Marketing trend per il 2021

Ragazza con t-shirt bianca che si occupa di marketing

Prevedere il futuro e parlare di marketing trend per il 2021 sembra particolarmente scoraggiante dopo l’anno appena trascorso. Tuttavia, ci sono tendenze e temi in corso che prevedo coloreranno il marketing nel 2021. Ho letto un sacco in queste settimane e ti lascio cinque punti di riferimento da tenere in considerazione.
L’intento di questo articolo è di risultare particolarmente semplice, dunque privo di paroloni, ma ci sono dei termini che sono insostituibili quindi trovi un glossario a piè pagina.

Marketing trend 2021, le tendenze

1. Retention* ancora protagonista

Si sa, ci vogliono meno soldi per mantenere i tuoi clienti esistenti che per guadagnarne di nuovi, gli esperti di marketing consigliano sempre di impegnarsi di più nella fasi finali di acquisizione di un acquirente. I clienti felici tendono a raccontare la loro esperienza ai loro amici e a fornire un feedback onesto che rafforzerà la tua identità di marchio.
I marketing trend del 2021 ti chiedono questo: assicurati di tener informati i clienti sui cambiamenti che potrebbero interessarli tramite l’email marketing e interagisci con loro sui social media. Raccogliendo dati e segmentando* i tuoi clienti, hai l’opportunità di risparmiare sui costi e puoi indirizzarli in modo più efficace.
Insomma, il consiglio numero 1 che mi sento di darti è: coccola i clienti.

2. Ricordati del Covid

Se parliamo di marketing trend per il 2021 dobbiamo tenere in considerazione il fenomeno che ha sconvolto le nostre vite in questo 2020, il Coronavirus. Secondo quanto riferito da tutti gli esperti di marketing e dagli economisti c’è un dato che dobbiamo stamparci in testa: non torneremo alla stessa economia, ci stiamo riprendendo, ma con un’economia diversa.
Quindi una domanda chiave per tutti è: quali nuovi comportamenti e aspettative dei clienti si manterranno e quali verranno abbandonati? Rispondere correttamente è fondamentale per investire efficacemente in attività di marketing.
Ad oggi abbiamo alcuni indizi da cui partire. Facciamo un esempio: moltissimi ristoranti (inclusi i fast food) credono che l’uso elevato della consegna a domicilio persisterà e stanno quindi investendo in operazioni come le cucine fantasma, che offrono solo ritiro e consegna. Dopo la pandemia, dobbiamo essere lucidi e avere un’idea chiara di cosa è cambiato per decidere se continuare come sempre o adattarci a novità inaspettate.

3. Prendi posizione sulle questioni sociali

Molto è stato scritto sul crescente desiderio dei consumatori di vedere i brand prendere posizione sulle questioni sociali. Questo interesse attraversa le generazioni anche se è maggiormente sentito dalla Gen Z. Gran parte di questo gruppo sta entrando nel mondo del lavoro e la loro voce sarà più forte che mai, sia come consumatori che come dipendenti. Nessuna generazione precedente ha chiesto ai propri datori di lavoro di dimostrare una coscienza sociale aziendale e questo dato diventa significativo anche in termi di scelte e di acquisti.
Questo marketing trend per il 2021 ci dice che possiamo e dobbiamo prendere posizione in modo autentico, ovviamente. A nulla serve dichiararsi ambientalisti senza portare avanti concretamente questa posizione.

4. Aggiungi contenuti interattivi

Questo marketing trend era stato anticipato anche nel 2019 e ne avevo parlato in questo articolo. In ogni modo, aggiungere elementi interattivi al tuo sito Web o ai social media è un ottimo modo per dare valore ai visitatori, convincerli a interagire con la tua attività e saperne di più su di loro. Ad esempio, supponi di essere un agente immobiliare e aggiungi un semplice calcolatore di mutui al tuo sito web, ora offri valore ai tuoi visitatori e impari anche di più su di loro in base ai dati che inseriscono nella calcolatrice. Queste informazioni, a loro volta, possono aiutarti a perfezionare l’identità del tuo cliente ideale e il targeting delle offerte.
Altri esempi di marketing interattivo includono quiz, giochi, sondaggi e video interattivi (sì, un po’ come su Instagram) e assicurano una permanenza più lunga sul tuo sito da parte degli utenti che avranno un ricordo positivo dell’esperienza di navigazione. Uno dei modi più veloci e low budget per portare il tuo brand verso nuovi potenziali clienti, è far condividere ai tuoi attuali clienti un contenuto social. Questo è un altro esempio di interazione tra utente e brand.

5. Continua (o inizia) a curare i tuoi canali social

I brand devono essere pronti a dedicare più risorse al social media marketing nel 2021. Durante il secondo trimestre del 2020, il 24% dei budget totali per il marketing è stato investito nei social media, rispetto al 13% dello scorso inverno. Abbiamo già detto che la fidelizzazione dei clienti è stata una priorità nel 2020 e continuerà ad esserlo anche nel 2021 e i social media sono un valido strumento per raggiungere questo obiettivo. La pandemia ha notevolmente aumentato la quantità di tempo che le persone trascorrono online, incluso il modo in cui ricercano prodotti, brand e organizzazioni.
Questo cambiamento dei consumatori crea nuove opportunità per te, dandoti la possibilità di interagire con un pubblico nuovo e di coinvolgere nuovamente i clienti di lunga data. Cosa devi fare? Investi poche centinaia di euro al mese in campagne, ingaggia un buon social media manager che può sviluppare un piano editoriale, pubblica post regolari, monitora e guida le risposte degli utenti. Se hai sempre rimandato il tuo sbarco sui social media sappi che questo è IL momento.
Queste cinque tendenze chiave possono aiutarti ad aumentare il traffico del tuo sito, generare più lead e aumentare le vendite, il tutto mantenendo attiva la tua clientela di partenza. Sono anche fondamentali per aiutarti a comprendere le tendenze del marketing digitale e come avranno un impatto sul panorama competitivo più ampio.

Global Marketing Trends 2021

Per completezza di informazione ti lascio anche i 7 trend pubblicati nella seconda edizione del Global Marketing Trends:

  • Purpose (Intento/Scopo). I brand sanno perché esistono e chi pronti a servire possono trovarsi in una posizione unica per affrontare cambiamenti senza precedenti.
  • Agility (Flessibilità). Un mondo sempre più digitale richiede una strategia di marketing flessibile, svelta e pronta al cambiamento.
  • Human Experience (Esperienza Umana ma non rende). I brand dovrebbero considerarsi entità umane che rispecchiano e supportano i valori di coloro per cui sono state create (cliente ideale).
  • Trust (Fiducia). Per creare fiducia in questi tempi turbolenti, i brand dovrebbero guardare oltre i dati demografici, concentrarsi su ciò che le persone apprezzano e assicurarsi che le loro promesse corrispondano alla capacità di mantenerle.
  • Participation (Partecipazione). Le attività di marketing possono trarre vantaggio (e farti rimanere un passo avanti rispetto alla concorrenza) creando una strategia di coinvolgimento che si appoggi sulla partecipazione dei clienti. Poiché l’innovazione digitale avvicina persone e brand, il coinvolgimento dei clienti sta rapidamente diventando una strada a doppio senso in cui i clienti possono anche partecipare come ambasciatori del marchio, influencer, collaboratori e innovatori
  • Fusion (Fusione). I brand oggi sono in grado di servire ancora meglio i loro clienti creando esperienze innovative attraverso fusioni intersettoriali. La pandemia ha spostato le priorità per tutti praticamente dall’oggi al domani. Per alcune aziende, ciò ha significato reinventare strategie di partnership e cercare collaborazioni innovative, o fusioni, oltre le linee di settore per rispondere meglio alle esigenze dei clienti.
  • Talent (Talento). I modelli di business talentuosi si evolvono per adattarsi a nuovi flussi di lavoro. Il vantaggio di questa modalità in continua evoluzione? Flessibilità organizzativa e creatività alla stelle per rendersi ancora più competivi. In altre parole, pensare fuori dal box, oggi, è la regola.

Cosa ci anticipa questo rapporto sui marketing trend del 2021?

Il costante cambiamento tecnologico e la crescente dipendenza dal digitale fanno sì che le persone siano sempre più desiderose di connessione umana. Queste sette tendenze possono aiutare a creare connessioni per guidare il coinvolgimento e la crescita del tuo brand in un 2021 senza precedenti.
 

Glossario

*/Retention/ Il retention marketing è una forma di marketing che sta diventando sempre più diffusa nel mondo del digital marketing. L’obiettivo di questa tipologia di attività di marketing è concentrarsi sui clienti già acquisiti per fidelizzarli e spingerli ad acquistare di nuovo. Il focus si sposta dal pensare solo all’acquisizione di innumerevoli nuovi clienti al concentrarsi sulla redditività dimostrata di quelli che già possiedi.
*/Segmentazione/ Il processo di segmentazione è quello per cui si spacca un mercato in singole unità (target) che vengono poi riagglomerati sulla base di variabili in gruppi sociali ed economici più o meno ampi, detti appunto “segmenti”. Fonte Wikipedia
In questo articolo brand e personal brand diventano sinonimi, nel 2021 ciò che varrà per uno varrà anche per l’altro.
 
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Come preparare il prossimo shooting per la tua attività

corso promozione online

Ho fatto il calcolo, in un anno realizzo con Carlotta almeno cinque shooting per il mio personal brand.

Troppi? No.

In questo articolo ti parlo di qualcosa che aiuta davvero a migliorare la riconoscibilità del tuo business: come pianificare un servizio fotografico di branding per la tua attività. Se ti parlassi di me, ti direi che su cinque shooting all’anno abbiamo sempre centrato il punto con la mia fotografa e il motivo è che lo abbiamo preparato molto bene in fase di progettazione. Come sempre, conta l’obiettivo insieme ad una serie di elementi che vedremo insieme.
Parliamoci chiaro, la fotografia stock è sempre una scelta possibile e le opzioni online sono tantissime anche per immagini royalty free. Basti pensare a Freepik o Pexels e via dicendo… ma c’è una grande differenza nell’avere una libreria di immagini di brand personalizzate che possiamo utilizzare per commercializzare il nostro business.
Questo è il modo in cui io pianifico i miei shooting, 5 step che portano a un servizio fotografico che racconta servizi e prodotti e, sopratutto, che permette ad un brand (o un personal brand) di distinguersi ed essere sempre maggiormente riconoscibile.
Ho già trattato il tema della bulimia di contenuti degli ultimi anni e di come la riconoscibilità sia il primo obiettivo di una visual identity insieme allo scopo di raccontare la proposta di un business (prodotto o servizio).

Partiamo dalle basi: cos’è la fotografia di branding?

La fotografia di branding si distingue dalla fotografia classica perché nasce con l’obiettivo di raccontare un brand e le sue proposte. Deve essere coerente con la visual identity e può essere utilizzata in diversi contesti: sito web, comunicati stampa, social network, e-commerce o campagne pubblicitarie cartacee.

È necessario prevedere uno shooting?

Si. È un investimento necessario perché l’occhio di un professionista ci consente di poterci concentrare solo sul nostro obiettivo, alle questioni tecniche ci pensa lui.

Come si realizza?

Gli step che prevedo e consiglio io sono 5 ma si può sempre trovare una modalità più personale. Il fattore importante è il raggiungimento di un risultato.

Step 1. Pianifica i tuoi scatti

Questa è la chiave per assicurarsi che shooting sia efficace: devi sapere quali immagini ti servono per arrivare dal tuo fotografo con le idee più chiare possibile.
Aiutati con queste domande.
Quali sono prodotti e/o servizi?
Quali sono le storie editoriali che vuoi raccontare?
Hai presente “Il diavolo veste Prada” ? Ecco, è il tuo momento di essere come Miranda. Diventi un po’ il caporedattore. Quando sei il direttore editoriale o creativo del tuo brand, devi pensare alle cose che devi comunicare visivamente.
Questa fase del processo creativo deve iniziare tempo prima dello shooting stesso e, se sei come me, raramente sarai alla tua scrivania quando l’idea ti colpisce.
Quello che trovo davvero utile è assicurarmi di avere una nota nel mio telefono e, quando ho un’idea di qualcosa che devo raccontare con una foto o un gruppo di immagini, mi assicuro solo di annotarlo nel mio telefono. Per qualche ragione che ignoro, queste idee sembrano sempre arrivare in momenti tipo una passeggiata oppure sotto la doccia, quindi avere l’elenco nel cellulare è un trucco per non perdere nessuna idea.

Step 2. Vola su Pinterest e crea una moodboard per lo shooting

Il secondo passaggio, dopo aver messo insieme tutte le idee, è catapultarmi su Pinterest e creare una Moodboard da condividere con Carlotta. Ti lascio il link alla bacheca dedicato allo shooting di fine maggio, quello immediatamente dopo il lockdown, ero emozionata e non vedevo l’ora di tornare ad avere delle fotografie professionali per raccontare tutto ciò che avevo pensato di mettere in pista da quel momento in avanti. Eccola pinterest.it/paolatoini/shooting-20-maggio/
Questo strumento è utile e io lo utilizzo con attenzione, dividendo gli scatti di esempio in sezioni che poi diventano la mia guida durante il servizio. Non sarà necessario copiare le pose da diva o da modella perché ognuno porta sé stesso nel proprio business (e lo stesso vale per i prodotti, mi raccomando), ma è innegabile che avere uno scatto a cui ispirarsi accelera il processo creativo.
Un’altro aspetto fondamentale è la condivisione con la fotografa che in questo modo riesce ad entrare nel mood del servizio e può anche darmi dei suggerimenti che mi aiutino via via ad arrivare all’obiettivo finale: shooting per il sito, per il lancio di un nuovo corso, per un po’ di storytelling su Instagram… gli obiettivi sono tanti e diversi e focalizzarsi è un modo saggio di procedere.

Step 3. Scegli il fotografo giusto

Il fotografo giusto NON è il fotografo del tuo competitor o di un tuo collega. Il fotografo giusto è colui che ha uno stile che si avvicina a ciò che vuoi ottenere. Questo dettaglio è imprescindibile, perché non è detto che tutti i professionisti, seppur validi allo stesso modo, vadano bene per te.
Il fatto che ci le fotografie di un brand vicino al nostro ci piacciano, non significa matematicamente che otterremo quel risultato. Prima ti devi chiedere se quel mood preciso valorizzerebbe il tuo racconto, il tuo prodotto o il tuo servizio.
L’occhio esperto ti un professionista sa catturare i piccoli momenti magici che non avresti mai immaginato in un milione di anni. Questo è il valore aggiunto di lavorare con uno specialista.

Step 4. Scegli con cura i props

I props sotto tutti quegli oggetti che ti aiuteranno a personalizzare gli scatti che avrai trovato nel web o che hai pensato di voler realizzare. Si tratta di penne, libri, quaderni eccetera… io considero anche gli abiti. Tutti gli outfit contano e vanno organizzati. Scatti per strada? Fai in modo di poterti cambiare con comodità.
Nello stesso periodo lavorerai sugli abiti e sulle altre esigenze, devi raccogliere oggetti di scena e organizzati per tempo se hai bisogno di qualche acquisto online, perché la spedizione può davvero cambiare le cose. I dettagli sono le piccole sfumature che fanno la differenza – come ad una cena quando c’è un lume di candela in bagno o una cioccolata sul cuscino in un hotel di lusso – quei piccoli segnali visivi che il tuo cliente o la tua audience noterà.
Suggerimento in più: rendi il set autentico e utilizza props che sia utilizzati. Un quaderno troppo nuovo oppure un microfono non-wireless senza filo attaccato potrebbero essere quell’errore che rende finto il tuo scatto.

Step. 5 Verifica tutto, compresi i formati

Il tuo fotografo non è un mago e difficilmente saprà leggerti nella mente, perciò starà a te dirigere i lavori anche in questo senso.
Probabilmente avrai bisogno di una serie di immagini con diversi spazi bianchi. Ecco, l’orientamento e le dimensioni contano davvero in questo caso, così come gli spazi bianchi.
Ci sono nella board delle immagini che devono essere in verticale perché occuperanno più spazio su Instagram? Verificalo. Ti serve uno sfondo neutro perché vuoi realizzare delle copertine? Dai un’occhiata alla lista prima dello shooting. Questo è il tipo di attenzioni di cui tu, come direttore creativo del tuo shooting, devi essere consapevole. Lo stesso vale per le location. Scegli il tuo ufficio? Il negozio? Un prato? Tutto deve essere coerente con il risultato e con la visual identity del tuo business.
Cosa accadrebbe se il tuo prodotto o il servizio che vuoi promuovere, fosse inserto in un contesto completamente diverso dal solito?
Conclusioni
Programmare uno shooting può essere stancante e impegnativo, eppure è un salto nel tuo brand e un’occasione unica per raccontare o promuovere qualcosa a cui tieni e a cui hai lavorato per molto tempo. Se vuoi un po’ di ispirazioni per il tuo prossimo shooting dai un’occhiata alla mia pagina Pinterest, ho raccolto molti esempi di scatti che spero ti possano essere utili.

Vuoi uno spoiler? Al Brand Camp parliamo proprio di questo!

E-commerce o marketplace, dove si vende di più?

e-commerce

Sai che Primark non vende e non ha un e-commerce sul suo sito?

E sai anche che durante il lockdown una delle domande più ricorrenti tra i marketers era proprio “Chissà come la pensa oggi Primark in merito allo shop online? Si starà mangiando le mani?”
Sul caso Primark c’è parecchio materiale online che spiega la scelta di non avere un e-commerce sul sito, come l’articolo del 2013 di econsultancy.com (ti lascio qui la mia traduzione) tuttavia, in un momento in cui avere e-commerce sembra essere imprescindibile per qualsiasi tipologia di business, era inevitabile pensare a chi ha adottato una strategia diversa.
Perché parliamo di e-commerce proprio oggi? Perché, come detto sopra, l’emergenza COVID-19 ha spiattellato sotto gli occhi di tutti che è indispensabile poter vendere online. Sia la piattaforma di nostra proprietà oppure esterna (Amazon, Bigcartel ecc..). E sarà sempre più necessario se i trend continueranno a salire in questo senso, soprattutto per quei beni/servizi che non possono essere messi in vendita nella grande distribuzione oppure nei negozi.

Partiamo dalle basi, cos’è l’e-commerce?

L’e-commerce, noto anche come commercio elettronico, potrebbe essere definito come “l’acquisto di articoli su Internet in pigiama alle 3 del mattino” ma noi preferiamo dire che si tratta della “Opportunità di vendere un prodotto/servizio su Internet”.
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Di fatto i negozi che vendono i loro prodotti online sono negozi e-commerce o aziende, un esempio di uno dei negozi online più popolari tra gli e-commerce è Amazon.com⁣ e in totale esistono 4 tipologie di modelli di e-commerce, vediamole:⁣
1. Business to consumer (B2C) ⁣
2. Business to business (B2B) ⁣
3. Consumer to Consumer (C2C) ⁣
4. Consumer to Business (C2B) ⁣
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Ci sono poi diverse tipologie di e-commerce:⁣ vendita al dettaglio, vendita all’ingrosso, dropshipping⁣, crowdfunding, abbonamenti⁣, prodotti digitali e servizi.⁣
⠀⠀⠀⠀⠀⁣
La possibilità di vendere online ha mostrato da subito le grandi opportunità che ne derivano, i vantaggi sono incredibili e durate il lockdown tutti se ne sono resi conto: ⁣
– Accesso a un mercato globale⁣
– Disponibilità 24 ore su 24, 7 giorni su 7
– Si lavora da qualsiasi luogo⁣
– Spese generali ridotte⁣
– Marketing mirato⁣
– Capacità di servire una nicchia specifica

Quindi che si fa? Shop sul sito o piattaforma esterna?

Fatte queste dovute premesse, è importante comprendere come non tutte le piattaforme siano indicate per tutti i prodotti e per tutti servizi. Partiamo proprio dai servizi per i quali la scelta migliore sembra essere quella di vendere direttamente dal proprio sito web, non ci sono piattaforme online adeguatamente posizionate per i servizi se non per la formazione, ad esempio.
Non solo, se vendiamo servizi sappiamo bene che poter gestire l’agenda con un sito che dialoghi direttamente con i vari i-Cal oppure con Google Calendar è una bella comodità!
Online si trovano diverse piattaforme e-commerce alle quali associarsi per vendere le proprie prestazioni, ma niente è professionale come poter far fare tutto ai clienti direttamente dal sito.
Una grande mano la può dare anche Facebook che consente di impostare orari e informazioni, oltre che di facilitare il cliente nel richiedere un appuntamento.
Da qualche settimana Facebook ha anche lanciato un nuovo prodotto, gli Shop, che sono effettivamente dei negozi profilati da sfruttare sopratutto se si fa prodotto. Questa grandissima novità ci ha permesso anche di creare dei veri e propri shop online collegati anche ad Instagram, un passaggio continuo tra social network e sito web che genera traffico e moltiplica esponenzialmente le possibilità di vendere da entrambe le parti.

E il prodotto dove lo vendo?

Quindi, se per i servizi le soluzioni efficaci si riducono allo shop dal sito, per i prodotti le possibilità sono davvero tante e da maggio 2020 abbiamo anche questa grande opportunità di sfruttare lo strumento Facebook Shop.
Per il resto le scelte vanno fatte in modo strategico, in base a come il prodotto è posizionato sul mercato, in base alle ricerche di benchmark e anche alle abitudini di acquisto della nicchia in cui il prodotto è forte.
La nicchia, la target audience insomma, il cliente ideale è il protagonista anche in questa parte della strategia perché, ora più che mai, le grandi quantità di prodotti sul mercato (qualsiasi prodotto) obbligano i brand a dover intercettare il cliente in diversi punti del processo di acquisto. Dunque via libera alle piattaforme tipo Amazon.com per vendere il prodotto su vasta scala e vi libera anche ad una doppia distribuzione in base al costo.
Facciamo un esempio. Se un brand di moda realizza e vende contemporaneamente due linee, una più economica e una più costosa, potrebbe decidere di vendere una linea dallo shop del sito e una più economica su ASOS.com in modo da intercettare una fetta più ampia di pubblico che, di fatto, è già profilata dalla piattaforma.
In conclusione, per rispondere alla domanda che apre questo articolo “E-commerce o marketplace, dove si vende di più?” la risposta migliore è “Dipende dal Brand, dagli Obiettivi e dal Budget” perché esistono soluzioni utilissime per alcuni e del tutto inefficaci per altri.
Il punto di partenza è lo studio delle abitudini di acquisto del cliente ideale, unito all’analisi delle caratteristiche del brand, dopodiché la strategia ci farà andare da A a B.

Come capisco quando passare da un marketplace ad uno shop sul mio sito?

Quando un brand è consolidato, il prodotto ha ricevuto sufficienti recensioni e quando il brand stesso ha volta di maturare e passare una fase più ampia, è il momento di aprire un proprio shop sul sito. Aggiungere un e-commerce sul sito ha un costo abbastanza elevato, pertanto è importante aver già appurato l’interesse della audience e del cliente potenziale prima di prevedere questo investimento.
Nello stesso tempo dobbiamo ammettere che avere uno shop online aumenta il prestigio del brand e contribuisce a migliorare la percezione del cliente. Non solo, se pensiamo al processo di acquisto, capiamo da subito quanto avere uno shop sul sito ci consente di avere una chance in più di intercettare la target audience mentre decide se comprare o meno il nostro prodotto.
Possono esserci strategie che prevedono l’utilizzo contemporaneo di tre marketplace (Amazon, Bigcartel e Etsy) insieme all’e-commerce sul sito, tutto dipende dai budget e dal brand, tutto deve essere sostenibile e deve portare dati di ritorno che siano analizzabili e utili per la crescita del brand stesso. Non è più il tempo delle grandi quantità e dei contenuti distribuiti alla massa, oggi contano la nicchia, il brand e gli obiettivi.
Se hai bisogno di più informazioni e vuoi approfondire il tema della vendita online invia una mail a paola@paolatoini.it

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La gratuità ti farà vendere di più?

paola toini gratuità

La gratuità è davvero uno strumento di marketing?

L’atteggiamento che preferisco è quello di San Tommaso, ovvero colui che deve empiricamente provare qualcosa prima di poter accettare una verità. Per questa ragione, tra marzo e aprile ho fatto un esperimento e ho ottenuto dei risultati interessanti. In tema di gratuità ho scoperto che è davvero uno strumento di conversione, sopratutto in termini di valore che riusciamo a passare alla nostra nicchia.
Ho iniziato con quattro Zoom Meeting gratuiti dedicati alla comunicazione digitale, alla coerenza visiva, all’autenticità e alle prospettive future sempre rispetto al post-covid. Contemporaneamente ho aperto una sezione Risorse Gratuite sul mio sito per accedere a un sacco di risorse, notizie sui miei corsi e contenuti di ispirazione dedicati alla crescita di un brand. Nello stesso periodo ho avviato una serie di dirette su Instagram e su Youtube, una delle quali (il 10 aprile) è stata dedicata proprio al tema della gratuità e la trovate a questo link.
Durante la diretta ho parlato di un libro che ha come tema centrale proprio l’erogazione di servizi gratuiti, si intitola FREE (in vendita qui su Amazon) e prende spunto dal caso studio di Google per parlare di gratuità. Google eroga continuamente servizi gratuiti (pensate alla suite di strumenti per modificare i file di Office) e rimane in testa alla classifica delle aziende più fruttifere del mondo.

[Ho parlato del libro nella live e ho già dato il mio parere: molto tecnico e a tratti anche noioso, ma ricco di spunti interessanti sul tema del pricing (ovvero il procedimento con cui l’impresa o il venditore giungono a fissare il prezzo di vendita di un loro prodotto utilizzando procedure contabili o d’altro tipo).]

È molto importante comprendere che le attività gratuite possono essere incluse nel piano marketing di tutti i business. In modo particolare per quelli che fanno prodotto ci sono un sacco possibilità di applicazione efficace (parliamone in consulenza se questa idea vi attira).

Tornando al mio esperimento, quindi, per quale ragione un’azienda oppure un professionista dovrebbero spingere sulla gratuità e fare dei test?

Il primo risultato che ho ottenuto è stata la fidelizzazione di una fetta di community che fino al quel momento era stata silenziosa e che aveva manifestato l’esigenza di attività più esclusive e riservate (penso agli Zoom Meeting, ad esempio). Questo obiettivo è molto importante da raggiungere, anzi, direi che è il primo obiettivo che il digital marketing ci permette di conseguire se utilizzato in modo corretto.
Il secondo obiettivo, più spiccatamente di marketing, era quello di acquisire iscrizioni al mio corso sul digital marketing di maggio (registrazioni aperte qui) attraverso post e contenuti organici, ovvero, senza sponsorizzazioni o campagne. Volevo essere sicura di aver trasmesso le mie competenze attraverso i free webinar, le risorse sul sito e le live sui social in modo da raggiungere un numero buono di registrazioni al corso di maggio.
Ebbene, il tasso di conversione raggiunto ad oggi, sulla audience nuova (=acquisita tra marzo e aprile) è del 2%

Buono? Non Buono?

I tassi di conversione sono un tema importantissimo quando parliamo di marketing. Da quando faccio questo lavoro i valori di riferimento sono profondamente cambiati e le ragioni sono certamente da cercare nell’avvento del digitale. Tutte le teorie sulla verticalità della comunicazione, sul benchmark (lo studio dei competitor) e sul rapporto tra cliente e fornitore hanno contribuito a rivedere un po’ tutto il sistema.
Personalmente ho approfondito temi come il ROI (=ritorno sull’investimento) senza essere mai approdata ad un mio punto di vista definitivo perché si tratta di un argomento immenso, sopratutto adesso che esistono branche del marketing complesse come, per dirne una, l’influence marketing.
Quando ho iniziato, sul finire degli anni ’90, il tasso di conversione (detto anche Redemption) era fissato al 10%
Facciamo un esempio: nella distribuzione di 10.000 volantini potevamo calcolare che sicuramente 1.000 persone sarebbero state potenzialmente interessate agli articoli promossi sui flyer.

Raggiungere una conversione del 10% oggi è considerato un successone e infatti la percentuale di riferimento è scesa tra il 2% e il 5%

Ecco perché il mio risultato (se pensiamo alle iscrizioni al corso di maggio) si può considerare mediamente buono, sopratutto tenendo conto del fatto che era un primo esperimento supportato da attività gratuite. Se invece facessimo riferimento alla fidelizzazione della community posso dirmi molto soddisfatta perché riuscire ad entrare in contatto con la propria nicchia e instaurare conversazioni di valore è un obiettivo primario nella costruzione della brand identity.
Per concludere voglio rispondere alla domanda che apre questo articolo dicendo che Sì, la gratuità è uno strumento di marketing potente ed efficace quando gli obiettivi sono chiari e raggiungibili; ci vuole strategia e visione per creare progetti proficui, l’improvvisazione non è mai una buona idea.
Vuoi studiare una strategia che includa gratuità per la tua attività? Parliamone fissando il primo incontro conoscitivo gratuito via mail su paola@paolatoini.it
Vuoi approfondire i temi del digital marketing? Registrati al mio corso di maggio cliccando qui
Vuoi leggere il libro che ho consigliato? Ecco qui il link per acquistarlo su Amazon

Digital marketing: quali opportunità per il futuro?

futuro digital marketing paola toini

Il futuro è molto vicino, preparati in tempo

Ci siamo fermati, abbiamo riflettuto ed abbiamo vissuto (stiamo ancora vivendo per certi versi) attimi di infinita angoscia. È davvero il momento di pensare al futuro? Di passare alla fase 2…
I mass media ci dicono di sì e così possiamo provare a pensare per coltivare dentro di noi la fiducia verso il futuro. Del resto, che sia per il nostro brand oppure per il brand di cui gestiamo la comunicazione, tutti sappiamo che nutrire la fame di un futuro florido è una delle principali motivazioni che spingono proprio le attività di comunicazione e marketing.
Fase 1 o fase 2 che dir si voglia, è arrivato il momento di guardare concretamente un pochino fuori dalla nostra finestra, è primavera e quindi ci sta una ventata di novità.
Tieni d’occhio ciò che è di tendenza: assicurati di cercare i trend popolari che emergono sui social media e in tutto il mondo. Tuttavia, ricorda che è essenziale scegliere solo i trend in linea con il messaggio chiave generale del tuo brand, per mantenere l’interesse e risuonare con il tuo target!
Vediamo insieme quali sono i possibili spunti di tendenza a cui lavorare da oggi stesso.

Podcast

Il podcasting è un’attività non recente, da anni se ne parla ed è un fenomeno che a certi livelli ha preso piede. Rimane un sottobosco di wannabe che, appunto, per il loro futuro vorrebbero e non si concedono il diritto di lanciarsi, ecco in otto passi come sviluppare il proprio programma di podcasting:

  1. scegli un argomento, un tema, un topic
  2. scegli un format (speech, interviste, episodi ecc…)
  3. crea le grafiche
  4. scegli la musica di intro e di outro
  5. seleziona l’attrezzatura di cui hai bisogno
  6. registra e monta il tuo file audio
  7. esegui l’upload sulla piattaforma che preferisci (oppure sul tuo blog, nella newsletter)
  8. sviluppa una strategia e promuovi questo contenuto

Questi sono i passaggi fondamentali che, chiunque voglia fare un buon lavoro e promuoversi attraverso il podcast, deve tenere in considerazione; l’obiettivo finale sarà la guida che ci accompagnerà negli 8 step e che ci permetterà di creare qualcosa di unico!
A questo proposito, ho intervistato un vero professionista della voce, Marco De Domenico, che ci ha svelato un po’ dei suoi segreti e ci ha dato molti consigli, trovi l’intervista qui.

LinkedIn

Uh, sai che novità! Ti vedo mentre dici così. Invece ti invito a guardare LinkedIn in modo nuovo per il futuro, come una fonte enorme di collegamenti e opportunità per il lavoro. È lo spazio ideale in cui passare dal “io io io” al “noi noi noi” in questo momento in cui, per molti, il lavoro è fermo e quindi possiamo prendere la palla al balzo per sviluppare collaborazioni interessanti e bizzarre.
Fino a metà del 2019 LinkedIn era un po’ snob, riservato ai pro che avevano bisogno di sentirsi al centro dell’attenzione. Ammettiamolo, c’era anche un po’ di soggezione da parte di noi piccolini quando avevamo un post o un articolo da condividere. Poi è successo qualcosa e oggi c’è la possibilità di condividere e di dialogare con persone disposte a scambiare con noi le loro informazioni. In questo tempo sospeso e ricco di nuove prospettive per il futuro LinkedIn potrebbe essere una fonte piena di occasioni.

Pinterest

Ho inserito Pinterest in questo elenco per due motivi precisi.
Il primo riguarda la natura di Pinterest che è il social network della ricerca, della ispirazione, all’interno del quale naviga chi non ha ancora deciso. Su Pinterest cerchiamo idee e questo momento storico è caratterizzato proprio da questo.
Con la maggior parte dei negozi chiusi e le possibilità di fare shopping limitate, sempre più persone si rivolgono a Pinterest per cercare ispirazione e passare un po’ di tempo. In effetti, Pinterest ha registrato livelli record di traffico nelle ultime settimane, con molte più persone alla ricerca di consigli per allestire il proprio ufficio a casa, passare il tempo con i figli e prendersi cura di se stessi tra durante il lockdown per COVID-19.
Il secondo motivo per cui ho inserito Pinterest in un articolo che parla di futuro è che su Pinterest c’è spazio! Quante volte mi è capitato in consulenza di dire a qualcuno che il mercato su Instagram è saturo e che ci vuole la forza di provare altre strade… ne avevo parlato anche qui.
In questo momento posizionarsi su Pinterest, che è una piattaforma leggera, meno forzata e un po’ anarchica dal punto di vista delle regole e dei linguaggi è un’ottima idea, una grande opportunità per il futuro del digital marketing. Se vuoi approfondire questo tema puoi contattarmi su paola@paolatoini.it e insieme creeremo una strategia per te che includa Pinterest.

Presenza

Lo abbiamo detto e ripetuto più volte in queste settimane: è arrivato il momento di metterci la faccia e di fare la differenza. Il futuro non concederà nessuno spazio agli indecisi, a chi cercherà di campare di rendita senza dire la sua e senza posizionarsi in una precisa fetta di mercato.
Bisogna esserci, esprimersi e comunicare i propri valori, il proprio credo. Se parliamo di sito web, ad esempio, la pagina Manifesto è diventata quanto meno necessaria perché è lì che esprimiamo a chiare lettere chi siamo, professionalmente parlando.
Metterci la faccia significa anche avere il coraggio di creare contenuti che piacciano al nostro cliente ideale e andare verso di lui, coinvolgerlo e spiegargli di persona perché noi siamo la soluzione ideale alla sua esigenza. Raccontare, ad esempio, la ricerca che sta dietro la materia prima oppure la passione che alimenta la nostra professione è possibile solo con la presenza, essendoci.
E per chi non ama farsi fotografare c’è sempre la possibilità di studiare una strategia di visual identity ancora più personale, una bella sfida per chi fa il mio mestiere e per un fotografo che contribuirà alla creazione di questa strategia.
Ho parlato di questo con Carlotta Favaron, che è la mia fotografa, in questo video che ti invito a vedere e a recensire.
Questi quattro elementi sono fondamentali per te se vuoi che il futuro del tuo business sia sempre più vicino al tuo cliente ideale e quindi alla conversione, se hai dubbi o domande scrivimi una mail su paola@paolatoini.it oppure sui miei canali social.

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Comunicare (e vendere) ai tempi del COVID-19

COVID-19 e promozione di un brand (o di una professione), cosa fare?

Se mi segui su Instagram (se non lo fai, dovresti, clicca qui), sai che venerdì scorso anche io mi sono immessa nel grande circo delle dirette di questo periodo (ai tempi del covid-19) e ho risposto ad alcune domande relative alla promozione.
Tutto è partito da una delle domande più ricorrenti di questi giorni di COVID-19: “Faccio rebranding? Ne approfitto?” alla quale continuo a rispondere che, no, non è il caso di attivarsi proprio ora per attività di rebranding. A meno che non ci si dia un tempo lungo, che ci permetta di uscire da questo periodo che inevitabilmente ci influenza.
Ho anche creato un elenco che può aiutare nella prima fase, quella di analisi, attraverso il quale è possibile avere una visione panoramica di tutto ciò che ci supporta nelle nostre attività di comunicazione. C’è un esercizio suggerito insieme all’elenco che puoi scaricare cliccando qui.
Ho pensato di pubblicare anche qui il video della diretta in modo che chiunque possa accedervi e avere le risposte alle che riguardano questi argomenti:

In breve posso dire che in questo momento sono consigliate tutte quelle azioni che possono andare verso la nostra community (sui social) e verso il nostro cliente ideale, tutto ciò che lo può facilitare e aiutare sotto diversi fronti: formazione, benessere, sicurezza.
Viene da sé che sarebbe opportuno avere una strategia pensata anche oggi, che siamo in piena pandemia da COVID-19, e che ci si può permettere anche il lusso di fare degli esperimenti, per vedere cosa succede e come reagisce la nostra audience.
Sul rebranding, invece, vale la regaola dell’attendere che i tempi siano migliori e che sia passato il pericolo di sentirsi influenzati da ciò che stiamo vivendo, nella diretta faccio un esempio che secondo me rende bene l’idea: la palette colori.
Nel momento in cui si vive una situazione di stress e di insicurezza, legate a ciò che accade e a ciò che potrebbe accadere, siamo portati a scegliere colori che potrebbero piacerci solo per un periodo di tempo limitato, sei d’accordo?
Scegliere un logo, creare un payoff e sviluppare la brand identity in un momento come questo potrebbe portarci fuori strada, meglio prendersela comoda e riflettere su Vision e Mission, ad esempio. Oppure rivedere i testi del mediakit e delle brochure (si, ne parlo nella diretta).
Qui trovi il video:

Che ne pensi? Fammi sapere cosa ne pensi e se hai bisogno di chiarimenti sentiamoci via mail paola@paolatoini.it

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5 motivi per cui hai bisogno di un nuovo sito web

Nuovo sito web paola toini

Hai bisogno di un nuovo sito web: ecco qui come sapere se il tuo sito richiede un aggiornamento

Spesso durante le consulenze mi chiedono “Cosa ne pensi del mio sito web? Pensi che abbia bisogno di un aggiornamento? Avrei bisogno di un nuovo sito web” La mia risposta in genere è “Sì, si potrebbero certamente apportare alcuni aggiornamenti”.
Attenzione però: quando si tratta di web design, non si parla solo di visual design (anche se è una un aspetto molto importante!)
Quindi, ecco qui i principali motivi che dovresti prendere in considerazione per una riprogettazione del tuo sito web.

1. Il tuo sito web NON è responsive

Se il tuo sito non è ottimizzato per i dispositivi mobili (=responsive), potresti aver notato un calo del ranking di ricerca di Google nell’ultimo anno. Nel 2015, Google ha annunciato che avrebbe valutato la “mobile friendliness” (ovvero, il tuo sito deve essere visto alla perfezione su qualsiasi apparecchio elettronico di navigazione: pc, smartphone e tablet) come fattore necessario alla indicizzazione di un sito, ecco perché questa caratteristica ha un impatto diretto sul SEO. Lo so, adesso starai sgranando gli occhi e pensando “Maccome? Esistono sito web NON responsive all’alba del ventennio?” ebbene sì, esistono.

2. Il tuo sito Web presenta foto o contenuti vecchi e/o non più coerenti con il tuo marchio

Se hai aggiornato i tuoi supporti cartacei (biglietti da visita, brochure), il mood delle immagini sui social o aggiornato il tuo logo, sappi che le stesse modifiche dovrebbero riflettersi anche sul tuo sito web. Il sito è un’estensione della tua attività e la nostra casa online (ne avevo parlando anche qui) e, dunque, qualsiasi grande modifica al tuo brand deve essere coerente su tutte le piattaforme (stampa, in negozio e online). Se sei nel settore dei servizi e, ad esempio, le immagini sul tuo sito mostrano prodotti che non sono più disponibili, è importante che vengano eliminate e sostituite con le fotografie dei prodotti aggiornati.

3. Il tuo sito utilizza animazioni Flash e/o ha numerose pagine che vengono caricate come PDF

Il caricamento di Flash è lento e la maggior parte dei browser richiede di “eseguire Flash” quando un sito lo utilizza, rendendolo scomodo per gli utenti e, di fatto, poco navigabile, poco user friendly insomma. Sapevi che, ad esempio, da luglio 2019 i nuovi aggiornamenti di Google Chrome non supportano più Flash?
Se il tuo sito presenta flash o altri plug-in correlati e tu tieni particolarmente a questi effetti di animazione (magari perché riflettono bene la tua visual identity), ti ricordo che è molto probabile che tu possa ottenere lo stesso risultato sviluppando un nuovo sito web.
Le pagine in stile PDF sono un altro aspetto negativo quando si tratta di SEO. Va bene offrire un freebie o uno spazio web dove i clienti possano scaricare documenti e moduli, ma i contenuti del tuo sito dovrebbero essere nativi del tuo sito, ovvero, inseriti nelle pagine come testi e immagini, non parte di un PDF che si apre in una nuova finestra.

4. Il tuo sito sembra datato in termini di design, font e mood fotografico

Se il tuo sito è visibilmente datato e utilizza font vecchi oppure fotografie datate è sicuramente il momento di avere un nuovo sito web.
Il rischio, a livello di user experience è duplice:
1. gli utenti potrebbero valutare il tuo brand e la tua offerta di prodotti/servizi come obsoleti, superati e, dunque, inutili per la loro esigenza;
2. un sito vecchio può dissuadere i clienti dal fare acquisti online o contattarti perché spesso i moduli di contatto e le procedure di checkout del carrello sembrano imprecisi!
Il tuo sito potrebbe essere totalmente sicuro eppure, se il suo aspetto lo posiziona visivamente al 2005, le persone saranno caute nel fornire informazioni o fare clic per richiedere ulteriori informazioni. Ci hai mai pensato?

5. Il tuo sito è lento da caricare

Se il tuo sito si carica lentamente oppure ha problemi di caricamento su un browser rispetto a un altro, hai sicuramente bisogno valutare la realizzazione di un sito nuovo.
La velocità di caricamento, oggi, è una caratteristica necessaria perché un sito web possa essere considerato utile per gli utenti. Eh sì, il tuo sito deve essere utile per loro e deve spingerli a fare click su altre pagine, inviarti una richiesta di informazioni o, meglio ancora, a fare un acquisto online.
Google utilizza anche la velocità di caricamento come fattore di posizionamento, perciò, se il tuo sito è datato e il caricamento lento causa problemi agli utenti, il SEO potrebbe risentirne. E, a conti fatti, anche il tuo business ne risentirebbe.
Se stai leggendo e dicendo “Oh mamma! Paola sta parlando del mio sito web!” mi raccomando, niente panico 😜 perché hai semplicemente bisogno di un aggiornamento o di una consulenza.
Io ti suggerisco di partecipare alla mia masterclass dedicata al sito web (registrati qui); la mattina del 7 febbraio risponderò a tutti i tuoi dubbi e a quelli degli altri partecipanti. Una occasione totalmente dedicata, una sessione aperta che ti darà la possibilità di fare chiarezza.
Questo è il mio ultimo articolo del 2019, ti invito a scrivermi cosa ne pensi e a condividerlo con chiunque possa ritenerlo interessante. Ci risentiamo nel 2020 🚀

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Comunicazione digitale: ecco i trend del 2020

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Comunicazione digitale: ecco i trend del 2020

Partiamo da un presupposto, perché ci riguarda? O meglio, ci riguarda? La risposta è: “SI, ci riguarda” e il motivo è che conoscere è il primo passo per sentirsi liberi di scegliere. Ne avevo parlato anche in questo articolo.
Sapere come si modificherà il mondo della Comunicazione Digitale ci permette di scegliere se modificare il nostro piano di comunicazione oppure continuare con le stesse modalità o, ancora, scegliere di fare dei piccoli esperimenti e di verificare, dati alla mano, quali sono state le reazioni da parte del nostro pubblico.
Le anticipazioni riguardano 4 grandi tematiche: sito web, l’ADV, social network e influence marketing.

Sito web

Il sito è la casa online e per questa ragione è al primo posto in termini di importanza; il sito web segue dei trend in senso estetico e di funzionalità senza subire troppo gli umori della società, al contrario di ciò che accade, per esempio, per ai social network di cui parleremo dopo.
Quindi, cosa accadrà ai siti web? I siti web avranno la necessità di essere estremamente divertenti oppure estremamente funzionali, il top sarà avere entrambe le caratteristiche anche se potrebbe essere un risultato complesso da raggiungere. Si registra la noia assoluta e l’appiattimento dell’interesse da parte dell’utente per i cosiddetti “siti vetrina” e anche la presenza di un blog (ormai una necessità) non basta più a preservare l’attenzione per i classici 3 secondi, bisogna interessare il visitatore e farlo immergere nel nostro mondo.
Il sito deve parlare di noi e solo di noi. Suggerimento banale? No. Tre professionisti geolocalizzati vicini che hanno lo stesso template, le stesse grafiche e lo stesso mood non sono più accettabili.
Quindi, scegliamo la via del gioco, del colore, dell’animazione, del design puro se vogliamo puntare su un’esperienza che resti negli occhi del visitatore (la famosa user experience) che, attraverso la creatività del nostro sito, sarà accompagnato esattamente dove vuole andare. Eh si, il “capo gita” è il visitatore e non il brand, dunque è bene avere ben presente dove vuole andare e fargli trovare tutto ciò che cerca.
La seconda via è quella dei siti denominati “One-page” ovvero quei siti composti da un’unica pagina che visivamente risulta lunga e che contiene tutte le informazioni principali insieme ad una proposta specifica. Questa modalità introduce una terza novità in campo di siti web: il futuro potrebbe essere la landing page. Un sito one-page di base con enne landing page che fanno da satellite e che contengono le diverse proposte. Qual è il vantaggio di questa scelta? La possibilità di fare ADV sulle singole landing page e di arrivare velocemente al risultato: la vendita.
Come raggiungere la perfezione? Sito one-page ultra creativo con almeno due landing page satelliti dedicate a offerte e/o servizi da spingere con le campagne di ADV.

SBAM! Hai detto ADV? Yes, passiamo al secondo argomento.

Campagne

Per l’ADV (advertising/campagne/sponsorizzate) il discorso è molto breve: sempre più necessarie anche se NON fanno miracoli. Da questo punto di vista mi sento di essere categorica perché, anche se sento dire questa cosa da anni, oggi è realtà: il mercato è saturo e per emergere serve intercettare il proprio target, anzi, meglio, la nostra buyer persona di riferimento in una o più fasi del Funnel di Vendita.
Laddove con Funnel di Vendita intendiamo il percorso intrapreso da un potenziale cliente per acquistare un nostro prodotto o servizio. E come possiamo ottenere questo risultato? Conoscendo molto bene il nostro cliente e avviando delle campagne di advertising che siano sulla piattaforma Google o sui social network.
Ebbene si, ho detto social network. Procediamo!

Social Network

Ho già parlato su Instagram di Pinterest e di TikTok perché è proprio lì che si stanno rivolgendo gli sguardi dei pionieri dei social newtork.
Ebbene si, potrebbero essere la nuova frontiera del social media marketing. Io ho già fatto qualche esperimento con Pinterest e ho ottenuto qualche buon risultato mentre su TikTok ho ancora qualche dubbio legato sopratutto alla mia reale capacità di creare contenuti adeguati alla piattaforma.
Intanto due info importanti che possono essere di aiuto:
Pinterest –> utile per attività che ruotano intorno a questi temi: food, travel, fashion, creatività, arte, arredamento, sport e, in generale, possiamo dire che c’è stato un incremento degli iscritti e del tempo di permanenza sulla piattaforma del 66% mica male eh?
TikTok –> sai perché non puoi più ignorare il social network cinese più famoso al mondo? Perché è SEMPLICE e sta rivoluzionando il concetto di visualizzazione random dei contenuti. Non puoi ignorarlo perché, proprio come Snapchat ha fatto con Instagram, sta modificando le abitudini degli utenti.
Vuoi un consiglio? Scaricalo e fai un giro qua e là, potresti incappare in qualche contenuto davvero rilevante anche per te. Come dici? “Roba per ragazzini…” guarda qui:
Bruno Barbieri
Will Smith 
Canzone di Natale
E Linkedin? E YouTube? E i Podcast?
Ci sono ancora e ancora sono importantissimi ma il tema di oggi sono le anticipazioni 😉

Abbiamo finito vero? No hai ragione, manca un aggiornamento fondamentale in materia di Comunicazione digitale… l’influence marketing.

Influence Marketing

L’influence marketing è nella fase successiva a quella del consolidamento. Gli utenti hanno iniziato a comprendere che, di fatto, gli influencer vivono in uno spot pubblicitario perenne (possiamo discutere sul fatto che alcuni sponsorizzano solo prodotti in cui credono veramente ma, stringi stringi, questo è: pubblicità) tant’è che tra settembre e ottobre gli influencer stessi sono messi in gioco portando avanti delle campagne di sensibilizzazione per far comprendere la differenza tra i vari hashtag #adv #giftedby #sponsored
In questo senso, gli influencer hanno risentito anche dell’entrata nel gioco degli artisti: cantanti, attori e Vip dello spettacolo che hanno iniziato ad essere ingaggiati per la stessa tipologia di lavoro e che, in qualche modo, hanno portato via una fetta di mercato agli storici content creator.
E loro come hanno reagito? Hanno iniziato a lanciare i loro prodotti e a crearsi delle carriere parallele, alcuni proprio nel mondo dello spettacolo. Insomma, una contaminazione dei due mondi che era inevitabile e prevedibile, forse.
E quindi? Su chi possiamo puntare? Il mio suggerimento è di ingaggiare i micro influencer (dipende dai brand, ovviamente), i cosiddetti local influencer ad esempio, che godono di stima da parte dei loro followers; non solo, tornano in questo senso ad avere una seconda (meritatissima a mio parere) vita i blogger!
Un blogger ha coltivato la sua community a suon di articoli ben scritti, ha alimentato la sua passione (il tema del suo blog) ed è diventato un esperto; gli esempi a cui penso sono Chiara Maci (nata come foodblogger) oppure Claudio Pelizzeni aka @triptherapy (travelblogger) e ancora Chiara Cecilia Santamaria aka @machedavvero. Persone che hanno fatto di un interesse il loro lavoro, che godono di rispetto da parte di chi le segue e sono quindi da considerare indispensabili tra le collaborazioni che ingaggiano target di qualità.
La previsione relativa all’influence marketing dunque ci parla di nuove forme di collaborazione e di massima attenzione quando si tratta di selezionare le persone a cui destinare parte del nostro budget.
In conclusione, se parliamo di Comunicazione e di Promozione di un business, è necessario avere le idee chiare sugli obiettivi e ancora prima è indispensabile essere in grado di fotografare la situazione attuale. Fare chiarezza su ciò che abbiamo ci aiuta a comprendere cosa vogliamo e cosa possiamo ottenere sviluppando una campagna display su Google, oppure con una collaborazione insieme ad un blogger. Solo attraverso un’analisi basata sui dati e sulle nostre sensazioni possiamo creare un piano di Comunicazione ideale e attuabile che sia per il 2020 o per gli anni successivi.

Promozione di se stessi e ADS: seconda parte

Parliamo di ADS con una Digital Strategist che si occupa di questo quotidianamente.

Promuovere noi stessi, il nostro prodotto oppure un nostro servizio è compito assai arduo senza una strategia che ci racconti e che ci faccia vendere. Tra gli strumenti consigliati ci sono le ADS, siano esse social ADS oppure Google ADS, con questo articolo intendo fare chiarezza intorno a questo tema e mi sono fatta aiutare da un partner con il quale collaboro da un po’ in maniera fluida ed efficace.
Dove le mie competenze di fermano, entrano in gioco partner fidati e super esperti e la modalità che abbiamo scelto con Naxa è quella dell’intervista che io ho fatto ad Elena. Credo che ne sia uscito qualcosa di davvero comprensibile che potrete salvare tra le pagine dei Preferiti. Eccola.
Elena, vorrei che ti presentassi.
Sono Elena Manzoni, Digital Strategist in Naxa dal 2007. Mi occupo di definire le migliori strategie digitale per PMI che cercano risultati concreti e in grado di differenziare la loro azienda.
Una delle attività in crescita, e sempre più importati per le aziende, sono le campagne pubblicitarie in particolare:

  • Google Ads
  • Facebook Adverting
  • Instagram Adverting
  • LinkedIn Advetising
  • Microsoft Advertising

Cosa sono le ADS del Gruppo Google?
Google Ads è la piattaforma pubblicitaria di Google. È lo strumento che permette un posizionamento del sito in maniera non organica su tutti gli spazi gestiti da Google.
Esistono numerosi tipi di campagne: 

  • Campagna nella rete di ricerca
  • Campagna sulla Rete Display
  • Campagna Shopping
  • Campagna video
  • Campagne per app

Gli annunci più “famosi” sono quelli della Rete di Ricerca, quindi in primi risultati come compaiono dopo aver fatto una ricerca su Google e che sono preceduti dalla scritta Ann. Poi ci sono gli annunci su Rete Display: i banner pubblicitari che si trovano all’interno dei siti e che vengono “riempiti” da Google, secondo una logica di pertinenza di argomento o di retargeting.
Vi è mai capitato di visitare un sito e di trovare i banner di questo sito anche nelle navigazioni successive su altri siti? Questo è il retargeting.
Insomma le combinazioni e le possibilità sono davvero tantissime, fondamentale è definire degli obiettivi e misurarli.
In cosa si differenziano dalle ADS del Gruppo Facebook?
La differenza sta innanzitutto nel canale, Facebook/Instagram e Google, e nel tipo di interazione da parte dell’utente.
Nelle campagne fatte tramite rete di Ricerca Google l’utente inserisce una parola chiave per cercare un determinato argomento su Google.
Sui social, invece, si parte da una targettizzazione del pubblico in base a zona geografica, età, genere, lingua e interessi. Una volta impostato il target e definito il tipo di campagna, si possono realizzare delle inserzioni in diversi formati che compaiono all’interno della bacheca dell’utente in target..
È vero che il sistema di targettizzazione delle ADS di Google è più raffinato?
È questo il motivo per cui si rende necessario prevedere un budget più alto rispetto alle Campagne di Facebook (e Instagram)?
Il sistema di targettizzazione si differenzia soprattutto per il tipo di ricerca e di aspettativa dell’utente rispetto al canale in cui si trova.
Google Ads, tramite campagne Rete di Ricerca, conferisce un valore di clic ad ogni parola chiave. Il clic può portare a diverse azioni: link, chiamata, indicazioni stradali, …
Il pannello di Business Manager di Facebook permette di definire il pubblico in base ad interessi selezionabili partendo dalla piattaforma stessa.
Le campagne Google permettono di avere un utente generalmente più consapevole e interessato a trovare informazioni rispetto a una specifica ricerca fatta da lui stesso.
Gli utenti che navigano sui social sono in un ambiente da loro percepito come più di “relax” e quindi possono decidere o meno di cliccare sulle inserzioni che compaiono loro in base al momento del processo di acquisto in cui si trovano.
Cos’è la redemption?
La redemption in generale è il risultato di una campagna o di una attività, nel nostro caso digital.
Per poter monitorare correttamente i risultati bisogna impostare degli obiettivi e dei KPI (Key Performance Indicator) utili per monitorare l’andamento delle attività in corso di progetto e alla sua conclusione.
I livelli migliori di analisi si riscontrano quanto è possibile stabilire il ROI (Return On Investment): il ritorno dell’investimento, quindi il rendimento di una attività rispetto al capitale investito.
A tutti quei clienti che non hanno tempo di portare avanti un piano editoriale completo e che non amano particolarmente i social, io suggerisco di investire in ADS del Gruppo Google. Secondo te, che sei un esperta, è un suggerimento corretto? (ne ho parlato anche qui)
Dipende molto dal budget che hanno a disposizione e se sono una azienda b2b o b2c.
Sicuramente investire in ambito di digital advertising è fondamentale nella riuscita di un progetto online.
Naxa, come azienda, si mette sempre come prima cosa in ascolto del cliente, per poterne capire i bisogni e suggerire la strategia migliore in base agli obiettivi e i valori a disposizione.
Nelle mie consulenze e durante i miei corsi, io suggerisco di utilizzare i social per fare Storytelling (=comunicazione per fidelizzare) e di utilizzare le Google ADS per fare Marketing (=comunicazione per vendere). Tenendo conto del fatto che questa è una super semplificazione, ritieni sia un’indicazione valida?
In generale sì. I social sono il canale delle emozioni, dove gli utenti si innamorano delle storie interessanti, in grado di catturare l’attenzione e comunicare e suscitare un sentimento.
Per concludere, hai qualche dato significativo che riguarda le micro imprese e i freelance?
L’esplosione di social network e del mercato digital ha permesso a chiunque di farsi conoscere ad un pubblico ampio ed eterogeneo. Oggi ogni professionista e impresa sa che è fondamentale essere presente online, per questo la competitività è molto cresciuta.
Differenziarsi è un fattore fondamentale, soprattutto per le piccole realtà che devono posizionarsi all’interno di un mercato sempre più ricco di competitor.
Se dovessi dire qual è l’alchimia vincente direi sicuramente una strategia ragionata e studiata sulla base degli obiettivi e una comunicazione chiara in grado di fare la differenza nel processo decisionale di acquisto.
L’intento con il quale ho voluto questo articolo è quello di essere chiara e comprensibile quando parlo della differenza tra Comunicazione e Marketing, quando parlo di Mindset di un utente sui social oppure su Booking, Amazon e compagnia bella. Voglio sia chiaro che senza un investimento in termini di ADS è complicato farsi strada e per questa ragione ho chiesto a chi, a mio parere, è seriamente esperto in questo settore.
A questo proposito, insieme a Naxa abbiamo creato un pacchetto per Freelance e/o Small Business che ha la finalità di permettere anche ad un’attività con un budget limitato di promuoversi attraverso le ADS del gruppo Google. Se vi sembra di avere bisogno di questa tipologia di boosting, contattatemi e insieme scopriremo questa opportunità
Ringrazio Elena e tutto il team di Naxa per avermi dedicato il loro tempo.
Vuoi approfondire il tema delle social Ads? Ti aspetto al mio corso il 21 febbraio, nel mio Lab, puoi registrarti cliccando qui paolatoini.it/events/corso-social-ads/

Il Black Friday farà crescere le tue vendite?

ragazza con libri sul Black Friday in mano

Il Black Friday può risolvere un momento di vendite basse?

Nel 2020 abbiamo capito che vendere online è di primaria importanza e i dati ci stanno già dicendo che le abitudini di acquisto sono cambiate, per sempre. Viene da sé che ogni occasione per aumentare le vendite va presa al volo: tipo il Black Friday. O la Black week, o il black weekend, fate voi.

Black Friday, si o no?

Sfruttare il Black Friday per le vendite online è utile sopratutto per chi ha un magazzino da smaltire, per chi ha diversi pezzi di ogni prodotto. Il motivo è molto semplice, durante questa settimana, le antenne dei consumatori sono dritte e pronte a ricevere ogni promozione e ogni super offerta che interessa. La leva su cui lavorano le promozioni da Black Friday è il principio di scarsità che indica che le opportunità ci appaiono più desiderabili quando la loro disponibilità è limitata. Ecco perché, ad esempio, è preferibile scegliere una tempistica veloce, rapida, che aumenti questo la sensazione di “perdersi qualcosa”.
Quando si tratta di marketing è importante tenere il focus sull’obiettivo, vediamo insieme tre modi per cavalcare l’onda del Black Friday.

5 consigli per il tuo Black Friday

  1. Campagne social
    Lavorando in anticipo di una settimana puoi aspettarti di aumentare le visite al tuo shop online e quindi dirigere traffico alle tue offerte speciali
  2. Codice sconto parte 1
    Utilizza i tuoi social per lasciare un codice sconto a chi ti segue. Il codice sarà valido solo dal venerdì alla domenica a mezzanotte aumentando così, non solo il senso di scarsità, ma anche quello di esclusività!
  3. Codice sconto parte 2
    Invita le persone ad iscriversi alla tua newsletter e lascia in cambio un codice sconto che sarà valido solo venerdì su tutto il tuo e-commerce. In questo caso otterrai un duplice risultato: passaggi in più sul tuo sito e nuovi iscritti alla newsletter.
  4. Sii coerente
    Evita i preamboli tipo “Il nostro brand schifa il Black Friday” oppure “Sono contrario al Black Friday” se poi hai intenzione di creare delle promo, spese di spedizione gratuite o comunque una serie di offerte valide solo per questa settimana. Scegli la coerenza please.
  5. Fai una selezione
    Trovo molto efficace selezionare una parte dello shop e creare una promo dedicata a questa sezione. È un modo per spingere le vendite di qualche articolo che viene visto raramente oppure che viene considerato troppo costoso e vedere come si muovono le vendite.

E se vendi servizi?

Partecipare al Black Friday è utile anche per chi vende uno o più servizi perché può essere una buona occasione per farsi conoscere prima di una consulenza, ad esempio. Le vendite da Black Friday rappresentano un’occasione ghiotta per raccogliere ordini e ottenere un po’ di visibilità. Online non c’è distinzione tra la vendita di un prodotto e la vendita di un servizio, le azioni che l’utente compie sono le medesime: click – mi interessa/non mi interessa – guardo il prezzo – acquisto/non acquisto
Ovviamente bisogna essere strutturati per vendere e bisogna avere uno shop online, ne ho parlato anche in questo articolo che ti invito a leggere.

Tempo già scaduto?

Se non hai ancora pensato a come sfruttare il Black Friday, sappi che non è tutto perduto, abbiamo ancora un po’ di tempo per strutturare qualcosa di strategico ed efficace! Se hai bisogno di me mi trovi qui paola@paolatoini.it
Fammi sapere se questo articolo ti è stato utile.
Trovi alcuni contenuti interessanti sulla vendita anche sul mio canale Instagram, eccolo.