Stai utilizzando bene i tuoi social?

Paola Toini parla di social network

Quattro consigli per essere sul social giusto al momento giusto.

Se mi segui su Instagram sai che questo articolo è stato ispirato da una domanda che mi è arrivata da un corsista di vecchia data che fece con me un corso nel 2013.

“Ciao Paola, mi permetto di scriverti perché come sai ti stimo molto sia come professionista sia come formatrice, vista la nostra lunga amicizia ti pongo un quesito che mi incuriosisce molto.
Ti seguo con interesse sui tuoi canali ma trovo contenuti molto diversi tra loro, mi sai spiegare perché ad esempio su Facebook ti mostri come una mamma e basta?
Mi spiego, qui su Instagram parli del tuo lavoro e dei progetti futuri in modo fruibile mentre di là hai un approccio da vita privata, c’è una ragione per questo?
Ora, prima di prendermi un cazziatone da te, copincollo e ti invierò una mail con un ringraziamento in anticipo.
A presto
xxx”

La domanda arriva da una persona che vende prodotto e che, quindi, può anche permettersi di pensare ad intermittenza alla questione “utilizzo dei social” perché una volta che la fotografia è ben rappresentativa del prodotto e che la didascalia è sufficientemente didascalica, il resto può venir meno, ma non sempre. Questo per dire che il dubbio può essere lecito in questo specifico caso.

Come ci dobbiamo comportare sulle varie piattaforme social?

Partiamo da un presupposto sul quale è importante tornare spesso, anche se potrebbe sembrare scontato: ogni social network ha usi e costumi propri, linguaggi e abitudini diverse dagli altri e noi ci dobbiamo adattare a questo fondamento e adeguare di conseguenza i nostri contenuti.
Anche se ultimamente la tendenza può sembrare quella di pubblicare contenuti dal mood amichevole e personale, la realtà è ben diversa. Dobbiamo saper distinguere un trend da un principio di base che mai cambierà.
A maggio ho partecipato ad una formazione con lo scopo di trovare conferme e mi ha colpito un sacco la definizione che, un professionista che stimo, ha dato di Facebook infatti, Alessandro Pozzetti, ha definito Facebook come un bar (contrapposto poi a Instagram che veniva paragonato alla perfezione). La mia mente in un nano secondo si è vista davanti il bar dei Centri Sportivi del mio paese nel quale ogni giorno i pensionati “parlano” e discutono di sport, o meglio, di calcio. Io che adoro i paragoni, gli esempi e le metafore mi sono chiesta “Se Facebook è il Bar Sport a cosa posso paragonare Instagram?” perché questo semplice paragone può essere utile anche per rispondere alla domanda del mio corsista.

Partiamo dai contenuti

Abbiamo detto che Facebook è il Bar Sport e che i contenuti sono i dialoghi accesi sul calcio, quindi, Instagram potrebbe essere paragonato alle trasmissioni di approfondimento post Partita che vedono nei loro commenti e nelle interviste i contenuti. Cosa cambia? Tutto! In primis il tono di voce che nel primo caso è acceso, informale e a volte anche volgare, nel secondo caso è più pacato, molto tecnico e raramente sopra le righe, eppure possiamo dire che su entrambe le “piattaforme” si parla dello stesso argomento. Questo significa che su due social diversi dobbiamo essere pronti a trattare lo stesso tema (oppure la stessa notizia) anche con parole e linguaggi differenti tra loro.

Proseguiamo nel paragone con i social

Il bar di cui stiamo parlando è un luogo dagli arredi spartani e dove l’outfit dei pensionati conta come il due di coppe quando è briscola bastoni, ovvero, zero. Se pensi ad Instagram cosa ti viene in mente? Un luogo curato nei dettagli, compresi gli outfit dei giornalisti e le scenografie della trasmissione. Eppure si parla sempre di calcio e le partite commentate sono le stesse, esattamente come i contenuti che andiamo a pubblicare sui social.

Cosa pubblicare e come scegliere?

Abbandoniamo il paragone con il bar e le trasmissioni TV per tornare alla domanda iniziale, perché su Facebook parlo quasi esclusivamente di questioni di vita privata? Perché Facebook è polemica, è ironia pungente, è dibattito e io non sempre mi sento preparata a questo. Non solo, nella mia esperienza ho visto molti brand e diversi professionisti che funzionano alla grande su Facebook e che perdono tutto il loro potenziale comunicativo su Instagram, ad esempio.
Per comunicare bene sui social dobbiamo andare all’essenza del brand (o personal brand) e valutare quale piattaforma è maggiormente nelle nostre corde. Non basta un piano editoriale dettagliatissimo e fitto, serve il cuore.
Un altro dettaglio da non trascurare è il tempo. Quand’anche io riuscissi a scrivere un post su Facebook con il corretto tono di voce, magari pungente, come potrei poi sostenere una serie infinita di commenti? Ci vorrebbe tempo che, ad oggi, non ho. Per questa ragione evito e rimango in un utilizzo ibrido di Facebook.

Conclusioni

Quando siamo in ambito professionale abbiamo la necessità di essere consapevoli e presenti a ciò che scegliamo di fare. Probabilmente mi privo da sola di qualche opportunità scegliendo di utilizzare Facebook per come le utilizzo, tuttavia so che è giusto così perché non sarei in grado di sostenere un calendario editoriale adeguato a questo social, quindi scelgo cosa pubblicare con attenzione e rimango, come ripeto, nell’utilizzo ibrido.

Quattro consigli per te

  1. Apri la tua agenda
    Quanto tempo hai realmente a disposizione per lo sviluppo di un calendario editoriale? Poco? Rimani dove sei e fai del tuo meglio. Tanto? Vai e conquista il mondo!
  2. Pianifica i tuoi obiettivi
    Lo abbiamo detto più volte, siamo qui per lavoro e quindi dobbiamo sapere quali sono gli obiettivi: vendita, popolarità, collaborazioni… a seconda degli obiettivi possiamo dedicare più o meno tempo ad un social piuttosto che ad un altro. Siamo noi i direttori d’orchestra. Cercheresti un collaboratore al bar?
  3. Fai Analisi
    Sempre. Non solo per verificare i dati relativi ai like o ai commenti, ma sopratutto per controllare quale piattaforma ti permette di fatturare di più. Quale social ti porta più clienti? Questi clienti corrispondono al tuo cliente ideale? A questo proposito ti ricordo che qui hai una risorsa gratuita dedicata sul mio sito.
  4.  Vai all’essenza
    Lo abbiamo visto nell’articolo, per comprendere quale sia la piattaforma su cui puntare è fondamentale essere presenti e consapevoli rispetto alla storia, ai valori e agli obiettivi del business. Tutto questo corrisponde all’andare all’essenza, senza farsi condizionare da niente e da nessuno.

Vuoi approfondire?

Se vuoi approfondire insieme a me questi temi hai almeno tre possibilità:

  1. inviami una mail a paola@paolatoini.it con tutti i tuoi dubbi, sarò felice di risponderti;
  2. partecipa al mio evento più bello, Brand Camp di novembre, durante il quale sviscererò questi ed altri argomenti insieme a professionisti riconosciuti;
  3. cerca il corso che fa per te nel mio Shop, tutti i corsi sono scontati del 25% fino al 6 settembre.

La gratuità ti farà vendere di più?

paola toini gratuità

La gratuità è davvero uno strumento di marketing?

L’atteggiamento che preferisco è quello di San Tommaso, ovvero colui che deve empiricamente provare qualcosa prima di poter accettare una verità. Per questa ragione, tra marzo e aprile ho fatto un esperimento e ho ottenuto dei risultati interessanti. In tema di gratuità ho scoperto che è davvero uno strumento di conversione, sopratutto in termini di valore che riusciamo a passare alla nostra nicchia.
Ho iniziato con quattro Zoom Meeting gratuiti dedicati alla comunicazione digitale, alla coerenza visiva, all’autenticità e alle prospettive future sempre rispetto al post-covid. Contemporaneamente ho aperto una sezione Risorse Gratuite sul mio sito per accedere a un sacco di risorse, notizie sui miei corsi e contenuti di ispirazione dedicati alla crescita di un brand. Nello stesso periodo ho avviato una serie di dirette su Instagram e su Youtube, una delle quali (il 10 aprile) è stata dedicata proprio al tema della gratuità e la trovate a questo link.
Durante la diretta ho parlato di un libro che ha come tema centrale proprio l’erogazione di servizi gratuiti, si intitola FREE (in vendita qui su Amazon) e prende spunto dal caso studio di Google per parlare di gratuità. Google eroga continuamente servizi gratuiti (pensate alla suite di strumenti per modificare i file di Office) e rimane in testa alla classifica delle aziende più fruttifere del mondo.

[Ho parlato del libro nella live e ho già dato il mio parere: molto tecnico e a tratti anche noioso, ma ricco di spunti interessanti sul tema del pricing (ovvero il procedimento con cui l’impresa o il venditore giungono a fissare il prezzo di vendita di un loro prodotto utilizzando procedure contabili o d’altro tipo).]

È molto importante comprendere che le attività gratuite possono essere incluse nel piano marketing di tutti i business. In modo particolare per quelli che fanno prodotto ci sono un sacco possibilità di applicazione efficace (parliamone in consulenza se questa idea vi attira).

Tornando al mio esperimento, quindi, per quale ragione un’azienda oppure un professionista dovrebbero spingere sulla gratuità e fare dei test?

Il primo risultato che ho ottenuto è stata la fidelizzazione di una fetta di community che fino al quel momento era stata silenziosa e che aveva manifestato l’esigenza di attività più esclusive e riservate (penso agli Zoom Meeting, ad esempio). Questo obiettivo è molto importante da raggiungere, anzi, direi che è il primo obiettivo che il digital marketing ci permette di conseguire se utilizzato in modo corretto.
Il secondo obiettivo, più spiccatamente di marketing, era quello di acquisire iscrizioni al mio corso sul digital marketing di maggio (registrazioni aperte qui) attraverso post e contenuti organici, ovvero, senza sponsorizzazioni o campagne. Volevo essere sicura di aver trasmesso le mie competenze attraverso i free webinar, le risorse sul sito e le live sui social in modo da raggiungere un numero buono di registrazioni al corso di maggio.
Ebbene, il tasso di conversione raggiunto ad oggi, sulla audience nuova (=acquisita tra marzo e aprile) è del 2%

Buono? Non Buono?

I tassi di conversione sono un tema importantissimo quando parliamo di marketing. Da quando faccio questo lavoro i valori di riferimento sono profondamente cambiati e le ragioni sono certamente da cercare nell’avvento del digitale. Tutte le teorie sulla verticalità della comunicazione, sul benchmark (lo studio dei competitor) e sul rapporto tra cliente e fornitore hanno contribuito a rivedere un po’ tutto il sistema.
Personalmente ho approfondito temi come il ROI (=ritorno sull’investimento) senza essere mai approdata ad un mio punto di vista definitivo perché si tratta di un argomento immenso, sopratutto adesso che esistono branche del marketing complesse come, per dirne una, l’influence marketing.
Quando ho iniziato, sul finire degli anni ’90, il tasso di conversione (detto anche Redemption) era fissato al 10%
Facciamo un esempio: nella distribuzione di 10.000 volantini potevamo calcolare che sicuramente 1.000 persone sarebbero state potenzialmente interessate agli articoli promossi sui flyer.

Raggiungere una conversione del 10% oggi è considerato un successone e infatti la percentuale di riferimento è scesa tra il 2% e il 5%

Ecco perché il mio risultato (se pensiamo alle iscrizioni al corso di maggio) si può considerare mediamente buono, sopratutto tenendo conto del fatto che era un primo esperimento supportato da attività gratuite. Se invece facessimo riferimento alla fidelizzazione della community posso dirmi molto soddisfatta perché riuscire ad entrare in contatto con la propria nicchia e instaurare conversazioni di valore è un obiettivo primario nella costruzione della brand identity.
Per concludere voglio rispondere alla domanda che apre questo articolo dicendo che Sì, la gratuità è uno strumento di marketing potente ed efficace quando gli obiettivi sono chiari e raggiungibili; ci vuole strategia e visione per creare progetti proficui, l’improvvisazione non è mai una buona idea.
Vuoi studiare una strategia che includa gratuità per la tua attività? Parliamone fissando il primo incontro conoscitivo gratuito via mail su paola@paolatoini.it
Vuoi approfondire i temi del digital marketing? Registrati al mio corso di maggio cliccando qui
Vuoi leggere il libro che ho consigliato? Ecco qui il link per acquistarlo su Amazon

Telegram: sette motivi per cui dovresti aprire il tuo canale

telegram paola toini

Il canale Telegram è uno strumento super efficace, scopriamo sette ragioni per cui dovresti aprire subito il tuo canale

1. È gratis
E questo non è un aspetto da sottovalutare oggi perché la portata organica di un social network “classico” ormai è più bassa del 5% e quindi siamo praticamente obbligati ad investire in Ads. Su Telegram, se lavoriamo bene, ci assicuriamo una buona redemption praticamente gratis.
2. Portata organica pari al 100%
Ormai lo sanno anche i sassi, un post pubblicato su un social network (Facebook, LinkedIn, Instagram) sarà visto si e no dal 5% delle persone che ci seguono. Su Telegram, invece, il 100% degli iscritti al nostro canale riceverà la notifica del nostro messaggio e questo ci garantisce di arrivare a tutti. Ovviamente significa anche impegnarsi ad essere interessanti, ma questa è un’altra storia…
3. Aumenta il senso di Community
Community potrebbe essere la keyword del 2020 da un certo punto di vista (qui ho parlato dei trend del 2020). Fidelizzare la audience e riuscire a convertirla in clientela che acquista è un obiettivo che possiamo raggiungere, ad esempio, se lavoriamo bene con la nostra community. Telegram ci permette di interagire con il nostro pubblico di rifermento senza essere invadenti o pressanti, ergo, la audience ci segue più volentieri e aspetta i nostri contenuti.
4. Sei il King del tuo castello
Su Telegram sei sul Tuo canale e non ci sono regole estetiche che limitano la tua creatività oppure che ti obbligano a conformarti a qualcosa che non risuona con te. Visivamente sei su una chat e questo è un grande vantaggio in termini di visual perché le regole le fa tu, comandi tu!
5. Hai tutti gli strumenti che vuoi
Ormai Telegram ha integrato tutti gli strumenti che ti permettono di interagire con il pubblico, ti consente di pubblicare video, note vocali (figo eh?), sondaggi e link che non vengono limitati dall’algoritmo. Davvero un grande vantaggio per te e per gli iscritti al tuo canale perché la comunicazione tra Te e Loro è verticale, nessuno si mette nel mezzo. In questo senso si dice che Telegram è un canale proprietario, ovvero, ciò che viene pubblicato arriva al mittente senza filtri (=algoritmi di mezzo).
6. È un’alternativa REALE alla newsletter
La newsletter è tra gli strumenti di digital marketing che manda più in crisi le persone. Tutti riceviamo newsletter che sembrano un romanzo di Tolkien. Avvincente, sì. Intrigante, sì. Eppure anche irraggiungibile per la stragrande maggioranza dei brand e dei liberi professionisti che, non hanno la stessa abilità di scrittura di Tolkien. E allora cosa possiamo fare? Possiamo iniziare a sentirci “abbastanza” anche se la nostra newsletter viene corta e poi possiamo invitare il nostro pubblico ad iscriversi al nostro canale Telegram. Una delle migliori strategie è quella di creare un giorno alla settimana per la pubblicazione dei nostri contenuti (hai presente i miei link interessanti del sabato?) perché gli iscritti aspetteranno l’appuntamento consapevoli del fatto che sarà easy e leggibile.
7. Lo puoi gestire da desktop
Sì, lo so. Anche Whatsapp si può gestire da desktop, solo che è meno professionale, è uno strumento casalingo e tipico della comunicazione tra privati. È vero che esistono le liste broadcast che, tuttavia, non reggono il confronto con un canale Telegram curato. Scrivere da desktop, confessiamolo, è molto comodo e ci consente anche di scrivere il testo su Word e copia/incollarlo successivamente sul nostro canale.
• BONUS! Puoi programmare •
Eh si, un social network, un canale di comunicazione con una audience, acquista un valore aggiunto nel momento in cui diventa possibile programmare le pubblicazioni. Lo sappiamo tutti. E anche Telegram contempla questa opportunità che è applicabile anche da desktop e con due semplicissimi passaggi.
– entro nel mio canale
– digito il testo
– tengo premuto il tasto invio e… programmo data e ora di pubblicazione.
Guarda il mio tutorial qui 👇🏼👇🏼

Spero di essere stata esaustiva e di averti convinto ad aprire il tuo canale, se hai dubbi o hai bisogno di chiarimenti lascia un commento oppure scrivi una mail a paola@paolatoini.it sarò felice di risponderti.

Analisi e report, due bussole per il tuo business

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Conosci il potere dell’Analisi?

Sono certa che sì, lo conosci. L’Analisi, in generale. Analizzare è un grande regalo che possiamo concedere a noi stessi quando abbiamo perso la rotta della nostra vita personale e lo stesso vale per il nostro brand.

Analizzare i dati, i report, i numeri… ci permette di osservare con oggettività e di tracciare la strada più efficace possibile per noi e il nostro business.

Fermarci e analizzare ciò che abbiamo fatto fino ad ora è un’occasione per far crescere la nostra attività, farla maturare, renderla adulta.

Infatti anche un brand vive le sue stagioni della vita e diventare maturi rende le cose decisamente più facili e anche più divertenti!

Ho pensato di realizzare e di scrivere per te alcuni semplici esercizi, ti permetteranno di vedere con chiarezza e di osservare in modo oggettivo come hai impiegato le tue energie (e il tuo budget) negli ultimi tempi. Vedrai quali attività di digital marketing sono veramente allineate con i valori del brand e quali lo allontanano dal fulcro.

Io ti consiglio di tenere in considerazione l’ultimo anno e non importa in quale mese ci troviamo… è sempre l’ora di fare analisi! Ti invito anche ad andare al cuore del tuo lavoro e di rispondere con rapidità, con la pancia.⠀⠀

Trovi a questo link il PDF del Mini Eserciziario, esegui il download e condividi il risultato con me via mail a paola@paolatoini.it oppure sui miei canali social. E ti lascio anche il PDF del primo Mini Eserciziario, quello dedicato alla brand identity, che ti permette di fare luce su ciò che ha davvero bisogno di essere rivisto o aggiornato, clicca qui per avere il PDF.

Buon lavoro!

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Comunicare (e vendere) ai tempi del COVID-19

COVID-19 e promozione di un brand (o di una professione), cosa fare?

Se mi segui su Instagram (se non lo fai, dovresti, clicca qui), sai che venerdì scorso anche io mi sono immessa nel grande circo delle dirette di questo periodo (ai tempi del covid-19) e ho risposto ad alcune domande relative alla promozione.
Tutto è partito da una delle domande più ricorrenti di questi giorni di COVID-19: “Faccio rebranding? Ne approfitto?” alla quale continuo a rispondere che, no, non è il caso di attivarsi proprio ora per attività di rebranding. A meno che non ci si dia un tempo lungo, che ci permetta di uscire da questo periodo che inevitabilmente ci influenza.
Ho anche creato un elenco che può aiutare nella prima fase, quella di analisi, attraverso il quale è possibile avere una visione panoramica di tutto ciò che ci supporta nelle nostre attività di comunicazione. C’è un esercizio suggerito insieme all’elenco che puoi scaricare cliccando qui.
Ho pensato di pubblicare anche qui il video della diretta in modo che chiunque possa accedervi e avere le risposte alle che riguardano questi argomenti:

In breve posso dire che in questo momento sono consigliate tutte quelle azioni che possono andare verso la nostra community (sui social) e verso il nostro cliente ideale, tutto ciò che lo può facilitare e aiutare sotto diversi fronti: formazione, benessere, sicurezza.
Viene da sé che sarebbe opportuno avere una strategia pensata anche oggi, che siamo in piena pandemia da COVID-19, e che ci si può permettere anche il lusso di fare degli esperimenti, per vedere cosa succede e come reagisce la nostra audience.
Sul rebranding, invece, vale la regaola dell’attendere che i tempi siano migliori e che sia passato il pericolo di sentirsi influenzati da ciò che stiamo vivendo, nella diretta faccio un esempio che secondo me rende bene l’idea: la palette colori.
Nel momento in cui si vive una situazione di stress e di insicurezza, legate a ciò che accade e a ciò che potrebbe accadere, siamo portati a scegliere colori che potrebbero piacerci solo per un periodo di tempo limitato, sei d’accordo?
Scegliere un logo, creare un payoff e sviluppare la brand identity in un momento come questo potrebbe portarci fuori strada, meglio prendersela comoda e riflettere su Vision e Mission, ad esempio. Oppure rivedere i testi del mediakit e delle brochure (si, ne parlo nella diretta).
Qui trovi il video:

Che ne pensi? Fammi sapere cosa ne pensi e se hai bisogno di chiarimenti sentiamoci via mail paola@paolatoini.it

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3 motivi per iniziare a fare blogging da subito

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Nel 2020 avrai bisogno del tuo blog

Flashback a ieri. Instagram non mi carica le storie, Planoly (l’app che utilizzo per la programmazione dei post di Instagram) mi dà buca e anche la posta elettronica rema contro. Torniamo a sabato, Whatsapp completamente in down, non invia messaggi e nemmeno audio. La sensazione è che qualche volta i social media siano inattivi per ore e ore e, per un libero professionista che ha la necessità di comunicare in modo rapido, questo può significare perdere delle occasioni importanti. Ad esempio, ieri si è bucato il mio post sulla seconda regola base della comunicazione digitale.
Perché questa cosa è così rilevante? Tanto da scriverci un articolo di blog così, di pancia…
Perché, quando i social media vanno in down non possiamo farci nulla. In sostanza, per qualche tempo, non possediamo i nostri account Facebook o i feed di Instagram quindi, se questo è l’unico posto in cui condividiamo contenuti, potremmo avere un danno.
La soluzione? Pensare a qualcosa di più stabile, uno spazio in cui poter condividere contenuti che non scompariranno quando Facebook deciderà di apportare modifiche o diventare obsoleto, in sostanza quando uscirà la prossima popolare piattaforma di social media.
Quindi, tadaaan… ecco tre buoni motivi per iniziare a curare seriamente il tuo blog nel 2020!
1. Un blog aiuta ad accrescere la tua credibilità come professionista (la famosa reputazione online-web reputation)
Un blog è il tuo spazio e qui hai la possibilità di mostrare le tue competenze e condividere la tua esperienza quotidiana. Se il tuo sito web non ha una pagina FAQ, ad esempio, attraverso il blog puoi rispondere alle domande e fornire risposte dettagliate e utili al pubblico. Puoi condividere foto di un progetto recente, un tutorial oppure raccontare le dinamiche che stai vivendo come professionista del tuo settore. Le opzioni sono infinite e il modo in cui spieghi le cose al tuo pubblico ti distinguerà dalla concorrenza. Non solo, quando i social media non funzionano, il tuo blog sarà lì ad aspettarti. Il tuo blog è il luogo perfetto per aggiungere un invito all’azione (le famose CTA) e far crescere anche la tua mailing list!
2. Un blog è un ottimo modo per mantenere fresco il tuo sito web
L’aggiunta di nuovi contenuti al tuo sito Web è ottima per scopi SEO. Un blog è un modo semplice per aggiungere keywords su base settimanale o mensile, questa azione aumenta il ranking del tuo sito e concorre ad evidenziare le tue abilità e servizi. Un altro consiglio relativo al blogging e all’opportunità di mantenere fresco il tuo sito, è assicurarsi di avere sempre un invito all’azione (CTA) alla fine di ogni post. Puoi invitare le persone a contattarti, a prenotare un servizio o ad acquistare i tuoi prodotti.
3. Un blog ti offre infiniti contenuti sui social media (eh si, il BLOG alimenta i social network e non viceversa)
Ultimo ma non meno importante, un blog è il modo più semplice per creare contenuti che puoi condividere sui social media. Ovviamente possiamo condividere articoli o suggerimenti di altri professionisti nostri colleghi, tuttavia questa azione è un invito al nostro pubblico verso il sito web di un concorrente, quando dovremmo indirizzarlo al nostro!
Un blog può aiutarti ad affermarti come esperto e ti dà il controllo delle informazioni che stai fornendo ai tuoi follower sui social media.
Ti è mai capitato di leggere online un articolo e di pensare “Potrei aggiungere altro a questo argomento, potrei parlarne anche io con la mia cifra stilistica!” Ebbene, il tuo blog è lo spazio ideale per farlo e con i tuoi social network gli metterai le rotelle e farai girare le tue idee su un ideale skateboard che arriverà dovunque! Bello vero? Assicurati che le informazioni che condividi sui social media siano utili al tuo pubblico e a te. Fornisci suggerimenti utili, racconta la tua esperienza di professionista e assicurati che il tuo invito all’azione li riporti alle pagine dei tuoi prodotti o servizi!
Se non hai ancora iniziato a scrivere articoli di blog, gennaio 2020 può essere il momento giusto per iniziare a divertirti in questo senso! Fare blogging non deve essere un mal di testa, è solo una questione di creare un piano e lasciarti ispirare dalla tuo quotidianità di professionista.
Contattami per una consulenza (il primo incontro conoscitivo è gratuito) per vedere come migliorare la tua presenza online oppure partecipa ad una delle attività del mio Lab per conoscermi e vedere dal vivo una mia consulenza condivisa. Il 30 gennaio, a Milano, terrò proprio un corso sulla comunicazione digitale, clicca qui per registrarti.
Hai trovato utile il mio articolo? Scrivimi un feedback a 📩 paola@paolatoini.it e condividilo se pensi possa essere interessante per altre persone.

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5 motivi per cui hai bisogno di un nuovo sito web

Nuovo sito web paola toini

Hai bisogno di un nuovo sito web: ecco qui come sapere se il tuo sito richiede un aggiornamento

Spesso durante le consulenze mi chiedono “Cosa ne pensi del mio sito web? Pensi che abbia bisogno di un aggiornamento? Avrei bisogno di un nuovo sito web” La mia risposta in genere è “Sì, si potrebbero certamente apportare alcuni aggiornamenti”.
Attenzione però: quando si tratta di web design, non si parla solo di visual design (anche se è una un aspetto molto importante!)
Quindi, ecco qui i principali motivi che dovresti prendere in considerazione per una riprogettazione del tuo sito web.

1. Il tuo sito web NON è responsive

Se il tuo sito non è ottimizzato per i dispositivi mobili (=responsive), potresti aver notato un calo del ranking di ricerca di Google nell’ultimo anno. Nel 2015, Google ha annunciato che avrebbe valutato la “mobile friendliness” (ovvero, il tuo sito deve essere visto alla perfezione su qualsiasi apparecchio elettronico di navigazione: pc, smartphone e tablet) come fattore necessario alla indicizzazione di un sito, ecco perché questa caratteristica ha un impatto diretto sul SEO. Lo so, adesso starai sgranando gli occhi e pensando “Maccome? Esistono sito web NON responsive all’alba del ventennio?” ebbene sì, esistono.

2. Il tuo sito Web presenta foto o contenuti vecchi e/o non più coerenti con il tuo marchio

Se hai aggiornato i tuoi supporti cartacei (biglietti da visita, brochure), il mood delle immagini sui social o aggiornato il tuo logo, sappi che le stesse modifiche dovrebbero riflettersi anche sul tuo sito web. Il sito è un’estensione della tua attività e la nostra casa online (ne avevo parlando anche qui) e, dunque, qualsiasi grande modifica al tuo brand deve essere coerente su tutte le piattaforme (stampa, in negozio e online). Se sei nel settore dei servizi e, ad esempio, le immagini sul tuo sito mostrano prodotti che non sono più disponibili, è importante che vengano eliminate e sostituite con le fotografie dei prodotti aggiornati.

3. Il tuo sito utilizza animazioni Flash e/o ha numerose pagine che vengono caricate come PDF

Il caricamento di Flash è lento e la maggior parte dei browser richiede di “eseguire Flash” quando un sito lo utilizza, rendendolo scomodo per gli utenti e, di fatto, poco navigabile, poco user friendly insomma. Sapevi che, ad esempio, da luglio 2019 i nuovi aggiornamenti di Google Chrome non supportano più Flash?
Se il tuo sito presenta flash o altri plug-in correlati e tu tieni particolarmente a questi effetti di animazione (magari perché riflettono bene la tua visual identity), ti ricordo che è molto probabile che tu possa ottenere lo stesso risultato sviluppando un nuovo sito web.
Le pagine in stile PDF sono un altro aspetto negativo quando si tratta di SEO. Va bene offrire un freebie o uno spazio web dove i clienti possano scaricare documenti e moduli, ma i contenuti del tuo sito dovrebbero essere nativi del tuo sito, ovvero, inseriti nelle pagine come testi e immagini, non parte di un PDF che si apre in una nuova finestra.

4. Il tuo sito sembra datato in termini di design, font e mood fotografico

Se il tuo sito è visibilmente datato e utilizza font vecchi oppure fotografie datate è sicuramente il momento di avere un nuovo sito web.
Il rischio, a livello di user experience è duplice:
1. gli utenti potrebbero valutare il tuo brand e la tua offerta di prodotti/servizi come obsoleti, superati e, dunque, inutili per la loro esigenza;
2. un sito vecchio può dissuadere i clienti dal fare acquisti online o contattarti perché spesso i moduli di contatto e le procedure di checkout del carrello sembrano imprecisi!
Il tuo sito potrebbe essere totalmente sicuro eppure, se il suo aspetto lo posiziona visivamente al 2005, le persone saranno caute nel fornire informazioni o fare clic per richiedere ulteriori informazioni. Ci hai mai pensato?

5. Il tuo sito è lento da caricare

Se il tuo sito si carica lentamente oppure ha problemi di caricamento su un browser rispetto a un altro, hai sicuramente bisogno valutare la realizzazione di un sito nuovo.
La velocità di caricamento, oggi, è una caratteristica necessaria perché un sito web possa essere considerato utile per gli utenti. Eh sì, il tuo sito deve essere utile per loro e deve spingerli a fare click su altre pagine, inviarti una richiesta di informazioni o, meglio ancora, a fare un acquisto online.
Google utilizza anche la velocità di caricamento come fattore di posizionamento, perciò, se il tuo sito è datato e il caricamento lento causa problemi agli utenti, il SEO potrebbe risentirne. E, a conti fatti, anche il tuo business ne risentirebbe.
Se stai leggendo e dicendo “Oh mamma! Paola sta parlando del mio sito web!” mi raccomando, niente panico 😜 perché hai semplicemente bisogno di un aggiornamento o di una consulenza.
Io ti suggerisco di partecipare alla mia masterclass dedicata al sito web (registrati qui); la mattina del 7 febbraio risponderò a tutti i tuoi dubbi e a quelli degli altri partecipanti. Una occasione totalmente dedicata, una sessione aperta che ti darà la possibilità di fare chiarezza.
Questo è il mio ultimo articolo del 2019, ti invito a scrivermi cosa ne pensi e a condividerlo con chiunque possa ritenerlo interessante. Ci risentiamo nel 2020 🚀

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