Analisi e report, due bussole per il tuo business

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Conosci il potere dell’Analisi?

Sono certa che sì, lo conosci. L’Analisi, in generale. Analizzare è un grande regalo che possiamo concedere a noi stessi quando abbiamo perso la rotta della nostra vita personale e lo stesso vale per il nostro brand.

Analizzare i dati, i report, i numeri… ci permette di osservare con oggettività e di tracciare la strada più efficace possibile per noi e il nostro business.

Fermarci e analizzare ciò che abbiamo fatto fino ad ora è un’occasione per far crescere la nostra attività, farla maturare, renderla adulta.

Infatti anche un brand vive le sue stagioni della vita e diventare maturi rende le cose decisamente più facili e anche più divertenti!

Ho pensato di realizzare e di scrivere per te alcuni semplici esercizi, ti permetteranno di vedere con chiarezza e di osservare in modo oggettivo come hai impiegato le tue energie (e il tuo budget) negli ultimi tempi. Vedrai quali attività di digital marketing sono veramente allineate con i valori del brand e quali lo allontanano dal fulcro.

Io ti consiglio di tenere in considerazione l’ultimo anno e non importa in quale mese ci troviamo… è sempre l’ora di fare analisi! Ti invito anche ad andare al cuore del tuo lavoro e di rispondere con rapidità, con la pancia.⠀⠀

Trovi a questo link il PDF del Mini Eserciziario, esegui il download e condividi il risultato con me via mail a paola@paolatoini.it oppure sui miei canali social. E ti lascio anche il PDF del primo Mini Eserciziario, quello dedicato alla brand identity, che ti permette di fare luce su ciò che ha davvero bisogno di essere rivisto o aggiornato, clicca qui per avere il PDF.

Buon lavoro!

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Comunicare (e vendere) ai tempi del COVID-19

COVID-19 e promozione di un brand (o di una professione), cosa fare?

Se mi segui su Instagram (se non lo fai, dovresti, clicca qui), sai che venerdì scorso anche io mi sono immessa nel grande circo delle dirette di questo periodo (ai tempi del covid-19) e ho risposto ad alcune domande relative alla promozione.
Tutto è partito da una delle domande più ricorrenti di questi giorni di COVID-19: “Faccio rebranding? Ne approfitto?” alla quale continuo a rispondere che, no, non è il caso di attivarsi proprio ora per attività di rebranding. A meno che non ci si dia un tempo lungo, che ci permetta di uscire da questo periodo che inevitabilmente ci influenza.
Ho anche creato un elenco che può aiutare nella prima fase, quella di analisi, attraverso il quale è possibile avere una visione panoramica di tutto ciò che ci supporta nelle nostre attività di comunicazione. C’è un esercizio suggerito insieme all’elenco che puoi scaricare cliccando qui.
Ho pensato di pubblicare anche qui il video della diretta in modo che chiunque possa accedervi e avere le risposte alle che riguardano questi argomenti:

In breve posso dire che in questo momento sono consigliate tutte quelle azioni che possono andare verso la nostra community (sui social) e verso il nostro cliente ideale, tutto ciò che lo può facilitare e aiutare sotto diversi fronti: formazione, benessere, sicurezza.
Viene da sé che sarebbe opportuno avere una strategia pensata anche oggi, che siamo in piena pandemia da COVID-19, e che ci si può permettere anche il lusso di fare degli esperimenti, per vedere cosa succede e come reagisce la nostra audience.
Sul rebranding, invece, vale la regaola dell’attendere che i tempi siano migliori e che sia passato il pericolo di sentirsi influenzati da ciò che stiamo vivendo, nella diretta faccio un esempio che secondo me rende bene l’idea: la palette colori.
Nel momento in cui si vive una situazione di stress e di insicurezza, legate a ciò che accade e a ciò che potrebbe accadere, siamo portati a scegliere colori che potrebbero piacerci solo per un periodo di tempo limitato, sei d’accordo?
Scegliere un logo, creare un payoff e sviluppare la brand identity in un momento come questo potrebbe portarci fuori strada, meglio prendersela comoda e riflettere su Vision e Mission, ad esempio. Oppure rivedere i testi del mediakit e delle brochure (si, ne parlo nella diretta).
Qui trovi il video:

Che ne pensi? Fammi sapere cosa ne pensi e se hai bisogno di chiarimenti sentiamoci via mail paola@paolatoini.it

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3 motivi per iniziare a fare blogging da subito

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Nel 2020 avrai bisogno del tuo blog

Flashback a ieri. Instagram non mi carica le storie, Planoly (l’app che utilizzo per la programmazione dei post di Instagram) mi dà buca e anche la posta elettronica rema contro. Torniamo a sabato, Whatsapp completamente in down, non invia messaggi e nemmeno audio. La sensazione è che qualche volta i social media siano inattivi per ore e ore e, per un libero professionista che ha la necessità di comunicare in modo rapido, questo può significare perdere delle occasioni importanti. Ad esempio, ieri si è bucato il mio post sulla seconda regola base della comunicazione digitale.
Perché questa cosa è così rilevante? Tanto da scriverci un articolo di blog così, di pancia…
Perché, quando i social media vanno in down non possiamo farci nulla. In sostanza, per qualche tempo, non possediamo i nostri account Facebook o i feed di Instagram quindi, se questo è l’unico posto in cui condividiamo contenuti, potremmo avere un danno.
La soluzione? Pensare a qualcosa di più stabile, uno spazio in cui poter condividere contenuti che non scompariranno quando Facebook deciderà di apportare modifiche o diventare obsoleto, in sostanza quando uscirà la prossima popolare piattaforma di social media.
Quindi, tadaaan… ecco tre buoni motivi per iniziare a curare seriamente il tuo blog nel 2020!
1. Un blog aiuta ad accrescere la tua credibilità come professionista (la famosa reputazione online-web reputation)
Un blog è il tuo spazio e qui hai la possibilità di mostrare le tue competenze e condividere la tua esperienza quotidiana. Se il tuo sito web non ha una pagina FAQ, ad esempio, attraverso il blog puoi rispondere alle domande e fornire risposte dettagliate e utili al pubblico. Puoi condividere foto di un progetto recente, un tutorial oppure raccontare le dinamiche che stai vivendo come professionista del tuo settore. Le opzioni sono infinite e il modo in cui spieghi le cose al tuo pubblico ti distinguerà dalla concorrenza. Non solo, quando i social media non funzionano, il tuo blog sarà lì ad aspettarti. Il tuo blog è il luogo perfetto per aggiungere un invito all’azione (le famose CTA) e far crescere anche la tua mailing list!
2. Un blog è un ottimo modo per mantenere fresco il tuo sito web
L’aggiunta di nuovi contenuti al tuo sito Web è ottima per scopi SEO. Un blog è un modo semplice per aggiungere keywords su base settimanale o mensile, questa azione aumenta il ranking del tuo sito e concorre ad evidenziare le tue abilità e servizi. Un altro consiglio relativo al blogging e all’opportunità di mantenere fresco il tuo sito, è assicurarsi di avere sempre un invito all’azione (CTA) alla fine di ogni post. Puoi invitare le persone a contattarti, a prenotare un servizio o ad acquistare i tuoi prodotti.
3. Un blog ti offre infiniti contenuti sui social media (eh si, il BLOG alimenta i social network e non viceversa)
Ultimo ma non meno importante, un blog è il modo più semplice per creare contenuti che puoi condividere sui social media. Ovviamente possiamo condividere articoli o suggerimenti di altri professionisti nostri colleghi, tuttavia questa azione è un invito al nostro pubblico verso il sito web di un concorrente, quando dovremmo indirizzarlo al nostro!
Un blog può aiutarti ad affermarti come esperto e ti dà il controllo delle informazioni che stai fornendo ai tuoi follower sui social media.
Ti è mai capitato di leggere online un articolo e di pensare “Potrei aggiungere altro a questo argomento, potrei parlarne anche io con la mia cifra stilistica!” Ebbene, il tuo blog è lo spazio ideale per farlo e con i tuoi social network gli metterai le rotelle e farai girare le tue idee su un ideale skateboard che arriverà dovunque! Bello vero? Assicurati che le informazioni che condividi sui social media siano utili al tuo pubblico e a te. Fornisci suggerimenti utili, racconta la tua esperienza di professionista e assicurati che il tuo invito all’azione li riporti alle pagine dei tuoi prodotti o servizi!
Se non hai ancora iniziato a scrivere articoli di blog, gennaio 2020 può essere il momento giusto per iniziare a divertirti in questo senso! Fare blogging non deve essere un mal di testa, è solo una questione di creare un piano e lasciarti ispirare dalla tuo quotidianità di professionista.
Contattami per una consulenza (il primo incontro conoscitivo è gratuito) per vedere come migliorare la tua presenza online oppure partecipa ad una delle attività del mio Lab per conoscermi e vedere dal vivo una mia consulenza condivisa. Il 30 gennaio, a Milano, terrò proprio un corso sulla comunicazione digitale, clicca qui per registrarti.
Hai trovato utile il mio articolo? Scrivimi un feedback a 📩 paola@paolatoini.it e condividilo se pensi possa essere interessante per altre persone.

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5 motivi per cui hai bisogno di un nuovo sito web

Nuovo sito web paola toini

Hai bisogno di un nuovo sito web: ecco qui come sapere se il tuo sito richiede un aggiornamento

Spesso durante le consulenze mi chiedono “Cosa ne pensi del mio sito web? Pensi che abbia bisogno di un aggiornamento? Avrei bisogno di un nuovo sito web” La mia risposta in genere è “Sì, si potrebbero certamente apportare alcuni aggiornamenti”.
Attenzione però: quando si tratta di web design, non si parla solo di visual design (anche se è una un aspetto molto importante!)
Quindi, ecco qui i principali motivi che dovresti prendere in considerazione per una riprogettazione del tuo sito web.

1. Il tuo sito web NON è responsive

Se il tuo sito non è ottimizzato per i dispositivi mobili (=responsive), potresti aver notato un calo del ranking di ricerca di Google nell’ultimo anno. Nel 2015, Google ha annunciato che avrebbe valutato la “mobile friendliness” (ovvero, il tuo sito deve essere visto alla perfezione su qualsiasi apparecchio elettronico di navigazione: pc, smartphone e tablet) come fattore necessario alla indicizzazione di un sito, ecco perché questa caratteristica ha un impatto diretto sul SEO. Lo so, adesso starai sgranando gli occhi e pensando “Maccome? Esistono sito web NON responsive all’alba del ventennio?” ebbene sì, esistono.

2. Il tuo sito Web presenta foto o contenuti vecchi e/o non più coerenti con il tuo marchio

Se hai aggiornato i tuoi supporti cartacei (biglietti da visita, brochure), il mood delle immagini sui social o aggiornato il tuo logo, sappi che le stesse modifiche dovrebbero riflettersi anche sul tuo sito web. Il sito è un’estensione della tua attività e la nostra casa online (ne avevo parlando anche qui) e, dunque, qualsiasi grande modifica al tuo brand deve essere coerente su tutte le piattaforme (stampa, in negozio e online). Se sei nel settore dei servizi e, ad esempio, le immagini sul tuo sito mostrano prodotti che non sono più disponibili, è importante che vengano eliminate e sostituite con le fotografie dei prodotti aggiornati.

3. Il tuo sito utilizza animazioni Flash e/o ha numerose pagine che vengono caricate come PDF

Il caricamento di Flash è lento e la maggior parte dei browser richiede di “eseguire Flash” quando un sito lo utilizza, rendendolo scomodo per gli utenti e, di fatto, poco navigabile, poco user friendly insomma. Sapevi che, ad esempio, da luglio 2019 i nuovi aggiornamenti di Google Chrome non supportano più Flash?
Se il tuo sito presenta flash o altri plug-in correlati e tu tieni particolarmente a questi effetti di animazione (magari perché riflettono bene la tua visual identity), ti ricordo che è molto probabile che tu possa ottenere lo stesso risultato sviluppando un nuovo sito web.
Le pagine in stile PDF sono un altro aspetto negativo quando si tratta di SEO. Va bene offrire un freebie o uno spazio web dove i clienti possano scaricare documenti e moduli, ma i contenuti del tuo sito dovrebbero essere nativi del tuo sito, ovvero, inseriti nelle pagine come testi e immagini, non parte di un PDF che si apre in una nuova finestra.

4. Il tuo sito sembra datato in termini di design, font e mood fotografico

Se il tuo sito è visibilmente datato e utilizza font vecchi oppure fotografie datate è sicuramente il momento di avere un nuovo sito web.
Il rischio, a livello di user experience è duplice:
1. gli utenti potrebbero valutare il tuo brand e la tua offerta di prodotti/servizi come obsoleti, superati e, dunque, inutili per la loro esigenza;
2. un sito vecchio può dissuadere i clienti dal fare acquisti online o contattarti perché spesso i moduli di contatto e le procedure di checkout del carrello sembrano imprecisi!
Il tuo sito potrebbe essere totalmente sicuro eppure, se il suo aspetto lo posiziona visivamente al 2005, le persone saranno caute nel fornire informazioni o fare clic per richiedere ulteriori informazioni. Ci hai mai pensato?

5. Il tuo sito è lento da caricare

Se il tuo sito si carica lentamente oppure ha problemi di caricamento su un browser rispetto a un altro, hai sicuramente bisogno valutare la realizzazione di un sito nuovo.
La velocità di caricamento, oggi, è una caratteristica necessaria perché un sito web possa essere considerato utile per gli utenti. Eh sì, il tuo sito deve essere utile per loro e deve spingerli a fare click su altre pagine, inviarti una richiesta di informazioni o, meglio ancora, a fare un acquisto online.
Google utilizza anche la velocità di caricamento come fattore di posizionamento, perciò, se il tuo sito è datato e il caricamento lento causa problemi agli utenti, il SEO potrebbe risentirne. E, a conti fatti, anche il tuo business ne risentirebbe.
Se stai leggendo e dicendo “Oh mamma! Paola sta parlando del mio sito web!” mi raccomando, niente panico 😜 perché hai semplicemente bisogno di un aggiornamento o di una consulenza.
Io ti suggerisco di partecipare alla mia masterclass dedicata al sito web (registrati qui); la mattina del 7 febbraio risponderò a tutti i tuoi dubbi e a quelli degli altri partecipanti. Una occasione totalmente dedicata, una sessione aperta che ti darà la possibilità di fare chiarezza.
Questo è il mio ultimo articolo del 2019, ti invito a scrivermi cosa ne pensi e a condividerlo con chiunque possa ritenerlo interessante. Ci risentiamo nel 2020 🚀

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Comunicazione digitale: ecco i trend del 2020

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Comunicazione digitale: ecco i trend del 2020

Partiamo da un presupposto, perché ci riguarda? O meglio, ci riguarda? La risposta è: “SI, ci riguarda” e il motivo è che conoscere è il primo passo per sentirsi liberi di scegliere. Ne avevo parlato anche in questo articolo.
Sapere come si modificherà il mondo della Comunicazione Digitale ci permette di scegliere se modificare il nostro piano di comunicazione oppure continuare con le stesse modalità o, ancora, scegliere di fare dei piccoli esperimenti e di verificare, dati alla mano, quali sono state le reazioni da parte del nostro pubblico.
Le anticipazioni riguardano 4 grandi tematiche: sito web, l’ADV, social network e influence marketing.

Sito web

Il sito è la casa online e per questa ragione è al primo posto in termini di importanza; il sito web segue dei trend in senso estetico e di funzionalità senza subire troppo gli umori della società, al contrario di ciò che accade, per esempio, per ai social network di cui parleremo dopo.
Quindi, cosa accadrà ai siti web? I siti web avranno la necessità di essere estremamente divertenti oppure estremamente funzionali, il top sarà avere entrambe le caratteristiche anche se potrebbe essere un risultato complesso da raggiungere. Si registra la noia assoluta e l’appiattimento dell’interesse da parte dell’utente per i cosiddetti “siti vetrina” e anche la presenza di un blog (ormai una necessità) non basta più a preservare l’attenzione per i classici 3 secondi, bisogna interessare il visitatore e farlo immergere nel nostro mondo.
Il sito deve parlare di noi e solo di noi. Suggerimento banale? No. Tre professionisti geolocalizzati vicini che hanno lo stesso template, le stesse grafiche e lo stesso mood non sono più accettabili.
Quindi, scegliamo la via del gioco, del colore, dell’animazione, del design puro se vogliamo puntare su un’esperienza che resti negli occhi del visitatore (la famosa user experience) che, attraverso la creatività del nostro sito, sarà accompagnato esattamente dove vuole andare. Eh si, il “capo gita” è il visitatore e non il brand, dunque è bene avere ben presente dove vuole andare e fargli trovare tutto ciò che cerca.
La seconda via è quella dei siti denominati “One-page” ovvero quei siti composti da un’unica pagina che visivamente risulta lunga e che contiene tutte le informazioni principali insieme ad una proposta specifica. Questa modalità introduce una terza novità in campo di siti web: il futuro potrebbe essere la landing page. Un sito one-page di base con enne landing page che fanno da satellite e che contengono le diverse proposte. Qual è il vantaggio di questa scelta? La possibilità di fare ADV sulle singole landing page e di arrivare velocemente al risultato: la vendita.
Come raggiungere la perfezione? Sito one-page ultra creativo con almeno due landing page satelliti dedicate a offerte e/o servizi da spingere con le campagne di ADV.

SBAM! Hai detto ADV? Yes, passiamo al secondo argomento.

Campagne

Per l’ADV (advertising/campagne/sponsorizzate) il discorso è molto breve: sempre più necessarie anche se NON fanno miracoli. Da questo punto di vista mi sento di essere categorica perché, anche se sento dire questa cosa da anni, oggi è realtà: il mercato è saturo e per emergere serve intercettare il proprio target, anzi, meglio, la nostra buyer persona di riferimento in una o più fasi del Funnel di Vendita.
Laddove con Funnel di Vendita intendiamo il percorso intrapreso da un potenziale cliente per acquistare un nostro prodotto o servizio. E come possiamo ottenere questo risultato? Conoscendo molto bene il nostro cliente e avviando delle campagne di advertising che siano sulla piattaforma Google o sui social network.
Ebbene si, ho detto social network. Procediamo!

Social Network

Ho già parlato su Instagram di Pinterest e di TikTok perché è proprio lì che si stanno rivolgendo gli sguardi dei pionieri dei social newtork.
Ebbene si, potrebbero essere la nuova frontiera del social media marketing. Io ho già fatto qualche esperimento con Pinterest e ho ottenuto qualche buon risultato mentre su TikTok ho ancora qualche dubbio legato sopratutto alla mia reale capacità di creare contenuti adeguati alla piattaforma.
Intanto due info importanti che possono essere di aiuto:
Pinterest –> utile per attività che ruotano intorno a questi temi: food, travel, fashion, creatività, arte, arredamento, sport e, in generale, possiamo dire che c’è stato un incremento degli iscritti e del tempo di permanenza sulla piattaforma del 66% mica male eh?
TikTok –> sai perché non puoi più ignorare il social network cinese più famoso al mondo? Perché è SEMPLICE e sta rivoluzionando il concetto di visualizzazione random dei contenuti. Non puoi ignorarlo perché, proprio come Snapchat ha fatto con Instagram, sta modificando le abitudini degli utenti.
Vuoi un consiglio? Scaricalo e fai un giro qua e là, potresti incappare in qualche contenuto davvero rilevante anche per te. Come dici? “Roba per ragazzini…” guarda qui:
Bruno Barbieri
Will Smith 
Canzone di Natale
E Linkedin? E YouTube? E i Podcast?
Ci sono ancora e ancora sono importantissimi ma il tema di oggi sono le anticipazioni 😉

Abbiamo finito vero? No hai ragione, manca un aggiornamento fondamentale in materia di Comunicazione digitale… l’influence marketing.

Influence Marketing

L’influence marketing è nella fase successiva a quella del consolidamento. Gli utenti hanno iniziato a comprendere che, di fatto, gli influencer vivono in uno spot pubblicitario perenne (possiamo discutere sul fatto che alcuni sponsorizzano solo prodotti in cui credono veramente ma, stringi stringi, questo è: pubblicità) tant’è che tra settembre e ottobre gli influencer stessi sono messi in gioco portando avanti delle campagne di sensibilizzazione per far comprendere la differenza tra i vari hashtag #adv #giftedby #sponsored
In questo senso, gli influencer hanno risentito anche dell’entrata nel gioco degli artisti: cantanti, attori e Vip dello spettacolo che hanno iniziato ad essere ingaggiati per la stessa tipologia di lavoro e che, in qualche modo, hanno portato via una fetta di mercato agli storici content creator.
E loro come hanno reagito? Hanno iniziato a lanciare i loro prodotti e a crearsi delle carriere parallele, alcuni proprio nel mondo dello spettacolo. Insomma, una contaminazione dei due mondi che era inevitabile e prevedibile, forse.
E quindi? Su chi possiamo puntare? Il mio suggerimento è di ingaggiare i micro influencer (dipende dai brand, ovviamente), i cosiddetti local influencer ad esempio, che godono di stima da parte dei loro followers; non solo, tornano in questo senso ad avere una seconda (meritatissima a mio parere) vita i blogger!
Un blogger ha coltivato la sua community a suon di articoli ben scritti, ha alimentato la sua passione (il tema del suo blog) ed è diventato un esperto; gli esempi a cui penso sono Chiara Maci (nata come foodblogger) oppure Claudio Pelizzeni aka @triptherapy (travelblogger) e ancora Chiara Cecilia Santamaria aka @machedavvero. Persone che hanno fatto di un interesse il loro lavoro, che godono di rispetto da parte di chi le segue e sono quindi da considerare indispensabili tra le collaborazioni che ingaggiano target di qualità.
La previsione relativa all’influence marketing dunque ci parla di nuove forme di collaborazione e di massima attenzione quando si tratta di selezionare le persone a cui destinare parte del nostro budget.
In conclusione, se parliamo di Comunicazione e di Promozione di un business, è necessario avere le idee chiare sugli obiettivi e ancora prima è indispensabile essere in grado di fotografare la situazione attuale. Fare chiarezza su ciò che abbiamo ci aiuta a comprendere cosa vogliamo e cosa possiamo ottenere sviluppando una campagna display su Google, oppure con una collaborazione insieme ad un blogger. Solo attraverso un’analisi basata sui dati e sulle nostre sensazioni possiamo creare un piano di Comunicazione ideale e attuabile che sia per il 2020 o per gli anni successivi.

Promozione di se stessi e ADS: seconda parte

Parliamo di ADS con una Digital Strategist che si occupa di questo quotidianamente.

Promuovere noi stessi, il nostro prodotto oppure un nostro servizio è compito assai arduo senza una strategia che ci racconti e che ci faccia vendere. Tra gli strumenti consigliati ci sono le ADS, siano esse social ADS oppure Google ADS, con questo articolo intendo fare chiarezza intorno a questo tema e mi sono fatta aiutare da un partner con il quale collaboro da un po’ in maniera fluida ed efficace.
Dove le mie competenze di fermano, entrano in gioco partner fidati e super esperti e la modalità che abbiamo scelto con Naxa è quella dell’intervista che io ho fatto ad Elena. Credo che ne sia uscito qualcosa di davvero comprensibile che potrete salvare tra le pagine dei Preferiti. Eccola.
Elena, vorrei che ti presentassi.
Sono Elena Manzoni, Digital Strategist in Naxa dal 2007. Mi occupo di definire le migliori strategie digitale per PMI che cercano risultati concreti e in grado di differenziare la loro azienda.
Una delle attività in crescita, e sempre più importati per le aziende, sono le campagne pubblicitarie in particolare:

  • Google Ads
  • Facebook Adverting
  • Instagram Adverting
  • LinkedIn Advetising
  • Microsoft Advertising

Cosa sono le ADS del Gruppo Google?
Google Ads è la piattaforma pubblicitaria di Google. È lo strumento che permette un posizionamento del sito in maniera non organica su tutti gli spazi gestiti da Google.
Esistono numerosi tipi di campagne: 

  • Campagna nella rete di ricerca
  • Campagna sulla Rete Display
  • Campagna Shopping
  • Campagna video
  • Campagne per app

Gli annunci più “famosi” sono quelli della Rete di Ricerca, quindi in primi risultati come compaiono dopo aver fatto una ricerca su Google e che sono preceduti dalla scritta Ann. Poi ci sono gli annunci su Rete Display: i banner pubblicitari che si trovano all’interno dei siti e che vengono “riempiti” da Google, secondo una logica di pertinenza di argomento o di retargeting.
Vi è mai capitato di visitare un sito e di trovare i banner di questo sito anche nelle navigazioni successive su altri siti? Questo è il retargeting.
Insomma le combinazioni e le possibilità sono davvero tantissime, fondamentale è definire degli obiettivi e misurarli.
In cosa si differenziano dalle ADS del Gruppo Facebook?
La differenza sta innanzitutto nel canale, Facebook/Instagram e Google, e nel tipo di interazione da parte dell’utente.
Nelle campagne fatte tramite rete di Ricerca Google l’utente inserisce una parola chiave per cercare un determinato argomento su Google.
Sui social, invece, si parte da una targettizzazione del pubblico in base a zona geografica, età, genere, lingua e interessi. Una volta impostato il target e definito il tipo di campagna, si possono realizzare delle inserzioni in diversi formati che compaiono all’interno della bacheca dell’utente in target..
È vero che il sistema di targettizzazione delle ADS di Google è più raffinato?
È questo il motivo per cui si rende necessario prevedere un budget più alto rispetto alle Campagne di Facebook (e Instagram)?
Il sistema di targettizzazione si differenzia soprattutto per il tipo di ricerca e di aspettativa dell’utente rispetto al canale in cui si trova.
Google Ads, tramite campagne Rete di Ricerca, conferisce un valore di clic ad ogni parola chiave. Il clic può portare a diverse azioni: link, chiamata, indicazioni stradali, …
Il pannello di Business Manager di Facebook permette di definire il pubblico in base ad interessi selezionabili partendo dalla piattaforma stessa.
Le campagne Google permettono di avere un utente generalmente più consapevole e interessato a trovare informazioni rispetto a una specifica ricerca fatta da lui stesso.
Gli utenti che navigano sui social sono in un ambiente da loro percepito come più di “relax” e quindi possono decidere o meno di cliccare sulle inserzioni che compaiono loro in base al momento del processo di acquisto in cui si trovano.
Cos’è la redemption?
La redemption in generale è il risultato di una campagna o di una attività, nel nostro caso digital.
Per poter monitorare correttamente i risultati bisogna impostare degli obiettivi e dei KPI (Key Performance Indicator) utili per monitorare l’andamento delle attività in corso di progetto e alla sua conclusione.
I livelli migliori di analisi si riscontrano quanto è possibile stabilire il ROI (Return On Investment): il ritorno dell’investimento, quindi il rendimento di una attività rispetto al capitale investito.
A tutti quei clienti che non hanno tempo di portare avanti un piano editoriale completo e che non amano particolarmente i social, io suggerisco di investire in ADS del Gruppo Google. Secondo te, che sei un esperta, è un suggerimento corretto? (ne ho parlato anche qui)
Dipende molto dal budget che hanno a disposizione e se sono una azienda b2b o b2c.
Sicuramente investire in ambito di digital advertising è fondamentale nella riuscita di un progetto online.
Naxa, come azienda, si mette sempre come prima cosa in ascolto del cliente, per poterne capire i bisogni e suggerire la strategia migliore in base agli obiettivi e i valori a disposizione.
Nelle mie consulenze e durante i miei corsi, io suggerisco di utilizzare i social per fare Storytelling (=comunicazione per fidelizzare) e di utilizzare le Google ADS per fare Marketing (=comunicazione per vendere). Tenendo conto del fatto che questa è una super semplificazione, ritieni sia un’indicazione valida?
In generale sì. I social sono il canale delle emozioni, dove gli utenti si innamorano delle storie interessanti, in grado di catturare l’attenzione e comunicare e suscitare un sentimento.
Per concludere, hai qualche dato significativo che riguarda le micro imprese e i freelance?
L’esplosione di social network e del mercato digital ha permesso a chiunque di farsi conoscere ad un pubblico ampio ed eterogeneo. Oggi ogni professionista e impresa sa che è fondamentale essere presente online, per questo la competitività è molto cresciuta.
Differenziarsi è un fattore fondamentale, soprattutto per le piccole realtà che devono posizionarsi all’interno di un mercato sempre più ricco di competitor.
Se dovessi dire qual è l’alchimia vincente direi sicuramente una strategia ragionata e studiata sulla base degli obiettivi e una comunicazione chiara in grado di fare la differenza nel processo decisionale di acquisto.
L’intento con il quale ho voluto questo articolo è quello di essere chiara e comprensibile quando parlo della differenza tra Comunicazione e Marketing, quando parlo di Mindset di un utente sui social oppure su Booking, Amazon e compagnia bella. Voglio sia chiaro che senza un investimento in termini di ADS è complicato farsi strada e per questa ragione ho chiesto a chi, a mio parere, è seriamente esperto in questo settore.
A questo proposito, insieme a Naxa abbiamo creato un pacchetto per Freelance e/o Small Business che ha la finalità di permettere anche ad un’attività con un budget limitato di promuoversi attraverso le ADS del gruppo Google. Se vi sembra di avere bisogno di questa tipologia di boosting, contattatemi e insieme scopriremo questa opportunità
Ringrazio Elena e tutto il team di Naxa per avermi dedicato il loro tempo.
Vuoi approfondire il tema delle social Ads? Ti aspetto al mio corso il 21 febbraio, nel mio Lab, puoi registrarti cliccando qui paolatoini.it/events/corso-social-ads/

Comunicare: scelta o dovere?

Vi svelo un segreto: la verità è che si può scegliere e che, quindi, comunicare è una scelta. Ora vi racconto come e perché.

Sin da bambina avevo notato che tra gli adulti c’era l’abitudine a dire questa frase “Non ho scelta” che veniva ripetuta ogni qual volta ci si trovava di fronte ad un bivio che, sono sotto, sembrava avere una sola opzione.
Io, dentro di me, osservavo la scena e pensavo che in realtà una possibilità di scelta c’è sempre, solo che include una quantità di coraggio enorme che non sempre siamo disposti a mettere in campo. Pena la possibilità di lamentarsi. Ovvero, se posso scegliere una via alternativa e scelgo la via che richiede meno coraggio bè… non potrò poi lamentarmi.
Se ci pensate anche in Comunicazione è così: possiamo scegliere e dobbiamo essere consapevoli della nostra scelta.
Io, ad esempio, mi considero poco social, sotto sotto, la sovraesposizione è molto lontana da me e dal mio modo di essere. Perciò qualche volta punto lo sguardo oltre oceano, negli Stati Uniti, dove ci sono persone che fanno il mio stesso mestiere e riempiono le aule solo attraverso un utilizzo saggio della newsletter.
È necessario che portiamo più attenzione a questi temi. Se i social non ci piacciono possiamo scegliere un’altra strada come quella di un blog ben indicizzato oppure di campagne ADS che si sviluppino sulle piattaforme gestite da Google, tipo YouTube.
Promuoversi e Comunicarsi, sono un compito per chiunque scelga di lavorare in proprio. Possiamo scegliere il Come e il Dove. Dipende dalle nostre attitudini, dal tempo che vogliamo mettere a disposizione per queste attività e dalla facilità con cui sappiamo gestire un canale social oppure una newsletter (per tornare all’esempio di prima).
Pensare, nel 2019, che i clienti ci cadano in mano, in modo particolare se il nostro settore è già ben rappresentato nel web e, magari, siamo freelance da poco, è pura utopia. Comunicazione e marketing lavorano fianco a fianco, ogni giorno, e hanno bisogno di un programma ben preciso, di un obiettivo. Dobbiamo sapere quale è il valore che portiamo nel mondo (chiamatela Mission, chiamatelo obiettivo…) perché, in fondo, questa è la differenza tra scegliere di essere dipendenti e scegliere di essere imprenditori di noi stessi.
La scelta è un tema importantissimo che spesso viene trascurato. Ognuno di noi può scegliere di chiudere tutti i profili social, può scegliere di esistere senza un sito e magari anche senza biglietto da visita e volantino. Dopodiché, se l’agenda è vuota e il telefono non squilla mai, dobbiamo essere consapevoli delle nostre scelte.
Essere anti- è un punto di vista che ci protegge dall’uniformarci a canoni che sono lontanissimi da noi, eppure, io sono convinta che ci vuole consapevolezza anche in questo. Oggigiorno sappiamo esattamente cosa c’è sui due piatti della bilancia, ci sono corsi di formazione di tutti i generi anche per questi temi.
Troppo spesso sento persone lamentarsi perché i social non funzionano, oppure perché funzionano troppo ma con le persone sbagliate. La vera domanda è “Tu cosa scegli di fare?” 
Scegli di fare la tua parte, portare il tuo pensiero nel web attraverso una newsletter, attraverso il blog e/o i social oppure no? Scegli di fare campagne di advertising per promuoverti oppure no?
E se queste non funzionano, oppure danno risultati inferiori rispetto a quelli sperati, cosa fai? Molli la presa oppure fai un’analisi e riparti con una nuova idea?
Gestire la propria Comunicazione è un impegno quotidiano che abbiamo con noi stessi e con la nostra scelta di diventare un brand da promuovere (=Marketing). Quello che possiamo fare è: scegliere come e dove posizionare i nostri messaggi. Infatti, in alcuni casi, potrebbe rivelarsi più proficuo programmare una campagna di ADV sul gruppo Google invece che sul gruppo Facebook, che ha un sistema di targettizzazione decisamente meno preciso. Lo sapevate?
A questo proposito, ho deciso di scrivere un articolo insieme ad un mio partner che si occupa proprio di SEO, SEM e SEA che pubblicherò la prossima settimana qui sul blog. Ci saranno dati e statistiche che gli specialisti di questa società mi hanno messo a disposizione per essere più precisa e specifica possibile.
L’obiettivo è quello di fornire una serie di soluzioni reali, delle combinazioni di strategie che possano andare bene per il mio target.
Nel frattempo, la finalità di questo articolo è di portare consapevolezza e presenza sulla possibilità di scelta che ognuno ha rispetto al Comunicarsi online e offline. Non ci possiamo lamentare quando qualcuno di meno competente di noi (dal nostro punto di vista) ha molto successo, sopratutto se il nostro ultimo articolo di blog è stato scritto quando ancora c’era Papa Wojtyla (pace all’anima sua).


Rendiamoci conto che esistono due attività che hanno uguale importanza: Comunicazione e Marketing; ciascuna ha un obiettivo e strategie diverse.
Concentriamoci su di noi, facciamo la nostra parte con integrità e anche con una certa dose di leggerezza, senza aspettarci troppo e lavorando ogni giorno incessantemente; perché è così che nascono e progrediscono i business solidi e di qualità, quelli che hanno la capacità di portare cambiamento.
(fine prima parte)

Visibilità, il risultato più ambito in termini di comunicazione e marketing

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La visibilità, questa bella ragazza che si diverte a giocare a nascondino e a renderci la vita sempre più difficile.

Partiamo dalla definizione
visibilità
/vi·ṣi·bi·li·tà/
sostantivo femminile
FIG.
Nella pubblicistica (calco sull’ingl. visibility), la capacità, per una personalità pubblica, per una forza politica o per un’iniziativa, di rendersi immediatamente riconoscibile.
Questa definizione ci rimanda al concetto di Personal Branding, vero? Mentre nell’accezione comune siamo portati a pensare alla visibilità come alla possibilità di “essere visti” capiamo dalla definizione che il concetto reale, importante, è “essere riconoscibili” come a dire che, all’interno di un gruppo, noi siamo distinguibili per una serie di caratteristiche che sono solo nostre.[/vc_column_text][vc_column_text]Ho iniziato a riflettere sul concetto di visibilità quando mi sono occupata del caso studio di Lush, che ha scelto di abbandonare i social con il suo account principale perché non vuole scendere a compromessi con la sua Community, perché non vuole pagare le ADS al gruppo Facebook e al caro Mark.
In questa scelta sono racchiusi tutti gli strumenti contemporanei che sono a nostra disposizione per essere visti (e NON visibili) da un numero incredibile di potenziali clienti. Vediamoli insieme.
1. ADS
Abbreviazione di advertising che significa pubblicità ed è un concetto legato al pagamento di una somma per comparire, in origine, sui quotidiani, successivamente nelle radio e in TV e, oggi, sul web.
Intorno alle ADS c’è un movimento “anti” che è mosso principalmente da due motivazioni: le ADS obbligano a scendere a compromessi (motivazione di Lush) con la propria community e abbassano la qualità della Comunicazione, oppure, le ADS ci studiano troppo e condizionano troppo le nostre scelte.
A proposito di questa seconda ipotesi, vi invito a guardare questo video tratto dall’intervento al TED di Vancouver, in cui la giornalista investigativa e scrittrice britannica Carole Cadwalladr, ci spiega come Facebook e le ADS abbiano influenzato la scelta di lasciare l’Unione Europea da parte del Regno Unito e il voto delle elezioni presidenziali americane del 2016.
Qui trovate il video intero http://bit.ly/2GQfr9t
e qui sotto vi lascio il video corto con i sottotitoli in inglese (molto comprensibili)[/vc_column_text][vc_video link=”https://www.youtube.com/embed/hPrzEPkYduI” el_width=”70″ align=”center” css=”.vc_custom_1556789917846{margin-top: 5px !important;margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;border-top-width: 5px !important;border-right-width: 5px !important;border-bottom-width: 5px !important;border-left-width: 5px !important;border-radius: 1px !important;}”][vc_column_text]La giornalista parla di eventi politici, perciò dobbiamo riuscire a ripulire ogni pensiero che riguardi questo. Comunque la si pensi, complottisti o no, è chiaro che utilizzare in maniera spropositata le ADS tolga una parte di anima alla Comunicazione.
Nelle mie strategie, le ADS sono fondamentali in due particolari momenti: la partenza di un business e il lancio di una promozione o di un evento. Sono convinta che il resto lo possa fare la buona comunicazione e che si debba fare un distinguo tra small business, PMI e le grandi Aziende.
2. Community
Anche questo strumento è stato menzionato nella strategia di Lush, infatti, il brand ha scelto di “lasciar parlare” il suo pubblico, i suoi creatori e i singoli account degli Store nel mondo, attraverso gli hashtag di riferimento e i contenuti spontaneamente creati. Ottima scelta!
Audre Lorde diceva “Without community, there is no liberation.” e si riferiva chiaramente al suo periodo storico e alle battaglie degli afroamericani.
Possiamo ritenere ancora valida questa affermazione? In parte si, le community portano avanti valori e pensieri comuni quindi alla lunga sostengono anche la libertà (di pensiero tipicamente).
Allo stesso tempo, dobbiamo stare attenti ad evitare il fenomeno “cricca” che è decisamente lontana dalla community e che vira tragicamente dal valore (positivo) all’espressione di una rabbia comune (decisamente negativo).
Tutti noi dovremmo puntare ad avere una community libera di scegliere, di frequentare il nostro blog e anche quello di un nostro competitor, io credo che la libertà sia possibilità di contaminarsi e di scegliere. Voi che ne pensate?[/vc_column_text][vc_single_image image=”5671494″ img_size=”large” add_caption=”yes” alignment=”center” onclick=”zoom” css=”.vc_custom_1556790850714{margin-top: 5px !important;margin-right: 5px !important;margin-bottom: 5px !important;margin-left: 5px !important;}”][vc_column_text]2.1 Hashtag
Già citati parlando di Community, ci permettono di identificare i nostri contenuti e di renderli visibili, nell’accezione di identificabili. Importanti su Twitter e su Instagram. Bisogna fare attenzione e scegliere gli hashtag in modo accurato. Inutile saltare sul carro di un hashtag trend topic se è troppo lontano dal nostro business.
3. Influencer
L’influence marketing è parte della Comunicazione contemporanea, ci permette di sfruttare la popolarità di un personaggio per raggiungere i suoi followers (e ottenere visibilità) che, ovviamente, devono essere allineati con i nostri.
Come possiamo essere visibili e quindi riconoscibili tramite una operazione di influence marketing? Serve una ricerca, serve studiare i contenuti e sopratutto il target dell’influencer. Anche in questo caso, pena la dispersione di budget.
A proposito di questo tema, ho fatto una personale riflessione durante il Coachella. Per lavoro (e anche per curiosità) seguo diversi influencer che hanno bazzicato intorno al mega Festival californiano. E spesso mi sono trovata a farmi la stessa domanda “Ok, bello l’outfit e anche il trucco, ma chi sta cantando? La musica che sento in sottofondo… di chi è?”
È stata l’ennesima conferma del fatto che, quando ingaggiamo un influencer, dobbiamo essere sicuri sul target: evidentemente io non sono il target di riferimento per i brand di moda che hanno scelto questi personaggi. Sono, invece, influenzabile dai brand (sopratutto americani) che hanno scelto di taggare (nelle insta story) l’artista sul palco in quel momento e di geolocalizzare sempre i contenuti pubblicati.
4. Storytelling
Si sono scritte pagine e pagine su questo strumento. È uno strumento? Sì. Richiede competenze? Sì, parecchie.
Trasformare un prodotto (o un servizio) in una storia è molto più difficile di quel che si possa pensare e il motivo è che spesso NON abbiamo chiaro il Perché, il motivo che ci spinge da dentro a fare un lavoro (se siamo freelance) oppure a creare un prodotto (se siamo azienda).
Il motore che muove lo Storytelling è il Perché, sono convinta al mille per mille di questo. Senza consapevolezza in questo senso, sarà difficilissimo creare una storia che regga una serie di contenuti da pubblicare o di azioni strategiche da attuare.
Io stessa ho bisogno di molta lucidità quando scelgo lo Storytelling come strumento per ottenere visibilità. Il motivo è che non tutto ciò che si produce ci piace, càpita di creare contenuti solo perché sembra il momento giusto e non perché siamo veramente allineati all’argomento.
Una tattica che ci può aiutare è lavorare sempre con estrema consapevolezza, chiedersi sempre “Mi interessa davvero? Leggerei questo articolo (o post, o commento…)?”.[/vc_column_text][vc_raw_html]JTNDZGl2JTIwY2xhc3MlM0QlMjJ0ZW5vci1naWYtZW1iZWQlMjIlMjBkYXRhLXBvc3RpZCUzRCUyMjEzOTc2Mjk3JTIyJTIwZGF0YS1zaGFyZS1tZXRob2QlM0QlMjJob3N0JTIyJTIwZGF0YS13aWR0aCUzRCUyMjYwJTI1JTIyJTIwZGF0YS1hc3BlY3QtcmF0aW8lM0QlMjIyLjAlMjIlM0UlM0NhJTIwaHJlZiUzRCUyMmh0dHBzJTNBJTJGJTJGdGVub3IuY29tJTJGdmlldyUyRmNoZWNrLXJlYWQtYm9zc3ktaXJyaXRhdGVkLWFuZ3J5LWdpZi0xMzk3NjI5NyUyMiUzRUNoZWNrJTIwUmVhZCUyMEdJRiUzQyUyRmElM0UlMjBmcm9tJTIwJTNDYSUyMGhyZWYlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnRlbm9yLmNvbSUyRnNlYXJjaCUyRmNoZWNrLWdpZnMlMjIlM0VDaGVjayUyMEdJRnMlM0MlMkZhJTNFJTNDJTJGZGl2JTNFJTNDc2NyaXB0JTIwdHlwZSUzRCUyMnRleHQlMkZqYXZhc2NyaXB0JTIyJTIwYXN5bmMlMjBzcmMlM0QlMjJodHRwcyUzQSUyRiUyRnRlbm9yLmNvbSUyRmVtYmVkLmpzJTIyJTNFJTNDJTJGc2NyaXB0JTNF[/vc_raw_html][vc_column_text]5. IDEA
Senza idee è impossibile ottenere visibilità ed essere riconoscibili. Sembra una banalità, eppure, io continuo a vedere persone agitarsi per creare contenuti, per funzionare sui social e sul blog, senza avere un’Idea.
Questo è il male assoluto. È come continuare a muoversi senza spostarsi di un millimetro, vi succede?
Lush ha scelto di sparire (si fa per dire…) dai social perché ha un’idea grande da portare aventi: combattere l’algoritmo che ci vuole sempre più investitori. Da questa idea ha creato una campagna di comunicazione e marketing vincente.
Senza questa idea, la campagna sarebbe stata un flop, una rincorsa senza anima al tema caldo del momento (tecnica detta anche “Newsjacking”).
Durante il corso sul personal branding, una delle domande più complicate a cui i corsisti sono sottoposti è “Qual è l’idea? Qual è il valore che vuoi vedere realizzato nel mondo?” anche per me è difficile rispondere a queste domande in alcuni momenti, eppure sono sicura che il nocciolo di tutto stia proprio nell’idea, nella motivazione e nel cambiamento che vogliamo portare.
Nel momento in cui abbiamo forte dentro di noi una motivazione, siamo riconoscibili e quindi, otteniamo visibilità in maniera assolutamente organica e spontanea.
Seguire i trend, per paura di esporsi, oppure perché pensiamo che la nostra idea sia condivisa da pochi, crea frustrazione e paralizza la creatività. Dobbiamo (tutti, anche io) prendere consapevolezza della nostra unicità e fare tesoro di questo perché, sicuramente, nel mondo c’è qualcuno che ha la nostra stessa visione e che è disposto a seguirci e a diventare nostro cliente.
Marketing, Comunicazione e Idee fanno parte della promozione di se stessi e del proprio prodotto, tutti con la stessa potenza e con la stessa importanza.
Chiudo questo articolo, che mi frulla in testa da tempo, dicendo che la visibilità è un valore prezioso a cui si arriva guardandosi dentro e mai fuori. Copiare va bene (l’ho già detto) solo per confezionare e solo all’inizio, dopodiché ci si deve fare forza e si deve prendere con coraggio la propria missione, che può essere anche molto leggera (il marketing è pieno di esempi in questo senso) ovviamente.
Nessuno di noi è chiamato a salvare il Mondo in senso stretto, eppure tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, autenticamente.
Tutti questi temi sono trattati nel miei corsi, vi lascio qui il link alla pagina del calendario e attendo i vostri commenti.[/vc_column_text][vc_single_image image=”5671516″ img_size=”medium” onclick=”custom_link” img_link_target=”_blank” link=”https://www.pinterest.it/paolatoini/” css=”.vc_custom_1556791576449{margin-top: 10px !important;}”][/vc_column][/vc_row]

Guardare oltre Instagram

C’è una domanda che in queste settimane mi viene posta spesso, in merito ad Instagram, “Paola perché non stai pubblicando?”

L’intervento al quale mi sono sottoposta ad ottobre ci ha messo sicuramente del suo. Il tempo scorre più lento e, com’è come non è, io sono rallentata rispetto al solito. Anche se l’aspetto davvero interessante è che sto cercando di alimentare la mia fame di novità e di cambiamento, sto buttando lo sguardo oltre la montagna di Instagram che, per quanto io la adori, inizia a starmi troppo stretta.
La mia personalità mi impone di cambiare di continuo e la mia professione mi impone di essere tanto sul pezzo e, a chi mi chiede “Cosa ci sarà dopo Instagram?” inizio a voler dare una risposta che vada al di là delle mie supposizioni di esperta di comunicazione.
In più, mi permetto di dire che quando una piattaforma è satura, la qualità fatica ad emergere sulle parole urlate, sulle polemiche e sulle storie personali strappalacrime. E questo è uno dei motivi per cui, io, sento il bisogno di prendere un poco le distanze. Come quando ci si allontana per avere più elementi in una sola fotografia, giusto per avere una visione panoramica.
Sto facendo molta formazione, sto ripensando il mio lavoro in una chiave diversa e sto partendo dal sito che, ricordate, è la nostra casa online! Sto iniziando a vedermi come un’agenzia e tutta la brand identity deve essere modificata di conseguenza a questa nuova visione di me.
A proposito del sito web, come dico sempre ai corsi, i social network sono come le case-vacanza alle quali diamo importanza finché decidiamo di starci, mentre il sito web è la nostra Casa con la C maiuscola. Lì è dove abbiamo i mobili belli, ricercati, dove abbiamo tanto spazio e ci sentiamo (pensa un po’) a casa. Cosa dite? Davvero non sapevate che io tengo corsi? Potete rimediare subito, andando a vedere il mio calendario cliccando qui .
Ah si, poi sto anche lavorando parecchio, il che non guasta e poi vabbè… sto preparando la festa di Natale del Lab ✨ il 12 dicembre faremo una colazione più natalizia che mai, qui il link dell’evento con tutte le informazioni Festa di Natale e mini workshop sulla pianificazione del 2019.

Mentre mangiucchieremo, avremo il piacere di ascoltare il bel discorso di Paola Nosari sulla pianificazione. Adoro collaborare con lei e credo che fino ad ora sia affiorata solo una minima parte della sua potenza, ecco perché le ho chiesto di tenere questo intervento, la trovate a questo link www.paolanosari.it
Per concludere, come avrete compreso, ho tantissima carne al fuoco che verrà servita calda, con le patate al forno, durante il 2019! Ora torno al lavoro ✨

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Ho creato il mio Lab

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Cosa succederà nel mio Lab

Nel 2014 ho partecipato ad un corso, a Milano, che si svolgeva in coworking. Uno spazio creato all’interno di un palazzo, in cui freelance di diversi settori hanno la possibilità di affittare una scrivania per lavorare e fare networking.
Rimasi folgorata e giurai a me stessa che anche io avrei avuto, prima o poi, uno spazio così. Negli anni ho partecipato ad un corso di management per aprire un coworking, ho stilato (e poi cestinato) business plan e mi sono messa spesso alla ricerca di un posto, un luogo fisico in cui far partire questa attività.
Come spesso accade, la soluzione ce l’hai a portata di mano e non lo sai finché accade qualcosa che ti fa aprire gli occhi. Vi evito la cronistoria nel dettaglio e corro dritta al punto, i corsi saranno nel mio spazio di formazione, a casa, e ci saranno anche alcune occasioni per lavorare insieme, condividere la scrivania anche la linea wi-fi.
Il concetto di Lab (laboratorio) si sposa bene con quello di sperimentazione, di nascita, di scoperta e di magia. Mi piace pensare ad una sorta di accademia. Avrei voluto chiamarla Accademia della Buona Comunicazione, ma nel mio Lab si parlerà anche di molto altro. Si parlerà alle persone e delle persone.
paola toini il mio lab
Ci sarà, sopratutto, formazione per liberi professionisti e proprietari di small business, che cercano corsi semplici e veloci. Workshop rapidi che possano dar loro la possibilità di imparare e subito mettere in pratica.
La community legata al mio Lab, sarà composta da persone con una visione simile che traggono ispirazione dalla frequentazione dello spazio e dei corsi che propone. Semplice, facile. Esseri umani, prima che professionisti, che potranno frequentare tutti gli spazi che vogliono, nessun vincolo e nessuna cricca.
Ho aggiornato il calendario (qui il link) nel quale trovate tutti gli appuntamenti dei prossimi mesi. Ci sono eventi di diversa tipologia e altri verranno aggiunti man mano.
Ho rinnovato la mia collaborazione con Elena Colombo (www.ecimmagine.com) con la quale porteremo avanti il progetto di BeYounique (qui il link) e ci saranno collaborazioni con Elena Dossi (www.rinchiudetely.it), con Laura Baresi (www.laurabaresi.com) e altre ancora ne nasceranno. Ne sono sicura!
Al momento non posso mostrarvi fotografie pinnabili su Pinterest, perché siamo ancora in fase di working progress, in pratica un cantiere in casa. Posso però dirvi che comunicherà e parlerà anche lo spazio fisico, ho scelto di fare da me e di chiedere qualche consiglio ad un paio di persone che sanno trasformare in materia i miei pensieri.
Per informazioni e iscrizioni potete, per ora, scrivere a paola@paolatoini.laio.online perché stiamo già lavorando al nuovo sito dal quale potrete iscrivervi direttamente. Insomma, la sensazione è quella di diventare un po’ più grande ogni giorno con la speranza di fare bene sempre di più.