una storia è molto più difficile di quel che si possa pensare e il motivo è che spesso NON abbiamo chiaro il Perché, il motivo che ci spinge da dentro a fare un lavoro (se siamo freelance) oppure a creare un prodotto (se siamo azienda).
Il motore che muove lo Storytelling è il Perché, sono convinta al mille per mille di questo. Senza consapevolezza in questo senso, sarà difficilissimo creare una storia che regga una serie di contenuti da pubblicare o di azioni strategiche da attuare.
Io stessa ho bisogno di molta lucidità quando scelgo lo Storytelling come strumento per ottenere visibilità. Il motivo è che non tutto ciò che si produce ci piace, càpita di creare contenuti solo perché sembra il momento giusto e non perché siamo veramente allineati all’argomento.
Una tattica che ci può aiutare è lavorare sempre con estrema consapevolezza, chiedersi sempre “Mi interessa davvero? Leggerei questo articolo (o post, o commento…)?”.[/vc_column_text][vc_raw_html]JTNDZGl2JTIwY2xhc3MlM0QlMjJ0ZW5vci1naWYtZW1iZWQlMjIlMjBkYXRhLXBvc3RpZCUzRCUyMjEzOTc2Mjk3JTIyJTIwZGF0YS1zaGFyZS1tZXRob2QlM0QlMjJob3N0JTIyJTIwZGF0YS13aWR0aCUzRCUyMjYwJTI1JTIyJTIwZGF0YS1hc3BlY3QtcmF0aW8lM0QlMjIyLjAlMjIlM0UlM0NhJTIwaHJlZiUzRCUyMmh0dHBzJTNBJTJGJTJGdGVub3IuY29tJTJGdmlldyUyRmNoZWNrLXJlYWQtYm9zc3ktaXJyaXRhdGVkLWFuZ3J5LWdpZi0xMzk3NjI5NyUyMiUzRUNoZWNrJTIwUmVhZCUyMEdJRiUzQyUyRmElM0UlMjBmcm9tJTIwJTNDYSUyMGhyZWYlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnRlbm9yLmNvbSUyRnNlYXJjaCUyRmNoZWNrLWdpZnMlMjIlM0VDaGVjayUyMEdJRnMlM0MlMkZhJTNFJTNDJTJGZGl2JTNFJTNDc2NyaXB0JTIwdHlwZSUzRCUyMnRleHQlMkZqYXZhc2NyaXB0JTIyJTIwYXN5bmMlMjBzcmMlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnRlbm9yLmNvbSUyRmVtYmVkLmpzJTIyJTNFJTNDJTJGc2NyaXB0JTNF[/vc_raw_html][vc_column_text]5. IDEA
Senza idee è impossibile ottenere visibilità ed essere riconoscibili. Sembra una banalità, eppure, io continuo a vedere persone agitarsi per creare contenuti, per funzionare sui social e sul blog, senza avere un’Idea.
Questo è il male assoluto. È come continuare a muoversi senza spostarsi di un millimetro, vi succede?
Lush ha scelto di sparire (si fa per dire…) dai social perché ha un’idea grande da portare aventi: combattere l’algoritmo che ci vuole sempre più investitori. Da questa idea ha creato una campagna di comunicazione e marketing vincente.
Senza questa idea, la campagna sarebbe stata un flop, una rincorsa senza anima al tema caldo del momento (tecnica detta anche “Newsjacking”).
Durante il corso sul personal branding, una delle domande più complicate a cui i corsisti sono sottoposti è “Qual è l’idea? Qual è il valore che vuoi vedere realizzato nel mondo?” anche per me è difficile rispondere a queste domande in alcuni momenti, eppure sono sicura che il nocciolo di tutto stia proprio nell’idea, nella motivazione e nel cambiamento che vogliamo portare.
Nel momento in cui abbiamo forte dentro di noi una motivazione, siamo riconoscibili e quindi, otteniamo visibilità in maniera assolutamente organica e spontanea.
Seguire i trend, per paura di esporsi, oppure perché pensiamo che la nostra idea sia condivisa da pochi, crea frustrazione e paralizza la creatività. Dobbiamo (tutti, anche io) prendere consapevolezza della nostra unicità e fare tesoro di questo perché, sicuramente, nel mondo c’è qualcuno che ha la nostra stessa visione e che è disposto a seguirci e a diventare nostro cliente.
Marketing, Comunicazione e Idee fanno parte della promozione di se stessi e del proprio prodotto, tutti con la stessa potenza e con la stessa importanza.
Chiudo questo articolo, che mi frulla in testa da tempo, dicendo che la visibilità è un valore prezioso a cui si arriva guardandosi dentro e mai fuori. Copiare va bene (l’ho già detto) solo per confezionare e solo all’inizio, dopodiché ci si deve fare forza e si deve prendere con coraggio la propria missione, che può essere anche molto leggera (il marketing è pieno di esempi in questo senso) ovviamente.
Nessuno di noi è chiamato a salvare il Mondo in senso stretto, eppure tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, autenticamente.
Tutti questi temi sono trattati nel miei corsi, vi lascio qui il link alla pagina del calendario e attendo i vostri commenti.[/vc_column_text][vc_single_image image=”5671516″ img_size=”medium” onclick=”custom_link” img_link_target=”_blank” link=”https://www.pinterest.it/paolatoini/” css=”.vc_custom_1556791576449{margin-top: 10px !important;}”][/vc_column][/vc_row]

Consapevolezza, la prima tappa verso un personal branding forte

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Oggi vi svelo un trucco e non si tratta della App del momento oppure di un planning fighissimo, volete sapere qual è? La consapevolezza.

La scorsa settimana mi sono trovata, per ragioni personali e di un paio di clienti, a riflettere su quanta consapevolezza ci voglia per portare avanti un progetto di freelancing (o di micro impresa) in un periodo come il nostro, nel quale la fuffa è davvero tanta.
Il primo sentore di questa verità l’ho avuto quando ho scritto un articolo che parlasse di me e del mio mestiere (lo trovate cliccando qui) perché avevo l’impressione che ci fosse molta confusione in merito. Fermarsi un attimo e chiedersi “Io cosa so fare? Qual è il mio mestiere?” non è mai cosa da poco perché crea uno stacco tra un prima e un dopo. E la differenza la fa proprio la consapevolezza.
Successivamente mi sono trovata a discutere con due miei clienti (e una potenziale) della loro delusione nei confronti dei professionisti a cui si erano rivolti prima di me. In prima battuta volevo rifiutarmi di lavorare con questa partenza, perché sono contraria allo sputtanamento (si può dire sputtanamento sul mio blog?) dei competitors, o di chiunque abbia collaborato prima di me con un cliente.
Poi ho compreso che poteva essere l’occasione giusta per mettere in evidenza un concetto fondamentale per la comunicazione di un freelance (o di una micro impresa). Ci vuole innanzitutto una dose massiccia di consapevolezza, dobbiamo sapere chi siamo, in che cosa siamo specializzati e, udite udite, dobbiamo conoscere il nostro target!
Sembrano banalità, eppure mi rendo conto che io stessa cado qualche volta nell’errore che mi porta a fidarmi troppo del bla-bla altrui e poco della mia consapevolezza. Qualunque professionista che si occupa di noi, per qualsiasi servizio, ha bisogno della nostra consapevolezza, di richieste chiare e, ahimè, non è mica sempre detto che rivolgersi alla crème de la crème significhi arrivare ad un risultato super.
Volete che vi faccia il solito esempio terra-terra didascalico vero?
È il mio forte, lo so.


Prendiamo ad esempio la parrucchiera, vi siete mai chiesti perché spesso noi usciamo dal salone con un risultato che non è proprio quello che speravamo? Siamo sicuri che sia sempre colpa della persona a cui ci siamo rivolti? Alcune valutazioni potrebbero riguardare la nostra spiegazione, oppure il nostro tipo di capello, chiediamoci… siamo consapevoli della reale possibilità di avere quel taglio/colore? Sappiamo per certo che la nostra parrucchiera sia in grado o meno di soddisfare la nostra richiesta?
Questo esempio, seppur banale, riesce a chiarire velocemente cosa intendo con consapevolezza, in modo particolare se siamo freelance o proprietari di una micro impresa. In questo caso dobbiamo avere le idee chiare in merito al nostro business perché, nella maggior parte dei casi, non saremo clienti standard per un’agenzia di comunicazione oppure per un consulente (come me).
Avremo bisogno di uno studio dettagliato del settore, del target, dei valori e delle unicità dei nostri servizi. Siamo noi a dover essere consapevoli di questi aspetti, non è un compito dei consulenti ai quali affidiamo la nostra Comunicazione; questo perché loro avranno già il compito arduo di accompagnarci lungo il percorso che porta, appunto, alla consapevolezza. Affidarsi ad un consulente ha costi più alti (ma mica sempre) perché, in primis, è necessario farsi forza di alcuni aspetti fondamentali dopodiché si può passare alle strategie e alle sponsorizzazioni a pagamento, per fare un esempio.
Essere freelance significa avere una consapevolezza estrema di se stessi.
Ci avete mai pensato? Io, ovviamente, sono qui anche per questo 😉

La soluzione c’è e si chiama Be YoUnique, un corso di una giornata, pensato e studiato gettare o consolidare le basi del nostro Personal Branding. Un tuffo leggero e praticissimo nella consapevolezza del proprio business, ed è anche in early book a 119€ fino al 12 aprile.
Sono sicura che a fine giornata saremo tutti (me compresa) più consapevoli e più pronti a raggiungere obiettivi coerenti e in linea con il nostro business.
Potete iscrivervi cliccando qui ????????
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Articoli per il blog e autenticità

Paola Toini coerenza

Scegliere l’autenticità come parola chiave del proprio mood, significa mostrare tutto di sé, anche gli aspetti meno positivi della propria personalità. Nello specifico, io e la programmazione viviamo agli antipodi, sopratutto se si tratta di scrivere qui sul blog.
La scorsa settimana ho creato un sondaggio nelle mie Instagram Story, per capire quale argomento avrebbe potuto interessare i miei followers; si trattava di un articolo di blog dedicato. Ecco qui la infografica ????????????
Sondaggio tema Instagram paola toini
In conseguenza al sondaggio, per la scorsa settimana avevo programmato due post sul blog: uno sul freelancing e uno sul tema di Instagram. Ebbene, devo essere sincera, non ce l’ho fatta. Il motivo è che, nonostante gli appunti presi e le idee chiare, non c’è stata la scintilla che mi ha spinta a scrivere. Io tengo molto al come vengono scritti gli articoli, voglio che siano leggibili, leggeri e chiari perché solo così posso rispettare l’autenticità che mi sono imposta, e ho scoperto che scrivendo in modo istintivo riesco ad ottenere risultati migliori di quando mi impongo di farlo.
La programmazione è una delle modalità, molto utile per alcuni aspetti, anche se non è l’unica possibilità. Se la scelta è tra un testo scritto forzatamente, senza anima, è uno scritto con un intento positivo… io scelgo la seconda ???? chiedo scusa se ho disatteso le aspettative di qualcuno e confermo che scegliere l’autenticità significa rispettare i propri tempi in primis.
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Donne e ispirazione

Donne e ispirazione

Dalla diversità nasce l’unicità, scegliamo l’ispirazione e non l’imitazione.

Sono nata l’8 marzo del 1978. Non poteva essere altrimenti, visto che in me albergano tutte le caratteristiche tipiche delle donne, eppure mi sono sempre sentita una fuori dal coro, diversa. Poi, col tempo, ho capito che in realtà facciamo tutti parte di un mare di persone fuori dal coro, diverse le une dalle altre… E l’ho capito alla soglia dei quarant’anni. L’ho capito quando ho iniziato, più o meno due anni fa, ad appassionarmi al tema dell’ispirazione.
Ispirarsi è molto diverso dal copiare, davvero molto diverso. E cerco sempre di spiegarlo anche durante i corsi e le consulenze.
L’ispirazione è un sentimento positivo, che spinge ad osservarsi nel profondo e a migliorarsi, lavorando sulla propria unicità.
In questa giornata per me così speciale e così fortemente legata al femminile, voglio ringraziare tutte le donne che mi stimolano di continuo; nonostante io le trovi diverse da me, rappresentano una fonte di ispirazione inesauribile.
Attraverso le differenze nutro la mia unicità, che appartiene a tutti. Solo che è facile dimenticarselo, in un momento storico in cui siamo immersi in un celodurismo digitale scandaloso. Contano i like, i commenti, i followers…
Osservo queste donne e mi sento spinta a lavorare incessantemente per fare bene la mia parte, sono convinta che sia l’unica strada per emergere come persona e come professionista. Mi riferisco a Paola Nosari (@paolanosari), alla Caralotta del mio cuor (@carlottafpunto) oppure alla grandissima Rachel Hollis (@mrsrachelhollis) che stimo enormemente perché riesce a mixare perfettamente vita privata e vita lavorativa, senza cadere negli stereotipi, con grande originalità.
Tutte le donne che ho appena citato sono diverse tra loro e, allo stesso tempo, diverse da me, eppure tutte mi ispirano ogni giorno.
Il concetto dell’autenticità, si sa, mi è caro (ne parlo anche qui). È uno dei concetti chiave nelle mie strategie, nelle consulenze, nei corsi, nella vita… e sono convinta che possa andare a braccetto con l’ispirazione.
Le donne online si osservano e si sentono spesso inferiori, sentono l’obbligo di imitare, sperando così di ottenere lo stesso successo, ma attenzione: Paola, Chiara e Rachel stanno ottenendo successo (chi più e chi meno) perché, probabilmente, hanno guardato dritto in faccia l’obiettivo e lo hanno perseguito portando avanti il loro personale messaggio, quella che definiamo la Vision.
Be you not them.
paolatoiniconsulenzemarketing
Ispiriamoci a loro in questo senso, nutriamo la nostra autenticità, che può essere anche fatta di strafalcioni, errori, fotografie postate e venute male… spostiamo l’attenzione dai numeri ai valori!
Il mio augurio per le donne è questo: facciamoci ispirare da chi ce l’ha fatta e troviamo nel loro successo una motivazione???? e buona celebrazione della Donna a tutte.
Mi faccio l’applauso da sola a sto giro ????

Be you not them.
Pinterest_paolatoini_articolodonne
 

A proposito di metodo

Ultimamente vengo chiamata da clienti (o anche da amiche) che mi dicono di aver comprato un planning, un libro per organizzarsi, un percorso online per imparare a gestire il loro tempo. Quasi tutti poi aggiungono che si sentono frustrati… faticano a star dietro ai dettami di quel metodo. In pratica, invece di trovare un vantaggio, si sentono peggio e non comprendono perché non riescano ad ottenere gli stessi risultati dello scrittore o dell’ideatore del metodo stesso.
Ora, io non son maestra di organizzazione, giuro. E, per tantissimo tempo, ho vissuto nella stessa medesima frustrazione… finché, magia ???? ho compreso che i metodi “per tutti” sono una fantasia, un’utopia enorme che ci fa vivere in una comfort zone costante, deleghiamo ad un altro il nostro dovere di prendere in mano la situazione e gestirla, semplicemente ascoltandoci.


Questo richiede molto coraggio se ci pensate, sopratutto se si prende la strada del freelancing.
Ecco perché mi piace definirmi (anche) Personal Branding Coach, perché attraverso la scoperta del valore e della visione, porto le persone a riscoprire il loro potere personale anche e sopratutto in ambito lavorativo e nella comunicazione. La prossima settimana avrò ben due consulenze che lavoreranno in questo senso e il mio obiettivo è sempre lo stesso: cerca il TUO metodo e non UN metodo ????

Online i corsi del 2018 ????

A furia di cercare il modo migliore per mettere online tutte le date del 2018 sono passate le settimane e nel frattempo molti di voi mi chiedevano di pubblicare, quindi, bando al perfezionismo e alla voglia di fare tutto nel modo più figo possibile… ti annuncio che i corsi del 2018 sono online, tutti, ora! E li trovate in questo link (<– cliccate)


Ho programmato due corsi al mese, escludendo il periodo estivo e i giorni vicini alle vacanze delle scuole; ho anche evitato i periodi dei mega eventi digital italiani, insomma, ho posto tutta l’attenzione possibile per accontentare tutti. I corsi di Personal Branding saranno in settimana e dureranno un giorno solamente, mentre quelli sui Social Media dureranno un giorno e mezzo: venerdì pomeriggio e sabato.
Hai già fatto la lista dei propositi per il 2018? Aggiungi un mio corso ???? ti aspetto!
Ps. per altre date, richieste di collaborazioni e corsi nuovi scrivimi a corsi@paolatoini.laio.online

Corso di settembre

Sono aperte le iscrizioni per il mio prossimo corso sulla Comunicazione online (e anche un po’ offline) di metà settembre.
Mi sono chiesta cosa significhi per me organizzare un corso, la domanda esatta è stata “Cosa voglio che portino con sè le persone che parteciperanno al corso?” la risposta è arrivata immediatamente chiara “Voglio che portino con sè un metodo per comunicare in maniera originale ed efficace”.
Originale, efficace e personalizzata, perché se è vero che oggi non ci si può dimenticare dei sociale network, dei blog e degli eCommerce, è altrettanto vero che non ci si deve sentire schiacciati dall’esigenza di “esserci” perché il rischio di non avere niente da dire alla Communicty che ci segue è molto alto in questo periodo di Information Overload.
Ho scelto anche di proporre ai corsi il pranzo condiviso durante la pausa di un’ora prevista dalle 13 alle 14; voglio continuare a fare network anche mangiando, lo ritengo un dettaglio che può fare la differenza perché diventa più semplice confrontarsi e, perché no, riuscire a mettere le basi per una collaborazione.
Di seguito il programma con gli orari, il costo (early bird fino al 31 agosto) e le informazioni sulla location.
Programma
Orario per entrambi i giorni 9-13 || 14-17,30
Giorno 1
Apertura/Presentazioni
Online e offline, cosa scegliere e sopratutto, perché scegliere?
Gli ingredienti di un Piano Marketing efficace
Esercitazione/Analisi
Panoramica social network
Esercitazione
Quali sono gli errori più comuni nella gestione dei social network?
Pausa pranzo condiviso
Inserzioni a pagamento nei diversi social network
Esercitazione sulle inserzioni
Strategie di marketing (digitale e non) contemporanee, analisi e confronti
Immagini e/o video, cosa scegliere.
Cosa offre la rete?
Esercitazione finale
Giorno 2
Apertura/Saluti
Analisi, dubbi e domande relativi alla prima giornata
Visual fails, esempi per non sbagliare
Visualstorytelling, una tecnica di cui si parla molto
Esercitazione
Pausa pranzo condiviso
Community Management, perché è così importante?
TOV (Tone Of Voice)
Influencer, chi sono e perché dobbiamo includerli nel nostro planning?
Piano Editoriale, esempi pratici e confronti.
Esercitazione finale: prepariamo il piano editoriale per la prossima settimana.
Il corso si svolgerà presso il Salone degli Eventi de Lacasadiscorta (info qui)
Costo early bird (entro il 31 agosto 2017) 199,00€
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Case study: Marydallaltraparte

Mi sto occupando in questo periodo di un progetto nato dal nulla, dalla necessità di una persona di raccontarsi senza veli nel bel mezzo di una malattia di quelle bestiali, un melanoma.
Nascono un blog, una pagina Facebook e anche un account Instagram che hanno ben poco di studiato e di programmato; i colori, i font e le immagini spesso sono scoordinati e vanno contro a parecchi dei dettami che qualche volta mi hanno tolto il sonno quando stavo iniziando a lavorare ad un progetto.
Ebbene, c’è un dettame che va sopra tutto, il dettame dei dettami, ovvero l’empatia e la determinazione. Qualcuno potrebbe obiettare che questo blog è partito con poche pretese, non è un e-commerce e nemmeno la professione principale dell’autrice, e poi l’argomento è di quelli che toccano nel profondo.
Eppure io sono convinta che ci sia qualcosa di nuovo, un’idea (mia) che per il momento è solo un’intuizione e che voglio sviluppare prossimamente, proprio portando avanti questo progetto.
Si tratta della sensazione dilagante che qualcuno sia sul web per vendere qualcosa, che sia un tè detossinante miracoloso, un orologio o una macchinetta per il caffè, la sensazione è che ormai ci sia poca, pochissima, autenticità ed è per questo che i progetti come #Marydallaltraparte hanno poi successo, perché la percezione è di veridicità nuda e cruda.
Ovviamente questo discorso non è riferibile alle aziende perché rimane tacito che la loro presenza online sia giustificata dalla necessità di vendere, mi riferisco piuttosto alle figure, diciamo così, personali.
Al momento stiamo lavorando alla pubblicazione del libro, che nascerà proprio dal blog, con lo scopo di raccogliere fondi per il Ce.R.Mel. che è il centro di ricerca per la cura e la prevenzione dei melanomi e sono già online le t-shirt di #Marydallaltraparte, nate anch’esse quasi da un gioco.
Lungi da me l’idea di affermare che tutto ciò che insegno ai corsi non sia più valido, anzi, ancora di più rimane valido il concetto per il quale le aziende, gli artigiani o i liberi professionisti che (dichiaratamente) sono in rete per vendere si debbano impegnare.
A fine progetto spero di avere le idee più chiare per elaborare questa idea in maniera più completa.
Intanto ecco il link al blog https://goo.gl/a78fP

Strategia social e fruttivendoli

Ieri guardavo il mio fruttivendolo, anzi, i miei fruttivendoli. Sono due fratelli che vanno in giro tutto il giorno con il loro furgoncino, vendono frutta e verdura di qualità e lo dicono chiaramente, senza fronzoli.
La frutta e la verdura sono buone, loro lo dichiarano, te le portano sotto casa e si chiude lì.
Poi sono rientrata in casa e ho iniziato a fare uno dei miei voli pindarici, di quelli che qualche volta mi facevano andare “fuori tema” a scuola e ho pensato “Ma davvero alle persone che vengono ai miei corsi (o che seguono il mio blog) interessa sapere quali sono le ultime novità dell’algoritmo di Linkedin o Facebook? Veramente hanno bisogno di mille e mile informazioni tecniche migliorare il rendimento del loro business?”
Cosa posso fare io, concretamente, per loro?
Ecco, se penso ai fruttivendoli e alla chiarezza con cui dichiarano (per esempio) che le noci da loro sono care ma che sono veramente buonissime, se penso alla facilità con cui in un nanosecondo ne hanno aperta una per farmela provare (dopodiché ne ho voluto un sacchetto), capisco che gli algoritmi, le inserzioni a pagamento e le strategie studiate dai guru del marketing sono niente se messe a paragone con il riconoscersi un Valore.
Loro, i fruttivendoli, hanno capito tutto, ma veramente! E non credo che abbiano seguito corsi o letto libri, visto anche che non hanno nemmeno i biglietti da visita, semplicemente hanno deciso di puntare sulla qualità e questo permette loro di acquisire sempre più clienti e li costringe a scegliere continuamente, appunto, la qualità.
Con questo non voglio dire che io e mi miei colleghi dovremmo tutti aprire una piadineria a Santo Domingo, anzi, la nostra figura è necessaria per moltissime tipologie di business, praticamente quasi tutte, anche i miei fruttivendoli potrebbero trovare giovamento se decidessero di sbarcare sui social… MA quello che voglio dire riguarda la modalità con cui io scelgo di lavorare. Ognuno ha una sua peculiarità e deve quanto prima riconoscerla e curarla come una piantina; io credo che la mia sia quella di mettere i miei clienti nella condizione di riconoscere il loro valore, il loro punto di forza, per poi alimentarlo, migliorarlo, confezionarlo e mostrarlo al mondo con sicurezza, proprio come i miei fruttivendoli.
Facebook, le Instagram Stories o il Live Tweeting sono strumenti, mezzi molto efficaci, ma sono e rimangono mezzi ovvero strumenti attraverso i quali comunicare un messaggio, raggiungere la community e fidelizzarla; ma evitiamo di pensare (o di far pensare) che basti avere una pagina ben curata o avviare campagne a tre zeri sui social per avere successo.
Facciamo un esempio basato su un evento: creiamo un evento su Facebook e studiamo intorno all’evento tutti i dettagli, facciamo sponsorizzazioni, chiamiamo gli influencers più “giusti” e scegliamo una location davvero bellissima, tutto perfetto dal punto di vista della strategia. Poi, però, la sera dell’evento gli invitati trovano pizzette ammuffite, cocktails annacquati, il locale freddo e la musica poco curata… risultato?
Opzione 1. Gli invitati (influencers compresi) lasceranno l’evento dopo un quarto d’ora per andare da un’altra parte.
Opzione 2. Proprio perché siamo nell’era dei social, gli invitati se ne andranno, entreranno in Facebook, Instagram o Tripadvisor lasceranno recensioni negative, scriveranno post che parlano malissimo del nostro evento e (un po’ alla vecchia) ne parleranno (male) anche con amici e parenti.
Come è mia abitudine, ho molto semplificato e ho preso l’esempio probabilmente più banale, ma sono certa che sia efficace al punto giusto per rendere l’idea che voglio dare con questo articolo, iniziato parlando dei miei fruttivendoli e che vorrei si concludesse con una riflessione relativa al mondo della Comunicazione, in generale.
Il primo passo che dobbiamo compiere è quello di trovare il nostro valore, dopodiché sarà più semplice compiere scelte che vadano in una direzione specifica.
Riflettiamo su questo: tutte le persone sono diverse tra loro e, seppure cerchino di raccontarci la storia che saremo sostituiti dalle macchine, tutte le aziende (anche le più grosse) sono e saranno sempre basate sulla persona, quindi, ogni azienda è diversa dall’altra, semplice no? Questo è il mio ruolo, il primo step che compio quando inizio ad occuparmi di un brand, un professionista e/o di una azienda; successivamente mi preoccupo di prendere tutte le informazioni necessarie allo studio e alla gestione di una strategia vincente.
Ora chiudo e vado a mangiarmi una fragola, buonissima!